
IL PROPULSORE DELLA BARCA A VELA
Articolo di Stefano Ruia
Probabilmente nessuno andrebbe in giro su un'automobile con il
motore "sballato". Forse pochi eccentrici sceglierebbero una
Ferrari per affrontare un duro percorso fuoristrada. Eppure, per
venire al punto, spesso si vedono imbarcazioni con vele mal
ridotte o inadatte ad una certa andatura. Ecco alcuni suggerimenti
per veleggiare tranquilli ed un esame comparativo di alcune vele
di uso frequente.
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E... PARLIAMO UN PÒ DI VELE
Negli ultimi anni le capacità e le conoscenze tecniche di
noi velisti sono aumentate, è vero, ma solo in certi campi.
Sappiamo tutto, ad esempio, di autoclavi e pompe per l'acqua,
boilers, tessuti di rivestimento e molto di strumentazione
elettronica. In quanto al motore delle nostre barche, cioè
le vele, le conoscenze sono però più limitate
rispetto a quelle dei nostri predecessori. In realtà le
nozioni in nostro possesso sono quelle che abbiamo (chi
più, chi meno) recepito da chi ha solcato i mari prima di
noi, mentre negli ultimi anni la tecnologia delle vele ha fatto
registrare progressi tanto veloci da rendere la nostra crescita
culturale molto modesta! Se ne può avere una dimostrazione
guardando le barche che veleggiano sulle nostre acque durante i
weekends. Alcune vele sono completamente deformate ("spanciate"),
altre sbattono perché mancano delle stecche sulla balumina,
altre ancora vengono orribilmente deformate da un avvolgifiocco
non adatto. La colpa di tutto ciò, oltre che alla
volontà del singolo, può essere anche addebitata
alla vastità delle conoscenze tecnologiche, che non invita
ad un esame approfondito di ciascun problema.
Proviamo allora a selezionare un armamento ideale per la crociera
e a determinarne le relative caratteristiche. Probabilmente ad
alcuni piace sognare di dover essere svegliati nel cuore della
notte (... buia e tempestosa) per andare a lottare a prua contro
enormi superfici veliche che non vogliono essere ammainate, sotto
l'impeto di venti sferzanti e di (... bianche ed immense) ondate
ruggenti. Alla maggioranza dei velisti questa idea piace fintanto
che siano comodamente seduti in poltrona o al bar del porto, con
un bel libro in mano. Se si trovassero però realmente in
quella situazione rimpiangerebbero certo tutto ciò che
hanno lasciato a terra: un bel letto asciutto, stabile e caldo, un
camino acceso, la poltrona e il libro. Sgombriamo il campo da ogni
fraintendimento: a vela, a motore o a remi, lo scopo della
navigazione da diporto è quello di divertirsi e di
rilassarsi a contatto con la natura.
LE NECESSITÀ DEL CROCIERISTA
Vediamo allora quali siano le necessità del crocierista
riguardo l'uso delle vele. Innanzitutto quella di non trovarsi
nella situazione ipotizzata. Occorrerà una vela di prua
piccola e maneggevole, riducibile direttamente dal pozzetto.
Potrebbe anche accadere di aver bisogno che tutto sia manovrabile
da una sola persona più il pilota automatico, non tanto per
navigazioni solitarie perché in genere son pochi quelli che
le trovano molto divertenti, quanto per i casi di emergenza. Il
piano velico dovrebbe essere efficiente anche con poco vento. I
materiali dovrebbero avere una buona durata, poiché in
genere il velista medio non ama spendere dei milioni ogni anno per
le vele. Le vele dovrebbero essere terzarolabili facilmente, in
quanto solo per le regate intorno al mondo si può
ipotizzare di portare molte vele (qualcuno ne porta anche
quaranta!). Sistemare in una barca da crociera decine di vele
è pressoché impossibile, anzi, visto che non fa
piacere ad alcuno avere delle vele bagnate fra i piedi, meglio che
le vele siano due e sempre issate. Semmai potremo portare dietro
una vela da aggiungere (quando c'è il sole) nelle andature
di poppa, ma parlarne comporta tutto un'altro discorso.
LE VELE PER LA CROCIERA
Vogliamo troppo? Assolutamente no, la soluzione ottimale
già esiste: un armo a ketch per le barche più grandi
ed uno a sloop per le più piccole, con piccoli fiocchi
autoviranti e tutte le vele avvolgibili. Ma... aspettate,
perché ci sono parecchi "ma". Non esiste oggi, perlomeno
non ne siamo a conoscenza, un ketch da crociera efficiente, e non
esiste neppure un sistema di rande avvolgibili che consenta alla
vela un buon rendimento. Speriamo che l'esperienza acquisita nel
corso delle ultime grandi regate faciliti la nascita di nuovi
sistemi di armamento. Per la verità qualcuno ci si sta
avvicinando percorrendo quella che, a nostro avviso, sembra la
strada buona: l'avvolgimento nel boma, che aerodinamicamente
è poco dissimile dai terzaroli tradizionali. Altro "ma":
parlare di fiocchi autoviranti fa inorridire il velista italiano
(ma non quello del Nord Europa!). Ultimo "ma": un armo con randa
grande e fiocco piccolo, tipico delle derive e dei multiscafi,
è estremamente efficace ma, per un principiante,
altrettanto difficile da regolare. Non è un "ma", ma una
balla, il fatto che un armo frazionato sia più debole di
uno in testa; sicuramente l'albero flessibile in apparenza
dà meno sicurezza, ma se in aeroplano guardate fuori dal
finestrino potrete verificare che le ali sono piuttosto
flessibili. Se fossero completamente rigide saremmo ancora agli
albori dell'aeronautica.
Abbiamo esaminato ciò di cui sarebbe opportuno disporre in
crociera e quindi la strada da percorrere nel futuro. Consideriamo
ora il presente. Per quanto riguarda la randa, ipotizzando che
quelle avvolgibili non abbiano ancora il rendimento necessario
(ricordiamo che si vuole veleggiare anche con vento ridotto),
dovremo ripiegare su rande ad alta efficienza. C'è chi ha
proposto la vela delle giunche cinesi, chi la vela rigida. Basta
però dare un'occhiata al mondo dei multiscafi o dei
windsurf per trovare la soluzione ideale: la randa interamente
steccata, un compromesso fra la randa in tessuto e quella rigida,
che richiama inoltre quella delle giunche. Per quanto riguarda il
fiocco, visto che un piccolo autovirante fa ancora storcere il
naso a molti e che una barca da crociera (nuova od usata che sia)
è comunque destinata prima o poi ad essere venduta, dovremo
adottare un avvolgifiocco di ottima qualità con un genoa
tradizionale, con armo in testa o a 7/8. In quanto ai materiali
delle vele, sono assolutamente da scartare quelli di altissima
efficienza come mylar o kevlar, di durata troppo limitata,
soprattutto se usati dai crocieristi meno raffinati. Meglio un
tradizionale dacron di ottima qualità, e per questa
caratteristica si deve solo aver fiducia nella veleria.
Su tali basi abbiamo chiesto ad alcune velerie di farci provare i
loro prodotti. I risultati sono presentati nelle illustrazioni di
questo articolo.
IL GENOA
Senza dilungarci troppo su un argomento particolarmente complesso
come quello degli avvolgifiocco, che andrebbe trattato
specificamente, evidenziamo subito un fatto che merita
considerazione: oltre al singolo avvolgifiocco ed alla singola
vela è realmente importante il loro abbinamento. Per
esempio gli avvolgifiocchi che non hanno il perno di mura libero
di ruotare rispetto al profilato della canaletta, anche
parzialmente, possono funzionare bene solo con le vele che
presentano uno spessore di schiuma vicino all'inferitura. Quelli
dotati di tale accorgimento, detto anche "smagritore", possono
lavorare più o meno bene a seconda del taglio della vela
(se è o non è adatta a quell'avvolgifiocco).
Un'altra cosa importante, che in Italia è mal recepita
anche a livello di cantieri, è che quando si riduce il
fiocco si rende necessario portare avanti il punto di scotta.
Quindi, poiché l'avvolgifiocco serve ad evitare di uscire
dal pozzetto, è bene che anche il carrello di scotta sia da
esso regolabile tramite un cavetto di comando e dei bozzelli. Un
errore che si commette con l'avvolgifiocco è quello di
ridurre troppo. Infatti spesso si è indotti a credere che
riducendo a metà la base si ottenga una vela con superficie
dimezzata. Non è vero. Essendo la superficie velica
proporzionale al prodotto fra l'inferitura e la base, riducendo la
base a metà anche l'inferitura si riduce. Se ambedue
dimezzassero la superficie diventerebbe un quarto. I velai spesso
pongono sulla base del genoa dei segni che indicano le percentuali
di riduzione. I genoa da avvolgifiocco poi sono generalmente
più piccoli di quelli tradizionali. Si dice che sono al
135%; si indica così che la base è lunga 1,35 volte
la J. Nei genoa tradizionali si arriva al 150%. Sebbene in
apparenza la differenza sia del 10%, per quanto espresso sopra la
superficie del genoa avvolgibile è circa l'80% di quella
del genoa tradizionale. Questa minor ampiezza ci aiuta ad evitare
che il genoa possa sbattere sulle crocette, che dovrebbero
comunque essere fasciate alle estremità con pelle di
agnello o con la più economica plastica, oppure con un
pezzo di moquette, anche se l'aspetto diventa un poco "rustico".
Anche la vela dovrà avere delle pezze di rinforzo sul punto
di probabile contatto.
Il fatto che il genoa sia sempre esposto al sole comporta la
necessità di una sua protezione dai raggi ultravioletti,
che ne limitano la vita. Poiché anche la temperatura
è nemica delle vele è opportuno che tale protezione
sia bianca e non colorata come quelle che si vedono in giro.
Poiché il genoa si avvolge su se stesso sarà
opportuno che la penna e l'angolo di mura non abbiano parti in
metallo. Delle fettucce ben fissate sostituiranno egregiamente gli
occhielli metallici.
Circa il tessuto è da notare che, non avendo
necessità di piegare il genoa in sacchi minuscoli, il
dacron non deve necessariamente essere morbidissimo, può
quindi essere più apprettato, ovvero più rigido e
quindi più efficiente.
LA RANDA INTERAMENTE STECCATA
L'inferitura di questa vela, se usata per la crociera, non
può essere inserita in una apposita cavità
nell'albero, ma deve avere un sistema di slitte ("canestrelli").
Infatti in crociera non devono nascere problemi durante
l'ammainata. Per la stessa ragione una particolare attenzione va
posta alle slitte in corrispondenza dei puntali delle stecche. A
differenza delle stecche classiche, le stecche di una vela del
genere sono infatti in forte tensione e spingono sulla slitta.
Sempre per la stessa ragione sarà quindi opportuno che
rande con inferitura superiore ai quindici, massimo venti metri,
dispongano di carrelli (meglio se a sfere) al posto delle slitte,
soprattutto in corrispondenza dei puntali delle stecche.
Le stecche sono in tensione poiché assolvono il compito di
mantenere la forma della randa. Ciò consente un ottimo
rendimento con vento leggero, anche in presenza di rollio dovuto
alle onde e inoltre rende possibile un maggior controllo della
balumina, che si traduce nella realizzazione di balumine di
maggior curvatura e lunghezza, quindi in una superficie velica
maggiore. Altro vantaggio di questa randa è che essa sbatte
meno se posizionata a bandiera (come si fa per issarla). In
termini pratici ciò si traduce in una maggiore vita della
vela. L'unico inconveniente è che cambiando mura con una
bava di vento bisognerà aiutare la randa a cambiare la
convessità con alcune energiche "manate" vicino
all'inferitura.
Le stecche sottoposte a forte tensione dovranno essere realizzate
con materiali particolari, quali vetroresina od acciaio armonico,
sebbene la soluzione ideale e più diffusa sia quella di
realizzarle in composito di poliuretano espanso con pelli in fibra
di vetro unidirezionale. Esse non devono essere lasciate in
tensione quando la randa è a riposo. Pertanto se si lascia
la randa inferita sul boma (protetta da un chiaro copriranda), le
stecche possono essere lasciate nelle loro tasche, purché
siano allentate. Particolare attenzione deve essere posta alla
realizzazione delle tasche, che sostengono la forte tensione delle
stecche.
Per ammainare queste rande esistono dei sistemi di "aiuto". Uno
è quello di dotarle di occhielli attraverso i quali passino
delle cimette verticali. Quando la randa viene abbassata dalla
borosa le cimette restano tese e quindi la randa dovrebbe piegarsi
con gli occhielli che scivolano lungo le cimette. In realtà
non tutti questi espedienti funzionano alla perfezione. Molto
più semplice ed efficiente è il sistema di dotare il
boma dei classici "lazy-jack", due o più coppie di cimette
che salgono dal boma all'albero, non necessariamente fino in
testa. Essi vanno in tensione quando si lasca la drizza della
randa (se abbastanza robusti servono anche da amantiglio del boma)
e delimitano un "canale", direttamente sopra il boma, lungo il
quale la randa è costretta a scendere.
Questo sistema comincia ora ad essere integrato da alcuni sistemi
di terzaroli a presa rapida in cui una cima, manovrabile dal
pozzetto, tramite uno sdoppiamento e dei bozzelli, cazza la borosa
ed abbassa il perno di mura. Tale sistema è facilmente
migliorabile, consentendo persino la possibilità di avere
una tripla funzione cunningham/manina/terzaroli. È questa
la strada del futuro. Per la presenza delle stecche anche i
matafioni servono a poco, comunque queste rande dispongono di
occhielli, non particolarmente rinforzati poiché, come
sulle rande tradizionali, i matafioni servono solo ad impedire che
la parte di randa terzarolata svolazzi al vento.
Il sistema di terzaroli a presa rapida farà sì che
queste vele saranno terzarolabili dal pozzetto, od anche da piede
d'albero, senza dover combattere con il boma che sbatte. Una sorta
di avvolgiranda "a scatti" che risolverà molti problemi dei
crocieristi consentendo un rendimento aerodinamico ottimale. Non
bisognerà attendere molto, il passo è breve!

LE BARCHE DELLE PROVE

Le vele sono state provate su imbarcazioni Sun Charme 39 della
Jeanneau. Queste imbarcazioni sono oggi presentate sul mercato in
due diverse versioni. La prima, essenzialmente più
crocieristica, è la Sun Odyssey 39. È armata in
testa d'albero ed il trasto della randa è sulla tuga.
Dispone inoltre di una serie di oblò laterali a scafo. La
seconda versione, più regatistica, è la Sun Fast 39.
È armata a 7/8 ed il trasto della randa è in
pozzetto.
| Caratteristiche | SUN ODYSSEY | SUN FAST |
| Lunghezza fuori tutto | m | 11,99 | 11,99 |
| Lunghezza al galleggiamento | m | 9,87 | 9,87 |
| Larghezza | m | 3,89 | 3,89 |
| Dislocamento | t | 6,50 | 6,50 |
| Zavorra | t | 2,45 | 2,45 |
| Immersione | m | 1,52 | 1,95 |
| cuccette | | 6/8 | 6/8 |
| cabine | | 3 | 3 |
| Randa | mq | 31,40 | 42,44 |
| Genoa | mq | 53,50 (avvolgibile) | 50,51 |
| Spinnaker | mq | 115,00 | 79,38 |
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