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LE COMUNICAZIONI SATELLITARINel campo delle comunicazioni in mare dopo alcune anticipazioni sperimentali, da tempo sono divenuti operativi, affiancati ai vari sistemi satellitari per la ricerca ed il soccorso (ARGOS, EPIRB, ELT ecc.), quelli destinati alla comunicazione tra utenze Articolo di Pubblicato su Nautica 397 di maggio 1995 |
INMARSAT, SENTIAMOCI DOMANINella paginetta pubblicitaria un signore cammina stringendo la maniglia di una valigetta scura, tipo ventiquattrore, la stessa che poi compare aperta su un tavolo. La parte superiore, come fosse un coperchio, è staccata e orientata a una finestra, mentre dall'altra spunta una cornetta telefonica che lo stesso personaggio usa tranquillamente per parlare. La didascalia recita: "In questa ventiquattrore c'è quanto vi serve affinché dalla stanza di un hotel, dall'auto, da una barca, in mezzo a un deserto o da qualsiasi località remota possiate telefonare e parlare con chiunque nel mondo".
Ricordate le trasmissioni del 1991, quando si vedeva il famoso Peter Arnett che da Baghdad per la CNN inviava direttamente dalla terrazza dell'hotel Rashid alla sua rete televisiva le prime notizie su quanto avveniva nella capitale irachena? C'era una voluminosa trasmittente poggiata in terra un ombrello riflettente aperto diretto in alto, evidentemente verso l'orbita di un satellite. È un'immagine che, se appartiene al passato, sta a ricordare come questa attrezzatura anche un pò ingombrante sia stata all'epoca protagonista assoluta dell'informazione che tutto il mondo ha ricevuto durante la guerra del Golfo. Oggi (1995 n.d.r.) di quel voluminoso apparato professionale è rimasto ben poco, dato che le comunicazioni satellitari in fonia sono entrate nel comune uso civile e tutto viene ora contenuto anche in una ventiquattrore. Per tutti quindi comunicare anche in condizioni impossibili, valicando deserti e confini armati, è divenuto più facile e fa parte del balzo tecnologico che ogni conflitto porta con sé, ispirando nuovi prodotti per l'utilizzo civile. Nel campo delle comunicazioni in mare dopo alcune anticipazioni sperimentali, da tempo sono divenuti operativi, affiancati ai vari sistemi satellitari per la ricerca ed il soccorso (ARGOS, EPIRB, ELT ecc.), quelli destinati alla comunicazione tra utenze. Il 1991 ha segnato l'inizio delle utilizzazioni pratiche, dopo un periodo di sperimentazione iniziato negli anni '60 e concretizzato nel 1979, del sistema INMARSAT (International Maritime Satellite Organisation), a cui è stata affidata tutta la gestione delle comunicazioni civili in mare. Ora tutti i servizi di INMARSAT sono divenuti commerciabili e le applicazioni anche nel campo della navigazione non solo commerciale ma anche da diporto sono innumerevoli. Il sistemaQuattro satelliti geostazionari interconnessi sono in grado di raccogliere segnali radioelettrici provenienti dalle quattro aree di copertura in cui è stato suddiviso il globo: AOR Est, AOR/Atlantico Est-Ovest, IOR/Indiano, POR/area del Pacifico. Lungo l'equatore sono situati rispettivamente a 63°W, 26°W, 63°E, 180°.I segnali radioelettrici da qualsiasi punto provengano sono raccolti e rimandanti dal satellite ricettore a stazioni terrestri del sistema che provvedono, dopo l'elaborazione necessaria alla decodificazione, a inserirli e avviarli verso le sedi di utenza. I segnali possono essere trasmessi e ricevuti o in "modo" fonia o in "modo" telex. Cessa con questo un vincolo con le comunicazioni in onda corta, che sfruttano la rifrazione ionosferica e comportano il sempre problematico rapporto per il collegamento telefonico con le sovraffollate stazioni radiomarittime. Il satellite collega i due corrispondenti facendo intervenire a terra stazioni di smistamento dei segnali stessi (stazioni link). È il primo passo per un domani nel quale questa mediazione non sarà più necessaria e il collegamento avverrà direttamente dal satellite all'utente destinatario; 55 paesi hanno contribuito a finanziare e sviluppare questo complesso, che oltre ai satelliti comprende le varie stazioni a terra e le complesse strutture tecnologiche che permettono alle organizzazioni pubbliche e private interessate di realizzare un assieme di servizi, da quelli telex e telefonici ai facsimile meteo e all'assistenza marittima in genere, compresa quella medica, sino al controllo delle carte di credito internazionali. Ma la parte prevalente del sistema è volta alla sicurezza delle comunicazioni tra e con i mezzi marittimi; l'organizzazione INMARSAT ha studiato e proposto i sistemi Standard, sperimentati sin dal 1983 e destinati, grazie al punto di perfezione a cui sono giunti, ad essere il mezzo di comunicazione più usato in mare nei prossimi anni.
Nato prima degli altri, lo Standard A è composto da un impianto abbastanza voluminoso; particolarmente vistosa l'antenna "radome" che campeggia sulle navi e sulla coperta anche di qualche unità da diporto di dimensioni notevoli. Il sistema A rende possibile comunicazioni in fonia e il collegamento con la rete dell'utenza telefonica di tutto il mondo; gli utenti sono già più di 250.000. Gli svantaggi consistono nel costo elevato dell'impianto, nel volume dello stesso e nel consumo di energia; ciò nonostante è piuttosto diffuso e il suo impiego su navi di ogni tipo è sempre più frequente. Oggi un impianto di questo tipo viene a costare sui 50- 60 milioni. Più pratico, meno costoso e ingombrante il sistema Standard C che pur essendo più elementare, in quanto permette solo una comunicazione di tipo "telex" e non in "fonia", ha il grande vantaggio di un'antenna minima, facilmente installabile su qualsiasi mezzo e a costi relativamente contenuti. Facciamo conto di poterlo agevolmente installare su un mezzo da diporto con una quindicina di milioni. Attuazione praticaCol 17 gennaio 1991 il sistema Standard C è divenuto commerciale tramite varie organizzazioni concorrenti a livello europeo e viene usato oltre che per impieghi terrestri anche da organizzazioni di servizi, ad esempio una grande rete che deve gestire una flotta di charter nautici. Si tenga presente che il sistema non ha una gestione elementare e per la sua complessità e la preparazione richiesta agli operatori è preferito da chi in mare ci va per professione più che dal semplice diportista.Per le grandi regate oceaniche, oltre a frequenti apparizioni su alcune barche della Whitbread dello Standard A - che nonostante l'antenna voluminosa è riuscito ad essere agevolmente contenuto nei maxi - si è diffuso lo Standard C, che compare per la prima volta alla Transat des Alizés del 1991 su tre barche italiane, "Safilo", "Charles Jourdan" e "Cipolla". Poi sul "Gatorade" nel 1990 e all'ultima edizione della Whitbread su tutte le imbarcazioni in gara, compresa "Brooksfield". La società Europ Assistance, che ha avuto modo di installare a suo tempo quella di "Gatorade", ha attualmente ancora un terminale su "Kayla" in navigazione attorno al mondo. Ora le cose sono passate dalla fase sperimentale alla commercializzazione, anche perché in Italia la Telemar, entrata recentamente nel gruppo Telecom, gestisce il servizio anche per il diporto e tra l'altro vanno sempre più migliorando le tariffe stabilite a livello internazionale per le varie società e organizzazioni che all'estero gestiscono questo tipo di servizi. A titolo indicativo diciamo che la tariffa attuale, per lo Standard C, si aggira sulle 4130 lire al minuto per la tratta satellitare, alla quale va aggiunta quella normale richiesta alle stazioni di terra che raggiungono l'utenza telefonica o telex. Siamo comunque sulla base delle 5mila lire al minuto tenendo presente che mentre per lo Standard A la comunicazione in fonia è in tempo reale e i costi sono nelle ore di punta sensibili, per lo Standard C pur essendoci l'inconveniente dello "store and forward" (che viene spiegato più oltre) il messaggio telex è compresso, quindi più rapido nei tempi di occupazione del satellite e di conseguenza meno costoso. Per quanto ci riguarda direttamente, la stazione ricevente italiana creata da Telespazio al Fucino è disponibile per i servizi su Standard A e Standard C, mentre per quello del nuovo Standard M ci si deve per ora rivolgere ancora all'estero e alle concorrenti più convenienti quali ad esempio la danese di Blavand o la francese di Plemeur-Bodou (vicino Tolosa). Sono comunque già disponibili per i due sistemi sopra indicati le chiamate terra/bordo a mezzo di un comunissimo prefisso di tipo telefonico. Trasmettitori oggi e domaniStandard AI "radome" degli Standard A che torreggiano sulla coperta dei grandi yacht non sono utilizzabili per le imbarcazioni da diporto minori. All'epoca della guerra del golfo vi furono le intelligenti antenne che si possono allestire ovunque aprendole a ombrello. Oggi ne compaiono anche alcune di sottile maglia metallica che non risentono del vento; le abbiamo ritrovate recentemente in Piemonte dopo le inondazioni, adottate dalla protezione civile.Per quanto riguarda l'impiego in mare si può dire che oltre all'ingombro, nonostante i vantaggi fondamentali del suo utilizzo, il costo - ancor oggi sui 50 milioni - dello Standard A ha portato il sistema lontano dal mondo delle barche anche grandi. Per trasmettere dall'altomare indipendentemente dal possesso o meno di grossi apparati in SSB in onde corte (voracissimi di corrente elettrica), i piccoli yacht devono ancora ricorrere all'abusiva e pericolosa utilizzazione delle frequenze assegnate, sulle onde corte, ai radioamatori. Tuttavia bisogna accettare il fatto che lo Standard A, per gli yacht di dimensioni attorno a 20 metri, è ancora la migliore soluzione per ogni tipo di comunicazione; si può operare sia in telex che in fonia e utilizzare un'innumerevole gamma di servizi; sinora è il sistema esistente più chiaro e sicuro, che tra l'altro garantisce la riservatezza della comunicazione. Comunque per il momento lo Standard A non è consentito in Italia ai privati, anche se sono in corso pressioni sul ministero delle Poste per liberalizzare le concessioni, in linea con la normativa sull'energia dettata dalla Comunità Europea. In Italia tuttavia esistono una cinquantina di grandi yacht (appartenenti evidentemente a società) che lo utilizzano; in Francia 76, in Germania 36, in Inghilterra 342, negli USA 159, in Canada e Australia 31, in Libano 64. Standard CUna grande proposta per le unità minori è giunta tempo fa dallo Standard C, un apparato contenutissimo e portatile (7 kg), antenna conica omnidirezionale di modestissimo volume (cm 30 di diametro) e quindi facilmente applicabile in coperta (si può anche non installarla in quota), costo attorno ai 15 milioni.Unica limitazione attuale, che peraltro è quella che ne condiziona la diffusione, è la possibilità di ricevere e trasmettere solo in "modo" telex e con la limitazione dello "store & forward" (il messaggio parte dall'emittente, viene compresso e il package che ne risulta viene poi trasmesso e decodificato dalla stazione, che lo riceve dal satellite e che in modo telex lo avvierà all'utente finale). Con l'inizio dell'impiego pubblico nel 1991, varie organizzazioni italiane hanno installato unità di Standard C. I costi della comunicazione anche qui sono di circa 5000 al minuto e con una concorrenza che si va organizzando i prezzi oscillano sempre in calando. Su scala mondiale funzionano già un migliaio di impianti di questo tipo. Nuova generazione degli standardC'è stata una certa attesa per lo Standard B, annunciato da tempo, una versione digitale dell'A con prestazioni nettamente superiori (fonia e telex) ma con volumi più ridotti; avrebbe interessato anche il mondo della nautica. Ma la proposta è rientrata per fare posto a un nuovo Standard contrassegnato con la lettera M, avente le caratteristiche di A e di C e con la specifica attitudine a essere ottimizzato informaticamente per l'utilizzo su mezzi leggeri terrestri e conseguentemente anche su quelli nautici.È un punto di arrivo importante per il mondo del diporto in quanto il nuovo M offre tutti i vantaggi dei sistemi precedenti a costi (in rapporto all'A) contenuti, possibilità di realizzare una gamma estesa di servizi, facile collegamento alle stazioni a terra. Non esiste poi nella gestione di questo apparato quella preclusione psicologica frequente in chi naviga non professionalmente verso un dispositivo complesso come il C, che tutto sommato va seguito da persona che abbia familiarità con l'informatica e con la gestione di un terminale. Lo Standard M, i cui costi sono attualmente per la versione marina sui 35 milioni (quello terrestre viene a costare sui 28), con la sua tecnica sofisticata tutta basata su algoritmi costituisce veramente anche nel mondo del diporto nautico un nuovo modo di comunicare; e anche il suo costo, come già per il GPS, si va abbassando e si ridurrà vistosamente (diciamo anche la metà di quello attuale). Così dicasi per i costi delle comunicazioni, causa una situazione concorrenziale che si va stabilendo tra vari gestori. E per un futuro non vicinissimo ma vicino? È proprio il caso di dire che nessuno può dormire!!! Anche INMARSAT sta lavorando per creare ancora qualcosa di nuovo, questa volta nel mondo dei cellulari: un nuovo rivoluzionario apparato universale in grado di operare da e per qualsiasi punto del globo, un piccolo apparato forse contenibile, come il "telefonino", nel taschino di una giacca... Quel giorno anche lo Standard M, meraviglia del momento, potrebbe scomparire. Inmarsat comunicazioneScheda Standard C
Costo: attorno ai 14-16 milioni Scheda Standard M
Costo della versione marina: attorno ai 35 milioni |