
L'OSSERVAZIONE DEL TEMPO
Documento tratto dalla rubrica "Meteonautica" a cura di Maurizio Brunetti
e Antonio Moretti del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica pubblicata
mensilmente sulla rivista "Nautica"
Pubblicato su Nautica 453 di gennaio 2000
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I CICLONI TROPICALI VISTI DAL SATELLITE
Le immagini dal satellite sono fondamentali per l'osservazione delle
tempeste più organizzate e distruttive esistenti in natura, i
cicloni tropicali. Queste tempeste si sviluppano sui mari tropicali,
con temperature superficiali dell'acqua piuttosto elevate, comunque
non inferiori a 26-27 °C. Nascono da sistemi temporaleschi non
necessariamente di forte intensità, che vengono puntualmente
seguiti dai meteorologi, in quanto spesso rappresentano, appunto, lo
stadio embrionale dei cicloni. Una volta identificate le formazioni a
rischio, vengono sorvegliate con l'aiuto delle animazioni delle immagini
da satellite, allo scopo di individuare ogni segnale che indichi un
inizio di rotazione delle nubi. Questo elemento è infatti la
caratteristica peculiare dei cicloni che fin dalla nascita tendono ad
acquisire un movimento vorticoso. La comparsa, poi, del caratteristico
occhio fa identificare con certezza questo tipo di tempeste nella fase
matura.
Nella figura 1 in alto, l'immagine all'infrarosso rappresenta il ciclone
Floyd nella fase in cui flagella le isole Bahamas e si avvicina alla
Florida, alla Georgia e alle Corolinas, dove approssimativamente
saranno evacuate dalle loro case ben 2,6 milioni di persone, il
più massiccio sfollamento del secolo, in tempo di pace, negli
Stati Uniti. Nelle immagini è evidente l'occhio, che appare scuro
in quanto è un'area pressoché priva di nubi e calda e,
subito intorno, una zona molta compatta e bril-lante costituita dalla
sommità di nubi temporalesche a grande sviluppo verticale detta
"parete dell'occhio". Esternamente alla parete si distinguono due
aree, una interna nella quale la nuvolosità è continua e
una esterna, costituita da lunghe bande a spirale di nuvolosità
rotta, che convergono verso la parte centrale della depressione. Alla
zona di nuvolosità a bande è associato un tipo di tempo
variabile con piogge forti, ma intermittenti, mentre la fascia
immediatamente interna e in particolare la regione della "parete
dell'occhio" sono caratterizzate da groppi (temporali violenti
organizzati lungo una linea, associati a forti raffiche di vento) e
piogge torrenziali, che riducono la visibilità al livello di
nebbia e da vento che raggiunge la forza 12 della scala Beaufort
(maggiore di 64 nodi).
Nell'occhio, invece come si è detto, il
vento è debole e la nuvolosità scarsa (figura 2).
I cicloni tropicali si sviluppano di preferenza in
determinate zone della fascia tropicale e seguono percorsi abbastanza
ricorrenti (figura 3).
Ad essi vengono attribuiti nomi diversi
secondo la zona di formazione, per cui vengono chiamati "Uragani"
nelle regioni atlantiche e del Pacifico orientale, "Tifoni" nelle zone
nord-occidentali del Pacifico, "Cicloni" nell'Oceano Indiano e "Willy
Willy" in vicinanza dell'Australia. Per definire l'intensità
degli uragani, fin dagli anni '70, il National Hurricane Center (Centro
Nazionale degli Uragani) degli Stati Uniti (Miami-Florida) utilizza la
scala Saffir-Simpson (figura4).
Tale scala, alla quale è
stato dato il nome dei due studiosi che l'hanno messa a punto, consente
di definire l'intensità degli uragani, tenendo conto della
forza del vento, del valore di pressione e dell'onda di marea.
Quest'ultima è dovuta al sollevamento della superficie marina
sotto l'occhio del ciclone, dove appunto il valore di pressione, molto
basso, tende ad aspirare l'acqua verso l'alto, provocando effetti simili
ad un maremoto. La classificazione degli uragani è di
fondamentale importanza per poterne valutare, una volta che hanno
raggiunto la terraferma, la capacità di produrre danni e
allagamenti. Tuttavia anche in mare l'uragano è estremamente
pericoloso e deve essere evitato da ogni tipo di nave. Qualora non sia
possibile, è necessario ridurre al minimo le conseguenze,
navigando nella parte meno attiva. Nella fase di pieno sviluppo il
ciclone tropicale presenta un minimo barico piuttosto asimmetrico
rispetto alla struttura di bassa pressione, che, nell'emisfero
settentrionale, si muove verso W-NW (figura 5 a destra). Questa
particolarità evidenzia la formazione di due settori nell'area
ciclonica: quello a destra della direzione di spostamento, sicuramente
il più pericoloso, ove i venti sono più forti e spingono
le imbarcazioni verso la parte anteriore del ciclone, quella
più distruttiva; l'altro a sinistra, più navigabile.
Per tale motivo il navigante, in prossimità di un ciclone
tropicale, deve cercare di conoscerne la direzione e la velocità
di spostamento per poter navigare nel semicerchio meno pericoloso.
In mancanza degli avvisi dei centri specializzati, può
individuare tale semicerchio, osservando l'onda lunga o ricordando che
nell'emisfero nord, i venti, nel loro movimento, lasciano le basse
pressioni sulla propria sinistra.
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