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Tempo d'autunno voglia di riccioleDa agosto a novembre questo elegante predatore insegue lungo le coste rocciose con pareti verticali i branchi di aguglie. In particolare sulle secche che si ergono dagli alti fondali ed intorno alle isole è più probabile l'incontro con gli esemplari più grandi Testo e foto
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RICCIOLA, LA REGINA DEL BLU![]() La maggior parte dei trainisti, seguendo l'evoluzione della tecnica, aiutati da scandagli digitali, loran sempre più precisi, GPS, "down trigger", canne in carbonio, mulinelli a leva, tentano in autunno l'insidia a questo splendido abitante degli alti fondali. Ma il problema principale da risolvere rimane pur sempre l'esca che, per gli esemplari adulti, può solo essere naturale e preferibilmente viva. A fine agosto i banchi di aguglie, in perenne ricerca di novellame, si fanno sempre più fitti e voraci, considerando anche la discreta taglia raggiunta. Lo stesso dicasi per le ricciole, l'anello seguente di questa gigantesca catena alimentare. I branchi di questi argentei carangidi nuotano veloci lungo le coste del nostro Tirreno, sfiorano i precipizi della Corsica, della Sardegna, della Sicilia. Leggendari gli incontri nelle isole più a Sud, come Lampedusa, dove gli esemplari più cospicui abbondavano, sulla secca di mezzogiorno o a Lampione, in gruppi così numerosi da cambiare il blu del mare in una nuvola d'argento. Ma la pesca distruttiva con quintali di tritolo, seguita in questi ultimi anni dalle reti di circuizione che si chiudono come un gigantesco sacco ed in ultimo l'inquinamento crescente, hanno dato un duro colpo alla progenie di questa regina delle isole.
Altre esche validissime sono i molluschi cefalopodi come il totano, la seppia ed anche il calamaro. Sono difficili da catturare ed innescare vivi; acquistati direttamente dal pescatore che li ha catturati qualche ora prima, mantengono i loro colori naturali ed in particolare per la seppia, quella luminescenza verdognola sul ventre che è un elemento fondamentale perché attiri le prede. La seppia in particolare deve essere innescata con molta cura, con un amo di trasporto che fori anteriormente anche l'osso interno ed il secondo amo ben nascosto tra i tentacoli, della misura dell'1/0 o 2/0. Se la seppia non naviga in posizione corretta ma ruota attorno al proprio asse o si ribalta con la pancia verso l'alto è indispensabile legare nel cappuccio verso il basso un piombo ad oliva di 20 grammi e nella parte dorsale inserire una piccola striscia di polistirolo espanso, a guisa di galleggiante stabilizzatore. Con una seppia viva tutto questo non è necessario ed è senza dubbio l'esca migliore per le grandi ricciole, specie se di buona taglia.
Se la preda è stata stancata a dovere, il recupero a bordo non presenta particolari problemi. In caso contrario una fuga improvvisa dell'animale, spesso in direzione dell'elica o del timone, metterà fine al combattimento per una meritata libertà, acquistata in extremis. Per gli esemplari fino a sei kg sarà sufficiente un capiente guadino; per gli esemplari maggiori il raffio risulterà indispensabile. Il pescatore esperto sa benissimo che questo è uno dei momenti più delicati del recupero. Un errore al primo tentativo è a volte perdonato, il secondo ci può lasciare con un palmo di naso e la lenza viene liberata proprio dal nostro colpo maldestro e dall'ultimo guizzo della preda. È proprio questa alea, protratta fino all'ultimo istante della cattura, che rende particolarmente emozionante la traina alla regina delle isole. Sopra, è cominciata l'azione di pesca: i due battelli che partecipano alla battuta hanno filato le lenze in acqua, e si deve solo attendere. Nelle foto a sinistra, due tipi di montatura dell'aguglia. Il primo prevede la montatura esterna con tre ami: uno di trasporto fissato al becco del pesce, due, più grandi, appena sotto pelle; se ben fatta, l'esca resta viva. Il secondo metodo con pesce morto, nel quale la montatura viene nascosta all'interno dell'aguglia, successivamente ricucita, e dalla quale escono le punte di due ami; il becco viene legato attorno al finale, in questo caso in sottile cavetto d'acciaio. Seriola DumeriliiE' il più grande dei carangidi del Mediterraneo, ha corpo affusolato, agile e slanciato, con colore grigio argenteo sul dorso che diviene chiaro sul ventre; all'altezza della linea mediana, sui fianchi, ha un riflesso giallastro che diminuisce dopo la cattura. In certi esemplari, specialmente se giovani, il riflesso può tendere al verdastro e addirittura al roseo. Ha abitudini pelagiche e periodicamente compie migrazioni sia di distanza dalle coste che in profondità; si avvicina a terra in estate, fino alla prima parte dell'autunno, frequentando le coste scoscese, le secche, ma giungendo qualche volta anche in acqua relativamente bassa. E' un carnivoro e predatore, segue i branchi di pesce azzurro, ma si spinge fino in bassi fondali per assalire cefali e altri pesci. Le sue dimensioni variano con l'età, ma è specie che può raggiungere i due metri ed un peso di 60 chili. Nelle nostre acque ha una distribuzione pressoché totale, anche se non comunissima. Raramente procede da sola, e preferisce muoversi in gruppi di alcuni esemplari; una volta non erano rari branchi di trenta-quaranta ricciole. Viene catturata con reti di circuizione, con palamiti, con lenze a traina e abbastanza spesso dai subacquei con il fucile. Combattente vigorosa, è preda sportiva per eccellenza. Le sue carni sono buone. Esche valide sono l'aguglia, i cefalopodi, i cefali, le occhiate. |