Mentre i magistrati colpiscono a Napoli,
guardiamo esterefatti a
PARCOLANDIA
La nautica, purtroppo, ancora una volta e
senza colpe è stata sbattuta in prima pagina. È
accaduto a Napoli il 9 luglio, quando un magistrato, riscontrando
delle irregolarità nelle concessioni demaniali di alcuni
gestori di ormeggi e procedendo con i dovuti atti di ufficio, ha
deciso anche il sequestro di numerose imbarcazioni da diporto (i
giornali parlano complessivamente di circa 600) all'ormeggio nei
loro posti barca. Immediati i titoli a 6 colonne sui giornali
locali: "500 barche sequestrate a Borgo Marinaro e a Mergellina".
E nei giorni successivi, sempre con grande risalto, sono seguite
notizie sull'aggiornamento dei fatti, le richieste di dissequestro
accolte col contagocce ecc. Il provvedimento del magistrato che ha
inopinatamente coinvolto 500 incolpevoli diportisti nelle vicende
dei gestori, ha suscitato grande scalpore a Napoli e in tutta
Italia. Ma a contribuire allo shock dell'evento tra gli
appassionati, ci hanno pensato i giornali con i loro titoloni,
seminando il terrore di vedersi improvvisamente condizionati anche
in altre darsene. Insomma, un pò per i magistrati che
colpiscono nel mucchio senza preoccuparsi delle conseguenze, un
pò per la carenza, tipica dell'estate, di avvenimenti
importanti, che ha sbattuto la nautica in prima pagina, si
è riusciti a far danno al settore più in quelle 24
ore che in tutti i primi sei mesi del 1999.
L'evento suddetto e altri che coinvolgono
diportisti incolpevoli, sono altrettante mazzate per una piena
ripresa della nautica. Sono iniziative che testimoniano di
un'attenzione sempre negativa verso le barche e portano la gente a
chiedersi: Compro una barca? Ma chi me lo fa fare!
Questo modo di agire ci sembra dissennato,
anche se certamente avrà le sue basi giuridiche. Ha voglia
di dire, il Ministro Treu, che sono allo studio nuovi
provvedimenti, tra cui anche l'abolizione della tassa di
stazionamento, per manifestare la volontà politica di
questo governo a un rilancio della nautica.
A che serve, se poi, con colpi di scena del
tipo succitato, si toglie l'uso delle proprie barche a 500
incolpevoli utenti il 9 luglio, proprio quando iniziano quei
trenta giorni che rappresentano la stagione nautica? È
facile comprendere quanto ciò sia disincentivante per chi
già possiede un'imbarcazione e come svolga un effetto
deterrente nei confronti di chi invece pensi di acquistarne una.
Mentre all'estero si ha un vero e proprio culto per le barche e
rispetto per gli appassionati che le usano, in Italia non passa
stagione o anche mese che non ci sia qualche iniziativa contro o
quanto meno di disturbo. E allora alla passione subentra il
disgusto, con la voglia di cambiate al più presta
l'attività di tempo libero. E per un paese che ha i suoi
famosi ottomila chilometri di coste ciò significa
rinunciare a grandi possibilità di sviluppo economico e
occupazionale.
L'auspicio è che al momento in cui
saranno pubblicate queste note il problema di Napoli si sia
risolto. Se ciò non fosse sarebbe estremamente grave. Non
abbiamo alcun potere per intervenire, ma possiamo svolgere la
nostra funzione di informazione, segnalando "a chi puote" il danno
che iniziative di questo tipo producono al settore.
Ma non è solo questo il problema
dell'estate. Rimane apertissimo quello dei parchi marini e
particolarmente quello della Maddalena. I fatti ci danno ragione:
l'ambiente è l'ultimo pensiero. Attualmente si pensa solo a
far fruttare l'immensa concessione ricevuta per grazia divina. Del
resto, abilmente, tutti i parchi marini italiani sono stati
classificati di classe 2 e possono essere pienamente sfruttati
turisticamente (se, invece, fossero di classe 1 dovrebbero essere
gestiti direttamente dallo Stato a fini esclusivamente
ambientalisti n.d.r.). Ciò significa che vi si possono
svolgere tutte le attività turistiche decise dalla
dirigenza dell'Ente Parco, tenendo naturalmente in primo piano
aziende e operatori locali. Da queste parti, a quanto sembra, gli
estranei non sono ben visti, a meno che non paghino, nel qual
caso, per gli ingressi non ci sono limiti. Se poi, pur non essendo
residenti o proprietari di case, trascorrono almeno 15 giorni in
strutture alberghiere o in case d'affitto locali oppure sostano in
strutture portuali o d'ormeggio autorizzate, poste all'interno del
parco, l'ingresso è gratuito. Chi sosta di meno o transita
paga invece 3.000 lire per metro lineare di barca al giorno,
tariffa che è stata notevolmente ridotta rispetto a quella
inizialmente prevista dal Regolamento del Parco, in seguito alla
pioggia di proteste pervenute dall'interno dell'area maddalenina e
dall'esterno. Come ci ha scritto un lettore di Desenzano a mezzo
fax "Chi paga non inquina".
Quindi, Cicero pro domo sua, anche se i fondi
del Ministero dell'Ambiente per questo come per altri parchi
marini e nazionali sono pagati, con le tasse, da tutti gli
italiani. Purtroppo la legge istitutiva dei parchi marini consente
questo prelievo forzoso al quale non corrisponde alcuna offerta di
servizio. Mentre proibire l'ingresso al parco per fini di
salvaguardia ambientale ha un senso, non è accettabile
l'ingresso a pagamento senza che vengano offerti in cambio
servizi. Inoltre, non ci sembra costituzionale questa divisione
tra residenti e affittuari che non pagano e diportisti di transito
che pagano.
Sacrificati le sabbie rosa di Budelli e
qualche altro scoglio, nel parco si può fare tutto
purché si passi attraverso l'Ente gestore, che deve
autorizzare tutto. L'organizzazione di Parcolandia è
partita e visto l'andazzo e i ricavi che se ne possono trarre,
anche gli altri Comuni del circondario tentennano. Ora, non sono
più contrari al parco ma cercano d'entrarvi.
Anche l'opposizione dei porti turistici
vacilla. Visto e considerato che tutti o quasi hanno nelle loro
mire raddoppi o ampliamenti di posti barca che devono passare al
vaglio degli enti locali e regionali preferiscono un atteggiamento
più soft. Così, pur tra proteste d'innocenza e
dichiarazioni di intenti, le direzioni dei porti turistici hanno
accettato di vendere gli ingressi ai loro clienti per conto
dell'ente parco, togliendo a questo dal fuoco tutte le castagne
dell'improvvisazione e della disorganizzazione. La scusante?
Vogliamo semplificare la vita ai nostri utenti.
Che dire? Con politica che una volta sarebbe
stata definita democristiana, il ricco unto del parco marino sta
sporcando tutti. E l'ambiente?