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OBIETTIVO 90
Gli skipper delle 20 barche, partite per circumnavigare il globo in solitario e senza scalo, hanno poche regole ma ben precise. Dovranno navigare così, per 25.000 miglia, passare 3 oceani (Atlantico, Indiano e Pacifico) e 3 capi (Buona Speranza, Leeuwin e Horn), trascorrendo in mare circa 100 giorni. Non è la regata più lunga in assoluto. La più lunga, che raggiunge le 31.000 miglia, è la Volvo Ocean Race, in equipaggio e con scali.
Altro limite messo ai naviganti riguarda il percorso. Nel 1989 Alain Gautier era sceso fino a 65° Sud (il Capo Horn, la terra più bassa dell'emisfero, si trova a 57° Sud), passando in mezzo agli iceberg: si trattava sicuramente di un'efficace scorciatoia, ma piena di pericoli, per un solitario costretto così a tenere continuamente d'occhio il radar. Dal 1992 il percorso è stato quindi delimitato da alcuni punti GPS negli oceani Indiano e Pacifico, punti di passaggio obbligati che non permettono più ai navigatori di scendere a basse latitudini.
E i favoriti della vigilia non hanno deluso le aspettative, visto che, dopo 24 giorni di navigazione, è stato proprio Jean Le Cam su "Bonduelle" a passare per primo il Capo di Buona Speranza, tallonato da Vincent Riou su "PRB", progetto di Finot Conq, con dietro Roland Jourdain su "Sill" e Sébastien Josse su "VMI". Per quel che riguarda le barche, la flotta si divide dunque in tre gruppi, le vere novità: cioè "Sill", "Bonduelle", "Ecover" e "Virbac"; sia Dick che Le Cam sono alla loro prima partecipazione alla Vendée Globe, entrambi con un passato importante: Le Cam ha vinto tre volte Le Figaro e Dick due volte il Giro di Francia. Ci sono poi altre 10 barche medie, la maggior parte aggiornate sul piano dell'attrezzatura, perché a livello delle appendici e di carena non è stato fatto niente di nuovo. Ormai tutte quante queste barche hanno rigorosamente il sartiame in PBO, tutti gli stralli in Vectran, tutte le vele, o quasi, in 3DL oppure in cubensaider o carbonsaider, tutte con budget importanti. Non a caso il vincitore della precedente edizione, "PRB", è in lotta per il comando. In questa regata conta il mezzo ma anche l'uomo: è un 50% e 50%. Ad esempio, "Virbac", l'ultimo progetto di Farr, fino ad ora non ha brillato. Jean-Pierre Dick non ha fatto regate su questa barca, l'ha trasferita dalla Nuova Zelanda alla Francia, ma non ha acquisito quella grossa esperienza e quella tempra che gli poteva consentire di trarre il massimo dalla barca. Poi ci sono 6 barche dei cosiddetti aventurier, come vengono chiamati, quelli che partecipano al Vendée Globe con l'unico obiettivo di completarlo, con barche molto vecchie. C'è la barca di Anne Liardet, una delle due donne partecipanti: "Roxy", che ha fatto tutte le edizioni del Vendée Globe, è l'ex "Fleury Michon" di Poupon e ex "Aquarelle" con cui Simone Bianchetti ha fatto l'edizione del 2000. Barca vecchia anche per l'altra donna, Karen Leibovici, e per Raphael Dinelli e una barca in alluminio per l'austriaco Norbert Sedlacek, che doveva partecipare nel '96 e poi non è partito e che non ha nessuna ambizione di classifica. La grossa novità è comunque nelle attrezzature. Non essendoci più gli stralli in acciaio, sostituiti da quelli integrali in vectran con la vela infilata sopra a calza: ciò vuol dire che lo strallo è tessile ed ha alle estremità una girella in alto e un tamburo a ciclo continuo in basso. Quindi è uno strallo senza canaletta che, oltre alle sue funzioni proprie, è anche ralinga di una vela volante. Non ha né il peso dell'acciaio del tondino, né il peso della canaletta, e la vela è infilata a calza intorno al cavo. Questo fa sì che potendo ridurre il peso in alto, sono tornati in auge i doppi avvolgifiocco che prima erano stati eliminati. Per quanto riguarda le forme, gli scafi sono leggermente più stretti, hanno un bordo libero più alto e trincarino più arrotondato e soprattutto costruzioni più curate. Sia la barca di Golding che quella di Dick sono state costruite in Nuova Zelanda, in pre-impregnato e nomex. Costruzioni molto curate allo scopo di migliorare il rapporto peso/scafo, peso/zavorra ed aumentare quindi il momento raddrizzante, rendendo la barca più potente. Ma in questa regata, come non mai, l'importante è partecipare e concludere il percorso riportando a terra sani e salvi se stessi e la barca. Finora le condizioni generali sono state buone, caratterizzate da venti deboli che dominano l'Atlantico, generati da alte pressioni e da un anticiclone che si stende fino alla punta estrema sud-africana. Le previsioni sono che la flotta farà ritorno al porto di partenza di Les Sables d'Olonne verso fine febbraio 2005. Al momento (6 dicembre n.d.r.) si registra solo un ritiro: il 5 dicembre lo svizzero Hervé Laurent, su "UUDS", ha abbandonato la gara a seguito della perdita del timone sinistro. |