
POTENZIARE L'IMPIANTO ELETTRICO DI BORDO
Sovente un impianto elettrico vecchio o non controllato
periodicamente, può dar luogo a diversi inconvenienti, come
dispersione elettrica con conseguente scarica delle batterie, mal
funzionamento di strumentazioni elettriche ed elettroniche,
eventualità di cortocircuiti con pericoli di incendi e non
ultimo possibilità di corrosione sui metalli delle prese a
mare, motore, timone, elica ecc., con conseguenze facilmente
immaginabili.
Il "cuore" dell'impianto elettrico è il quadro elettrico,
dove sono situati tutti gli interruttori centrali e i vari
strumenti asserviti all'impianto stesso.
Spesso sta proprio nel quadro la causa di frequenti mal
funzionamenti elettrici ed è perciò che va
controllato periodicamente per costatarne lo stato e l'efficienza.
Per primo va controllato il sistema di "protezione" di cui dispone
il quadro. Se il sistema funziona tramite fusibili a filo è
consigliabile sostituire integralmente il quadro stesso con uno
dotato di interruttori magneto-termici che hanno una soglia
d'intervento più rapida, non bisogna sostituirli in caso di
intervento e sono molto più affidabili e funzionali dei
vecchi fusibili a filo.
In commercio si possono trovare dei quadri già pronti e
dotati di un certo numero di interruttori magneto-termici. Alcuni
hanno anche la serigrafia della barca con dei led che indicano le
zone attivate. I quadri di questo tipo, essendo prodotti in serie,
non sempre rispondono alle esigenze della propria barca, non solo
per numero di accessori pilotabili, ma anche per quanto riguarda
le soglie d'intervento in funzione dell'amperaggio che vogliamo
applicare alla linea di alimentazione di ciascun accessorio. Il
mio consiglio è quindi di autocostruirsi il quadro o
farselo costruire da una ditta specializzata (vedi ad esempio i
quadri elettrici della ditta Cortesi e Casadei che, tra l'altro,
ha realizzato tutto l'impianto elettrico di «Il Moro di
Venezia», di «Winston» di Dennis Conner e di
«Brooksfield» di Guido Maisto).
Costruendoci da soli il quadro (o facendolo costruire) abbiamo la
possibilità di "personalizzarlo" e decidere il carico di
Ampère che ogni interruttore dovrà sopportare.
Per "progettare" il nostro quadro elettrico, come prima cosa,
dobbiamo stendere l'elenco di tutti gli accessori elettrici che
vorremo alimentare dal quadro tramite gli interruttori magneto-
termici. Più frazioniamo le utenze e più sicuro e
versatile sarà l'impianto. Chi ha problemi di spazio
può tuttavia ridurre il numero degli interruttori magneto-
termici generali, derivando da questi delle linee con dei semplici
interruttori a levetta (meno ingombranti e costosi) che
comanderanno a loro volta delle altre utenze.
Per il calcolo dell'amperaggio che ogni interruttore magneto-
termico dovrà sopportare, e quindi per sapere che tipo di
interruttori comperare, basta sommare i vari amperaggi degli
accessori elettrici che saranno collegati a quell'interruttore e
ai sotto interruttori ad esso collegati. Poiché molti
accessori non riportano l'amperaggio ma solo il wattaggio o
viceversa, con una semplice formula è possibile ricavare il
dato mancante. Gli Ampère si ottengono dividendo i Watt per
i Volt, mentre i Watt moltiplicando gli Ampère per i Volt
(Esempio: se un accessorio elettrico ha una potenza di 100 Watt a
12 Volt il suo amperaggio è di 8,33 Ampère, infatti
100:12=8,33, mentre se assorbe 8,33 Ampère la sua potenza
sarà di 100 Watt, infatti 8,33x12=100). Una volta ottenuto
il dato è preferibile arrotondarlo aumentandolo al valore
immediatamente più prossimo al magneto-termico che è
in commercio. Questo per via della caduta di tensione che avviene
tra il cavo e l'utenza. Nel nostro esempio dovremo mettere un
magneto-termico di 10 Ampère.
Da tenere presente inoltre che, col passare del tempo,
specialmente in un ambiente come la barca, l'ossidazione della
morsettiera, dei terminali ecc., provoca delle resistenze di
contatto che hanno l'effetto di far disperdere calore e quindi di
aumentare l'assorbimento. Se, ad esempio, avete un frigorifero che
assorbe 6 Ampère l'ora, dopo qualche anno ne
assorbirà sicuramente di più. E questo vale per
tutti gli accessori elettrici. Ecco quindi che diventa necessario
tenersi "abbondanti" nella scelta degli interruttori magneto-
termici.
Vediamo ora da quali e quanti interruttori può essere
costituito il nostro quadro:
STRUMENTI: questo interruttore comanderà l'accensione di
tutti gli strumenti elettronici di navigazione: radio VHF, loran,
satellitare, radar, pilota automatico ecc. A questo interruttore
è inutile derivare dei sotto interruttori, in quanto tutti
gli strumenti elettronici hanno il loro comando "on-off".
Poiché gli strumenti elettronici assorbono molto poco e
sono delicatissimi è conveniente che l'amperaggio di questo
interruttore non superi i 5 Ampère, anche perché,
nella maggior parte dei casi, gli apparati elettronici sono
comunque dotati di un loro fusibile ad intervento "rapido".
LUCI VIA - NAVIGAZIONE MOTORE - LUCE FONDA - FARO MANOVRE: il
regolamento internazionale per la prevenzione degli abbordi in
mare prescrive che ogni fanale di via e quindi ogni linea che li
alimenta, deve avere una sua protezione. Il verde e il rosso
dovrebbero far capo a due interruttori e così via anche per
il coronamento e le altre luci. Questo indubbiamente ci creerebbe
dei problemi di spazio sul nostro quadro elettrico. Si può
ovviare a questo inconveniente, pur rispettando la legge, in
questo modo: sistemare sul quadro un solo interruttore magneto-
termico che accenda insieme i fanali (ad esempio il rosso, il
verde e il fanale di coronamento), e proteggere separatamente
(magari con dei fusibili) la linea di ogni fanale.
Chi avesse esigenze di accendere separatamente anche le luci
bussola e altri accessori che ritenesse utili per la navigazione
notturna, può derivare dall'interruttore principale tanti
sotto interruttori quanti sono gli accessori da pilotare.
LUCI CABINA: questo interruttore darà corrente a tutte le
luci all'interno della barca. In questo caso non servono sotto
interruttori in quanto le luci sono provviste solitamente di loro
accensioni individuali. È comunque consigliabile dividere
con due linee e quindi due interruttori magneto-termici le luci
cabina. Potremo prevedere, ad esempio, una linea sinistra e una
destra. In caso di avaria a una linea, avremo luce almeno su una
metà della barca.
AUTOCLAVE: con questo interruttore si dà corrente
all'autoclave, che a sua volta deve essere dotata di un
pressostato e cioè di un interruttore che spegne e accende
la pompa a seconda della pressione richiesta.
È bene sapere che tutti gli accessori comandati da motori
elettrici hanno un certo "spunto" iniziale che dà un
assorbimento molto superiore di quello che il motore ha durante il
funzionamento continuo. Se, ad esempio, un motore assorbe 10
Ampère, è possibile che la sua corrente di spunto
possa arrivare anche a 30 Ampère. Quindi gli interruttori
magneto-termici che comandano motori elettrici debbono avere un
amperaggio "abbondante" altrimenti ad ogni accensione
scatterà l'interruttore.
POMPA SENTINA: molti costruttori hanno la buona abitudine di
riportare sulle pompe o sui cataloghi non solo l'assorbimento del
motore, ma anche la potenza in Watt e il fusibile da installare.
In questo caso avremo la possibilità di scegliere
l'interruttore magneto-termico con l'esatto amperaggio di
intervento. Però non sempre i cataloghi sono molto chiari e
vi può capitare di leggere dati contrastanti.
Ad Esempio, se prendiamo due pompe di pari assorbimento (7
Ampère a 12 Volt), una della Jabsco-Par, e una della Feit,
per la prima il fusibile consigliato dalla casa è di 10
Ampère mentre per la seconda di 15. Come mai? Può
darsi che nel primo caso non sia stato tenuto conto del
coefficiente di sicurezza oppure che quel tipo di motore abbia una
capacità notevole di dissipare il calore prima di
bruciarsi. Ad ogni modo voi, per non sbagliare, attenetevi alla
formula consigliata sopra ricordando sempre che un buon
interruttore magneto-termico protegge prima la linea e poi
l'utenza.
FRIGORIFERO: poiché il frigorifero assorbe parecchia
energia, soprattutto nel momento dell'accensione, questo
interruttore termico dovrà avere una soglia di intervento
un pò più elevata, per evitare che il termico
intervenga ogni volta che il frigo "attacca" con il compressore in
pressione. Infatti quando apriamo il frigo (soprattutto quelli con
l'apertura frontale) il termostato avverte il rialzo di
temperatura e fa attaccare il compressore, anche se si è
staccato un attimo prima; il compressore, in questo caso, è
al massimo della pressione e quindi lo spunto è
elevatissimo.
WC ELETTRICO: anche per questo interruttore vale quanto detto
per gli accessori comandati da motore elettrico con la differenza
però che il motore del wc elettrico deve far muovere un
meccanismo che crea molta resistenza e quindi aumenta ancor
più l'assorbimento di spunto.
VERRICELLO SALPA ANCORA: solitamente i motori dei verricelli
salpa ancora assorbono dai 40 agli 80 Ampère a 12 Volt.
Bisognerebbe mettere quindi un interruttore magneto-termico di
dimensioni troppo grandi per poter essere inserito sul quadro
elettrico. Dobbiamo allora procedere in un altro modo: vicino al
motore del verricello sistemeremo il magneto-termico a protezione
della linea e del motore stesso, mentre sul quadro elettrico
installeremo un magneto-termico a protezione delle bobine dei
teleruttori di salita e discesa che hanno un basso amperaggio.
STEREO: se abbiamo un buon impianto Hi-Fi a bordo, conviene
senz'altro comandarlo dal quadro elettrico tramite un interruttore
magneto-termico apposito e non con l'interruttore degli strumenti
in quanto il suo assorbimento può essere elevato (in
impianti molto potenti con amplificatori separati si può
arrivare tranquillamente sui 50 Ampère). Per la scelta
dell'amperaggio di questo interruttore controllate le istruzioni
dell'amplificatore.
PRESE 12 VOLT: questo interruttore comanda le varie prese a 12
Volt della barca che così hanno la dovuta protezione contro
i sovraccarichi.
Per maggior sicurezza è consigliabile che ogni interruttore
magneto-termico alimenti al massimo due prese.
PRESA 220 VOLT: è importante che anche la presa 220 Volt
abbia un magneto-termico di protezione che possa "reggere" almeno
2 kW (d'inverno potreste attaccare in banchina un termoconvettore
che assorbe appunto dai 1000 ai 2000 Watt).
Trattandosi di corrente alternata a 220 Volt è buona norma
installare anche un differenziale (il cosiddetto "salvavita")
poiché non tutte le linee elettriche dei porti ne sono
dotate e con la corrente a 220 Volt non si scherza, specialmente
in un ambiente così a rischio come la barca.
RISERVA: per non correre il rischio di dover rismontare il
quadro o addirittura doverlo cambiare è conveniente
installare un paio o più interruttori magneto-termici di
"riserva" per eventuali usi futuri.
Per quanto riguarda gli interruttori da installare sul quadro
elettrico mi sembra che possa bastare! Ma per essere veramente
completo il nostro quadro dovrà essere dotato di altri
accessori. Vediamoli:
VOLTMETRO: serve per controllare il voltaggio delle batterie, ma
non sempre è utile per conoscerne lo stato di carica. Una
batteria che arriva a 11 Volt sicuramente è scarica, ma una
che segna 12 Volt non significa che sia sicuramente affidabile.
Potrebbe ad esempio far funzionare le luci, ma non farcela ad
avviare il motore. Per conoscere con esattezza lo stato di carica
della batteria il controllo più sicuro può essere
fatto soltanto misurando la densità dell'acido negli
elementi. Controllo che si effettua con il densimetro. La vera
utilità del Voltmetro è rappresentata dalla
possibilità di poter controllare l'efficienza del
regolatore di tensione, ma questo lo vedremo più avanti.
AMPEROMETRO: indispensabile per sapere se l'alternatore funziona
regolarmente, questo strumento è utile anche per conoscere
in modo empirico lo stato di carica delle batterie, almeno per
quelle comprese tra i 100 e i 150 Ampère (per potenze
maggiori o minori i comportamenti potrebbero essere diversi).
Quando la batteria viene caricata dall'alternatore se la lancetta
dell'Amperometro rimane per molto tempo su valori elevati (oltre i
10 Ampère) significa che la batteria è molto
scarica, se invece l'ago scende dopo pochi minuti sotto i 10
Ampère vuol dire che la batteria ha una buona riserva di
carica. Questo dato ci permette di poter anche valutare, almeno
per le batterie con capacità tra i 100 e i 150
Ampère, quanto tempo dobbiamo tenere acceso il motore per
la ricarica delle batterie stesse.
Per la scelta del Voltmetro e dell'Amperometro consiglio strumenti
precisi e con scala di lettura molto ampia. Sconsigliati quindi la
maggior parte dei Voltmetri e Amperometri in uso sui quadri di
serie e la maggior parte di quelli venduti dai negozi di nautica.
Bisognerà rivolgersi a un buon negozio di elettrotecnica.
Gli interruttori magneto-termici si trovano sia nei negozi di
nautica che in quelli di elettro forniture. Tenere presente che i
magneto-termici hanno vari tipi di curva (la curva è il
tempo che trascorre tra il momento in cui avviene il guasto e
quello in cui si inserisce la protezione dell'interruttore). In
commercio ci sono tre/quattro tipi di curve per i magneto termici.
Normalmente si utilizzano curve leggermente ritardate per non far
intervenire l'interruttore inutilmente.
Se si vuole fare una cosa carina si può far serigrafare su
di un quadro d'alluminio la barca e poi mettere in corrispondenza
dei punti interessati dei led che si accenderanno all'accensione
dell'utenza.
Se vogliamo invece semplificare al massimo il lavoro, ci si
può costruire un quadro in legno, fare i fori per gli
interruttori e mettere in corrispondenza di ogni interruttore una
piccola spia che avverte quando questo è acceso.
Per i sottointerrutori si possono scegliere quelli con spia
incorporata. Azionando l'interruttore si accende una spia luminosa
la quale segnala che l'interruttore si trova nella posizione "on".
Una raccomandazione: per gli interruttori che comandano accessori
elettrici da non dimenticare accesi (tipo la pompa di sentina)
è bene mettere una spia lampeggiante per essere sicuri di
non dimenticarli accesi dopo l'uso.
Tutti i cavi che arrivano al quadro elettrico dovranno essere
cablati su una morsettiera che li smisterà ai vari
interruttori.
Per le morsettiere è senz'altro importante scegliere tra
quelle a marchio I.M.Q. (Istituto Italiano Materiale di
Qualità). I materiali che hanno questo marchio vengono
sottoposti a severe prove, per cui si ha la certezza che
corrispondano a determinati requisiti.
I cablaggi devono essere accurati e "puliti". I cavi da usare
dovranno essere di dimensioni adeguate all'assorbimento per
evitare cadute di tensione o pericolosi surriscaldamenti. Un cavo
sottodimensionato inoltre può anche favorire la rottura di
un motore elettrico. Questo accade soprattutto a quei motori che
devono trascinare dei congegni "pesanti". Pensiamo a un wc
elettrico che deve far ruotare un meccanismo complesso e che fa
molta resistenza. Il motore allo spunto richiede molta energia e
se i cavi sono sottili ci sarà un caduta di tensione che
non farà girare il motore. Anche se il motore non gira, in
realtà, è pur sempre sotto tensione, poca per farlo
girare ma sufficiente per bruciarlo, dal momento che tutta la
tensione va sul motore fermo.
Come fare per calcolare allora la sezione di un cavo? Anche se
esiste una formula pochi la conoscono e, quel che è
più grave, sono pochi a conoscerla anche tra le persone che
operano nel settore. Per cui spesso i cavi si mettono "a occhio".
Con risultati a volte disastrosi.
Vediamo quindi questa formula "magica": 3 Ampère per ogni
mm2. Questo vuol dire che con un cavo della sezione di 1 mm2
potremo alimentare un accessorio di 3 Ampère. Con uno di 2
mm2 un accessorio da 6 Ampère e così via. Questa
formula vale solo per cavi fino a 10 metri di lunghezza. Oltre
questa lunghezza il calcolo diventa complicato e bisogna servirsi
delle tabelle di elettrotecnica per ricavare la formula del
coefficiente di dimensionamento. In commercio esistono cavi
specifici per uso nautico che hanno caratteristiche particolari,
ad esempio cavi ricoperti di stagno, o cavi con mescola contenente
argento, (metallo che offre il massimo della qualità in
quanto non si ossida e ha una maggiore conducibilità), cavi
autoestinguenti e non propaganti l'incendio che possono essere
raggruppati in fasci senza pericoli ecc. Vi sono anche cavi con
mescole per guaine a base di materiali specifici, come il TEFZEL,
che sono sottilissime, pesano molto meno delle guaine normali e
possono resistere a temperature fino a 80° o possono lavorare
per decine di anni immerse in acqua o in ambienti oleosi come le
sentine. Per non sbagliare usiamo quindi cavi idonei all'uso
nautico (H07VK - CENELEC - HD 21 - IEMMEQU - HAR - CEAT - CEI
20.20 ecc.). Con questo tipo di cavi si avrà inoltre, a
parità di sezione, un maggior rendimento per cui la nostra
formula può diventare 5 Ampère per ogni mm2. In ogni
caso la sezione minima del cavo da usare, indipendentemente
dall'amperaggio, deve partire da 1,5 mm2. Le sezioni dei cavi
"normalizzati" secondo le regole internazionali sono:
1,5/2,5/4/6/10/16 ecc.
E veniamo adesso al potenziamento dell'impianto elettrico,
argomento che riguarda anche chi già possiede un quadro
"moderno".
La gran parte delle barche a vela in commercio viene fornita dal
costruttore di due batterie e di un alternatore per la ricarica.
Dalla mia esperienza personale ho trovato questa soluzione
insufficiente in almeno il 50% delle imbarcazioni.
Oggi infatti gli accessori alimentati dalla corrente a 12 Volt
sono diventati numerosissimi e si può dire che su di una
barca è rimasto ben poco di manuale. Ormai un gran numero
di imbarcazioni è dotata di wc elettrici, di verricelli
elettrici, di avvolgifiocco e avvolgiranda elettrici, di
autoclavi, di pompe di sentina, ventilatori, stereo potenti,
aspirapolvere, asciugacapelli, piccoli elettrodomestici,
televisore e chi più ne ha più ne metta. È
chiaro che avendo due batterie se ne dovrebbe usare una per i
servizi e una esclusivamente per l'accensione del motore. Molto
spesso invece l'energia non basta e si finisce per usare le due
batterie in parallelo per avere più "capacità".
Questa consuetudine può presentare vari inconvenienti.
Prima di analizzarli è necessaria una premessa sul
collegamento in parallelo. Collegare le batterie in parallelo
significa collegare i poli positivi tra loro e altrettanto i
negativi. Con il collegamento in parallelo la tensione resta la
stessa, indipendentemente dal numero di batterie collegate; mentre
l'amperaggio si somma. Esempio: se abbiamo due batterie da 12 Volt
e 100 Ampère, collegandole in parallelo avremo una tensione
di 12 Volt e un amperaggio di 200 Ampère.
Due batterie collegate in parallelo possono lavorare separatamente
o insieme, usando gli appositi scambiatori che si trovano in
commercio. Con questi scambiatori, di cui sono dotate la maggior
parte delle barche, si può passare dalla batteria 1 alla 2
o nella posizione "insieme".
Vediamo ora gli inconvenienti del collegamento in parallelo:
in barca si usa poco la batteria del motore e tanto quella dei
servizi, la batteria del motore è quindi sempre carica
(avrà perciò più disponibilità di
energia) mentre quella dei servizi sarà bisognosa di
ricarica. Quando usiamo contemporaneamente le due batterie in
parallelo, quella con capacità inferiore si
scaricherà prima dell'altra, e raggiungerà lo 0
quando l'altra avrà ancora energia. Quella scarica a questo
punto richiederà energia all'altra, che così
farà la funzione di un caricabatterie. Ciò
può danneggiare gravemente la batteria con minore
capacità perché, per fenomeni elettrochimici,
potrebbe arrivare addirittura ad invertire la propria
polarità. La stessa cosa avviene anche durante la fase di
ricarica. Quindi non è prudente collegare le batterie in
parallelo se non in emergenza. Se proprio vogliamo farlo bisogna
osservare almeno questa regola: la differenza tra le due batterie
non deve essere superiore al 10-15%. Ciò significa che una
batteria da 100 Ampère non deve essere collegata in
parallelo con un'altra inferiore agli 85 Ampère. Questo
vale ovviamente per batterie nuove e che siano state sempre usate
e caricate insieme, perché altrimenti una volta che si
usano separatamente non conosceremo più la differenza di
potenza tra le due batterie che nel frattempo si saranno
deteriorate in modo disuguale.
Per potenziare l'impianto elettrico di bordo è necessario
quindi, almeno secondo me, installare un minimo di tre batterie
indipendenti. È infatti preferibile avere tre batterie di
media capacità (100 Ampère) piuttosto che due di
grossa, in quanto possiamo suddividere meglio il carico e dedicare
ogni batteria ad un uso esclusivo. Inoltre, se una batteria va
fuori uso, ce ne restano altre due. Le tre batterie possono essere
suddivise in questa maniera: batteria n. 1 per servizi pesanti
(wc, autoclave, frigo, luci ecc.), batteria n. 2 per tutto il
resto della strumentazione elettronica, batteria n. 3 per
l'accensione del motore. Le batterie non saranno collegate in
parallelo e ognuna sarà dotata del suo staccabatterie
indipendente. Nel caso di un'emergenza (per esempio va fuori uso
la batteria n. 1) per far funzionare gli accessori comandati da
quella batteria si potrà fare un collegamento "volante" in
parallelo con una delle due batterie "sane" tramite un cavo per la
messa in moto delle automobili. Ovvio che il collegamento deve
essere provvisorio e al più presto la batteria difettosa
andrà sostituita.
E per l'alternatore? Molto meglio installarne due. I vantaggi che
ne avremo sono di ottenere una ricarica leggermente più
rapida e di poter fare sempre affidamento su di un alternatore in
caso di avaria. Gli alternatori andranno collegati ad un
separatore di ricarica che distribuirà separatamente la
carica alle batterie.
L'alternatore n° 1 avrà il compito di caricare la
sola batteria preposta all'avviamento del motore, il n° 2
quelle dei servizi, che verranno caricate comunque separatamente
grazie al separatore automatico. Per il controllo della ricarica
dobbiamo collegare ai due alternatori due amperometri: uno ci
indicherà la ricarica di una batteria e l'altro quella
delle altre due.
Per il controllo della tensione sarà sufficiente un solo
Voltmetro collegato, tramite un deviatore a 4 vie, alle tre
batterie: basterà girare la levetta in posizione 1,2,3 per
avere la tensione di ciascuna delle tre batterie. Nella posizione
4 avremo lo zero. Questa posizione è utile in quanto il
Volmetro, poiché è uno strumento a bobina mobile, ha
comunque un consumo di corrente, seppure picolissimo. Nella
posizione zero non vi è consumo in quanto lo strumento
viene disinserito.
È utile sapere che in commercio esistono dei Voltmetri che
hanno una soglia d'intervento regolabile e programmabile. Se, ad
esempio, non vogliamo che il frigo attacchi quando la batteria
scende sotto i 10 Volt (perché si rovinerebbe il
compressore, oltre che la batteria), si può programmare
questa soglia e il Volmetro farà suonare un allarme che ci
avviserà di questa anomalia.
Per chi tiene molto al frigorifero, il potenziamento dell'impianto
elettrico può offrire il grande vantaggio di usare il
frigorifero elettrico senza problemi.
Per far questo dovremo riservare la batteria n° 1
esclusivamente per il frigo, la n° 2 per tutti gli altri
servizi e la n° 3 sempre per il motore. Dei due alternatori,
uno caricherà solo la batteria del frigo (sempre più
bisognosa) e l'altro quella del motore e dei servizi tramite il
solito separatore automatico. Personalmente con questa soluzione
tengo acceso il frigo (ovviamente con il termostato automatico) 24
ore su 24, ho sempre i cubetti di ghiaccio pronti e soprattutto, a
differenza di chi tiene acceso il frigo solo poche ore al giorno,
la temperatura all'interno del frigo è costante (cosa
fondamentale per la buona conservazione dei cibi). Ovviamente il
motore deve essere acceso almeno una volta al giorno, ma con i due
alternatori il tempo di ricarica si accorcia e sono sufficienti
una, due ore di moto per avere energia per tutto il giorno.
Unica nota dolente per installare i due alternatori è la
necessità di progettare e costruire una staffa (a volte
piuttosto complicata) che li contenga e che sia dotata di un
tendicinghia. Per poter azionare ogni alternatore individualmente
conviene installare sul volano una puleggia con due gole. Se si
dovesse rompere una cinghia, l'altro alternatore continuerà
comunque a funzionare.
Le gole della puleggia devono essere di dimensione idonee a
contenere cinghie del tipo A, molto più robuste e
più difficilmente soggette a slittamenti.
La soluzione dei due alternatori non è sempre applicabile a
tutti i tipi di motori, vuoi per motivi di ingombro, vuoi per
motivi di trasmissione, per cui è necessario studiare molto
attentamente la situazione, prima di imbarcarsi in spese che
potrebbero rivelarsi inutili.
Per quanto riguarda la scelta degli alternatori... non c'è
molto da scegliere: in commercio esistono molti tipi di
alternatori automobilistici, altrettanto non si può dire
per quelli nautici.... Ma dove sta la differenza?
L'alternatore è una macchina che, per produrre energia
elettrica, deve creare un campo magnetico. Per far questo occorre
il ferro in quanto l'acciaio inox è amagnetico. Quindi
"l'interno" dell'alternatore automobilistico e di quello nautico
sono pressoché identici. La differenza sostanziale
(purtroppo anche nel prezzo) sta nel sistema di raffreddamento.
Quelli nautici sono molto più resistenti al salino
perché sono raffreddati con dei sistemi che non permettono
al salino di penetrare all'interno e, di conseguenza, di
deteriorarlo.
È il caso di spendere adesso due parole sul regolatore di
tensione.
Il regolatore di tensione è un componente essenziale
dell'impianto elettrico, perché ha la funzione di mantenere
equilibrata l'erogazione di corrente da parte dell'alternatore in
relazione ai consumi dell'utenza. La durata e l'efficienza di una
batteria in servizio dipendono prevalentemente dalla carica, la
quale non deve essere nè insufficiente nè eccessiva.
Volendo pertanto evitare danni alla batteria occorre controllare
l'efficienza dell'impianto di ricarica, cioè del complesso
alternatore-regolatore di tensione.
È noto che l'energia elettrica è caratterizzata da
due valori: l'intensità di corrente (Ampère) e la
tensione (Volt).
Al fine di caricare in maniera soddisfacente la batteria, non
è sufficiente che l'alternatore sia in grado di erogare
l'intensità occorrente ma è anche necessario che la
tensione sia sufficientemente alta da consentire l'immissione
della corrente entro la batteria; e non solo quando questa
è scarica, ma anche fino alla completa ricarica. In caso
contrario la batteria resterà scarica sia pure
parzialmente, ma sempre con pregiudizio della sua efficienza. Per
contro, se il valore della tensione è troppo elevato si ha
un'eccessiva carica della batteria (sovraccarica) con dannose
irreparabili conseguenze per la sua durata.
Premesso che, se la batteria consuma molta acqua, si può
ritenere che la tensione sia troppo alta, e che invece, se la
batteria tende a scaricarsi, è molto probabile che la
tensione del regolatore sia troppo bassa, vediamo quali sono le
modalità per il controllo rapido della tensione di
regolazione di un impianto. Per eseguire questo controllo
interviene l'utilità del Voltmetro che abbiamo installato
sul nostro quadro elettrico che, anche per questa ragione, deve
essere preciso e di scala piuttosto ampia per leggere i decimi di
Volt. Per avere una misura piuttosto precisa è necessario
che la batteria si trovi in buono stato di carica (misurare col
densimetro la densità dell'acido che deve essere superiore
a 1.250 = 29 gradi Bé, a 25° di temperatura
dell'elettrolito). Per effettuare il controllo mettete tutti gli
interruttori del quadro in posizione off. È necessario
infatti che non vi sia alcun carico elettrico in funzione.
Accendere il motore e farlo funzionare per alcuni minuti a regime
piuttosto elevato per stabilizzare la tensione della batteria.
Leggere quindi i Volt segnati dal Voltmetro: se il valore misurato
è compreso tra i Volt 14 e 14,5 la taratura del regolatore
può essere ritenuta normale. Se invece avremo un valore
più basso di 14 o più alto di 14,8 allora
bisognerà far tarare o sostituire il regolatore di
tensione.
La lettura è precisa solo se il nostro Voltmetro è
collegato direttamente alla batteria, altrimenti ci possono essere
cadute di tensione che falserebbero i valori di lettura.
Controllare anche che la cinghia dell'alternatore non sia
allentata. Molto spesso questo banale inconveniente impedisce
all'alternatore di caricare sufficientemente la batteria.
Questi controlli è bene eseguirli anche all'atto
dell'installazione di una nuova batteria, per evitare che venga
messa fuori uso in poco tempo dal cattivo funzionamento del
regolatore di tensione.
Per aumentare ulteriormente la capacità del nostro impianto
elettrico, soprattutto per i divoratori di corrente o per coloro
che non amano tener troppo acceso il motore, si possono aggiungere
anche dei pannelli solari.
I pannelli solari producono corrente dalla luce del sole e, seppur
con minore potenza, sono in grado di funzionare anche col cielo
coperto.
Questo sistema è il più ecologico, non dipende da
alcuna fonte di energia elettrica e fa il suo dovere anche quando
lasciamo la barca incustodita per lunghi periodi, salvando
così le batterie dalla solfatazione. Esistono svariati
sistemi a pannello solare. Si può scegliere quelli rigidi,
che vanno fissati stabilmente sulla barca, oppure quelli
flessibili, che possono essere appoggiati sopra a un tendalino,
sulla coperta della barca o a cavallo del boma, sopra i cuscini
prendisole e così via. Quando vogliamo utilizzare lo spazio
dove li abbiamo collocati basta toglierli e arrotolarli come un
materassino.
Le batterie si possono ricaricare anche con un generatore eolico.
Lo avrete visto spesso sulle barche a vela, soprattutto francesi e
inglesi, nonché su molte imbarcazioni che fanno il giro del
mondo. Il suo rendimento dipende dalla velocità del vento e
dal diametro dell'elica. È indubbiamente uno strumento
affascinante, ma in realtà il suo rendimento è
piuttosto scarso, se consideriamo che un modello medio ha una
potenza di carica di soli 0,5 Ampère con un vento a 13
nodi. È quindi un accessorio che è più utile
a chi fa lunghe traversate oceaniche che a chi naviga nei nostri
mari, dove l'estate è dominata da continue bonacce.
Spero che, dopo aver letto questo articolo, vi darete da fare per
avere un impianto elettrico sicuro e affidabile e soprattutto
più potente, che vi permetterà di godervi una
vacanza piacevole usufruendo di tutti quei comfort che gli
accessori elettrici vi possono offrire, senza l'ossessione di
restare, almeno questa volta, privi di energia!
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