
PEARL HARBOR 7 Dicembre 1941
La ricostruzione delle fasi che portarono all'affondamento della grande
nave da battaglia durante l'attacco aereo giapponese alla base di Pearl
Harbor che trascinò gli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale.
Testo di Andrea Cavallotti
Le immagini rappresentano nell'ordine:
1) La corazzata Arizona in navigazione nel 1941
2) Le corazzate americane allineate lungo l'isola Ford attaccate dagli aerei giapponesi
3) 4) 5) Le fasi dell'affondamento della corazzata USS Arizona
6) Basamento di una delle torri di artiglieria di grosso calibro,
affiorante dallo scafo affondato, visibile dallo "USS Arizona Memorial"
USS Arizona Memorial www.nps.gov/usar
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L'AFFONDAMENTO DELLA "USS ARIZONA"
"Quando rientrai dal Quartier Generale Aereo Locale, ero troppo
teso per andare a dormire. In tutta la base era stato imposto l'oscuramento, ma una luna
appena levata, consentiva una visibilità sufficiente ad
orientarsi. Uscii dal mio alloggio ed attraversando il piazzale adiacente,
raggiunsi la banchina che si affacciava sulla baia.
Dinanzi a me una spettrale sagoma scura, contorta, carbonizzata
ed adagiata sul fondo, era ciò che rimaneva della corazzata Arizona.
Al suo interno, fra le murate e la compartimentazione, sapevo
che riposavano più di mille marinai americani, che un tempo
erano stati il suo equipaggio.
Alla sua vista, un silenzio quasi irreale, simile a quello di
un cimitero solitario, si impossessò di me, rotto solo dal
gorgoglìo dell'olio e della nafta che fuoriuscivano dallo
scafo affondato."
Con queste parole, l'asso dei bombardieri in picchiata
dell'Aviazione della Marina americana imbarcata Harold L. Buell,
descrive, nel suo libro autobiografico Dauntless Helldiver, lo
scenario che si presentava al personale ed ai militari della base
di Pearl Harbor nell'isola di Ohau (Hawaii), durante la primavera
del 1942, tre mesi dopo l'attacco giapponese che aveva trascinato
gli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale.
Ancora oggi, circa 60 anni dopo il suo affondamento, uno o due
galloni di olio, fuoriescono ogni giorno dal relitto della
corazzata affondata, ed è possibile rendere omaggio ai suoi
caduti dal Memoriale costruitovi in prossimità.
Ma cerchiamo di ricostruire come si svolse il suo affondamento
durante l'attacco aereo giapponese alla base di Pearl Harbor il 7
dicembre 1941.
Nonostante i numerosi incontri diplomatici fra la delegazione
giapponese e quella americana, motivati dallo scontro oramai
aperto fra la politica espansionistica del Sol Levante e quella
conservatrice del presidente Roosvelt, non avessero portato alcun
ad risultato, nelle isole Hawaii la consueta aria di rilassatezza
e di tranquillità, era praticamente immutata.
Erano state sì rinforzate le guarnigioni nelle Filippine
e la flotta alla base di Pearl Harbor, ma sia i comandanti
dell'Esercito, che quelli della Marina, stavano totalmente
sottovalutando lo stato di preparazione e di determinazione delle
rispettive armi dell'Impero giapponese.
Addirittura l'avvistamento di sommergibili tascabili alle prime
ore di quel fatale 7 dicembre nonchè gli allarmi delle
stazioni radar dell'isola, furono completamente ignorati dalle
autorità militari.
Così alle ore 7.55, mentre su molte unità
militari alla fonda si svolgeva la cerimonia dell'alzabandiera e
le campane di Honolulu invitavano i fedeli alla Messa domenicale,
una forza composta da circa 400 aerei, decollata da 6 portaerei
da una distanza di 250 miglia, lanciava un attacco diviso in due
ondate contro ogni installazione militare sull'isola di Ohau.
Le navi da battaglia americane erano agli ormeggi sul lato
orientale dell'isola Ford, denominato "The Battleship Row" nel
seguente ordine: la Nevada a nord, l'Arizona più a sud, la
West Virginia e la Tennessee appaiate così come l'Oklahoma
e la Maryland, la California nell'ormeggio più meridionale;
la Pennsylvania si trovava in un bacino di carenaggio per lavori
di manutenzione.
Lo storico della Marina americana S.E. Morison, così
descrive l'attacco alle navi da battaglia:
"Gli aviatori nipponici sapevano esattamente dove trovare le
corazzate completamente prive di difesa contro gli attacchi
siluranti, e puntarono subito sull'Arizona e sulle quattro navi
ormeggiate fianco a fianco.
Ciò che rendeva la difesa ancora più difficile
era l'assenza, per i permessi del fine settimana, dei numerosi
ufficiali e graduati anziani, ai quali i più giovani erano
abituati a guardare per ricevere ordini e direttive.
La Tennesse, ormeggiata all'interno, soffrì di meno; fu
colpita da due bombe sul principio dell'attacco ma i danni
peggiori le derivarono dagli incendi appiccati a bordo dai
frammenti infuocati proiettati a bordo dall'esplosione della
corazzata Arizona.
La lotta contro il fuoco durò fino al mattino seguente
ma la nave non affondò; le sue perdite furono di soli 5
marinai uccisi e dopo 3 settimane, congiuntamente alla Maryland ed
alla Pennsylvania, salpava alla volta della costa occidentale per
un completo ammodernamento.
L'Arizona era ormeggiata all'interno di un piccolo molo che le
offrì scarsa protezione: entro un minuto dall'inizio
dell'attacco la corazzata era letteralmente circondata dalle
esplosioni delle bombe.
Fu quasi subito colpita da un siluro sul lato sinistro e da due
bombe, una delle quali fece saltare in aria il deposito delle
munizioni delle torri di prora; l'esplosione spezzò l'opera
viva in due e sia il comandante Van Valkenburgh, sia il
contrammiraglio Kidd, entrambi sul ponte di comando, rimasero uccisi.
La nave si inclinò sul lato di sinistra e si
appoggiò sul fondo mentre sul ponte le armi antiaeree
continuavano a far fuoco; la maggiorparte degli uomini
dell'equipaggio che si trovavano nei ponti inferiori, non
riuscì a mettersi in salvo.
Quando alle 10.32 la corazzata affondò completamente, il
bilancio delle vittime ammontava a 1103 fra ufficiali e marinai.
La corazzata Oklahoma, pur non saltando in aria alla stregua
dell'Arizona, riportò danni così gravi da renderne
impossibile il recupero, mentre la Nevada, pur avendo reagito con
tutte le armi di bordo, ed avendo tentato di prendere il largo,
colpita da un siluro e cinque bombe, fu fatta arenare dal suo vice
comandante su bassi fondali, per evitarne l'affondamento nel
canale di accesso alla base."
La corazzata Arizona, della stessa classe della Pennsylvania,
impostata nel 1914, come miglioramento delle corazzate della
classe Nevada, entrò in servizio nel 1916.
La lunghezza era di m 185, sette in più delle navi della
classe precedente, con larghezza pressochè identica, mentre
l'apparato propulsivo, costituito da sei caldaie e relative
turbine, muoveva eliche disposte su quattro assi con una potenza
complessiva di 33.000 HP ed una velocità massima di 21
nodi.
Nella protezione, gli spessori delle corazze furono aumentati
fino a raggiungere il 35% del peso totale della nave: essi erano
di mm 356 al galleggiamento, mm 102 al ponte corazzato, mm 51 al
ponte inclinato, mm 457 al frontale delle torri principali e mm
406 al torrione.
L'armamento principale era costituito da 12 pezzi da 356/45,
disposti in 4 torri trinate; quello secondario da 22 pezzi da 127/51.
Due serie di ammodernamenti, negli anni 1918-1919 e 1928-1931
la resero, unitamente alle unità della stessa classe,
adeguata ai tempi con una completa ristrutturazione della
protezione esterna e subacquea, con la sostituzione di tutte le
caldaie, una nuova progettazione del torrione ed il miglioramento
degli armamenti principale e secondario.
Già da una sommaria valutazione effettuata al termine
dell'incursione giapponese, si evinse che la nave aveva subito
danni tali da renderne inutile il recupero.
Si decise quindi di smantellarne il torrione, le varie
sovrastrutture, le torri dell'armamento principale e le varie armi
secondarie.
Lo scafo fu lasciato in sito, con all'interno i corpi di tutti
quei marinai che non avevano trovato scampo al repentino
affondamento, uniti così alla loro nave in quel doloroso destino.
I nomi di quegli sfortunati marinai, la cui età media
era di 19 anni, sono visibili su una parete all'interno dello
"USS Arizona Memorial" (www.nps.gov/usar),
costruito nel 1962 esattamente al di sopra
dello scafo affondato, visibile ad un paio di metri al di sotto
del livello del mare. Ogni giorno, sul predetto sacrario militare, avviene un
alzabandiera commemorativo, in onore di quei marinai caduti nel 1941.
"Pearl Harbor" sarà probabilmente, il colossal
cinematografico dell'anno 2001, realizzato dopo più di
trent'anni dal primo film "Tora, Tora, Tora", ispirato anch'esso
al tristemente famoso attacco aereo.
Con un budget di circa 145 milioni di dollari, il film che il
regista Michael Bay vuole rappresenti "un omaggio per chi ha
combattuto ed una lezione di storia e di vita per chi quel giorno
non era ancora nato", ricostruirà con incredibile
verosimiglianza, quelle due terrificanti ore che portarono gli
Stati Uniti a scendere in guerra.
Nelle immagini sarà così possibile rivivere,
anche la sorte della corazzata Arizona e del suo sfortunato
equipaggio.
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