
PESCA IN BARCA
A cura di Riccardo Fanelli
Pubblicato su Nautica 528 di aprile 2006

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IL BOLENTINO COSTIERO
Il solo fatto di aver preso la decisione di avvicinarsi alla nautica
da diporto con l'acquisto di un'imbarcazione, comporta alcune
conseguenze che prima o poi bisogna affrontare. La prima in assoluto
è quella di imparare a navigare e a conoscere il mare;
condizione senza la quale sarà difficile godersi la barca. La
seconda è cominciare a pescare. Una tecnica che si può
effettuare con relativa facilità stando in relax totale,
è il bolentino. Si tratta della classica pesca a fondo
praticata con la barca all'ancora o in deriva ed è il sistema
più rapido per avvicinarsi al mondo della pesca in maniera
intelligente e facile. Questa tecnica si basa sulla ricerca di piccoli
e grandi pesci presenti in prossimità del fondo,
prevalentemente in aree rocciose o miste posidonia e roccia.
L'impostazione della pesca va effettuata ricercando i punti in cui
presumibilmente ci possono essere pesci e su questo si basano le prime
nozioni relative all'avvicinamento al bolentino.
SABBIA E FANGO
Le coste sabbiose sono un ricettacolo di piccoli pesci grufolatori,
tra cui mormore, saraghi, ombrine, orate e predatori come le spigole.
La vita sommersa sui fondali sabbiosi non è però
facilmente monitorabile a causa della vastità e
omogeneità del territorio. Questo porta a concentrare l'azione
di pesca nei luoghi dove è presumibile trovare una florida
attività sommersa. Stiamo parlando di scogliere artificiali e
foci d'acqua dolce o salmastra. In queste aree si concentrano i
piccoli pesci in cerca di cibo.
LE SCOGLIERE SOMMERSE
Un'altra tipologia di fondo comune nei nostri mari è la
scogliera sommersa. Si tratta di aree composte da roccia o da
formazioni di materiale friabile, in genere alternate a aree di
sabbia. In genere queste formazioni si possono trovare isolate su
fondali sabbiosi, non molto lontano dalla costa. Saraghetti, boghe,
sugherelli e salpe, trovano in questo fondale l'habitat ideale.
PRATERIE DI POSIDONIA
Uno dei fondali più classici del Mediterraneo è la
posidonia. Quest'alga rappresenta il rifugio e la nursery per
moltissime specie. La posidonia è l'ambiente ideale per piccoli
pesci come boghe, menole, occhiate, perchie e castagnole, oltre che
per le varie specie di saraghi.
LE SECCHE
La secca propriamente detta, nel gergo dei pescatori è un'area
rocciosa inserita in un piano di sabbia, fango e/o alghe. Tale
particolare fondale può avere dei bordi, denominati cigli o
cigliate, che si staccano di diversi metri dal piano creando dei
dislivelli di fondale più o meno ripidi. La secca rappresenta
l'habitat ideale per gran parte dei pesci di fondo e di tana, che
trovano tra le rocce i micro organismi, base della loro alimentazione.
La popolazione stanziale è composta da saraghi, tanute,
scorfani, labbridi, perchie, murene, corvine e cernie. Ma intorno alla
secca succede qualcosa di molto più interessante. Immaginandoci
il mare non come una massa inerte, ma come un gigantesco fiume in
continuo movimento a causa delle correnti, non è difficile
pensare a cosa può accadere ad una tale massa d'acqua quando
incontra un dislivello, anche se minimo. Le correnti che normalmente
si muovono per effetto delle maree, incontrando un ostacolo, come una
secca, lo aggirano e lo sovrastano aumentando la velocità, in
quanto la massa in movimento rimane invariata riducendosi lo spazio.
Nei punti d'impatto della corrente con il dislivello si crea la
massima accelerazione, generando dei vortici invisibili che
trattengono micro organismi come uova pelagiche, piccoli gamberetti e
plancton. In questi vortici trovano nutrimento altri abitanti delle
secche, si tratta di pagelli, occhiate, boghe, menole ecc. Questi
piccoli pesci trovano sulle cigliate il nutrimento necessario per la
loro sopravvivenza, e di conseguenza ne fanno il proprio habitat ideale.
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