
A cura di Giovanni Bonini
Pubblicato su Nautica 564 di Aprile 2009
Calcolo personalizzato delle fasi lunari e dell'orario del sorgere e
tramonto del sole e della luna in tutto il mondo e per qualsiasi
giorno dell'anno
La sezione del brogliaccio dedicata all'astronomia
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IL CIELO DI APRILE
Nei numeri di febbraio e marzo,
abbiamo dedicato ampio spazio alla
cometa C/2007 N3 Lulin, di cui proponiamo un'immagine in questa
pagina. Essa è stata scattata da Karzaman Ahmad, dal Langkawi
Observatory (http://www.angkasa.gov.my/langkawi_observatory). Durante
lo scorso mese di gennaio, questo promettente astro chiomato si
è rivelato un pò più debole di quanto
inizialmente sperato, ma ci ha regalato un'interessante anticoda
prospettica, che è riconoscibile anche nell'immagine qui
proposta. Mentre la coda di una cometa è sempre rivolta in
direzione antisolare, l'anticoda prospettica sembra allungarsi verso
l'astro del dì: si tratta di un effetto di pura prospettiva,
legato alla particolare geometria dell'incontro.
Le Liridi
Agli astri chiomati sono legate le stelle cadenti e aprile ci offre
l'opportunità di cimentarci nell'osservazione di un
interessante sciame di meteore, che sembrano irradiarsi tutte da un
unico punto celeste, ubicato nella piccola costellazione della Lira.
Essa contiene la brillante Vega, uno degli astri più luminosi
fra quelli del cielo boreale. Queste belle stelle cadenti sono
visibili nel periodo che va dal 16 al 25 aprile e appaiono con
maggiore frequenza verso il ventiduesimo giorno del mese. Di solito
l'attività delle Liridi è abbastanza contenuta e
soltanto di rado è possibile ammirarne qualche decina ogni ora.
Questo sciame di meteore è osservabile prevalentemente
dall'emisfero boreale, ma può essere seguito anche da alcuni
siti ubicati a Sud dell'equatore. Le Liridi hanno una velocità
di circa 49 km/s.
Lo Zenital Hourly Rate (ZHR)
Ne avete mai sentito parlare? Si tratta del principale indice che
sintetizza l'attività di una data pioggia di stelle cadenti.
Più è grande, meglio è. Esso può essere
previsto, grazie a sofisticati modelli predittivi di natura fisica e
matematica. Può anche essere calcolato a consuntivo o stimato a
posteriori, partendo dalle osservazioni condotte. Il tasso orario
zenitale (Zenital Hourly Rate in Inglese) indica il numero di meteore
che un ipotetico osservatore potrebbe ammirare in un'ora, se si
trovasse in condizioni ideali. Poiché queste, in genere, non
sono mai raggiunte, il numero di stelle cadenti effettivamente
visibili in un'ora è inferiore, a volte anche in maniera assai
sensibile, a quello teorico, espresso dallo ZHR. Il tasso orario
zenitale di un dato sciame di meteore non è costante, ma
può variare nel tempo, non solo di giorno in giorno, ma anche
da un anno all'altro. In alcuni casi le fluttuazioni sono abbastanza
contenute. In altri, invece, sono incredibilmente marcate. Un esempio
in tal senso è costituito dalle spettacolari Leonidi di
novembre, che alternano semplici apparizioni a maestose tempeste
meteoriche. Lo ZHR riflette la densità della nube di meteoroidi
attraversata dal nostro bel pianeta azzurro, che può essere
calcolata proprio partendo dal tasso orario zenitale. Principalmente a
causa della loro velocità, i meteoroidi rappresentano una vera
e propria minaccia per tutti i satelliti artificiali, oltre che per
l'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
L'occultazione di Venere
Il 22 aprile il nostro satellite naturale nasconde il secondo pianeta
del sistema stellare in cui viviamo, ma il fenomeno non è
visibile dall'Italia.
La massima elongazione di Mercurio
Ha luogo il 26 aprile, ma questo pianeta interno si mantiene in buone
condizioni di visibilità per tutto il periodo compreso fra la
fine del mese e l'inizio di maggio. Proprio il 26 aprile, l'estrema
vicinanza a un'esile falce lunare agevola la ricerca di Mercurio, che
è uno dei pianeti maggiormente elusivi e più difficili
da osservare, principalmente a causa della ridotta distanza che lo
separa dall'astro del dì.
Gli ammassi stellari globulari
Se osservati con un buon binocolo da marina, appaiono per lo
più simili a delle dense palle di luce, dal bordo un pò
sfumato. Un telescopio di discreta fattura, invece, li risolve in una
miriade di stelle e stelline, tutte addensate in una ristrettissima
regione celeste, di solito molto più piccola delle dimensioni
apparenti del nostro satellite naturale. Se ci trovassimo sulla
superficie di un ipotetico pianeta, in orbita attorno a uno dei tanti
astri che costituiscono il nucleo di un ammasso stellare globulare, il
giorno sarebbe sempre privo della notte: avremmo, infatti, soltanto il
dì. Il cielo primaverile ci offre la possibilità di
ammirare un ammasso stellare globulare di buona luminosità: si
tratta dello spettacolare M13, situato nella costellazione di Ercole.
In condizioni favorevoli, esso è facilmente riconoscibile anche
a occhio nudo, apparendo simile a una debole stella, leggermente
sfuocata. La visione migliora enormemente con un buon binocolo da
marina, ma, per risolverlo in stelle, occorre un telescopio da sei o
otto centimetri di diametro, usato a ingrandimenti da medi ad alti.
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