Sondaggio – Prue Dritte: abbellimento estetico o elemento strutturale? Parola al pubblico e ai designer in un confronto aperto

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad alcuni cambiamenti anche sostanziali nel design e nella progettazione di imbarcazioni da diporto.
Uno dei cambiamenti più evidenti è stato il marcato utilizzo delle famose “prue dritte” che, se da un lato danno la certezza di un design più moderno con profili più tesi e “aggressivi”, dall’altro lasciano alcune incertezze riguardo la loro efficienza dal punto di vista strutturale e tecnico della barca.
L’origine delle prue dritte potrebbe risalire ai MAS, motoscafi armati siluranti, utilizzati durante la prima e la seconda guerra mondiale. I MAS avevano una prua con una V profonda e quasi verticale, molto affilata. La prua dritta in quel contesto era fondamentale perchè aumentava la lunghezza al galleggiamento e di conseguenza anche la velocità della barca, elemento imprescindibile in quel momento storico.
Attualmente invece, ai nostri giorni, sembrano esserci delle divergenze di pensiero sull’utilizzo di questo particolare costruttivo.
Molti progettisti infatti, ritengono che il loro impiego sia un fattore puramente estetico, altri invece sostengono che l’utilizzo della prua dritta in una imbarcazione da diporto abbia le sue motivazioni anche dal punto di vista tecnico/strutturale.
In alcuni casi, durante la navigazione, in barche con prua dritta, si sono verificate copiose risalite di acqua in coperta, la cui conseguenza è il ponte completamente bagnato.
Questo è uno degli aspetti che ha contribuito ad accrescere le domande sulla reale efficacia dell’utilizzo della prua dritta.
A tal proposito con questo post vogliamo dar vita ad un sondaggio aperto tra pubblico e progettisti al fine di cercare di chiarire qual’è la vera funzione delle prue dritte nelle moderne imbarcazioni. Abbiamo iniziato ad intervistare alcuni dei maggiori esponenti dello Yacht Design, progettisti e architetti che hanno detto la loro in merito a questo argomento.
La domanda è:
Ritenete che l’utilizzo delle prue dritte nelle forme dei moderni motoryacht sia dovuto a fattori tecnici oppure si tratta di un elemento prettamente estetico, di design, utilizzato per una maggiore caratterizzazione degli scafi?
Ora vorremmo che questo argomento diventasse stimolo di discussione comune tra tutti i lettori del blog e i progettisti che seguiranno l’evoluzione di questo post e interverranno se lo riterrano necessario.
Vediamo alcune delle risposte ottenute dai designers
LUCA DINI
Personalmente ritengo che a differenza di quello che ricordiamo dei grandi “Liners” degli anni 30, come ad esempio “Empress of Britain”, studiati per ricercare velocità di rilievo e poter così attraversare gli oceani nel
minor tempo possibile, l’utilizzo che si fa oggi della prua dritta sia dettato da un fattore puramente estetico, spinti dalla voglia di conferire ad un’ imbarcazione un carattere deciso e aggressivo, connotazioni che
questo dettaglio è indiscutibilmente in grado di trasmettere.
Esiste un mio progetto fatto in CBI Navi, di almeno 10 anni fà, che in uno Yacht di circa 35 mt riprendeva dal passato i concetti e gli stilemi dei transatlantici degli anni 30 e 40, rivisitati però stilisticamente ai giorni nostri. E’ così che il fumaiolo del ponte più alto viene trasformato in una moderna zona “Spa”, gli affacci laterali delle cabine di I° classe, trasformati in balconi privati dell’armatore; il disegno della poppa viene rivisto, non più a scivolo, ma addirittura quasi reversa, gli oblò tutti rotondi come nelle navi dell’epoca, ma soprattutto la prua dritta e molto affusolata che ha lo scopo di conferire all’oggetto un carattere molto
deciso.
Oggi questo tipo di soluzione è stata ripresa da molti progettisti e designer, solamente per un fattore estetico, diventando quasi una moda. Non sono però d’accordo su un utilizzo indiscriminato di questa linea.
Ritengo che ci siano yachts dal design virile, che necessitano di uno scafo con prua dritta per valorizzare le proprie linee, altri yachts invece, che utilizzano questa forma di scafo, comune a molti dei superyacht attuali, ostentandola, con l’involontario risultato di evidenziare la forzatura data da un abbinamento del genere. Per quanto mi riguarda, Il motor yacht con linee esterne moderne, deve mantenere una certa classicità e pulizia di linee nello scafo e di conseguenza un uso della prua inclinata che comunque conferisca all’oggetto in questione slancio e dinamicità.
In un mio nuovissimo progetto della linea “Impero” fatto per il Cantiere Tecnomar, la sovrastruttura, che ha un carattere quasi militare, ha richiesto naturalmente la prua verticale fornendo all’immagine complessiva dell’imbarcazione “la classica ciliegina sulla torta”.
Altro disegno che ho affrontato con la prua dritta è il motor yacht Tribù di Luciano Benetton, una barca quasi da lavoro con vetrate verticali così come la prua, in un tutt’uno perfettamente armonizzato.
CARLO GALEAZZI
“Credo che il proliferare di prue verticali sia nient’ altro che una moda. Considerando che non esistono motivazioni credibili d’ ordine tecnico, la scelta è esclusivamente di tipo estetico. Vico Magistretti diceva però che la moda segue le stagioni, mentre il design è fatto per durare. Questa è anche la mia filosofia di progetto e conseguentemente le prue dritte le lascio volentieri agli altri!
E’ evidente che la prua verticale riduce la lunghezza del fuori tutto dell’ imbarcazione a parità di volumi interni. Questo potrebbe avere in futuro un ruolo importante. Considerando infatti il rapporto tra lunghezza dell’ imbarcazione e costo del posto barca, rischiamo seriamente di avere in futuro delle imbarcazioni sempre più simili come forme esteriori ad una scatola. Sarebbe ben triste che questo avvenisse per un fattore così meramente economicistico, e ancora di più sapendo che quella porzione di prua, che si vorrebbe eliminare, ha costi del tutto trascurabili.”
CARLO NUVOLARI
“Le prue verticali delle barche a motore sono un elemento storicamente ricorrente nella progettazione navale. Si vedono sin dall’inizio delle costruzioni metalliche.
Oggi sono sicuramente un trend estetico più che funzionale, che spesso riserva brutte sorprese durante l’utilizzo.
Aumentano molto l’aggressività del design, armonizzandosi con una tendenza generalizzata di disegno formale.
Nuvolari Lenard applica la prua verticale solo se lo ritiene necessario nella globalità del progetto , tenendo presente che un progetto di una nave o di uno yacht è simile al progetto di un aereo o di un’auto : non vi è spazio per la sola estetica ma solo per l’armonizzazione di estetica e funzione.
Detto questo , la prua a dritto verticale è sicuramente valida per chi ricerca la massima velocità di dislocamento in acque tranquille, perchè aumenta al massimo la lunghezza al galleggiamento e di conseguenza la velocità limite dello scafo.
Purtroppo essa ha pessime qualità di seakeeping in mare formato , perchè perde l’effetto di smorzamento progressivo ai moti verticali quando si incontar l’onda cioè oppone una modesta e costante resistenza ad “affondare” in un’onda che investe lo yacht da prua. Le prue svasate invece, man mano che affondano nell’onda che incontrano, aumentano la resistenza ad affondare. E’ intuibile poichè aumentano la loro sezione verso l’alto.
Inoltre- -e questo importa molto ai diportisti- -la prua verticale non diverge nè allontana gli spruzzi dalla barca, i quali ricadono invariabilmente slla coperta e sul fly, dando non poco fastidio: le famose barche bagnate.
Anche le barche a vela di oggi sono, specie quelle mediterranee, assillate dalle prue verticali. Se ben guardiamo però , le barche del nord e quelle di spirito oceanico , hanno prue inclinate e leggermente svasate.”
FRANCO GNESSI
“L’esigenza delle prue diritte nasce durante le prime sperimentazioni di scafi metallici porta siluri ed aveva principalmente lo scopo di ben raccordare carene molto efficienti con murate di semplice realizzazione .un po’ come per tutti i manufatti di tipo militare,semplicità ed efficienza!…,ma si sa che militare è a volte sinonimo di aggressività, imponenza e robustezza quindi piace rassicura! il fenomeno è visibile anche in altri campi quali automobilistici con il fenomeno Hammer o motociclistici con l’ancor più concreto fenomeno BMW.La differenza è che in realtà l’uso della prua diritta da qualche vantaggio idrodinamico permettendo l’utilizzo di piani di planata semplici e come già detto ad alta efficienza ,ma attenzione al contempo mostra il fianco alla possibilità di avere coperte bagnata ed una cattiva reazione con onda formata a mascone. Aspetto del tutto diverso è quello dei volumi interni ovviamente una prua diritta per essere ben avviata ha bisogno di essere molto stretta e quindi tutto va a discapito dell’abitabilità…sinceramente credo che su misure importanti si può tranquillamente azzardare ma sotto gli 80 piedi ritengo che per il progettista si prospetti un ginepraio di problemi!…. come in ogni problematica il progettista deve mediare fra gli antichi concetti vitruviani utilitas venustas firmitas…niente ha senso se prima di tutto non funziona bene!“
FRANCESCO PASZKOWSKI
“Personalmente ritengo che il diffondersi del dritto di prua verticale su barche e yacht a motore di ultima generazione ha alla base una motivazione
essenzialmente estetica. È un tratto distintivo dalla forte personalità, introdotto come uno dei fattori di rottura rispetto ai canoni classici
imperanti nella nautica da diporto.
Se desideriamo essere più precisi, l’origine di questa forma appartiene a tempi più lontani e nulla vieta di andare a ricercarla per esempio anche nelle navi militari di fine 800 e inizio 900, dal momento che la prua verticale oggi è spesso associata a scafi dalle linee rigorose.
Il merito di questo nuovo impulso è però, a mio parere, da ricondurre alle intuizioni di Luca Bassani. Il patron di Wally ha posto le basi per una nuova estetica contemporanea dello yachting, creando una nuova tendenza, lanciata dapprima nel mondo delle barche a vela e trasferita in seguito a quello del motore. Questa scelta estetica è diventata orami un vero e proprio stilema”.
Le risposte degli architetti e dei designer continueranno ad arrivarci e noi le pubblicheremo on line.
Ora però vogliamo sentire la Vostra di opinione, quindi non esitate a lasciare un commnento e a farci sapere cosa ne pensate!


sono molto in sintonia su quanto appena detto dai miei illustri colleghi…le barche hanno sempre navigato benissimo con la prua”classica” (anche se bisogna riconoscere che in alcuni casi oltre ad una neccessità funzionale, si da all’imbarcazione un forte carattere evocativo, ma non penso che questo aspetto sia riconducibile alla nautica da diporto)…penso che queste epressioni formali siano quasi sempre un vezzo del progettista o del committente che fanno il seguente ragionamento : “visto che tutti fanno bianco io faccio nero così è diverso”. In questo gioco formale ovviamente si salva solo il primo che ha applicato questa idea al progetto, già dal secondo in poi diventa una copia; purtroppo però nel design la moda è un elemento imprescindibile dettato più che dal designer dal cliente che vuole un oggetto “come quello” senza avere a volte l’arroganza e la pretesa di dettare moda e non seguirla, quindi quando andiamo per mare vediamo tante copie delle copie delle copie delle copie e poche idee veramente originali…
io personalmente non ho mai realizzato barche con prue dritte e quelle poche volte che mi è stato chiesto da un cliente (e mai da un ingegnere) di pensare una barca in quella direzione ho sempre cercato di convincerlo del contrario, perchè ho sempre preferito ragionare su nuovi concetti abitativi della barca più che sul riprendere espressioni stilistiche di altri, perchè per onestà intellettuale reputo che sia giusto dare merito “al primo” di quello che ha fatto senza far perdere di valore la sua indea con ridondanti forme progettuali…
saluti
M.A.
Salve a tutti,
confermo ciò che è stato dichiarato dagli autori dell’articolo, ossia che la linea di design a prua dritta è stata concepita per le navi militari di altri tempi, per facilitare la navigazione in dislocamento quindi per far penetrare la barca attraverso l’acqua con la minor resistenza idrodinamica possibile.
Confermo anche cio che ha scritto l’ingegner Carlo Nuvolari, ossia che il maggior difetto delle carene con prua dritta è la scarsissima se non nulla resistenza della suddetta prua allo smorzamento dei moti verticali al penetrare nell’onda. Questo comporta un affondamento non indifferente attraverso le onde più grandi, situazione non particolarmente simpatica, per tutta una serie di questioni che potete immaginare bene. Per quanto mi riguarda, io penso che ai giorni nostri si stia facendo un ritorno a questi design, in base al fatto che si tenti di risparmiare e di inquinare di meno montando motorizzazioni meno potenti che consentano una maggiore autonomia ad una velocità inferiore, appunto in dislocamento.
E per quanto ne so io, in questi casi le prue dritte sono imbattibili, in quanto essendo molto allungate e sfinate, incontrano una bassissima resistenza idrodinamica, permettendo così di affrontare la navigazione anche con potenze inferiori.
Quindi secondo me, piu che una moda prettamente estetica, queste prue dritte sono puramente funzionali.
Saluti
porgo una domanda ai sig.ri venditori di barche, designer compresi: ma i clienti li informate o no sul fatto che una barca con il dritto di prua completamente verticale è una barca bagnatissima, con la coperta di fatto impraticabile?
Va bene l’efficienza idrodinamica, la velocità, il coefficiente prismatico favorevole e il risparmio nei consumi, ma se poi con un metro d’onda devo stare chiuso dentro la barca perché fuori mi affogo…
http://www.youtube.com/watch?v=JqgfsdSeBt8
meditate gente, meditate
bluemarlin
Salve bluemarlin,
lei ha perfettamente ragione, se non fosse che per un piccolo particolare: io ancora non ne ho viste in giro, ma comunque si potrebbe, anzi diciamo si può, si deve progettare una barca a prua dritta come quella del suo video, ma con le sezioni finali della prua leggermente incurvate verso l’esterno, che ridurrebbero in maniera significativa l’effetto “barca bagnata” del quale sta parlando…
Di barche a prua dritta in commercio ce ne sono, dal Vitruvius al Gamma Yachts passando per il Magellano.
Secondo una mia idea la prua dritta è tornata in auge perché oggi il prodotto “Green” fa marketing. Diciamo che la valenza tecnico/funzionale va di pari passo con il bisogno di far marketing e tendenza.
Il fatto che queste carene risultino più bagnate è forse un fattore secondario, anche perché bisogna capire in quali condizioni saranno impiegate.
Con il maltempo non esce più nessuno e viste le dimensioni di questi mezzi alle basse andature dubito (spero) che le prore siano bagnate. E comunque secondo i canoni tradizionali in questa zona generalmente troviamo aree che vengono vissute solamente quando lo yacht è fermo o alle basse andature.
ciao valerio
parliamo allora di barche esistenti. al salone di genova ho visto la serie magellano di azimut, ad esempio, che propone scafi con la prua dritta. dunque, barche che ancora non abbiamo incontrato in mare ma che presto vedremo in circolazione. visto che reputo il gruppo di avigliana come uno fra i più seri costruttori in circolazione, vorrei sapere se e come i loro tecnici sono intervenuti sulle forme di carena, ad esempio del nuovissimo 50′, per evitare che l’acqua salga in coperta. osservando le barche dal vivo non ho notato accorgimenti particolari e se c’erano non erano facilmente distinguibili… almeno agli occhi di un appassionato
le navi con le prue dritte nascono per fare velocità, il fatto che l’acqua salga in coperta lo trovo un aspetto relativo… comprando un offshore sai che è una barca veloce ma scomoda, che sbatte e spruzza
trovo bellissimo il design delle barche con prua dritta sia quando sono piccole (es Kifaru Askari 63) sia quando sono grandi (es Exuma 50 metri di Picchiotti). riguardo al problema che potrebbero essere barche bagnate, sono certo che i progettisti avranno sicuramente pensato a una soluzione, tipo disegnare un pattino/deflettore sull’opera viva, che impedisca agli spruzzi di salire in alto
riccardo
secondo me le barche con la prua dritta navigano abbastanza appoppate e già questo limita l’acqua in coperta… e poi se avessi i soldi per comprarmi l’Exuma, chissenefrega della prua bagnata!
ale
Per quanto riguarda il design non ho nulla da obiettare, ci troviamo di fronte a delle soluzioni decisamente accattivanti.
Per le prue bagnate credo in parte possa dipendere anche dal bordo libero, dalle condizioni meteo e dalla velocità della barca.
Nel filmato postato da bluemarlin è evidente che questo genere di prua tenda a fendere l’onda nel senso più stretto del termine… perciò deflettori o no, questo genere di soluzione tende a infilarsi sott’acqua. Il Sea Axe però non è uno yacht da diporto ma un Support Vessel e non ha un bordo libero molto alto. Credo che uno yacht da crociera, come un Magellano o un Exuma, con il suo bordo libero maggiore abbia una minore tendenza a infilarsi sott’acqua.
E comunque, piacciano o non piacciano, siano migliori o peggiori, resta il fatto che la perfezione in mare non esiste ed è inutile sbatterci la testa!
caro Bluemarlin
per me l’armatore del Perini a motore sapeva perfettamente l’essenza dello scafo che stava acquistando, una barca efficiente, leggera e con la prua bagnata. Da quello che ho letto l’interno della prua di Exuma è stato utilizzato solo per contenere i vari tender di bordo e se date uno sguardo al ponte nella parte prodiera, non è previsto alcun allestimento particolare, è semplicemente flush deck. Per farsela disegnare in quel modo l’armatore è stato certamente informato dei pro e dei contro di un certo tipo di progetto navale
ciao
g.
Ciao a tutti
Leggo tutti commenti abbastanza sciettici sulle prue dritte. Secondo me la soluzione proposta da Perini/Picchiotti non è negativa sotto il profilo degli spruzzi, proprio perchè la barca non è veloce. Guardando il video dell’Amels proposto da bluemarlin si capisce che la barca si ingavona per la velocità che tiene. Non credo che Vitruvius a 15 o 16 nodi abbia lo stesso comportamento.
http://www.youtube.com/watch?v=dlVIx4_Sj5o
Ciao Rinaldo
Credo che ogni progetto porti con sè vantaggi e svantaggi, o meglio, destinazioni di impiego più consone e altre meno. Nel caso specifico delle prue dritte i vantaggi in termini idrodinamici sono, almeno per quanto riguarda la resistenza, assolutamente indiscutibili. Naturalmente la tendenza al beccheggio incontra a sua volta una resistenza inferiore a quella che incontrerebbe con uno slancio prodiero pronunciato e una prora svasata, il che si può tradurre in un ponte bagnato… ma siamo sicuri che sia effettivamente così importante? Per esempio, il filmato che qualcuno ha proposto di vedere qui sul blog si riferisce a un mezzo nato come nave da lavoro per i mari del Nord, realizzato da uno dei più importanti cantieri mondiali impegnati in produzione di naviglio mercantile e militare. La presenza della prora verticale in questo caso è stata accoppiata a una gestione dei volumi della sezione prodiera che contengono il fenomeno, per questo tale progetto ha un brevetto internazionale. Poi bisogna fare un’altra considerazione, in condizioni di mare molto formato, perchè i problemi di cui parliamo si manifestano in condizioni abbastanza impegnative, una prora che agevoli la penetrazione dell’onda e uno scafo che oppone poca resistenza forse non sono proprio sbagliate, hanno un comportamento diverso ma non per questo da considerare erroneo. Infine, la prora dritta offre la possibilità di avanzare i volumi fin verso l’estremità prodiera, il che rappresenta sicuramente un vantaggio. Insomma, a mio modesto modo di vedere la prua dritta non è nè un errore, né un vezzo, nè tantomeno l’uovo di colombo (!), è una caratteristica che porta con sé vantaggi e svantaggi come ogni cosa e che contribuisce a conferire personalità specifica alla nave che la ospita.
Leggo in alcuni interventi che la soluzione della prua diritta darebbe dei vantaggi di tipo idrodinamico. Ma forse mi sono perso qualcosa. Non stiamo ragionando sulla cosiddetta opera morta? E se si, quali relazioni possono esserci tra le forme dell’ opera morta e l’ idrodinamica dell’ imbarcazione? Fatta salva qualche differenza con mare particolarmente difficile, situazione in cui anche differenti soluzioni volumetriche di prua dell’ opera morta possono cambiare qualcosa, non riesco proprio a vedere come la prua diritta possa cambiare le prestazioni con mare calmo. E allora è chiaro che ci troviamo di fronte ad una scelta esclusivamente estetica, formale. Nel mia esperienza di designer, ho un criterio per determinare le scelte quando mi si pone un problema progettuale. Mi sono imposto una sequenza gerarchica da rispettare. Al primo posto metto il fattore spazio: in questo caso a parità di lunghezza al galleggiamento, la prua diritta me ne offre meno di una obliqua. Al secondo posto la funzionalità: ho però appena detto che non ci sono vantaggi funzionali e anzi con mare mosso aumenta il rischio di ingavonamento. Solo al terzo arriva la forma. E allora credo sia abbastanza chiaro il perchè della mia contrarietà a questa che considero un’ abdicazione del design nei confronti della moda.
Secondo noi il diffondersi della prua verticale è frutto di un trend che trova le sue motivazioni nella pura estetica. E’ stata reintrodotta da Wally nel riuscito tentativo di contaminazione tra vela e motore, successivamente è stata impiegata a volte con successo anche su grandi imbarcazioni dall’aspetto più austero e su alcune navette di medie dimensioni.
La prua dritta, o addirittura rovescia, è però un elemento che si deve fondere armonicamente con il resto delle linee esterne, se utilizzata deve essere una naturale conseguenza del design, senza forzature stilistiche.
In generale è adatta a yacht di grandi dimensioni e consente al volume di prua di acquisire una certa importanza. Inoltre il “pieno” visivo che si ottiene appena sopra la chiglia è un ottimo alleato quando si cerca di spostare il baricentro visivo dei ponti verso poppa, l’esempio di Vitruvius è lampante.
Se utilizzata come punto fermo attorno al quale disegnare il resto dell’imbarcazione o peggio ancora se inserita in maniera innaturale in un contesto progettuale preesistente inadatto, come a volte è capitato di vedere, diventa semplicemente un goffo tentativo di allinearsi con un trend.