Indignazione per gli aumenti dei costi degli spazi espositivi del Nautico. E se non si andasse a Genova?
Anton Albertoni, nel giro di pochi mesi, ha già ottenuto per ben due volte l’attenzione del Governo verso la nautica, prima con l’inserimento del settore negli incentivi di sostegno e, recentemente, con alcune norme importanti per il prossimo futuro introdotte nel decreto per lo Sviluppo. Ma nonostante gli encomiabili sforzi di Ucina e del suo Presidente – in pressing da molti mesi sul Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti – il panorama attuale della nautica rimane assai critico.
Da una parte gli utenti, per tutta una serie di intuibili ragioni avviliti, sconfortati, anche perché passati al setaccio dall’Agenzia delle Entrate, la quale con geniale escamotage, non chiede più a essi conto dei loro guadagni – situazione in cui è il Fisco a dover provare un’eventuale evasione – ma gli contesta il totale delle spese nell’anno e in questo caso l’onere della prova è tutta del cittadino che deve spiegare dove ha trovato i quattrini necessari.
Risultato? Verbali facili, anche per dimostrare lo zelo dei controllori, e allora pure chi è perfettamente in regola non partecipa al gioco. Passa la mano, in attesa di tempi migliori, mentre rifl ette sulla realtà di un governo che ci si aspettava di sostegno al settore – visto che il contributo al PIL, nel 2007, tra diretto e indiretto era giunto a sfiorare i sei miliardi di euro – e invece, dopo la caduta del Governo Prodi che l’aveva avviata, ha intensificato, come mai prima, l’attenzione fiscale verso la nautica.
Non solo verso di essa, è vero, ma ha bloccato ogni genere d’acquisto che non sia vitale, con buona pace dell’economia di mercato. Così gli utenti hanno perso la serenità necessaria per svolgere la preferita attività di tempo libero, sempre più circoscritta anche per il proliferare di parchi e aree marine protette (con la scusa dell’ambientalismo, i Comuni si sono appropriati in esclusiva di quelli che prima erano beni godibili da tutti facilmente egratuitamente).
Si può dire, in pratica, che le troppe difficoltà legate anche al semplice possesso di una barca li hanno defraudati dell’andar per mare. Sulla sponda opposta, quella commerciale, che dovrebbe mantenere in vita i costruttori, la vera e propria fuga di utenti dalla nautica, iniziata nel 2008 e ancora in atto, ha creato per essi difficoltà immense, che non tutti, purtroppo, speriamo di sbagliarci, riusciranno a superare.
E nel momento di così grave crisi, quando gli imprenditori, costruttori o commerciali che siano, avrebbero bisogno non di una ma di tutte e due le mani, la Fiera di Genova ha aumentato le tariffe espositive per il 51° Salone Nautico Internazionale del prossimo ottobre.
Anche se l’iniziativa è giustificata dai conti in rosso di Fiera Genova SpA, che hanno costretto Ucina ad assumersi diversi oneri organizzativi cui la Fiera non poteva far fronte, in un momento di tale difficoltà per la nautica gli aumenti sono inconcepibili. La gran parte degli operatori presenti a Viareggio per il Satec Ucina era indignata. Essere presenti a Genova dà la testimonianza a utenti e reti di vendita della vitalità dell’azienda, che vi porta le novità messe a punto per la stagione nautica successiva.
Dal punto di vista mediatico è l’evento dell’anno, ma se le barche esposte diminuiranno, anche la sua importanza commerciale, con tanta concorrenza fieristica nazionale e internazionale, ne sarà danneggiata.
Alcuni costruttori, anche di rilevante prestigio, hanno dichiarato la loro intenzione di trovare possibilità espositive alternative alla Mostra; altri decideranno in base all’andamento commerciale della stagione, ma frattanto sono obbligati a versare gli anticipi richiesti, un versamento al buio, perché il loro domani è assai incerto.
Anche per noi il Nautico è fondamentale, vitale, ma pure le spese sono tante, troppe. Perché, allora, non adottare la soluzione già scelta per altre manifestazioni di settori in crisi diventate troppo onerose: perché non saltare un anno e rivedersi direttamente nel 2012? Ci sono esempi illustri in proposito.
Ci pensi l’Ente Fiera, perché senza un pienone i conti in rosso potrebbero crescere. Se invece vogliamo andare avanti, lasciamo le tariffe invariate e diamo tutti un contributo alla migliore riuscita dell’evento, nell’auspicio che riaccenda un pò di passione per le barche, l’unico motore che ci può far andare avanti.
Lucio Petrone


Non sarebbe una “grama” idea … specie se non partecipassero gli espositori.