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KITESAILING
A VELA CON GLI AQUILONI

Articolo di
Silvio Dell'Accio

Aquilone


ALI NEL VENTO

Recentemente, trattando della sopravvivenza in mare, ho accennato alla possibilità di usare gli aquiloni come vele di emergenza. Quell'articolo ha destato molto interesse e «Nautica» mi ha consigliato di approfondire l'argomento e di preparare anche dei servizi con dimostrazioni pratiche, usando i modelli più recenti ed efficaci che si possono trovare sul mercato.

Ho scoperto così che, negli ultimi anni, l'evoluzione degli aquiloni (in particolare di quelli da trazione) è stata veramente notevole, tanto che a Roma, Francesca Avenati (una donna simpatica ed intraprendente, già soprannominata «la signora del vento») guida magistralmente la diffusione di un nuovo fenomeno che sembra destinato ad un grande successo: « l'aquilonismo sportivo» sia sulla terra ferma che sull'acqua. è lei che ha fondato qualche anno fa «Aquilandia» (in via Aurelia, 95) organizzando, con ottimi risultati, diverse manifestazioni e, per la prima volta al mondo, una regata internazionale per imbarcazioni trainate da aquiloni!

UN FENOMENO ATTUALE

Insomma, evidentemente oggi il mondo degli aquiloni è in un periodo di particolare fermento creativo, soprattutto a Roma. Vale la pena di dedicargli la massima attenzione. Quindi, "Nautica" ha deciso di iniziare una serie di test e servizi per constatare l'effettiva possibilità di utilizzare gli aquiloni come vele, sia ai fini sportivi che, soprattutto, per l'emergenza, avviando nel contempo una ricerca tecnica, tesa alla soluzione dei relativi problemi.

LA STORIA DEL KITESAILING

Peter Lynn ha scritto che l'uso di aquiloni per il traino di imbarcazioni ha una storia ancora più antica di quella della trazione di veicoli su terra ferma (iniziata probabilmente nel XIX° secolo con George Pocock che, a Bristol, aveva fatto viaggiare così delle carrozze). Illustrazioni risalenti al XVII° secolo mostrano grandi aquiloni utilizzati per tirare navi, anche di notevoli dimensioni, fuori dal porto. Sembra assai probabile che degli aquiloni possano essere stati impiegati, anche prima, per trainare imbarcazioni più piccole o addirittura nuotatori.

PROBLEMI TECNICI

Allo stato attuale, la difficoltà maggiore nell'uso degli aquiloni, come vele sembra essere legata alla complessità del decollo da un'imbarcazione in mezzo al mare, specialmente se ci sono onde formate. Lo stesso Peter Lynn sta lavorando in questo senso ed ha già messo a punto qualche buon sistema. Quelli che sembrano più avanti in questo campo sono, però, i fratelli Legaignoux che progettano aquiloni specifici per la trazione sull'acqua, da più di nove anni e che già producono, in Francia, un sistema formato da un aquilone e da un catamarano gonfiabile di 3,20 metri di lunghezza, lo « WIPICAT» (WI-nd P-ropelled I-nflatable CAT-amaran).

L'aquilone, di concezione molto originale, ha circa 6 metri quadrati di superficie, con una struttura pneumatica gonfiabile totalmente impermeabile e galleggiante, compresi i cavi. Questa «vela volante» dovrebbe essere capace di ridecollare, da sola, dall'acqua, e consentirebbe al piccolo catamarano gonfiabile di rimontare il vento, fino ad una bolina di 60° dal vento reale ed a velocità di oltre 15 nodi.

Ma la situazione è tuttora in fase sperimentale ed è aperta, quindi, alla capacità inventiva di chiunque. Non si sa da che parte potrebbe arrivare la soluzione giusta.

UNA RICERCA STIMOLANTE

"Nautica" intende partecipare a questa ricerca, tanto utile quanto stimolante, e mi ha fornito quindi un paio di imbarcazioni per eseguire i primi test. La signora Avenati ha contribuito con alcuni aquiloni e l'assistenza di suoi esperti collaboratori ed il 19 luglio scorso abbiamo incominciato a far volare diversi aquiloni da trazione in mezzo al mare.

Purtroppo abbiamo avuto sempre poco vento, ma nonostante ciò siamo rimasti molto impressionati dalla incredibile potenza di trazione di un «Peel», da 5 metri di apertura alare, che pesa 900 grammi, non ha nessuna stecca o parte rigida e, ripiegato, entra comodamente in un sacchetto di 40 centimetri di lato. Il "Peel", viaggiando a grande velocità, nelle sue acrobazie crea un notevole vento apparente che può essere anche di tre o quattro volte più forte del vento reale, e questo spiega la incredibile forza di trazione sviluppata da questi tipi di aquiloni ed il grande successo che hanno riscosso tra gli aquilonisti sportivi. Infatti l'abilità nel pilotaggio è determinante, ai fini delle prestazioni raggiungibili.

DIFFICOLTÀ DI DECOLLO

Ma ci siamo anche resi conto dei molti problemi tecnici che restano ancora da risolvere per poter usare questi interessanti tipi di aquiloni per trainare imbarcazioni. Gli inconvenienti che ci sono sembrati più gravi sono stati: la complessità del sistema di brigliatura (quelle centinaia di fili penzolanti tendono, con odiosa perseveranza, ad incattivarsi in qualsiasi sporgenza della barca), ma soprattutto ci è sembrato inaccettabile che il "Peel", se cade in mare, affonda, il suo tessuto si inzuppa e le sue numerose «tasche» (che quando vola sono gonfiate dal vento, per dargli la forma) si riempiono di acqua.

Svuotarlo completamente e farlo ridecollare è veramente difficile!

Gli aquiloni da usare in barca debbono essere ben galleggianti, perfettamente impermeabili, e facili da pilotare e da far decollare, anche da soli.

È FACILE IMPARARE

Comunque abbiamo constatato che in poche decine di minuti è possibile imparare le basi del pilotaggio e che un pilota esperto può riuscire, con qualche semplice accorgimento, a far decollare da solo un aquilone da una barca, ma soprattutto, abbiamo avuto la netta sensazione che, oggi, tutti questi problemi possono essere risolti e probabilmente lo saranno presto. Peter Lynn sta migliorando un sistema di recupero e decollo dell'aquilone dall'acqua che funziona con venti dai 4 ai 18 nodi e mare calmo ed ha in cantiere diversi modelli sperimentali, anche terzarolabili automaticamente (cioè a superficie riducibile a seconda della forza del vento) ed ipotizza che comunque la soluzione migliore, quale vela di emergenza, potrebbe essere un aquilone di tipo «Parafoil» (simile ai paracadute acrobatici) a singolo cavo, regolabile sulla destra, sulla sinistra od al centro del letto del vento, ma anche lui invita tutti alla ricerca poiché teme di aver abbandonato, troppo presto, altre vie che potrebbero invece rivelarsi, in seguito, le più produttive. Noi stiamo attendendo la possibilità di provare le sue ultime creazioni e quelle dei fratelli Legaignoux.

PROBABILMENTE IL MIGLIOR MEZZO DI SALVATAGGIO

L'aquilone può essere un ottimo mezzo di salvataggio. Infatti, come ho già scritto nell'articolo del luglio scorso, a parte l'uso sportivo (che comunque sembra promettente) sono convinto che un aquilone da trazione, di grande potenza, di ingombro minimo, che non richiede albero od altre attrezzature fisse (pericolose in caso di tempo veramente brutto, perché potrebbero favorire il capovolgimento dell'imbarcazione) probabilmente è il miglior mezzo di salvataggio, su una piccola imbarcazione o su una zattera autogonfiante, anche perché può trainare qualsiasi natante in un ampio arco di direzioni, dal lasco, alla poppa (e questo nessuna vela, fissata ad un'imbarcazione completamente priva di deriva, può farlo) inoltre, come anche la regata di kitesailing ha dimostrato, gli aquiloni possono far rimontare il vento, se sono utilizzati su imbarcazioni provviste di deriva.

ALTRO IMPORTANTE VANTAGGIO

Un altro importante vantaggio che gli aquiloni hanno nel confronto con le vele tradizionali è che la forza di trazione può essere orientata esattamente verso il centro idrodinamico dell'imbarcazione e quindi senza nessuna spinta allo sbandamento (vedi figura). Ecco perché fin dal 1978 sono stati usati così spesso per stabilire dei record di velocità. Ed i futuri sviluppi potrebbero essere ancora più interessanti. Pensate a dei lunghi monoscafi senza zavorra, stretti ed affilati, che, trainati da grandi aquiloni, procedono velocissimi, senza il minimo sbandamento!

INCREDIBILI RECORD DI VELOCITÀ

Le ricerche sui nuovi tipi di aquiloni da trazione, specialmente per fini sportivi e per stabilire record di velocità, sono in rapida evoluzione in tutto il mondo.

In Francia, sempre i fratelli Legaignoux , hanno realizzato una serie di aquiloni, a quattro cavi, progettati per il kitesailing che vanno dai 7 ai 17 metri quadrati ed il team francese « Durand» ha dichiarato di aver raggiunto con queste «vele volanti» i 38 nodi sulla base dei 500 metri!

I TIPI PIÙ USATI

Esistono diversi libri e manuali che spiegano come costruirsi e come far volare i principali tipi di aquiloni e sia Peter Lynn che Nop Velthuizen ne hanno scritti recentemente altri due, aggiornati con le ultime novità, che dovrebbero essere pubblicati al più presto.

Comunque i tipi in commercio più usati per la trazione sono, attualmente:

I «Peel» completamente "soffici" di forma rettangolare con le estremità rastremate e controllati con due cavi. Probabilmente oggi sono i migliori aquiloni da trazione costruiti in serie. Esistono in dimensioni da 3,6 - 5 - 6,5 e 10 metri quadrati e possono essere equipaggiati con un sistema di terzaroli automatico (reefing) per ridurne la trazione, fino al 25%, se il vento rinforza troppo. Hanno un sistema di briglie molto complesso che rende difficile il decollo da una imbarcazione e non sono galleggianti né impermeabili.

I «Quadrifoil» soffici, rettangolari, con quattro cavi e tante briglie. Probabilmente i quattro cavi sono il meglio per raggiungere le massime prestazioni con un aquilone da trazione, ma il loro pilotaggio è più difficile ed i modelli attuali necessitano ancora di sperimentazione e messa a punto. Quando cadono in acqua hanno le stesse difficoltà dei "Peel" per ridecollare.

I «Flexifoil» sono di varie grandezze, da 120, 180, 250 e 280 centimetri di apertura alare, costruiti in serie e, su ordinazione, anche da 380 e 480 centimetri. Rettangolari, con una sola stecca, senza briglie e con due cavi, sono utilizzabili in «treno» cioè in più esemplari, contemporaneamente, legati l'uno sull'altro. Sono i capostipiti di tutti gli aquiloni da trazione e sono stati utilizzati dal 1978 da Ian Day, su di un catamarano «Tornado» modificato (lo «Jacob's Ladder») che è riuscito a stabilire un record mondiale di velocità a vela (oltre 25 nodi, sulla base dei 500 metri) che ha resistito dal 1982 al 1988. Probabilmente sono ancora i più conosciuti e popolari. Meno efficienti dei "Peel" sono però più semplici da usare per l'assenza delle briglie e per la stecca che li tiene comunque distesi. Ma le parti rigide, in aquiloni che volano molto veloci, possono essere pericolose. Quando cadono in acqua, affondano rapidamente per il peso della stecca rigida ed hanno gli stessi problemi dei "Peel".

Lo «Speedwing» di forma a delta, con due cavi, e tre stecche, utilizzabile in treno. Questo modello è il migliore per la trazione fra tutti gli aquiloni a struttura completamente rigida. Più facile da controllare e da far decollare di quelli soffici, quando cade in acqua è però il più veloce ad affondare, a causa delle numerose stecche rigide, ma è meno difficile da far ridecollare, perché non ha tasche che si riempiono di acqua.

Lo «Wipicat» di forma rettangolare ad estremità rastremate ad angolo acuto, con struttura pneumatica gonfiabile, ha una superficie di circa 6 metri quadrati. In volo si dispone con un profilo a semicerchio. Ha due cavi principali (più due per il controllo della posizione in volo) che scorrono dentro il bordo di attacco. Galleggiante ed impermeabile, è l'unico progettato espressamente per la trazione di imbarcazioni; dovrebbe quindi essere il migliore per gli scopi che ci interessano. Stiamo attendendo la possibilità di provarlo.

COME VOLANO GLI AQUILONI ACROBATICI A PIÙ CAVI

Nel sistema più comune di pilotaggio degli aquiloni a due cavi, l'aquilone ruota intorno al cavo più teso (vedi figure) e quindi si dirigerà verso la vostra destra se tirate di più il cavo che tenete nella mano destra e viceversa. Quelli con quattro cavi possono variare anche la loro incidenza rispetto al vento, ottima cosa per regolare la forza di trazione, la manovrabilità e la stabilità, ma che si paga con una maggiore complessità del sistema delle briglie e quindi della manovra del decollo ed, in genere, anche del pilotaggio. Quelli soffici sono meno ingombranti, quando ripiegati, e di solito, a parità di superficie, tirano di più. Quelli rigidi sono più facili da far decollare e da manovrare, ma più pericolosi in caso di incidenti.

Per ottenere la massima trazione nelle andature portanti (cioè dal vento in poppa, al gran lasco) si deve pilotare l'aquilone in modo che compia, nella direzione voluta, delle continue traiettorie ad «8» in questo modo l'aquilone crea un vento apparente considerevolmente più veloce del vento reale che aumenta notevolmente la forza di trazione sviluppata (vedi illustrazioni).

Risalendo il vento, di bolina, invece, si mantiene l'aquilone in una posizione stabile, facendolo procedere parallelamente all'imbarcazione. In quest'ultimo caso infatti il vento apparente aumenta comunque, perché l'aquilone va incontro al vento reale e non sarebbe quindi conveniente fargli eseguire traiettorie acrobatiche (vedi illustrazioni).

Lo «Wipicat» dei fratelli Legaignoux è invece pilotato con un sistema di cavi scorrevoli, dentro il bordo di attacco, che ne modifica la forma. L'effetto è l'inverso di quello più comune, cioè tirando il cavo destro si provoca lo spostamento dell'aquilone verso sinistra e viceversa. Comunque questo tipo di aquilone non sembra in grado di eseguire vere e proprie acrobazie ad alta velocità, ma dovrebbe essere molto semplice da pilotare, oltre che da far decollare.

PARAFOIL A CAVO SINGOLO

I "Parafoil" a cavo unico, invece, possono essere regolati modificando opportunamente la tensione delle briglie, perché si dispongano sulla destra o sulla sinistra del letto del vento. Non necessitano quindi di nessun pilotaggio, ma, almeno per i primi modelli che ho provato, tirano molto di meno e possono disporsi in un arco di direzioni molto più ristretto, rispetto a quelli pilotabili con due o più cavi (circa 60° ). Comunque è molto probabile che il futuro aquilone da usare come vela di emergenza sarà proprio un grande "arafoil" terzarolabile, perfezionato e migliorato nella sua forza di trazione e soprattutto nella sua capacità di disporsi in un più ampio arco di direzioni.

E, poiché l'aumento della forza di trazione è strettamente connesso con la possibilità dell'aquilone di descrivere veloci traiettorie acrobatiche, per creare un forte vento apparente, forse l'aquilone ideale da sistemare nelle future dotazioni di emergenza di tutte le zattere da salvataggio o comunque da portarsi su tutte le piccole imbarcazioni è un parafoil con un'instabilità programmata e regolabile che lo porti ad eseguire automaticamente (ovvero senza bisogno di pilotarlo) rapide traiettorie acrobatiche in una direzione, che possa essere scelta, in un settore ampio almeno 120° .

ATTENTI ALLA SICUREZZA

La trazione di questi tipi di aquiloni è incredibilmente forte e variabile (può arrivare improvvisamente a parecchie decine di chili, durante l'esecuzione di una veloce manovra acrobatica) quindi, durante le prove a terra, è indispensabile un sistema che trasmetta lo sforzo al corpo dell'aquilonista, altrimenti ci si stanca presto le braccia, ma è altresì assolutamente necessario un sistema di sgancio automatico di sicurezza, per non rischiare di essere violentemente trascinati se si perde il controllo della situazione. Nei negozi specializzati potrete trovare delle manopole con efficaci sistemi che sganciano automaticamente i cavi in casi di emergenza (vedi figure).

DOVE «NON» VOLARE

Evitate assolutamente di provare aquiloni in prossimità di aeroporti, strade trafficate, cavi dell'alta tensione o con l'avvicinarsi di un temporale ed anche in mare usate sempre la massima prudenza per evitare danni a voi stessi ed agli altri. Quindi provate solo in acque sgombre, soprattutto sottovento, ed usate sistemi di sgancio automatico dei cavi o fissate i cavi all'imbarcazione, ma solo se questa è abbastanza pesante (almeno qualche centinaio di chili). Tenete presente, infatti, che un grosso aquilone potrebbe trascinare, in modo incontrollabile, una piccola barca, con risultati che potrebbero essere disastrosi!

INCIDENTI INDICATIVI

Lo stesso Peter Lynn racconta di essere stato tirato sott'acqua da un'imbarcazione rovesciata, alla quale era rimasto legato dai cavi dell'aquilone. Fortunatamente è riuscito a liberarsi rapidamente mentre la barca ha continuato a filare per qualche miglio, fino a che non si è bloccata su uno sperone roccioso, mentre l'aquilone continuava, imperterrito, a volare.

Un'altra volta gli è capitato di intrappolare e rovesciare un catamarano di più di 4 metri, con le manopole che erano rimaste attaccate ai cavi di un aquilone che gli era sfuggito (anche i migliori sistemi di sgancio automatico non sono sicuri al 100%). Ma perfino dei semplici cavi svolazzanti potrebbero causare danni se si impigliano in qualcosa o, peggio, in qualcuno.

SALTI «LUNARI»

È possibile farsi sollevare dai grandi aquiloni da trazione in «balzi» di parecchie decine di metri e questo, soprattutto in mare, può essere molto divertente, ma fate attenzione, perché sulla terraferma può essere anche pericoloso!