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OPTIMIST, IL GRANDE GIOCO DELLA VELA

Optimist, insegnare la vela ai bambini

A cura di
Eolo Attilio Pratella

Pubblicato su Nautica 402 di Ottobre 1995

Dopo aver esposto le problematiche e la tecnica della barca da iniziazione, l'Optimist, vediamo quale sia la soluzione migliore per portare i giovani alla vela facendoli anche divertire. Le scuole sono il facile segreto per i piccoli, sempre che gli istruttori siano all'altezza del compito. Esaminiamo come dovrebbe essere e cosa dovrebbe proporre una scuola che si avvicini all'ideale

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UNA SCUOLA CHE VALE

La conoscenza di una didattica specifica unita a una notevole esperienza nel settore della iniziazione sono, per l'istruttore di vela, le condizioni necessarie per operare bene in un corso destinato ai piccoli. Una cosa differente da ciò che il genitore con buona volontà e dedizione, pur con una sua pratica di vela, ha potuto fare per avvicinarvi il figlio fornendogli le prime nozioni di base. Per gli istruttori, dato che ogni società sportiva che intende organizzare un corso di iniziazione deve presentare una documentazione, su strutture, mezzi disponibili, programma e personale incaricato, la Federazione Vela prevede la suddivisione in cinque livelli, che iniziano da quello di allievo istruttore a quello di istruttore zonale con un esame da sostenersi nella stessa Zona, segue quello di istruttore di 1° e 2° grado e quello dell'Alta specializzazione. A loro spetterà il compito, nel contesto di varie attività che un circolo velico svolge, di organizzare l'avviamento alla vela; dando una definitiva e corretta impostazione anche ad allievi che già «in famiglia» hanno avuto una prima guida. Tra l'altro, il bambino che ha dimostrato predisposizione per questo sport ha necessità, nel consolidare le prime nozioni, di confrontarsi con altri coetanei, partecipando alla vita di gruppo, a giochi comuni e a regatine che costituiscono, a prescindere dalla più impegnativa fase didattica, uno dei lati più piacevoli dei corsi collettivi.

Con quanto si è scritto nei precedenti numeri di «Nautica» (399-400-401), non si è voluto affatto consigliare i lettori ad adottare l'insegnamento individuale, cosa che ogni genitore con cognizioni di mare può fare per il proprio figlio e per qualche amico, ma solo condurre i piccoli a conoscere qualcosa del fascino della vela. E questo anche quando per varie ragioni, in primo luogo quelle logistiche, diventa difficoltoso il trasferimento del bambino a una scuola collettiva. Per realizzare questa inchiesta abbiamo trascorso, da osservatori, alcuni momenti a fianco di numerosi istruttori, giungendo alla conclusione che non è facile, in una settimana o in due, dare a un bambino tutte le cognizioni necessarie per farlo uscire da un corso di avviamento in modo veramente completo. Valgono molto, oltre a cognizioni personali, un metodo e alcune sottigliezze che ogni istruttore esprime inconsciamente nel proprio rapporto con gli allievi.

Due esempi tra i molti vissuti in questi contatti: Tiziano Nava, titolare della Top/Vela di Laveno, trasmette istintivamente ai suoi allievi la propria esperienza di regatante di rango, che ha vissuto i momenti di «Azzurra» e del «Moro». Dal suo corso, che molti ripetono in graduali fasi di perfezionamento, inevitabilmente escono anche elementi che facilmente si ritrovano nell'agonismo, anche se la sua scuola, che è la più nota del Lago Maggiore, cura che l'iniziazione alla vela avvenga nel modo più corretto ed essenziale. Scegliendo invece un'altra esperienza in ambiente marino: il Varazze Club Nautico e la locale e contigua Sezione della Lega Navale, che operano in simbiosi, hanno affidato all'istruttore federale Francesco Bortoletto, che opera sotto la guida di olimpionici storici come i Carattino, un'intensa opera tra i residenti di alcune cittadine della zona di Savona, perché tutti questi espertissimi uomini di vela hanno dovuto prendere atto che, pur in questo litorale di così alta tradizione marinaresca, proprio le famiglie residenti sono lontane e non avvicinano i figli a questo affascinante sport. Naturalmente, l'opera di penetrazione viene fatta presso i Provveditorati, offrendo corsi gratuiti fuori dal periodo estivo.

Nel complesso, comunque, l'osservazione ricorrente è quella che l'insegnamento è sempre legato alle realtà locali e conseguentemente diversi sono i metodi didattici da adottare. Non potrà mai essere confrontata la disinvoltura con cui bambini, anche molto piccoli, sull'alto Garda affrontano venticinque nodi di vento, con arie molto più miti in cui si svolgono i confronti sulle coste della Liguria più benevoli e riparate.

Il compito dell'istruttore

Gli spazi a mare di cui l'istruttore dispone sono abbastanza limitati e di conseguenza sarà sua cura trovare una zona dove esista la quantità di vento necessaria allo svolgimento di un programma. Zone dove le acque siano pulite, con poco traffico, sia facile raggiungere il ridosso ecc. Secondo questa situazione, quella dei mezzi di assistenza disponibili e degli aiuti presenti, si decide di volta in volta la dimensione di questo spazio e il gioco o esercizio, se così lo si vuole chiamare da realizzarsi.

La vela comunque è un gioco e per questo bisogna che anche in un corso di avviamento ci sia una parte destinata, fuori dalla teoria o dalle esercitazioni, al piacevole intrattenimento.

E i giochi da fare, a seconda delle condizioni di tempo, sono tanti.

Optimist, esempio 1 Ad esempio, in una giornata di brezza tesa (7/10 nodi) gli allievi di cinque o più barche sono pronti in linea di fila a partire. L'istruttore, che ha fatto disporre ad una certa distanza due gavitelli su un asse perpendicolare al vento, chiama e dà il via alla prima barca (E) col megafono. Calcolerà il tempo impiegato a raggiungere e superare le due boe e ritornare (in questo esercizio ci sono tutte le andature). Toccherà successivamente alle altre quattro imbarcazioni. Premiazione al miglior timoniere o anche all'equipaggio, perché possono esser messi (trattandosi di vento leggero) due bambini su uno stesso Optimist. Nell'esempio successivo viene creato un gioco di squadra, che anche tra i bambini è molto sentito. Gli equipaggi possono quindi essere di cinque timonieri o di dieci in totale, imbarcandone due su ogni barca. Le squadre sono tre, avendo ogni squadra due Optimist disponibili.

Optimist, esempio 2

Il campo di regata in una giornata di vento tra il moderato e teso (dai 5 ai 10 nodi) vede quattro gavitelli (bandierine di colore diverso) disposti in modo da costituire, rispetto a una breve linea di partenza, il punto da raggiungere con un'andatura di bolina stretta, di bolina larga, traverso e gran lasco. La squadra impegnata potrà scegliere a piacere uno dei gavitelli da raggiungere, superare e rientrare alla breve linea di partenza. Le andature più impegnative vengono premiate da un punteggio più alto. I bambini, anche consigliati dall'istruttore, formeranno, se ad esempio sono in quattro per ogni squadra, un team composto di più bravi e meno bravi per realizzare un punteggio di squadra più alto.

Optimist, esempio 3 Di contrapposto, nelle giornate con poco vento, appunto per affinare le intuizioni di un buon timoniere, che deve cavarsela anche quando il vento è scarso, basta un campo quadrato anche ristretto delimitato da quattro gavitelli e un pallone. Un'imbarcazione (un bambino o due) dovrà cercare di raggiungere un altro scafo e lanciargli il pallone in modo che cada dentro allo stesso. Se cade fuori, lo sfortunato lanciatore deve andare a riprenderlo. Vince chi ha tenuto il pallone in barca per il minor numero di volte. Questo esercizio, che favorisce la pratica dell'equilibrio in barca, è uno dei tanti gioco/esercizi, perché se ne possono fare numerosi appunto in queste giornate di «piatta»: con il secchio, con la pagaia, con strisce di stoffa di diversi colori legate a una certa altezza sull'albero ecc. E se parliamo di giornate nelle quali non è proprio pensabile di uscire o perché il vento è troppo o troppo poco, anche a terra si possono organizzare azioni per tenere impegnati proficuamente i ragazzi. Una ruota di quiz, per intenderci, dove ci sono i più vari argomenti da inserire; «cose che si devono sapere» come la terminologia sulle parti di Optimist, norme di navigazione, sull'inquinamento e il rispetto del mare, fare più nodi possibile in uno spazio determinato di tempo, conoscere i termini marinareschi (facile mettere assieme un pulsante), montare la vela sull'albero ecc. Ma come abbiamo già detto, i giochi possibili sono tanti, quando la fantasia dell'istruttore ha preso gusto a inventarne e inevitabilmente è entrato psicologicamente nello stupendo e spensierato mondo dei bambini.

Preparazione fisica

All'inizio di ogni lezione, di solito, ha luogo un breve periodo (dieci minuti) di ginnastica preparatoria. Quella della vela è un'attività intensa e in alcuni momenti richiede la massima resistenza e forza. La struttura ossea del bambino non è ancora completata e formata e quindi bisogna evitare esercizi e sforzi pericolosi. Comunque, per fare Optimist bisogna anche essere forti, altrimenti non si spingono carrelli, non si solleva l'albero con la vela e quando si scuffia non si riesce a risalire a bordo (a sei anni è difficile!). Esercizi quindi semplici ed elementari aumentando sempre di più il ritmo delle figure quando sono in consecuzione.

Prima di ogni uscita, sia nell'iniziazione individuale che in quella collettiva, questa regola della ginnastica deve essere una norma.

La sicurezza delle scuole

Divenendo tesserati FIV, chi partecipa a corsi entra automaticamente nelle coperture assicurative previste dall'Ente, tuttavia, le scuole usano riassicurarsi e coprirsi con ogni genere di garanzia.

Nei programmi di insegnamento è previsto che gli allievi apprendano, come prime cose importanti, alcune regole fondamentali, quali quella di restare sempre nel gruppo a cui sono stati destinati dall'istruttore, a mettere correttamente il salvagente, a verificare sempre l'attrezzatura. Esistono anche delle regole relative ai gommoni degli istruttori, che dovrebbero essere uno ogni sei bambini, quando ci sono condizioni di vento di 5-6 m/sec. Chi prende la direzione dell'istruzione in acqua ha un megafono per le osservazioni agli allievi e un apparato radio in VHF per comunicare con gli altri gommoni degli assistenti. Il campo di esercitazione, con vari lati su cui i bambini si rincorrono, è tracciato di volta in volta, anche utilizzando gavitelli mobili e non ancorati, ricavati da tubi di PVC, molto evidenti in acqua e trascinabili ovunque dai gommoni. A seconda del vento e dell'argomento di insegnamento, possono segnare in pochi minuti il percorso di una regatina, quello di un'esercitazione a bastone ecc.

Sono da ricordare anche due situazioni nelle quali l'allievo deve essere nelle condizioni di cavarsela da solo agendo rapidamente. La prima è quella della «scuffia». Viene insegnato, facendolo ripetere varie volte, come si fa a ritornare in assetto pur avendo la barca capovolta. Ci vuole agilità e coordinamento di tutti i movimenti e soprattutto bisogna aver ripetuto per esercitazione sia la fase del rovesciamento che quella del recupero, varie volte. La seconda è il rientro immediato in porto o a un ridosso nel caso l'istruttore responsabile lo abbia deciso, dopo aver avuto avuto notizia via radio del cambio imminente della situazione meteo. Le barche debbono allacciarsi nel più breve tempo possibile le une alle altre, con la cima che è di dotazione a bordo, in modo da permettere a un gommone di trainarle tutte assieme affiancate a due a due portandole al riparo in brevissimo tempo.

Conclusione

I ragazzi dell'Optimist di oggi sono i velisti del domani. Quelli che nel Duemila dovrebbero, con tutte le sopraggiungenti normative europee in arrivo, vedersi offrire un mondo nautico diverso da quello odierno. Per ora crescono in questo e molte cose, naturalmente, sono ciò che è rimasto in fondo al sacco dopo tanti anni di errori e di inquietudini che si sono riversate sul nostro paese. Ciò si sente nel contatto con le realtà delle attuali iniziative rivolte ai giovani, che si appoggiano prevalentemente all'entusiasmo e alla dedizione di molti, siano essi padri istruttori, presidenti di circolo, istruttori ufficiali, aiutanti e volenterosi che si prestano a dare una mano. L'impressione che si riceve è quella che non esiste una normativa precisa nell'organizzazione di un settore così importante per lo sviluppo di un vivaio che dovrà dare nuovi utenti alla nautica del domani e magari nuovi elementi per l'agonismo velico. In parole povere, non essendovi molto controllo su quelle che sono disposizioni in atto, assieme a iniziative ben condotte e con coscienza se ne affiancano altre improvvisate, magari stagionali, magari sotto roboanti intestazioni e mirabolanti promesse. L'istruzione fatta da un padre volenteroso al piccolo figliolo di sei anni, primo passo verso la vela, anche se supportata da un'istintiva vocazione ad insegnare si spera non debba trasformarsi nel giochino per il genitore. Salendo in alto, la scuola di vela autorizzata dovrebbe avere delle rigorose norme federali e dei programmi di insegnamento comuni, il tutto appoggiato da una politica verso l'esterno per sensibilizzare le famiglie a mandarvi i figli. Si può essere certi che il più delle volte le norme in atto non vengono applicate e fatte rispettare e che l'insegnamento velico viene lasciato molto all'approssimazione. Basterebbe confrontare lo spessore della preparazione che dimostrano i ragazzini danesi, tedeschi, olandesi e francesi quando partecipano a raduni italiani.

Eppure, anche per noi la popolazione di questi piccoli velisti è importante, perché dovrebbe rappresentare qualcosa nel futuro del nostro mondo nautico. A meno che in Italia, ancora una volta, tutto ciò che è vela venga considerato solo un fenomeno elitario e futile che non potrà trovare mai una collocazione nel costume.

1. INSEGNARE LA VELA AI BAMBINI
2. IL VENTO, COSA DIRE AI BAMBINI
3. LE PRIME USCITE IN MARE
4. UNA SCUOLA CHE VALE