
RICHIESTA ARRETRATI
Ordina i numeri arretrati della Rivista Nautica in cui abbiamo pubblicato il corso di vela a partire dal n. 358 (Feb/1992)
Per misurare il grado di apprendimento vi proponiamo 100 quiz:
Accesso all'archivio delle società affiliate alla FIV (Federazione Italiana Vela)
che pratichino corsi di vela per le più diffuse classi veliche
Il grande gioco della vela: il nostro corso online per insegnare la vela ai bambini
COMPETIZIONI
|
|

VIA COL VENTO
Proponiamo la seconda puntata del corso di vela per derive, nella
quale si affrontano le diverse andature e le regolazioni delle
vele, oltre alla tecnica delle virate. Prima che inizi la stagione
delle uscite in mare, tutti i principianti potranno aver appreso
numerose nozioni tecniche utili per mettere in acqua e condurre la
propria imbarcazione
DIFFERENZA TRA LE ANDATURE
Se si sceglie di seguire una rotta non si sceglie anche il tipo
d'andatura né le mure da tenere. Queste sono invece
determinate dalla direzione del vento presente in quel momento e
in quel luogo. Così, se si ha il vento proveniente da Sud,
e dalla Sardegna si vuole idealmente raggiungere la Corsica, non
si può fare di bolina. L'andatura sarebbe già
determinata, e in questo caso è un'andatura portante.
Quindi non si sceglie l'andatura, ma la rotta, e in base alla
rotta e alla direzione del vento l'andatura viene automaticamente
determinata.
Nella prima uscita in barca (scegliete una giornata di vento
leggero) si incontra subito la difficoltà di mantenere una
rotta costante e quindi un'andatura. Si prova ad ovviare a questa
difficoltà puntando con la prora della barca un riferimento
sulla costa (albero, casa) e ogni qualvolta il vento, le onde o la
corrente spostano la prora da una parte o dall'altra del punto che
si sta fissando, si corregge la rotta con continui, leggeri
movimenti del timone.
Cambiando più volte le direzioni, e quindi i riferimenti
sulla costa, si impara a mantenere una rotta, a regolare le vele
(lascandole fino al limite del fileggiamento e ricazzandole, e
saranno utili in questo caso i nastrini segnavento posti sulle
sartie) a riconoscere le diverse andature. Si può e si deve
fare la stessa cosa anche senza l'aiuto della costa: con le vele a
segno (ben regolate), proviamo ad orzare piano piano, cazzando
progressivamente anche le vele, fino a portare la prora al vento.
La barca si ferma e le vele sbattono al centro. Sono vani gli
sforzi per cazzarle e farle gonfiare. Come abbiamo già
detto se da questa posizione, tenendo le vele cazzate, si puggia
un pò, solo quanto basta per far portare (gonfiare) le
vele, la barca riprende a navigare e di bolina. Per mantenere
questa andatura c'è come riferimento l'angolo morto; quindi
il metodo più facile è quello di dare un piccolo
colpo di timone all'orza, fino a quando le vele, che teniamo
cazzate, cominciano a fileggiare. Così facendo avvertono
che stiamo entrando nell'angolo morto e che si deve quindi dare un
piccolo colpo di timone alla puggia, quanto basta per farle
rigonfiare.
Il metodo di «nasare» in continuazione il vento entrando
appena nell'angolo morto per un attimo come fosse un «muro di
gomma» e riuscendone subito dopo, dà la sicurezza di
essere di bolina anche se il vento cambia direzione. Facendo
questo esercizio si deve stare attenti a spostare di pochissimi
gradi la barra del timone riportandola ogni volta al centro per
cercare di seguire una rotta quanto più rettilinea
possibile.
Se si naviga al limite dell'angolo morto, cioè al limite
del fileggiamento delle vele, si dice che la bolina è
stretta.
Se da questa posizione si puggia un pò, riportando poi la
barra al centro subito prima di mettere la barca al traverso della
direzione del vento, e quindi prima dell'andatura di traverso, la
bolina diventa larga. Si devono quindi regolare le vele rispetto a
questa nuova andatura. Cioè lascarle. Per mantenere la
bolina larga si può usare lo stesso metodo di prima,
perché se si orza senza cazzare le vele, mantenendole
cioè come sono, queste cominciano a fileggiare come se si
stesse entrando ancora nell'angolo morto. La via di mezzo fra la
bolina larga e la bolina stretta è chiamata semplicemente
bolina e, come si vedrà, è spesso tra le andature
non portanti o strette, la più conveniente da tenere se si
deve risalire il vento, ossia se si vuole dirigere verso una zona
sopravvento.
Navigando di bolina si nota subito che più si stringe il
vento, ovvero si orza e si avvicina la prora all'angolo morto, e
più la barca sbanda ovvero si inclina, sottovento. Si deve
contrastare questo sbandamento col peso, sporgendosi fuoribordo
con i piedi ancorati alle cinghie, tanto quanto basta a tenere la
barca nel giusto assetto, e per evitare di scuffiare
(rovesciarsi). A questo proposito, e si tornerà
sull'argomento, diciamo subito che se la barca scuffia è
sempre colpa dell'equipaggio. Se nelle prime uscite la barca si
inclina troppo e il peso non è sufficiente a raddrizzarla,
si può evitare la scuffia lascando le vele, in particolar
modo la randa, e mollando il timone. In questo modo la barca si
raddrizza automaticamente portandosi con la prora al vento e
bisogna rientrare subito col peso per evitare di scuffiare
sull'altro lato, quello cioè di sopravvento. In qualsiasi
andatura comunque, la barca deve tendere a conservare un assetto
trasversale neutro, quasi piatta sull'acqua. Può
eventualmente essere un pò sbandata sottovento.
Inoltre, navigando di bolina, oltre ad incontrare problemi per
raddrizzare la barca troppo sbandata, si perde anche in
velocità e ciò che più interessa, lo
scarroccio ovvero lo spostamento in senso laterale della barca,
è maggiore.
Consideriamo una barca a vela che navighi di bolina. Il vento
viene deviato dalla vela e agisce su di essa con una forza
risultante che è circa perpendicolare alla sua corda.
Quest'ultima si può scomporre in una forza parallela
all'asse longitudinale della barca (forza propulsiva), che fa
avanzare la barca, e in una perpendicolare (forza di scarroccio)
che la fa anche sbandare.
Come abbiamo detto, lo sbandamento si contrasta con il peso
dell'equipaggio sopravvento e lo scarroccio viene ridotto dalla
deriva che, con il suo piano (aiutato anche da quello della pala
del timone), offre una notevole resistenza allo spostamento in
senso laterale. Per convincersene si provi ad osservare la scia
della barca prima con la deriva e poi senza, per vedere come
questa si allontana nel secondo caso, in modo evidente, dalla
direzione ideale data dall'asse longitudinale della barca.
Vogliamo andare adesso dal punto «A» al punto «
B». Se si punta «B» e si tiene quella direzione
senza più modificarla col timone, per effetto dello
scarroccio arriviamo in «C». Se mentre avanziamo,
scarrocciando inevitabilmente un pò, si corregge la
direzione puntando la prora sempre verso «B», ci
troviamo prima o poi nell'angolo morto. Solo se invece si punta
con la prora sopravvento al punto «B», su «D»,
di un angolo ideale pari all'angolo di scarroccio, si riesce ad
arrivare in «B».
Concludendo, quindi, bisogna cercare di trovare il giusto
compromesso fra una bolina troppo stretta (dove si stringe di
più il vento e però si hanno uno sbandamento e uno
scarroccio maggiori e una velocità inferiore), e una bolina
troppo larga (dove si stringe meno il vento ma si hanno uno
sbandamento, uno scarroccio minori e una velocità
maggiore).
Dalla bolina poi, puggiando e lascando le vele, fino ad avere il
vento che incontra perpendicolarmente l'asse longitudinale della
barca, proviamo a navigare al traverso. Si mantenga la rotta come
si è fatto in bolina: una volta regolate le vele per il
traverso, non tocchiamole più. Di tanto in tanto si provi
ad orzare fino al limite del fileggiamento per rendersi conto di
quanto ci si è spostati dalla direzione ideale. Si nota
subito che rispetto alla bolina lo sbandamento e lo scarroccio
diminuiscono anche se sono sempre presenti e quindi si deve sempre
mettere il peso sopravvento (si provi anche in questa andatura ad
osservare la scia con e senza deriva). In più la
velocità aumenta anche se la barca, meno sbandata, sembra
più tranquilla. Puggiando ancora un pò, subito dopo
il traverso, navighiamo al lasco e puggiando ancora, subito prima
della poppa, al gran lasco. In queste andature, come suggeriscono
i loro nomi, si devono lascare di più le vele, lo
scarroccio e lo sbandamento diminuiscono ancora e si può
convenientemente sollevare parte della deriva per diminuire la
resistenza dell'opera viva all'avanzamento.
Si deve cercare di mantenere la barca il più possibile
piatta sull'acqua, distribuendo i pesi in modo adeguato. Anche in
queste andature le velocità sono più alte rispetto
alla bolina; questo, come si è già accennato nel
caso del traverso, può non essere evidente. Ma ritorneremo
sull'argomento. Per mantenere tali andature portanti, in assenza
di riferimenti sulla costa da seguire, non ci si può
più avvalere del metodo usato per le boline e il traverso
ma, una volta individuata la direzione del vento e regolate le
vele, si deve solo cercare di procedere diritti dando magari
saltuariamente un'occhiata alla scia che deve essere il più
rettilinea possibile.
Proviamo poi a navigare nell'andatura di poppa. Dal gran lasco
puggiamo e laschiamo al massimo le vele (il boma deve quasi
appoggiarsi sulla sartia), fino a quando il vento viene
esattamente da poppa. Per accorgersene si può tener
d'occhio il fiocco che, quando si è di poppa è
sventato (coperto) dalla randa e si sgonfia. Per farlo rigonfiare,
e aumentare quindi l'ostacolo che le vele oppongono al vento, si
può spiegarlo dall'altra parte (rispetto alla randa), a
farfalla.
In questa andatura lo sbandamento e lo scarroccio sono nulli e si
può quindi sollevare quasi completamente la deriva. La
velocità diminuisce rispetto al traverso e al lasco, e si
vedrà poi perché.
In poppa bisogna prestare maggiore attenzione alla distribuzione
dei pesi per mantenere il più possibile la barca piatta
sull'acqua che invece in questa andatura tende a rollare
(oscillare in senso trasversale), in quanto il vento non la tiene
sbandata, e quindi stabilizzata, da una parte. La poppa è
l'andatura più difficile da mantenere e ci si può
aiutare ancora una volta, in assenza di riferimenti sulla costa,
tenendo d'occhio le vele. Infatti se si naviga a farfalla, ma si
va all'orza, il fiocco tende a passare sull'altro lato indicandoci
che si deve puggiare. Se invece si puggia troppo, è la
randa che tende a passare sul lato del fiocco e si deve evitare
che ciò accada orzando tempestivamente.
Nelle andature portanti, lasco, gran lasco e poppa, si può
incrementare la velocità aumentando la superficie velica, e
quindi l'ostacolo che le vele oppongono al vento, alzando anche lo
spinnaker una vela generalmente colorata a forma di pallone su
cui si ritornerà. Quando si naviga col vento esattamente in
poppa, non esiste a rigore un lato sopravvento ed uno sottovento e
quindi non è chiaro se la barca sia con mure a dritta o a
sinistra .
Convenzionalmente si dice che una barca, in poppa, ha le mure a
dritta se la randa è a sinistra e le mure a sinistra se la
randa è a dritta. Abbiamo navigato per un pò in
linea retta nelle varie andature. Riassumiamo le numerose
differenze notate.
Lo sbandamento e lo scarroccio sono massimi di bolina e decrescono
progressivamente sino ad annullarsi in poppa. La velocità
cresce dalla bolina fino a poco oltre il traverso per poi
decrescere fino ad essere abbastanza bassa, con il vento in poppa
(contrariamente a quanto si potrebbe pensare). L'andatura
più veloce di regola è quindi vicina al traverso.
REGOLAZIONI DIVERSE NELLE VARIE ANDATURE
Si è appena visto che di bolina le vele sono cazzate, e via
via più lascate quando si puggia passando alle andature
più larghe (traverso e lasco). Sono poi lascate al massimo,
col boma che appoggia quasi sulla sartia, in poppa.
Questo ci suggerisce una regola d'oro che dobbiamo sempre
osservare: partendo da una qualsiasi andatura con le vele a segno,
se si orza, bisogna contemporaneamente cazzare, se invece si
puggia si deve contemporaneamente lascare . Si è anche
visto che la dislocazione dei pesi e la deriva devono essere
regolati in funzione dell'andatura.
Infatti il peso del corpo, specie sulle derive, deve spostarsi in
continuazione per mantenere un corretto assetto trasversale e
longitudinale. Nelle andature strette per contrastare lo
sbandamento, il prodiere (la persona cioè che si occupa
delle varie regolazioni e del fiocco) e se necessario anche il
timoniere, devono sporgersi fuori bordo col corpo, salvo essere
sempre pronti a rientrare qualora, per effetto di un indebolimento
del vento, di una vela lascata o di un'orzata eccessiva, la barca
sbandi meno.
Si è già detto delle cinghie cui ancorare i piedi.
Per il prodiere esiste poi su molte derive (ne parleremo più
diffusamente un'altra volta) il trapezio, un sistema per ancorarsi
alla barca portando tutto il corpo fuori bordo. Quando, magari con
vento forte, serve anche il peso del timoniere fuoribordo, questi
per riuscire a governare la barca, usa lo stick, cioè una
prolunga della barra fissata alla stessa con uno snodo. Per
muovere la barra correttamente, il timoniere deve sedere a
proravia di questa e lo stick deve formare con la barra un angolo
ideale di 90 gradi. In navigazione, lo stick non deve mai essere
inclinato verso poppa e, per manovrare correttamente, non deve mai
essere troppo inclinato nemmeno verso prora. Con poco vento
può essere opportuno sbandare sottovento la barca con il
peso. In questo modo si riesce a garantire l'assetto ottimale
(barca quasi piatta sull'acqua, un pò sbandata sottovento)
e, più importante, mantenere le vele sul lato giusto per
effetto del loro peso. Solo in casi particolari è opportuno
sbandare la barca sopravvento, ma se ne parlerà un'altra
volta.
Anche l'assetto longitudinale deve essere più o meno
neutro: il peso deve essere portato più verso prora nelle
andature strette e più verso poppa in quelle portanti.
Bisogna fare attenzione però a non immergere troppo la
poppa, che, essendo larga, offrirebbe una grossa superficie di
resistenza all'avanzamento.
La deriva deve poi: restare completamente abbassata di bolina e al
traverso, quando cioè lo scarroccio è maggiore;
viene tirata su progressivamente sempre di più al lasco e
al gran lasco, fino a tenerla quasi completamente sollevata in
poppa. Se sulla barca la deriva si regola con il sistema a
baionetta (anziché con il più diffuso basculante);
bisogna fare attenzione che la parte di deriva tirata su non
ostruisca il passaggio del boma e del vang. Bisogna ricordare
inoltre, spesso lo si dimentica, di tirarla giù prima di
passare da un'andatura larga ad una più stretta.
CAMBIAMENTO DI MURE
Ogni volta che si vuole mutare la direzione e per far questo, ci
si trova per forza di cose a passare nel letto del vento
(cioè nelle condizioni limite di vento che viene
esattamente da prora o esattamente da poppa), le mure della barca
cambiano, ovvero le vele si spostano sul lato opposto di quello
dove erano prima. Il cambiamento di mure può venir fatto in
due modi diversi: orzando fino a compiere una virata in prora
oppure puggiando fino alla virata in poppa.
VIRATA IN PRORA
Per riuscire a virare in prora bisogna superare l'angolo morto e
quindi ci si trova per un momento controvento, senza propulsione.
è necessario avere il massimo della velocità per
superare con il solo abbrivo il letto del vento, ed è
essenziale, prima di effettuare la manovra, essere di bolina,
né larga né stretta: bisogna infatti, oltre ad avere
il massimo della velocità, ridurre al minimo l'ampiezza
dell'angolo al vento che si vuole superare. Una volta verificato
che si è abbastanza veloci e di bolina (ricordarsi ancora
una volta di guardare anche il sopravvento), il timoniere comunica
ad alta voce (per farsi sentire anche controvento) al prodiere:
«Pronti a virare?». Solo quando questi è
veramente pronto a rientrare col peso e con le scotte del fiocco
ben in chiaro, gli risponde «Pronto». A questo punto il
timoniere avverte, sempre ad alta voce, «Viro», e inizia
progressivamente con il timone (ricordarsi che questo è
sempre un freno e non va usato bruscamente), ad orzare. Non appena
il fiocco comincia a fileggiare, né dopo né prima,
il prodiere, al quale è affidata questa vela, molla la
scotta di sottovento e si sposta a centro barca. Anche il
timoniere, che tiene la randa cazzata e continua ad orzare, si
sposta progressivamente verso l'altro lato. Solo quando le vele
sono passate da sole sulle nuove mure, il prodiere cazza il fiocco
con l'altra scotta, portando il peso bene sopravvento, e il
timoniere riporta gradatamente la barra del timone al centro.
Nella virata in prora bisogna quindi prestare particolare
attenzione al fiocco che deve rimanere cazzato fino all'ultimo
istante, in modo da poter sfruttare finché possibile la sua
spinta propulsiva, e ricazzato sulle nuove mure al momento giusto.
Il timoniere principiante, poi, incontra in virata numerosi
problemi per il passaggio dello stick che oltretutto si può
impigliare nella scotta della randa. Potrà ovviare a questi
inconvenienti, facendolo ruotare verso poppa, prima di passare
sull'altro lato, o esercitandosi nella pratica per trovare un
altro modo a lui più idoneo. Mentre si è nell'angolo
morto si presti attenzione anche ai pesi che devono essere a
centro barca per mantenerla piatta. Quando poi il vento inizia a
gonfiare le vele sull'altro lato, il peso deve progressivamente
spostarsi sopravvento per bilanciare lo sbandamento.
BORDEGGIO CONTROVENTO
Se con una barca a vela si vuole raggiungere una meta molto
sopravvento al punto nel quale ci si trova, non lo si può
fare seguendo un percorso rettilineo perché, come si
è già detto, non si può navigare con il vento
che viene esattamente da prora. Se dal punto «A» si
vuole raggiungere il punto «B» sopravvento, si deve
seguire un percorso a zig-zag, bisogna cioè fare dei bordi
di bolina, alternativamente mure a sinistra e mure a dritta. Tra
un bordo e l'altro, quando si decide di cambiare le mure, si fa
una virata in prora, che se eseguita non correttamente, fa perdere
l'acqua e quindi il tempo che magari si è guadagnato con il
bordo precedente.
Per impiegare il minor tempo possibile per raggiungere il punto
«B», si deve tenere una bolina «intelligente»,
ovvero non troppo stretta, tale cioè da permettere di
navigare con una certa velocità. Resta da decidere quando
è il momento giusto per virare, ovvero per cambiare bordo.
Si tornerà sull'argomento. Per adesso ci basti sapere che
la lunghezza dei bordi è proporzionale alla distanza fra il
punto in cui siamo e la meta, e che questi non devono essere
né molto lunghi, né molto corti. Infatti non ci si
deve allontanare eccessivamente da una linea ideale, data dal
percorso rettilineo «A-B», altrimenti si allunga troppo
il cammino; la regola d'oro in questo caso è di virare
prima di avere la meta al traverso (quando cioè la linea
immaginaria che ci unisce alla meta è perpendicolare
all'asse longitudinale della barca). D'altro canto, se si tengono
dei bordi troppo corti, si devono fare molte virate che fanno
perdere velocità e acqua, specie al principiante.
VIRATA IN POPPA
Se si vuole cambiare le mure, passando con la poppa nel letto del
vento, si deve fare una virata in poppa. Durante questa manovra,
chiamata comunemente strambata o abbattuta, la barca è
sempre spinta dal vento e quindi bisogna accertarsi, prima di
cominciare, di avere sufficiente acqua sottovento. La manovra
corretta, e soprattutto in condizioni di sicurezza, si può
eseguire solo se prima e durante la strambata si rimane col vento
che viene esattamente da poppa.
Descriviamo ora la successione delle manovre da compiere. Dal
lasco si puggia piano piano, lascando le vele; il fiocco che
inizia a sgonfiarsi (perché sventato dalla randa), comunica
al timoniere che si è di poppa (questa volta il segnavento
non è d'aiuto perché influenzato dalle turbolenze
del vento sulla randa. Sono invece utili le increspature sul
mare). Il timoniere quindi, non appena verificato di essere in
poppa, riporta prontamente la barra del timone al centro, magari
prendendo un punto di riferimento a terra per non mutare rotta, e
comunica ad alta voce al prodiere: «Pronti a strambare?».
Solo quando questi è veramente pronto (con la testa
abbassata per permetter al boma di passare e con tutto in chiaro),
gli risponde «Pronto». A questo punto il timoniere
avverte, sempre ad alta voce, «Strambo» e, cazzando
rapidamente tutta la randa, puggia contemporaneamente un pò
per fare in modo di rimanere in poppa (cazzando la randa infatti
la barca tende ad orzare; il perché lo si vedrà
un'altra volta). Il prodiere a questo punto, qualora non l'abbia
già fatto, molla la scotta del fiocco e tirandone l'altra
fa passare il fiocco a farfalla.
Non appena la randa inizia a voler passare da sola sull'altro
lato, né dopo e né prima, il timoniere deve lascarla
il più rapidamente possibile (senza però mai mollare
la scotta) e contemporaneamente dare una leggera contropuggiata
(questa volta sulle altre mure), sempre per mantenersi in poppa
(anche adesso la randa non completamente lascata tende a fare
orzare la barca).
Infine, non appena lascata completamente la randa, il timoniere
riporta la barra al centro. A questo punto la strambata è
conclusa, e si può convenientemente orzare cazzando le
vele, per portarsi nell'andatura desiderata.
La corretta esecuzione deve essere un tutt'armonico, senza pause,
cercando di perdere meno acqua possibile sottovento. Si sarà
notato che nella virata in poppa bisogna prestare particolare
attenzione alla randa (non più al fiocco come era invece
per la virata in prora). Infatti se la randa, sempre spinta dal
vento, passa sull'altro lato in modo involontario o incontrollato
e violento, si rischia di danneggiare l'attrezzatura e le
eventuali teste di velisti distratti. Inoltre la scotta della
randa, quando la vela deve essere lascata rapidamente, rischia di
bruciarsi, se la lasciamo scorrere tra le mani in modo
incontrollato, specie se c'è vento fresco.
Il timoniere principiante incontrerà problemi con lo stick
anche per strambare, e in più, questa volta, oltre a
governare, deve contemporaneamente cazzare e poi lascare la randa.
Solo la pratica può aiutarlo, ma un buon consiglio per
eliminare il problema dello stick in strambata è quello di
ripiegarlo parallelo sulla barra e durante la manovra impugnare
con la mano insieme la barra e lo stick.
Per quanto riguarda invece la scotta della randa, il timoniere
può recuperarla con la mano che ha libera, «
parcheggiandola» temporaneamente, prima di ripetere
l'operazione, nell'altra mano che quindi impugnerà oltre
alla barra anche la scotta. Questo suggerimento è valido
per cazzare la randa anche con vento fresco, ma non lo è
altrettanto per lascarla.
In ogni caso comunque, se l'altezza del boma glielo consente, il
timoniere può, magari inginocchiandosi, governare con la
barra tra le gambe lasciando così libere le mani per la
scotta della randa. Oppure, metodo usato da gran parte dei
derivisti, può impugnare tutto il «mazzo» formato
dai vari rinvii della scotta e, al momento giusto naturalmente,
portare velocemente la randa dall'altra parte. Questo metodo poco
didattico é sconsigliabile al principiante che
incontrerà difficoltà nell'eseguirlo, specie con
vento forte.
Come sappiamo poi, durante la strambata si deve essere in poppa e
quindi la barca non scarroccia: si può e si deve dunque
tenere convenientemente la deriva quasi completamente alzata,
anche per diminuire la tendenza alla straorzata (orzata violenta)
che, con vento forte può portare alla scuffia. Durante
tutta la manovra della virata in poppa i pesi a bordo devono
essere disposti in modo che la barca resti sempre piatta
sull'acqua e il più stabile possibile.
BORDEGGIO IN FAVORE DI VENTO
Se per risalire il vento bisogna fare dei bordi di bolina
(alternati con delle virate in prora), spesso anche per scendere
in favore di vento bisogna fare dei bordi al lasco, alternandoli
questa volta con delle virate in poppa. Questo accade ad esempio
quando, navigando di poppa, si incontrano degli ostacoli da
superare. Molte volte inoltre, conviene fare più bordi al
gran lasco piuttosto che farne uno solo in poppa. Questo
perché, come abbiamo già dimostrato, la poppa
è un'andatura piuttosto lenta, instabile e difficile da
tenere per lunghi tratti. La velocità e il maggior comfort
di navigazione, spesso ripagano del percorso che al gran lasco
risulta più lungo.
|