
L'inviato di "Nautica" tra i vagabondi del mare

IN BARCA A TEMPO PIENO

LA FREE-LIFE

Il DIECI-ESENTE

L'ALTRA FACCIA DELLA VELA

DIARIO DI BORDO

RACCOLTA FILMATI

CHARTER E VIAGGI

Il collaboratore di "Nautica",
Silvio Dell'Accio,
per tre anni a tempo pieno sulla "Free Life", è passato in
Israele e nei Paesi Arabi, per solidarietà con quei popoli e
come ambasciatore di "Peter Pan"; il 13 dicembre 2005 è stato
affondato dalle balene, nell'Oceano Atlantico,
ed è tornato in Italia nella primavera del 2006, e sta ora cercando un'altra barca,
per ripartire

di Silvio Dell'Accio

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IN BARCA A TEMPO PIENO
Il mio progetto "L'altra faccia della vela" annunciato nel
n° 486 di "Nautica", uscito al Salone di Genova
dell'anno scorso, ha avuto successo e quindi sono stato "sommerso" dalle cose da fare e,
per un pigro vagabondo come me, non è stato facile...
ANCHE IN TELEVISIONE
Appena è apparso il mio articolo, è venuto ad intervistarmi il Tg 2, e
sono stato più volte invitato, come ospite, da "La 7". Diversi sponsor
hanno accettato di contribuire all'impresa e ho ancora in corso alcune
trattative. Però, con tutte queste pubbliche relazioni, incombenze
burocratiche e i lavori di preparazione della barca, non ho più avuto
il tempo per scrivere gli articoli...
GODERSI LA VITA E L'IVA?
L'esistenza mi sta dando una bella lezione, con l'ironia tipica dei
grandi maestri. Infatti, nell'intervista al Tg 2, avevo detto che, per
la seconda volta, sto mollando tutto per andarmene in giro per il
mondo, in barca a tempo pieno, per anni (se la fortuna mi assiste...)
senza stress né tasse da pagare, e soprattutto senza competere
con gli altri, da solo in mezzo agli oceani. Molto romantico, però...
Ho dovuto aprire subito una partita IVA, e da un anno sono sotto
stress per le cose da fare e gli impegni, e, mio malgrado, sono
entrato in conflitto con qualcuno.
FREE LIFE
La barca si chiama "Free Life" cioè "Vita Libera"! È una
"Fenicia", costruita nel 1975 dalla Mariver all'Osteria Grande, in
provincia di Bologna. (Anche il luogo di nascita, sembra di buon auspicio).
Il progetto, del 1970, è di Vittorio Lombardi (il bravo
progettista e collaboratore di "Nautica") che descrive questa sua
"antica" creazione, anche nell'articolo "Il dieciesente" apparso sul
n. 396 della rivista.
La "Fenicia", con la sua sezione maestra arretrata e la poppa
voluminosa, infranse, all'epoca, i canoni correnti e soprattutto la
formula di regata IOR, che limitava pesantemente la creatività
dei progettisti e le prestazioni delle barche. Infatti, quando
finalmente vennero abbandonate le restrizioni IOR, si diffusero le
più efficienti forme, di cui Vittorio Lombardi era stato un
anticipatore.
La "Free Life" è di vetroresina, lunga 11 metri (37 piedi) con
ampia cabina di prua, dinette e toilette e una piccola cabina di
poppa. Gli spessori dello scafo (tutti in solida vetroresina) vanno
dai 10 ai 30 millimetri! E si può saltare sulla tuga senza
sentirla cedere o scricchiolare minimamente! Provate a farlo con una
barca costruita oggi...
Il peso della barca dovrebbe essere sulle 6 tonnellate, con la zavorra
intorno al 30%.
La "Free Life" è stata acquistata da "Nautica" per 31.000 Euro,
e avevo preventivato altri 26.000 Euro per rimetterla a posto,
prepararla e accessoriarla per il mio lungo giro del mondo. Ma come
sempre le previsioni sono state superate, sia nei tempi che nelle
cifre, anche perché alcuni sponsor sono arrivati all'ultimo
momento, dandomi tante belle cose che non mi sarei mai potuto comprare
e che ho dovuto installare.
I VECCHI E IL MARE
Nei primi anni '70 la Mariver costruì una quindicina di barche
modello "Fenicia", che probabilmente navigano ancora tutte. (A
Fiumicino ce ne sono alcune).
Una di queste, il "Paroa 2 - Via col Vento" ha fatto 13.000 miglia, da
Castiglion della Pescaia a Valparaiso (in Cile), tra il 1992 e il
1994, condotta in solitario da Federico Pacini, generale degli alpini
in pensione, che voleva doppiare Capo Horn, a settantadue anni!
Purtroppo, quando stava per realizzare il suo sogno, ha dovuto
rinunciare, per motivi di salute. (Vedi il suo "Solitario negli
oceani" edito da Galzerano). Quindi io, con poco più di
sessant'anni, sono un pivello al suo confronto e ancora di più
di fronte a Sebastiano Trovato (Iano) che, nato nel 1924, ha lasciato
il Mediterraneo più di dieci anni fa, e dal 1995,
probabilmente, sta ancora navigando in solitario nel Pacifico, con un
Hallberg Rassy 35 del 1973. Spero tanto di incontrare questi "Grandi
Vecchi" e altri come loro, nei miei vagabondaggi. Chissà quante
storie hanno da raccontare... E chissà quante cose si possono
imparare, osservando le loro barche, che hanno superato tante prove,
anche grazie agli accorgimenti messi a punto dai loro anziani skipper.
Più si va avanti con gli anni e, naturalmente, meno si ha forza
e resistenza, ma soprattutto meno si è agili e veloci,
fisicamente e mentalmente. Quindi si devono organizzare e adattare le
manovre della barca alle proprie lente e ridotte capacità, con
intelligenti modifiche che possono tornare utili a molti.
RISCHIARE LA VITA
Io ho sempre pensato che, arrivati a una certa età, ci si
può anche permettere il lusso di rischiare la vita, per fare
quello che più ci piace, visto che ormai non si ha molto da
perdere. E invece, in genere, vediamo i giovani fare gesti
sconsiderati, che causano a volte tragiche conseguenze, anche per gli
altri. Mentre quasi tutti i vecchi hanno una grande paura della morte...
Invece in altri popoli, soprattutto orientali e/o "primitivi", la
maggior parte degli anziani si avvia serenamente, verso l'inevitabile
fine. Alcune di quelle popolazioni hanno costumi molto liberi e un
grande rispetto per la vita, propria e altrui, infatti, i suicidi e
gli omicidi, da loro, sono praticamente sconosciuti!
Come tra le tribù dei muria nell'India Centrale - vedi sito
www.bethany.com/profiles/p_code5/710.html - e tra alcune popolazioni
maori, nell'oceano Pacifico. Soprattutto quelli delle Isole Trobriand
(Papua Nuova Guinea). Vedi gli scritti di Wilhelm Reich (SugarCo
Editore) che, analizzando i costumi più liberi e meno violenti
dei trobriandesi (descritti dall'etnologo Malinowski, che visse con
loro per tanti anni), ci spiega molte delle cause della nostra, sempre
più diffusa, distruttività nevrotica.
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L'analisi dei costumi liberi e non violenti che avevano i
trobriandesi, prima della nostra distruttiva irruzione nelle loro
isole, dimostrerebbe che la repressione e le tragedie suicide e
omicide, sarebbero le due faccie della stessa medaglia.
www.janeresture.com/png_trob_magic
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IL MITO DEL "BUON SELVAGGIO"
Uno dei tanti motivi per cui me ne sono andato in giro per il mondo in
barca, è stato anche perché volevo incontrare questi
mitici "buoni selvaggi", ma la vita reale è sempre diversa dai miti...
Ecco un episodio dal mio "L'oceano fuori, l'oceano dentro" edito da Mursia.
"L'altra sera, mentre stavo per rientrare in barca, tre indigeni, che
si passavano una bottiglia di whisky, intorno a un fuoco sulla
spiaggia, mi hanno invitato... Come capita spesso, quando ci si
ritrova tra "primitivi", abbiamo incominciato a farci complimenti. Non
so come mi sia venuto in mente di esprimere anche il mio apprezzamento
per la fluente, lucida e nerissima capigliatura di uno di loro...
Non avevo ancora finito di parlare che quello aveva già
estratto l'affilato coltello che portava in cintura, si era tagliato
un bel mazzo di lunghi capelli e me li aveva porti. Sono rimasto
esterrefatto! Non sapevo che farmene dei suoi capelli, anzi mi
facevano pure impressione, ma il suo gesto era così solenne che
ricordava quelli di cui avevo letto e sognato...
Mi trovavo evidentemente di fronte ad una formidabile manifestazione
della mitica generosità dei polinesiani! Non ho potuto fare a
meno di commuovermi...
Li ho invitati quindi sulla mia barca per cercare, come potevo, di
ricambiare l'onore che mi era stato accordato...
Arrivati sotto il bordo di "Moana" sul dinghy, ho allungato una mano
per prendere la bottiglia, intendendo così aiutarli a salire
più facilmente.
Ma loro mi hanno scansato bruscamente!
I capelli si, ma la bottiglia no...!?
Mentre mi arrabattavo per preparare del caffè all'italiana, mi
sono reso conto che quello che mi aveva regalato i capelli, stava
proponendo agli altri di uccidermi, per prendersi la barca...
Un brivido gelido mi è colato lungo la schiena! Tutti i miei
sogni sui "buoni selvaggi" mi sono sembrati, di colpo, le più
insulse illusioni sulla realtà della vita e ho incominciato a
valutare le mie scarse possibilità di difesa.
A questo punto gli altri due si sono accorti che avevo capito e mi
hanno pregato di scusare il loro amico, come se questo avesse commesso
semplicemente una gaffe.
Erano alticci e probabilmente si stavano anche divertendo alle mie
spalle, ma non credo fosse solo uno scherzo...".
IL CORAGGIO NON DISTRUTTIVO
Comunque è bello constatare che anche da noi, nonostante la
dilagante violenza distruttiva, ci siano degli splendidi esempi di
coraggio creativo, come quelli di Iano e Federico, che evidentemente
non temono la morte, ma amano la vita, propria e altrui, e se la
godono fino in fondo, senza fare male a nessuno.
Si dice: "Muore giovane, chi è più amato da Dio".
E, visto quanti sono oggi, tra noi, i vecchi rimbambiti, mi auguro
fortemente di non finire mai così, e in questo il mare mi
può sicuramente aiutare. Ma fin che campo voglio fare quello
che posso, per godermi la vita, invitando e aiutando gli altri a fare altrettanto.
MA TORNIAMO ALLA BARCA
Gli assi del timone e dell'elica della "Free Life" avevano un
pò troppo gioco, e quindi ho cambiato boccole e premistoppa. E
anche se le prese a mare sembravano in ordine, le ho sostituite.
Poi ho cambiato le tubazioni dell'acqua dolce che, inspiegabilmente,
erano di rame e quindi altamente tossiche. Poiché a bordo di
una barca vagabonda, in giro per il mondo, si beve l'acqua dei
serbatoi. Quelli del "Free Life" sono di vetroresina e fanno parte
integrante dello scafo. Purtroppo, però, gli interni
(ispezionabili da fori chiusi con tappi a vite di lega leggera) non
sembrano ricoperti da strati di resina epossidica per alimenti.
Quindi, anche se sono passati ben 27 anni dalla loro costruzione,
continuano a rilasciare sostanze chimiche nell'acqua, che infatti sa
ancora di plastica. Perciò devo installare dei buoni filtri, ai
carboni vegetali o simili, per eliminare questo sgradevole sapore e
quello della candeggina che uso abitualmente per sterilizzare l'acqua.
C'è anche una piccola pompa elettrica per l'acqua dolce, che
non uso quando devo risparmiarne fino all'ultima goccia, perché
non so quando potrò rifarne provvista. Infatti, con l'autoclave
o la pompa elettrica, si consuma anche dieci volte più acqua
dolce che con le pompette a pedale. Per questo le ho messe subito, sia
nella toilette che nella cucina, anche per l'acqua di mare, per
risparmiare al massimo la preziosissima acqua dolce.
Questo liquido sempre più raro, che ci arriva dal cielo, sta
scarseggiando in molte zone che si stanno desertificando, anche nel
nostro paese. Già oggi milioni di persone muoiono, nel terzo
mondo, per la mancanza di acqua potabile e gli scienziati dicono che
andrà sempre peggio, con miliardi di vite a rischio! Quindi
dobbiamo imparare a risparmiarla, e al più presto...
Poi, usando l'autoclave, in barca si consumano di più le
batterie, si hanno maggiori complicazioni elettriche e meccaniche e
quindi più guasti da riparare.
IL QUADRO ELETTRICO
Il vecchio quadro era insufficiente e quindi l'ho rifatto, aggiungendo
il caricabatterie e il circuito a 220 Volt, con un inverter per avere
la 220 anche dalle batterie.
IL TAVOLO PER LE FESTE
C'era un tavolo sufficiente appena per due o tre persone, ma siccome
io, come la maggior parte dei solitari, amo fare gli oceani da solo ma
poi mi piace molto fare belle feste nei porti, ho costruito un tavolo
intorno al quale si possono sedere comodamente, almeno dodici persone.
SIMRAD
La Simrad mi ha riempito la barca di tanta di quella elettronica che
la "Free Life" somiglia quasi a una navetta spaziale. Non è
proprio nello stile dei vagabondi del mare... Ma che meraviglia poter
vedere sullo stesso schermo da 15 pollici, contemporaneamente, il
radar e il plotter cartografico, interfacciato con il GPS, con lo
stesso orientamento e la stessa scala, o impostare il pilota
automatico perché segua una rotta, o raggiunga un punto, oppure
segua il vento. Nel mio primo giro del mondo avevo un rifiuto
viscerale dell'elettronica e quindi navigavo solo con orologio,
bussola e sestante e avevo un timone automatico a vento,
autocostruito, ma non rimpiango affatto le difficoltà e i
rischi che ho affrontato allora, e poi adesso, oltre che più
vecchio e meno efficiente, sono diventato anche molto più pigro...
LE VELE ZADRO
Aldo Zadro, titolare dell'omonima veleria di Trieste, mi ha rifatto
tutte le vele nuove, con i materiali della Marine Enterprise Projects.
NANNI DIESEL
Amalia Festa, unica azionista della Nanni, in un periodo nel quale la
globalizzazione e l'accorpazione sembrano scelte obbligate, "naviga"
invece "in solitario" e a gonfie vele! Infatti, la sua azienda ha
raggiunto il terzo posto nel mondo, dopo Volvo Penta e Yanmar. Il mio
motore, marinizzato dalla Nanni, quasi trent'anni fa, gira ancora
bene, e la signora Festa mi ha dato i ricambi per una completa
revisione e tanti altri di rispetto.
ELICHE RADICE
Lorena Radice, della più famosa e importante fabbrica di eliche
italiana, mi ha dato una loro preziosa elica pieghevole che mi
farà andare più veloce a vela. Però dovrò
fare delle modifiche al timone, per montarla e così, per il
momento, uso una tripala fissa (sempre della Radice) più
efficiente a motore...
ALTRI GRADITISSIMI AIUTI
La Robel Marine mi ha dato la famosa antivegetativa Copper Coat che
dura tanti anni.
Le cime mi sono state fornite dalla Slaicord che ricicla la plastica.
Gommone Quicksilver e fuoribordo Mercury mi sono arrivati dalla Marine
Power.
Il Porto Romano mi ha gentilmente ospitato. La Mastervolt Italia mi ha
dato le batterie.
La Mediterraneo 2000 una plancetta.
Infine, l'Arexons mi ha rifornito di colle, sbloccanti, detersivi, ecc...
L'ATTREZZATURA
Ho dovuto tagliare qualche centimetro del piede dell'albero (di lega
leggera), gravemente corroso dall'elettrolisi, perché era
appoggiato direttamente su una base di acciaio inox, con la quale
formava una distruttiva coppia galvanica. (Tra due metalli diversi, in
contatto in ambiente umido, si crea una sorta di pila elettrica, che
trasferisce dal metallo elettroliticamente più debole, un
flusso di elettroni che lo disgrega, come succede appunto con gli
zinchi di protezione dei metalli immersi). Poi ho sostituito alcune
impiombature, arridatoi, perni e cavi, crepati, usurati o
sottodimensionati e ho rifatto in metallo le crocette (che erano di
legno, marcito). Ho aggiunto un secondo strallo, con le sartie
volanti, per la trinchetta, cambiando quindi l'attrezzatura da sloop a
cutter. Avendo più vele, le si può adattare più
facilmente ed efficientemente alle condizioni del vento, avvolgendone
completamente qualcuna e lasciandone completamente aperta qualche
altra. Infatti, le vele parzialmente avvolte (per ridurne la
superficie) sono meno efficienti, soprattutto di bolina. Ho dovuto
anche costruirmi un tangone, che mancava, per usarlo con i fiocchi
(visto che non ho lo spinnaker, che è troppo difficile per me).
Ho messo gli scalini pieghevoli sull'albero e poiché non ho
trovato uno sponsor disposto a regalarmeli, ho dovuto comprare i
più economici sul mercato, che purtroppo sono difficili da
aprire (tanto che ho dovuto aggiungerci delle cimette, per tirarli
fuori) e hanno spigoli e perni sporgenti che, con il brutto tempo e
l'albero che ondeggia, imprigionano le drizze, soprattutto quelle in
cavo d'acciaio.
È DIVENTATA POGGERA
Il primo proprietario aveva cambiato la randa originale con una
avvolgibile, che è tanto più facile e comoda,
specialmente per un pigro e vecchio vagabondo, ma è anche molto
più piccola e quindi la "Free Life", anche per il maggior peso
che vi ho caricato (soprattutto a poppa), è diventata difficile
da equilibrare, perché, con poco vento, il centro velico
è ora più a prora della verticale che passa per il
centro di deriva e quindi la barca, con venti deboli, è
diventata poggera, cioè tende ad andare nella stessa direzione
del vento. Questo rende più difficile il lavoro del timoniere e
soprattutto del pilota automatico.
IL SECONDO ALBERO
La soluzione ideale sarebbe l'installazione di un secondo albero,
trasformando l'attrezzatura, che ora è diventata a cutter
(fiocco, trinchetta e randa) in quella a ketch (fiocco, trinchetta,
randa di maestra e randa di mezzana). Questa trasformazione porterebbe
molti e importanti vantaggi, soprattutto per una barca giramondo, da solitario.
1) Renderebbe la barca più facilmente equilibrabile, in tutte
le andature e con tutte le forze del vento, e quindi sarebbe molto
più semplice governarla, soprattutto con il pilota automatico.
2) Dal traverso alla bolina, renderebbe la barca molto più
facilmente ed efficientemente autostabile, sulla sua rotta, senza
bisogno del pilota automatico (infatti basterebbe cazzare leggermente
di meno la randa di mezzana e bloccare il timone un poco alla poggia).
3) La randa di mezzana aumenterebbe la superficie velica, che ora
è diventata anche insufficiente, con i venti deboli, a causa
della piccola randa avvolgibile, inoltre, con poco vento, si potrebbe
aggiungere anche una carbonera (un fiocco, senza strallo, tra l'albero
di mezzana e quello di maestra).
4) Con un numero maggiore di vele sarebbe più facile adattarle
alle condizioni del vento (semplicemente avvolgendone qualcuna)
mantenendo quindi la superficie velica alla massima efficienza, con
tutte le forze del vento e in tutte le andature.
Naturalmente mettere un secondo albero è un grosso lavoro (ma
ho già parecchie idee per semplificarlo al massimo) e quindi lo
farò durante una revisione generale della barca. Forse
l'inverno prossimo, a Tel Aviv, a Cipro oppure ad Alessandria d'Egitto.
ALLA RICERCA DEI VAGABONDI
Come avevo preannunciato nel mio articolo apparso sul numero del
Salone di Genova dell'anno scorso, incomincerò dai porti del
Mediterraneo più frequentati dai "Vagabondi del mare" e
cioè quelli meno cari e più caldi, come Alessandria
d'Egitto e Tel Aviv. Io ci sono già stato, anche a lavorare,
quando finivo i soldi, e quindi ho degli amici laggiù e mi
piace andarli a trovare ora, quando probabilmente ricevono ben poche
visite. E poi sono diventato anche ambasciatore di Peter Pan!
PETER PAN
L'accordo più bello che ho concluso in questo periodo, è
senz'altro quello con l'associazione Peter Pan, che assiste le
famiglie dei bambini malati di cancro e che ha deciso di nominarmi
"ambasciatore", chiedendomi anche di raccogliere dati sui tumori
infantili, nei paesi che visiterò, soprattutto in quelli arabi
del Mediterraneo, visto che molte delle famiglie da loro assistite
provengono da quei paesi. Questa è senz'altro la cosa che
più somiglia al "personaggio" che cerco di "interpretare" nella
mia temporanea permanenza su questo mondo. Infatti, inseguendo un
amore, ho già lavorato per diversi mesi, come volontario, in
Francia, in un'associazione che accoglie i giovani in
difficoltà, e quindi ora sono molto contento di poter dare un
mio piccolo contributo anche al lavoro di Peter Pan.
CIRM
Il Centro Internazionale Radio Medico (CIRM) sta cercando di fornirmi,
per la sperimentazione, i più recenti apparati per la
telediagnosi, insieme all'attrezzatura e ai medicinali per affrontare
molte situazioni d'emergenza.
Già m'immagino scene da film, in cui curo il figlio del capo
tribù di un'isola, dall'altra parte del mondo, o un altro
vagabondo solitario in un ancoraggio sperduto.
Naturalmente io spero sempre di non ammalarmi e, di fatto, ultimamente
la fortuna mi sta aiutando molto, soprattutto rendendo il mio
progetto/impresa sempre più bello e interessante.
Speriamo continui così...
Il sito web di Silvio Dell'Accio è:
www.silviodellaccio.it
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