|
L'osmosi, questa piccola, stupida malattia della
vetroresina, che richiede soltanto attenzione se la si vuole
prevenire o curare, è diventata una cartina di tornasole
per verificare la disinformazione o la disonestà di utenti e cantieri.
Articolo di Gino Ciriaci
Pubblicato su Nautica prima del 1993
|

|
L'OSMOSI QUESTA SCONOSCIUTA
Giorno dopo giorno, quando si parla di barche in vetroresina e di
osmosi, quando nasce un problema o quando si compra una barca, ne
sento dire di tutti i colori, ma soprattutto sento bugie, mezze
verità e falsità dichiarate a faccia tosta, aventi
tutte lo scopo di minimizzarne o di esaltarne la gravità, a
seconda del più bieco interesse personale di che vende una
barca o di chi la compra o di chi la ripara.
Ecco in poche righe, quello che si dice dell'osmosi sulle banchine:
- è una malattia gravissima fin dall'inizio;
- l'osmosi non esiste;
- non è osmosi, ma solo un piccolo assorbimento di umidità;
- non c'è bisogno di curarla, tanto andrà via da sola;
- le barche del tale cantiere non l'hanno mai avuta;
- questa barca non può avere l'osmosi perché nella stratificazione c'è dell'Aramat;
- questa barca non potrà avere l'osmosi, perché non ha strutture di legno rivestite di vetroresina, come le altre barche dello stesso modello;
- questa barca (in vendita) ha avuto solo un leggero principio d'osmosi ma è stata curata con una vernice d'invenzione casereccia;
- il nostro metodo curativo dell'osmosi è coperto da segreto e, come tale, non può essere divulgato;
- nella nostra città non esiste l'osmosi;
- il processo osmotico è un fenomeno naturale che non può essere totalmente evitato;
- l'osmosi si presenta solo sulle barche più recenti;
- l'osmosi si presenta solo sulle barche vecchie;
- l'osmosi, in generale, durante i primi 4-5 anni non dovrebbe verificarsi;
- il tale trattamento non va bene perché fa venire puntualmente l'osmosi dopo la cura ( di solito viene detto da chi fa trattamento con ottimi prodotti ma in modo assolutamente sbagliato o volutamente sbagliato).

1. Dopo qualche anno si è costretti ad eliminare tutta l'antivegetativa, se ha raggiunto uno spessore eccessivo. Un'operazione delicata perché bisogna evitare di graffiare il gel-coat.

2. Bolle di grosso diametro su un timone, una parte che spesso può presentare osmosi, mentre la carena ne è indenne.

3. Le bollicine di piccolo diametro di individuano solo con la lente.

4. Un caso frequente: le bolle sono piccole ma risultano abbastanza visibili perché - pur essendo state aperte, stuccate e riverniciate in una qualche stagione precedente, si sono riformate ed ora hanno la forma di piccoli crateri con la parte centrale rigonfia. Si noti il liquido fuoriuscito da una bolla che ho bucato.

5. La stessa carena della foto n. 7. Una volta ben lavata la carena, si vedono bolle a centinaia.

6. La misurazione dell'umidità con l'igrometro può essere un utile aiuto quando si ha a che fare con l'osmosi.

7. Un attento controllo della barca quando questa è in secco è indispensabile. Infatti più starti di vetroresina possono celare il "morbillo della vetroresina".
E qui mi fermo, perché se andasse avanti a commentare, cosa
che ancora no ho fatto, non la finirei più e, soprattutto,
mi ci arrabbierei: mentre invece il mio scopo è di fare il
punto sull'osmosi, in modo chiaro e pratico, per mettere un punto
fermo sulle difficoltà e sui problemi che comporta questa
malattia della vetroresina, di cui già tanti anni fa
scrivevo su "Nautica" che non è cancro ma è
morbillo. E, meglio ancora, è un morbillo costoso, ma che
può essere curato in modo definitivo, applicando più
che le tecniche, l'ONESTÀ, come adesso vedremo: mi si
permetta soltanto una piccola presentazione storica della vetroresina.
Nel numero di febbraio del 1954 delle "Vie d'Italia", edito dal
Touring Club Italiana, a pag. 255 c'è un'interessante
articoletto dal titolo "Voga delle materie plastiche", in cui
è riportato testualmente: "si va ormai diffondendo anche in
Italia l'uso dei prodotto sintetici per la costruzione di battelli
in sostituzione del legno. È ora in commercio il TEXCO,
laminato ottenuto per accoppiamento di diversi diaframmi fibrosi
interposto a lamine di eteri resinocellulosici, fusi e compensati
tra loro. Il TEXCO viene descritto come eccezionalmente robusto,
resistente ad ogni sollecitazione (trazione, perforazione, urti),
impermeabile, imputrescibile, inalterabile. pesa meno del legno,
dura di più; costa anche di più, almeno per ora, ma
consente larga economia nelle spese di lavorazione, essendo stampato.
Come si vede questa descrizione della vetroresina entusiastica
è rimasta bene in mente a tutti e della vetroresina
più o meno tutti hanno quest'immagine di materiale
durevole, poco costoso e di nessuna manutenzione.
Agli inizi degli anni '60 in Italia si iniziò a costruire
le prime barchette in vetroresina: lancette, gozzi e barchette
aperte lunghe da 2 a meno di 5 metri, i primi tempi naturalmente
furono abbastanza duri perché il legno la faceva ancora da
padrone, ma nel giro di pochi anni la vetroresina, un materiale
che sembrava avere solo pregi e nessun difetto, si impose sul
legno, essenzialmente per la facilità di esecuzione e
perché richiedeva una mano d'opera di non lungo addestramento.
Il bello è che l'osmosi non apparve per una ventina di
anni, per lo meno fino agli inizi degli anni '80: io stesso, pur
visitando barche di tutti i generi avevo visto solo qualche raro
caso in cui gli scafi presentavano delle vesciche piene di liquido
e a cui ancora non sapevo dare un nome. Ricordo che le mie prime
bolle le trovai su qualche barca americana: non sapendo come
comportarmi feci delle indagini e, finalmente, in Inghilterra
trovai uno studio fatto da colleghi periti su questo argomento, al
quale veniva dato il nome scientificamente esatto di osmosi.
Dai primi anni '80 in qua la strada è stata tutta in
salita: anche le barche italiane hanno cominciato a presentare
queste strane vesciche piene di liquido, si sono fatti i primi
studi sulle cause e sul modo di evitare la malattia, poi di
curarla definitivamente.
Ormai da anni dell'osmosi non si dovrebbe più parlare
perché sono ben chiare le cause e le cure: e invece eccomi
qua ancora a discuterne e ad arrabbiarmi, costretto a confrontarmi
ogni giorno con una realtà quotidiana che a volte rasenta
il ridicolo: possibile che nel 1996 ci sia gente che non ha ancora
capito cos'è l'osmosi e come vada curata? Purtroppo
è così e, sperando che l'origine sia più
nella disinformazione che nella disonestà, cercherò
di affrontare questo argomento in modo chiaro e comprensibile per
tutti, anche per quelli utenti e per quei cantieri che - in un
modo o nell'altro - di fronte a questa malattia si inalberano e
fanno finta che non esiste o, peggio, che invece sia mortale.
Cos'è l'osmosi e come si presenta
È un fenomeno chimico fisico consistente nel passaggio di
un solvente, nel nostro caso l'acqua attraverso una membrana che
separa due liquidi di diversa concentrazione salina. Ciò
detto, non si è ancora detto niente, perché bisogna
capire cosa avviene, in pratica, in uno scafo in vetroresina
immerso nell'acqua.
Condizione necessaria perché si formi l'osmosi è che
all'interno dello stratificato in vetroresina siano rimaste
intrappolate delle bolle d'aria più o meno vicine alla
faccia di contatto del gel-coat; avremo dapprima il passaggio
d'acqua attraverso il gel-coat, a riempire la bolla dimenticata.
Successivamente l'acqua dentro la bolla inizia a sciogliere tutto
quello che riesce a trovare di solubile dentro alla bolla:
appretto del vetro, parti di resina non catalizzata ecc..
Successivamente questa soluzione concentrata richiama acqua
dall'esterno attraverso il gel-coat, dopo di che la pressione
nella bolla aumenta fino a che non si forma la vescica sulla carena.
Questo fenomeno prosegue finché la barca sarà
immersa nell'acqua, per cui se una bolla allo stadio iniziale
è di circa 3-4 millimetri di diametro, col passare del
tempo e con la permanenza in acqua, aumenterà di diametro
perché aumenta la pressione osmotica all'interno della
bolla. In pratica, una volta avviato, il processo dell'osmosi
prosegue e non è possibile sapere o capire quanto
velocemente si espanderà o si aggraverà.
In altre parole, l'osmosi è una malattia degenerativa che
non si arresta spontaneamente, se la barca non viene tolta
dall'acqua: ma anche in questo caso, dopo mesi che la carena
è all'asciutto, il liquido delle bolle rimane all'interno
dello stratificato, pur distribuendosi per capillarità un
pò ovunque, grazie alle fibre di vetro. Di modo che le
bolle, dopo una certa permanenza in secco dello scafo, tendono a
riassorbirsi leggermente e ad essere meno prominenti e visibili.
Questo fatto può essere abilmente sfruttato da che vende
una barca che al momento dell'alaggio presentava dell'osmosi:
infatti è sufficiente mettere la barca a terra senza
toccare la carena e lasciarla per qualche tempo in secco, fino a
che le bolle, in pratica, si vedranno sempre meno, un pò
perché il liquido delle bolle si è distribuito su
una maggiore superficie e un pò perché il degradarsi
dell'antivegetativa all'aria aperta rende la superficie della
carena rugosa e in cui i difetti sono ben poco visibili.
L'unica possibilità per verificare, dunque, se una carena
da tempo a terra è affetta da osmosi è di
controllarne il grado di umidità in carena con l'apposito
igrometro, togliendo l'antivegetativa in alcune parti
dell'imbarcazione, utilizzate come campione.
Però attenzione: non sempre la presenza di umidità
in carena è sinonimo univoco di osmosi, mentre, al
contrario, perché delle bolle presenti in carena siano
derivanti da osmosi è che contengano del liquido, come
dirò più avanti.
Spero di non avervi confuso troppo le idee: voglio dire che,
quando una barca ha l'osmosi le bolle sul gel-coat sono
necessariamente piene di liquidi, mentre può accadere che
un'umidità assorbita dallo scafo non sia affatto sintomo di osmosi.
Quali caratteristiche deve avere una bolla perché sia
incontestabilmente causata da osmosi?
- La bolla deve essere di forma rotonda; questo perché la
pressione osmotica al suo interno è praticamente uguale in
tutte le direzioni.
- La bolla deve fare gonfiare il gel-coat deformandone la
superficie; talora capita invece che si trovino bolle tra
più strati di antivegetativa, mentre il gel-coat
sottostante convenientemente carteggiato risulta essere liscio. In
questo caso piuttosto frequente, siamo soltanto di fronte ad un
difetto dell'antivegetativa, che ha intrappolato del solvente o
dell'acqua tra una mano e l'altra, cosa che accade quando si
dà una mano di antivegetativa sopra ad un'altra non
perfettamente asciutta o inumidita dalla guazza notturna o diluita
dall'operaio per stenderla meglio. Consiglio infatti di rompere
qualche bolla con l'unghia: se si rompe facilmente, questo
avverrà solo se il difetto riguarda l'antivegetativa (ed
è un difetto trascurabile), mentre sarà praticamente
impossibile rompere il gel-coat con l'unghia, ma sarà
necessario un punteruolo o il coltello. Mi sono dilungato su
queste due possibilità perché capita spesso che ci
si imbatta in bolle in carena, che però non sono quelle
temute derivanti dall'osmosi.
In conclusione quando ci si trova di fronte a vesciche si prenda
il coltello delicatamente: se carteggiando l'antivegetativa appare
una macchia rotonda di gel-coat, è possibile che ci si
trovi di fronte all'osmosi.
- Altra condizione per cui si possa dire che la vescica è
sintomo di osmosi è che essa sia piena di liquido. Questo
liquidi sarà un quantitativo minimo, ossia una minuscola
goccia se la bolla è di piccolo diametro, mentre
sarà abbondante - al punto di schizzare fuori visibilmente
bucando la bolla con un punteruolo - nel caso in cui la bolla
abbia un diametro maggiore di 1 centimetro o 2. Ricordiamo che il
liquido contenuto all'interno di una bolla avrà sempre
odore acetico e consistenza untuosa al tatto. Questo avviene
perché in una bolla contenente liquido osmotico, il cloruro
di polivinile, che riveste il vetro dei filamenti, viene
trasformato nel processo osmotico in acetato di polivinile, che ha
appunto un odore acetico piuttosto forte. L'altra caratteristica
tipica del liquido della bolla, sempre untuoso al tatto, è
di cambiare colore col passare del tempo: infatti in una bolla di
piccolo diametro il liquido è sempre trasparente e di
colore giallo molto chiaro, mentre in una bolla di grosso diametro
è più scuro, arrivando nei casi più gravi ad
essere marrone scuro, quasi nero.
Ci si chiederà a questo punto se vi sia un rapporto tra
diametro delle bolle ed età dell'osmosi: questo rapporto
esiste, nel senso che una bolla di 3-4 millimetri, che contiene
liquido molto chiaro è sintomo di un'osmosi molto recente,
mentre una bolla con il diametro di 3 o 4 centimetri ha già
una certa età e contiene molto liquido scuro sotto forte
pressione e dall'odore molto acuto.
L'età dell'osmosi purtroppo è importante
perché spesso, nel giudicare una barca, per contestazioni o
altro, il perito deve poter dire se il difetto è recente e
non scoperto dal proprietario o risale invece ad anni prima e
dunque poteva essere individuato dal proprietario della barca.
Questo argomento è parecchio delicato perché di
solito sboccia quando ci si trova in Tribunale perché
è stata comprata una barca senza tirarla fuori dall'acqua
e, ad un successivo alaggio, si trova una carena cosparsa di bolle
osmotiche; è logico che il precedente proprietario
sosterrà che pochi mesi prima la barca non aveva osmosi e
che dunque era stata venduta in buona fede e in buone condizioni,
cioè priva di vizi palesi, mentre l'acquirente
cercherà di dimostrare invece che l'osmosi ha già
alcuni anni d'età e dunque il precedente proprietario
doveva per forza conoscerne l'esistenza. È evidente la
delicatezza dell'argomento.
In sintesi perché si possa dire che una bolla è di
osmosi, si dovrà rilevare che è rotonda, che
è sotto lo spessore del gel-coat o simili, che deve
contenere del liquido e che questo dovrà essere di odore
acetico e untuoso al tatto.
Quali sono le cause dell'osmosi?
Spesso mi viene chiesto di chi sia la colpa dell'osmosi, ossia da
cosa dipenda questo vizio, rispondo sinteticamente: tra le cause
prime della formazione dell'osmosi posso elencare:
- qualità non eccelsa del gel-coat, nel caso che sia
composto da una resina poco impermeabile: oggi infatti si tendono
ad utilizzare resine per il gel-coat possibilmente prive di
solvente e che diano le migliori garanzie di poca permeabilità.
- Lavorazione non accurata, per presenza di bolle d'aria nello stratificato.
- Eccesso di catalizzatore impiegato nel corso della stratificazione.
- Stratificazione eseguita in ambiente troppo freddo o troppo umido.
- Presenza di impurità o di sostanze solubili nel vetro o nella resina.
Oltre a questi fattori, dipendenti dai fornitori di materiali
(vetro, catalizzatore, resine ecc.) e dal cantiere, ve ne sono
altre, che dipendono dalla vita successiva della barca:
- se la barca rimane tutto l'anno in acqua e viene messa a terra
solo per qualche giorno per fare carena, aumentano di molto le
possibilità che si formi l'osmosi perché aumenta
l'assorbimento di liquido da parte dello stratificato o almeno del
gel-coat che lo protegge, con possibilità di formazione di osmosi.
- Se l'antivegetativa viene eliminata spesso fino ad arrivare al
gel-coat, vi ricordo che se si usano levigatrici o altri mezzi
meccanici, il gel-coat verrà graffiato o abrasivato e si
ridurrà localmente di spessore. Siccome il gel-coat
è la corazza che deve difendere lo stratificato dall'acqua,
ridurre lo spessore può causare un assorbimento da parte
dello stratificato: questo potrebbe anche, ma non necessariamente,
dare luogo ad osmosi.
A questo proposito devo ritornare su quello che dicevo prima e
cioè che non sempre l'assorbimento d'acqua da parte di uno
stratificato comporta la formazione di osmosi: infatti l'osmosi si
forma soltanto quando l'assorbimento d'acqua causa la soluzione di
ciò che è possibile solubilizzare.
Vi è un caso in cui questo non accade: quando si notano
sulla superficie del gel-coat delle bolle non rotonde ma di forma
allungata, cioè strette e lunghe e disposte secondo varie
direzioni, molto probabilmente non ci troveremo di fronte ad un
fenomeno osmotico ma soltanto di fronte ad un leggero assorbimento
d'acqua da parte della fibra di vetro. assorbimento per
capillarità che non solubilizza nessuna sostanza e di
solito è superficiale, perché interessa solo il
primo strato di mat. È vero che questo è un caso
piuttosto raro, che per di più si trova su barche molto
vecchie, in cui cioè la stratificazione veniva eseguita con
molta cura e a perfetta regola d'arte, ma in cui, con il passare
del tempo il gel-coat diventa fragile e lascia passare un
pò d'acqua, senza peraltro che questa causi osmosi.
Ecco perché prima di sancire che dei rigonfiamenti nel gel-
coat sono osmotici, bisogna aver fatto un'indagine ben precisa,
senza agitare lo spauracchio dell'osmosi prima che questa sia dimostrata.
Come ho detto sopra il semplice assorbimento di acqua dà
luogo a leggeri rigonfiamenti oblunghi abbastanza percettibili non
appena la barca esce dall'acqua; se invece lo scafo è a
terra da diverso tempo non è improbabile che l'acqua
precedentemente assorbita fuoriesca dallo stratificato, che
potrebbe risultare quasi asciutto all'igrometro. In tal caso
aprendo qualche bolla si potrebbe anche trovare che è
perfettamente asciutta.
Una ragione di più per esercitare la massima attenzione
prima di dire che si tratta di osmosi.
La gravità dell'osmosi
Diciamolo fuor dai denti: o una barca ha l'osmosi o non ce l'ha.
Se poi ce l'ha il fatto che sia ad uno stadio iniziale o ad uno
più avanzato non cambia minimamente l'approccio al problema
né cambiano i metodi di cura. Per questo non ha molto senso
minimizzare la presenza dell'osmosi, quando è agli inizi,
perché varierà soltanto l'urgenza nel eseguire un
trattamento curativo: se l'osmosi è poco diffusa e agli
inizi si potrebbero anche attendere 2 o 3 mesi prima di eseguire
il trattamento curativo, mentre se l'osmosi è diffusa su
tutta la carena e le bolle sono di grosso diametro sarà
opportuno intervenire quanto prima.
Questo concetto è ormai chiaro a tutti, come anche
dimostrato dal fatto che i funzionari del R.I.Na. (www.rina.it), quando si
trovano di fronte ad un caso di osmosi, non sempre obbligano ad un
immediato intervento ma possono chiedere che venga comunque
eseguito entro un periodo di tempo più o meno breve.
Ma cosa significa un'osmosi leggera o allo stadio iniziale o
invece diffusa e grave?
Se le bolle sono di piccolo diametro e concentrate in alcune zone
della carena, che non ne è ancora completamente affetta, si
può parlare di osmosi allo stadio iniziale; se invece lo
bolle coprono a centinaia gran parte della superficie della carena
e se sono di diametro rilevante, con liquido scuro e sotto
pressione, allora potremo parlare di osmosi allo stadio avanzato.
Ricordiamo dunque che un'osmosi trascurata dallo stadio iniziale
passa abbastanza rapidamente ad uno stadio avanzato e dunque ben
più grave. Ma perché più grave? Cosa succede
all'interno delle bolle d'osmosi se non vengono curate?
Si dice che l'osmosi è una malattia degenerativa
perché, se trascurata, continua ad aggravarsi: infatti, se
la nostra bolla campione rimane immersa nell'acqua, l'effetto
pompa aspirante prosegue sempre, cosicché la bolla aumenta
sempre di diametro e la pressione osmotica spinge il liquido non
soltanto alla periferia della bolla ma lo spinge anche con forza
crescente verso l'interno dello stratificato. Se il liquido trova
un efficace barriera in uno strato ricco di resina, la bolla
aumenterà soltanto di diametro, ma se il liquido trova
altre bolle d'aria nello spessore dello stratificato questo
tenderà ad assorbire ovunque liquido, diventando
praticamente un groviera.
Nella maggioranza dei casi l'osmosi rimane un fatto abbastanza
superficiale, interessando - se allo stadio iniziale - spesso
soltanto il primo strato sotto al gel-coat - ma interessando
strati più profondi se l'osmosi viene trascurata;
così si noterà sempre che una bolla di grosso
diametro non soltanto crea delaminazioni circolari nella
vetroresina ma tende anche a propagarsi all'interno; un fatto
questo da evitare perché la cura della malattia in questo
caso diventa più lunga, più costosa e più difficile.
|