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A pesca in mare aperto Insidiare i grandi predatori di altura, a traina come a drifting, è un'arte non facile. Dalla conoscenza dei fondali e delle correnti, dalle pasture, dal perfetto uso delle esche, dipende il successo dell'intera azione di pesca. Con l'aiuto di Roberto Steiner, siamo andati a sperimentare le tecniche d'innesco e le pasturazioni più adatte, a bordo di una delle sue barche nate per il big game. ![]() di Alexander "Big G" Mainardi - Foto Fabio Petrone
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UN BOCCONE A MISURA DI PESCE![]() "Per i tonni giganti - sta dicendo Roberto Steiner - è una questione di istinto. Trovarli può anche essere fortuna, ma i tonni devi sentirli: tu li senti, ma solo tu, gli altri no! Non li vedi, ma ci sono!" Stiamo macinando miglia verso il largo, in Adriatico, per sperimentare esche e pasture per la traina d'altura e per la pesca in deriva. Steiner sta preparando attrezzature con un ordine che denota una lunga esperienza. Dice che quest'anno per i tonni giganti è ancora presto, che si vedranno alla fine di luglio e in agosto, con qualche residuo di presenza in settembre. Ogni tanto si guarda intorno, quasi che potesse capire dove siamo anche se l'orizzonte è una linea a 360 gradi. Si può dire che lui avverta in modo istintivo ciò che accade in mare anche se le mani sono occupate. Quando i segnali misteriosi dell'acqua arrivano ai suoi sensi, la leva del gas dello Yamaha si abbassa e in pochi momenti ci troviamo fermi in un silenzio assoluto. L'ecoscandaglio comincia a sondare sotto di noi, fornendo un quadro pressochè perfetto del fondale, che oscilla fra i 42 ed i 55 metri. La barca si posiziona lentamente secondo il leggero vento che spira e si procede alla deriva spostandosi in modo impercettibile.
" Per pasturare con efficacia - dice Steiner - occorrono molti dati:
la profondità massima, la direzione della corrente di superficie, della
corrente a mezz'acqua, della corrente sul fondo; e poi ancora la
temperatura dell'acqua a profondità diverse, l'intensità della luce
e la trasparenza del mare nella zona. Perchè per pasturare si devono
usare i soliti criteri del quando, come, con che, e per chi".
Infatti, anche se la pasturazione è momento di base per il drifting,
non si esclude che sia possibile realizzarne un tipo particolare anche
per la traina.Lo studio della corrente è determinante per la messa in acqua della pastura. Secondo la direzione in cui tira, si metterà in superficie se si vogliono attirare tutti i pesci predatori o un po' più in profondità per gli squali. Questo per la pesca a drifting, nella quale richiamare la preda vicino alla barca è indispensabile.
Il brumeggio si trova normalmente in vendita nei negozi specializzati,
confezionato in sacchetti di rete fitta, ed è costituito da sarde macinate.
Si lega il sacchetto solidamente ad una cimetta, lo si appoggia sull'acqua,
se ne toglie la plastica di protezione e lo si fissa dove si crede opportuno
nella zona posteriore della barca. Così, sul filo della corrente e del
vento, da studiare con l'osservazione diretta, si forma una scia attirante
che si allarga lentamente. Ciò spiega, dunque, perchè si debba conoscere
l'eventuale presenza di correnti a quote diverse: infatti, una scia che
in superficie proceda, ad esempio, da Est ad Ovest, potrebbe cambiare
direzione, da Ovest ad Est appena qualche metro in profondità, finendo
per attirare in realtà il pesce in una zona diversa da quella dove si
trova la barca stessa. Per questi motivi, conviene creare una "zona"
di attrazione spostandosi piano con la barca descrivendo degli ampi
circoli o seguendo linee rette parallele allo scopo di coprire superfici
più vaste.
Secondo il tipo di pesce, occorre ripeterlo, può variare la profondità
ideale per la pastura. Per gli squali conviene porla un poco più in basso:
in questo caso, potrebbe essere conveniente zavorrare con del piombo
(o delle pietre) il sacco di pastura e calarlo alla profondità desiderata,
avendo anche cura di farlo risalire spesso in superficie.
C'è con noi anche Athos Terenzi, titolare dell'armeria di Cattolica,
che ha in via Belvedere 35 il suo mondo di caccia e pesca, e che è
specializzato nel big game e nelle esche vive. E' lui che ha procurato
la pastura, lui che è un altro dei validissimi pescatori di questa
riviera adriatica. Ci dice che vi sono degli "angler" che non si
accontentano del brumeggio prodotto industrialmente, e che uniscono
alle sarde tritate degli "additivi" nei quali hanno fiducia, dai più
disparati odori.
Steiner ha fatto muovere la barca secondo le sue precise disposizioni,
tracciando un grandissimo cerchio e percorrendolo poi al suo interno.
La pastura funziona: l'ecoscandaglio comincia a segnalare branchi di
pesce fra gli 8 ed i 10 metri di profondità. Se ne distinguono le
macchie che raccontano di pesci non grandi ma in branchi spessi. Si
calano le lenze leggere innescate con pezzi di acciuga sotto sale,
decisamente solidificati dal trattamento, e cominciano le abboccate.
Sono sugarelli, tutti di notevole taglia, una vera e propria massa in
spostamento. Ne vengono catturati alcuni e molti sono rimessi in acqua.
Steiner sta preparando un' altra pastura. Rovescia in un sacco di rete
una cassa di sarde, chiude il sacco, poi comincia a pestarle per trarne
i succhi vitali; quindi, cala in acqua il sacco e lo fissa saldamente.
In mare si crea un'ulteriore scia attirante. Ci dice che, qualora si
avvicinassero dei tonni, la pastura viene fatta lanciando a mano singole
sarde, fra le quali poi si calerà quella abilmente innescata. Roberto è
veramente un personaggio unico: mentre inizia a eseguire le montature
per drifting e traina, ha armato delle canne Daiwa filandone le lenze
di poppa, e si tratta di una canna da 20 libbre, con lenza da 20 libbre
e finale in sottile treccia di acciaio in logica proporzione. Lui cerca
ormai da tempo il record del mondo con attrezzatura leggera, ed ogni
occasione potrebbe essere quella buona. Spiega che un finale in treccia
di acciaio deve essere lungo al massimo m 4,50 e che serve sempre con
lo squalo, anche perchè quando questo è ormai sotto la barca spesso si
torce e si arrotola sulla lenza stessa che deve poter resistere. Ha un
mulinello Daiwa 3/0, e un paio di palloncini colorati segnalano in
superficie l'eventuale abbocco. Ci spiega anche che il finale a lenza
doppia non può, in tutto, superare m 6,15: egli è attentissimo a tutte
le regole internazionali.
Intanto, per le nostre foto, ci mostra l'innesco del calamaro fresco
per il drifting allo squalo, l'innesco della sarda singola e doppia
per il drifting al tonno, ed il montaggio di un sugarello e di uno
sgombro (catturati sulla barca di Athos Terenzi) per la traina al tonno.
Mentre le sue mani si muovono agilmente, ci parla di problemi, di
tecniche, di astuzie per la pesca, che la sua esperienza rende categoriche.
Ci puntualizza il perchè egli tenga la canna che pesca in superficie con
l'esca piuttosto vicina alla barca: si deve evitare che per una qualunque
corrente possa essere deviata rispetto alla posizione dello scafo e
l'abboccata eventuale possa sorprendere il pescatore stesso. Ci dice
che, secondo il pesce che si insidia, si può dover far sostare o
procedere l'esca ad una determinata profondità: servono allora dei
piombi speciali sulle lenze che si possano liberare facilmente o
anche dei piombi a perdere.
Le preferenze di Steiner, per la pesca allo squalo, vanno a canne
che devono avere la potenza massima di 50 libbre (una di queste sta
già pescando), al di sopra della qual potenza non si è più nella
cattura sportiva. Aggiunge che con una canna da 50 libbre un pescatore
esperto può catturare anche un tonno di mole. Intanto, l'amo che ha
scelto e che ha in acqua è un 4/0. Per un principiante o per chi
esperienza non ha, l'amo per lo squalo deve essere dal 6/0 all'8/0,
con punta larga e aperta. L'azione di pesca allo squalo prevede che
la frizione del mulinello sia libera; si può regolarla mettendo
semplicemente la lenza in tensione e, a questa gradazione, lasciarla
libera. La frizione si chiude dopo l'abbocco, al momento d'iniziare
la lotta. Per questo usa i palloncini (legati con un elastico) che
segnalano immediatamente l'abbocco. Per la canna, le preferenze vanno
al tipo cavo, in quanto rispetto ai modelli pieni la canna cava
risulta più nervosa a parità di potenza.
Steiner spiega anche che nel big game tutto deve essere rapportato:
canna, mulinello, lenza, amo, secondo parametri logici che non sono
difficili da comprendere. Ed ammette che una cattura lo esalta quanto
più difficile essa risulti e minore sia la potenza dell'attrezzatura
rispetto alla forza e alla mole del pesce con cui si lotta.
Che le esche e le montature preparate siano perfettamente funzionanti,
così come la pastura, non vi è dubbio, almeno a giudicare da certi fatti
che stanno accadendo. Ma delle catture non si parla in questa occasione:
è argomento di un prossimo discorso.
Le attrezzature La FASSA di Milano, distributore esclusivo per l'Italia dei prodotti Daiwa e Gamakatsu, ha messo a disposizione le attrezzature usate per questa e altre battute di pesca.
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