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Ancora un momento di lacrime e sangue, di sopravvivenza economica… Ma è tutt’altro che vergognoso parlare di barche

26.07.2011   Redazione   Nautica in generale, Notizie finanziarie

Nessuno, tranne noi del settore, parla della crisi della nautica. Di fronte a tanti problemi, anche noi ci vergogneremmo a parlare di barche se alle spalle non ci fossero in ballo decine di migliaia di posti di lavoro diretti e altre decine di migliaia nell’indotto per circa complessive 130-140.000 persone, e quindi di sopravvivenza di altrettante famiglie. E per l’utenza è lo svanire di un sogno di libertà, l’andar per mare, cullato per anni.

Sotto la spinta della speculazione internazionale, lacrime e sangue significa che nella nostra economia non soltanto siamo stati subissati di tasse ma sono stati spazzati via i compratori non solo delle barche, ma di tutto. Anche chi potrebbe tranquillamente comprare, perché ne ha la possibilità – e sono qualche milione di persone – non compra più niente perché si sente sotto assedio. Comprano solo i giovani per i loro hobby e nient’altro. I pensionati – che nei paesi all’avanguardia, nell’economia di mercato sono quelli che spendono senza problemi – da noi sono alla fame.

Altro che comprare barche, come fanno i loro colleghi occidentali. Devono fare i salti mortali per arrivare a fine mese e non tutti ci riescono. I veramente ricchi, man mano che aumenta la pressione fiscale si trasferiscono in paesi più convenienti, dove la ricchezza non è un peccato come suona il teorema di certe ideologie di massa. La classe media, quella che per livello culturale è la maggiore protagonista del diporto nautico, di anno in anno vede assottigliarsi se non addirittura scomparire le sue risorse.

Ci dicono, spendete al di sopra delle vostre possibilità, ma poi nella realtà paghiamo le ruberie dei farmaceutici che con la connivenza di certa burocrazia hanno instaurato un sistema di sfruttamento del pubblico che costituisce il 90% e più del nostro debito pubblico, paghiamo le spese della politica, specialmente quelle dei partiti, che anche quando non rappresentano nessuno pescano a mani basse nei forzieri parlamentari, paghiamo i danni della speculazione internazionale, quelli delle banche – specie tedesche, francesi e britanniche – il debito pubblico americano… e poi ci dicono che viviamo al di sopra delle nostre possibilità: vergogna!

E così, dopo una vita di sacrifici, cercando di non fare mai il passo più lungo della gamba, mettendo “al pizzo” il più possibile, prima di tutto per avere una casa dalla quale non essere scacciati, noi che abbiamo la passione del mare e della barca non siamo in condizione di utilizzarla perché anche tenerla vicino all’acqua – in una spiaggia attrezzata e non in un porto – ci viene a costare più del valore della barca stessa. E va a spiegare all’Agenzia delle entrate i sacrifici che fai per permettertelo… Sei un ricco e ti conviene pagare se non vuoi accertamenti.

Ecco perché andate al mare e vedete navigare soltanto pochissime barche. Ecco perché la gente si allontana dalla nautica e preferisce altre attività di tempo libero. La barca, anche piccola, è un coacervo – e che concentrato – d’invidie e gelosie. Viene visto solo come un’espressione di élite, dimenticando che in essa, per noi italiani, parla un retaggio di marineria, di passione innata. Non a caso era il mezzo più rapido e sicuro per traferirsi nelle varie regioni del nostro paese, cosa ancora oggi difficile, e anche per fuggire da una dominazione, da una tirannia.

Siamo nazione da 150 anni, mentre i paesi a Nord e a Ovest hanno avuto più tempo per maturare il loro senso civico. In questo c’è anche il loro rispetto per l’andare in barca, che da noi è ancora sconosciuto, nonostante abbiamo, com’è noto, la seconda industria al mondo per la nautica da diporto e restiamo, nonostante tutto, la prima per i superyacht.

Una volta i nostri padri sacrificarono le fedi nuziali, noi stiamo sacrificando molto di più, tutta una serie di attività artigiane e piccolo industriali che poi sarà quasi impossibile recuperare. La nautica è tra di esse. Sta a noi del settore lottare perché ciò non accada.

Per questo abbiamo chiesto, nel precedente editoriale, che la Fiera di Genova non aumentasse le tariffe espositive del Nautico del prossimo ottobre. E l’attacco non era diretto personalmente al Presidente e all’A.D. alla Fiera di Genova, che partecipano da sempre anche dei problemi degli espositori, ma al Consiglio Direttivo espressione di una città – lo ripetiamo da decenni – che ha sempre solo preso dalla nautica.

Ora manca anche della sensibilità politica di comprendere che gli aumenti decisi accrescono la criticità del momento per la gran parte dei costruttori. “Ma hanno confermato quasi tutti la loro presenza” – ci dice Ucina. E come poteva essere diversamente, visto il meccanismo dell’operazione?

Anche noi ci auguriamo che il Nautico riesca pienamente a rilanciare il settore, ma un ritorno alle precedenti tariffe – sempre possibile se il Presidente della Regione e le altre autorità politiche liguri volessero dare un segno di comprensione – anche se ormai non fondamentale, visto che la situazione è sempre più critica, sarebbe molto apprezzato.

Lucio Petrone

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4 risposte a “Ancora un momento di lacrime e sangue, di sopravvivenza economica… Ma è tutt’altro che vergognoso parlare di barche”

  1. Orazio Russo scrive:

    Ho comprato una barca dopo anni di sacrifici, mettendo da parte i soldi senza fare mai un viaggio in estate ne in inverno,senza andare al cinema, al ristorante, spendendo pochissimo sui vestiti ecc ecc. Tutto questo solo per realizzare il sogno che avevo fin da bambino di andare per mare. L’ho comprata di seconda mano, spartana, da regata perchè costava di meno, insomma quello che ho trovato accessibile ai miei magri risparmi. Sono stato catapultato nel mondo dei ricchi, stronzi e abbuffoni che hanno l’ardire di preferire la barca a tutto il resto. In fondo ho speso più o meno quando una utilitaria. Adesso con gli ultimi provvedimenti del governo tutto sarà perso. Io non ricado nel gruppo dei tartassati ma non vuol dire che non sono preoccupato. Ormai il messaggio è chiaro, la nautica è un lusso anche se io spendo meno che per andare in vacanza ad agosto in una località turistica. Una barca da 10 a 12 metri pagherà più di tasse che di ormeggio, non parlamo delle altre. Questo vuol dire assassinare la nautica e tutti quelli che ci girano intorrno per lavoro e per passione. Addio turismo nautico. Addio porti turistici. Ecco la risposta che il governo, caro Petrone, ha saputo dare alle sue richieste: una totale chiusura mentale da medioevo. Presto pultroppo si vedranno i risultai di questa politica: lo svuotamento dei porti e la MORTE della nautica e del diporto nautico italiano.

  2. maurizio scrive:

    Questa manovra sulla nautica è null’altro che una azione di marketing del ns governo, è servita per mettere dello zucchero intorno ad una pillola amara da far ingoiare alla maggior parte degli italiani, che non avendo nessuna conoscenza del mondo della nautica, la considerano esclusivamente un privilegio destinato a pochi ricchi/evasori. Così facendo hanno dato un contentino, qualcosa di cui parlare al bar o in ufficio, per poi andare a fare del male sulle pensioni sulla 1 casa etc etc.

  3. quest’altra manovra sulla nautica non è giusto per tutti noi, che si “sbattiamo” lavoriamo risparmiamo per consentire i nostri sogni diventare realtà, e loro che non hanno alcuna conoscenza se non passione di questo mondo varano leggi che non gli appartengono

  4. Non possiamo ridurre il settore della nautica da diporto solo ad un lusso per super ricchi, perchè è un settore industriale importantissimo per la nostra nazione che conivolge migliaia di aziende, daslla falegnameria all’elettronica. Anzi in quanto paese marittimo, immerso nel meditterraneo e con il turismo tra le prime risorse dovremmo investire in porti turistici e su tutto l’indotto che riguarda la nautica da diporto.

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