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Una raccolta di articoli, commenti e polemiche sui parchi e le riserve marine italiane


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Uno scippo dell'ambientalismo politico al patrimonio di tutti.

PARCHI ALL'ITALIANA
Articolo di
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A CHI GIOVANO?
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L'OPINIONE
DEL BIOLOGO

Intervista al Prof. Carlo Da Pozzo, ordinario di Biologia marina all'Università di Pisa

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PARCHI MARINI ATTO SECONDO

Nel momento in cui ci si avvia verso la stagione del sole e del mare, tornano alla mente leggi e decreti che riguardano parchi e riserve marine, norme troppo spesso frutto di illogiche decisioni, contrastanti valutazioni, quando non addirittura frutto di scontri miseramente politici o di spartizioni di denaro pubblico. Per chi il mare ama e rispetta, come i diportisti, ci sono vincoli, limitazioni, imposizioni materialmente irrispettabili, mentre continuano impuniti gli inquinamenti, le distruzioni dei datterari, la pesca vietata, il lancio di esplosivi, il passaggio di aliscafi e navi di linea in zone dove il gommone della vacanza è fuorilegge

A CHI GIOVANO?

Testo di Roberto Rinaldi

Anni or sono, grazie ad un permesso ottenuto per la realizzazione di un servizio fotografico, partimmo alla volta dell'esplorazione dei fondali di Montecristo. La grande, massiccia isola, negli anni '70 cancellata dalle carte turistiche e ceduta integralmente al mare ed alla natura, ci appare attraverso il tenue sipario della bruma di primo mattino. Lo scandaglio sembra non riuscire ad individuarne i fondali, quasi anch'essi, per qualche strana magia, fossero stati eliminati ed affidati ad un'altra dimensione, una dimensione in cui la natura è difesa e protetta. Solo quando ormai le imponenti rocce granitiche quasi sovrastavano la prua della barca e si arrampicavano ripide e veloci verso la cima del monte, le rocce del fondo fecero la loro comparsa. Rocce mitiche, rocce sommerse, rocce sognate, il sogno del Mediterraneo di tanti anni fa, del mare ricco e pulito. E poi il sospirato tuffo nell'acqua assolutamente cristallina. La discesa nel blu, avvolti da pesce, tanto pesce, lungo pareti coperte di gorgonie, e, purtroppo, di mucillagine. Gli scogli abitati da cernie, murene, aragoste, tante da non far rimpiangere di aver rinunciato a quest'isola per consegnarla al mondo che non c'è.

Non siamo poi così in disaccordo con l'idea di preservare alcuni angoli di mare, lontani dalle coste e dagli insediamenti, in maniera integrale, ma ci opponemmo, in maniera fiera ma vana, alla prima ondata di parchi e riserve marine che proliferarono lungo le nostre coste, secondo un criterio che, sicuramente, qualcuno ha seguito, ma che continua tuttora a sfuggirci. Per non parlare poi delle aberrazioni che ha portato la bizzarra applicazione di leggi e decreti. Ancora oggi quel misterioso criterio fa sì che a Giannutri, un'isola grande quanto la piazza di una grande città, in teoria non si possa navigare da un punto all'altro senza allontanarsi ad oltre 500 metri di distanza da certe zone, lascia che i due principali posidonieti dell'isola siano indifesa preda di un consentito ed avallato ormeggio selvaggio, mentre nelle due zone in cui una ripida falesia si getta sulla sabbia del fondo a cinquanta metri di profondità siano vietati ancoraggio ed immersione profonda.

Per quanto riguarda l'applicazione si lascia che la barchetta col nove cavalli si allontani a 500 metri tra punta Secca e punta San Francesco, mentre i battelli di linea (che proliferano in modo incontrollato nonostante le dimensioni dell'isola e la sua limitatissima ricettività) sfrecciano a poche decine di metri dalle sacre rocce costiere protette dalle leggi della Repubblica.

E che dire del sistema fognario delle ville che, vuote per dieci mesi all'anno, si riempiono per i rimanenti due con le conseguenze immaginabili? Qualcuno di voi ne sa niente? All'epoca si fece un pò di rumore sulle pagine dei giornali riguardo a queste aree protette, poi tutto venne dimenticato, e l'italica malleabilità fece sì che si trovasse in breve un modus vivendi tra cittadini appassionati di mare ed enti gestori (oltre che pescatori professionisti, operatori turistici e così via), ed i parchi oggi non sono altro che delle aree disegnate sulle carte nautiche, rispettate in alcuni casi, abbandonate a se stesse in altri. Non sono certo aree in cui si studia, si sviluppa, si ripopola, si aiuta l'industria turistica o quella nautica. E dove sono finiti i soldi stanziati per gli enti gestori, ci chiediamo? Dove si trova un parco marino in cui siano state sistemate delle boe d'ormeggio, organizzate attività esplorative e culturali in qualche modo reali e continuative? Ci chiediamo ancora. Perché, se le cose stanno così, se il parco è solo un'area chiusa, a che serve? Ed ora, senza troppo clamore, le pagine delle Gazzette Ufficiali del 24-26 e 27 febbraio riportano le mappature di altre aree "salvate dallo scempio", protette dalla ormai nota divisione in zone "A", "B", "C". In generale "Zona A" significa proibizione di navigazione, sosta, accesso di qualsiasi nave e natante, divieto di balneazione, di ogni tipo di pesca, sportiva o professionale.

Naturalmente off limits l'immersione subacquea, in apnea o con le bombole. La "Zona B" ci lascia un pochino più liberi, autorizzandoci all'accesso in corridoi appositi, alla partecipazione a visite ed escursioni guidate, alla fotografia subacquea in apnea e a certi tipi di pesca, sportiva e professionale. Naturalmente sempre previa autorizzazione. Ancora più razionale ed accettabile la "Zona C" che consente l'accesso di barche a bassa velocità per raggiungere le zone d'ormeggio opportunamente predisposte dall'ente gestore, l'immersione subacquea, alcuni tipi di pesca.

Fin qui, sulla carta, tutto OK. Ma poi andiamo a cercare le aree protette sulla carta. Per scoprire ad esempio che nella zona della penisola sorrentina dovremo dimenticare completamente lo scoglio del Vervece ed un'ampia parte della zona dei Galli, mentre diventeremo pazzi durante la navigazione costiera, ormai impossibile senza GPS per cercare di restare entro i corridoi consentiti nel pieno rispetto della legge. Acquistate la Gazzetta Ufficiale... Cercate le pagine che riguardano la legge e disegnatevi sopra, sulla base delle coordinate geografiche le aree delimitate. Ed ora andate al mare, con la vostra barca, se ne possedete una, oppure con il vostro gommone, a patto che sia dotato di GPS, altrimenti come serpeggiare attraverso gli eterei corridoi? E allora partite dal porticciolo di Massalubrense e, con l'aiuto dell'elettronica e dei satelliti, sforzatevi di rispettare la legge. Arriverete ben presto nei pressi di punta Campanella. Qui vi troverete a descrivere strane direzioni, muovendovi ora verso la costa, ora verso il mare aperto, per seguire i limiti del parco tracciati in maniera inequivocabile dal legislatore sulla carta ed in maniera altrettanto inequivocabile dai segnali che provengono dall'etere sullo schermo del vostro GPS. E come faranno i celebri gozzi sorrentini, che GPS non ne hanno? Come faranno a rispettare la legge? E la legge riuscirà a farsi rispettare? Le autorità che ci appiopperanno multe salate per aver commesso l'efferato crimine di una visita alla Madonnina del Vervece, sono le stesse che per decenni non sono riuscite a stroncare né a limitare la piaga dei datterari che distruggono le rocce della penisola sorrentina e dell'isola di Capri a colpi di martello pneumatico. Le stesse che non riescono ad impedire agli aliscafi di linea il transito tra la costa e lo scoglio del Vervece sulla rotta tra Capri e Sorrento. Le stesse persone che dormono sonni tranquilli in una bella notte d'inverno mentre siamo in immersione ed udiamo un paio di bombe esplodere in acqua.

Non vogliamo entrare nel merito dell'opportunità di affidare la gestione dei parchi a questo o a quell'ente gestore, vorremmo solo che tutti gli appassionati di mare, di nautica, di subacquea, di natura, gettassero un'occhiata alle pagine delle citate Gazzette Ufficiali, e si costruissero una loro opinione. Un'opinione circa l'opportunità di chiudere ad ogni attività tratti di mare vicini a zone così fortemente antropizzate, un'opinione circa la possibilità che queste leggi vengano rispettate e fatte rispettare, che dei limiti delineati da coordinate geografiche siano reperibili da chiunque sia autorizzato alla conduzione di un natante (ricordiamo che per condurre un gommone non è obbligatorio il GPS né saper utilizzare un sestante, e dunque, come reperire, anche volendo, un punto in mezzo al mare?). Ma non è che niente niente tutta questa smania protezionistica serva solo a far stanziare i 135.000.000 di lire per "l'installamento dei segnalamenti... della delimitazione dell'area naturale marina protetta...ecc.", o "la somma non inferiore a 500.000.000 di lire per le attività finalizzate alla gestione ordinaria delle aree naturali marine protette", per poi vedere gli stessi mortificanti risultati ottenuti durante la scorsa "parcomania"? Non è forse meglio che il nostro parlamento si occupi dell'embargo che rischiamo di subire dagli Stati Uniti d'America se non ci sbrighiamo a metterci in regola sul problema delle spadare, piuttosto che pensare ad acquistare boe e segnali per centinaia di milioni, per recintare tratti di mare aggrediti da scarichi fognari incontrollati, fiumi carichi di veleni mortali, strascicanti, datterari, e chi più ne ha più ne metta? Prima di vendere le barche, le bombole, la fotocamera subacquea e il fuoribordo leggiamo attentamente i testi di legge, lo ripetiamo, facciamoci un'idea e teniamo bene a mente l'articolo 8: "Le disposizioni del presente decreto, per quanto attiene alla perimetrazione e alle finalità indicate, potranno essere oggetto di riconsiderazione, sentita la Consulta per la difesa del mare dagli inquinamenti per ragioni scientifiche e di ottimizzazione della gestione sotto il profilo socio-economico volto al perseguimento dello sviluppo sostenibile delle aree interessate".

Questo prima che un altro pò dei nostri soldi nelle aree delimitate dai segnali dei satelliti spariscano in abissi ben più profondi di quelli del nostro bel Tirreno, senza mai più riapparire.