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PESCA IN BARCA A cura di Pubblicato su Nautica 567 di Luglio 2009
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LE PREDE DEL VERTICAL JIGGING
Il vertical jigging, nelle nostre acque, mira prevalentemente ai predatori classici di fondo, ma questa tecnica è talmente polivalente che riesce a sedurre prede diametralmente diverse tra loro, lasciandoci sempre a bocca aperta. Il vertical jigging nella sua versione standard, prevede l'impiego di jig che più o meno dovrebbero simulare piccoli e medi pesci che salgono e scendono scompostamente dal fondo. Tale azione, come molti hanno evidenziato, potrebbe ingannare i predatori, pensando a un pesce ferito o addirittura in agonia e quindi facile preda. Altre ipotesi sui motivi di attacco sono relativi alla territorialità, fatto sta che gran parte di coloro che si sono avvicinati a questa tecnica, compreso chi scrive, pensavano al jig come un qualsiasi artificiale, quindi destinato ai predatori classici delle nostre acque. In effetti gran parte delle prede catturate rientrano della fascia di quei pesci a cui la traina ci aveva abituato, come dentici e ricciole, ma con il tempo sono arrivate le sorprese.
Generalmente pagelli, tanute e saraghi, attaccano l'esca al primo o al secondo strattone, difficilmente la seguono durante la risalita. Rimanendo tra i pesci di fondo più o meno predatori, il san pietro è una delle prede che risulta essere molto attratta dai jig. Questo pesce è lento e difficilmente si lancia in inseguimenti di prede veloci, ma davanti a un jig guizzante sembra cambiare comportamento. Anche gronghi e murene non disdegnano i jig se li trovano a tiro, così come razze e trigoni, questi ultimi maledettamente tenaci e resistenti tanto che le prime volte danno l'idea di aver ferrato la ricciola della vita. Altre prede sempre ben accette per la gustosità delle loro carni sono lo scorfano e la gallinella. Entrambi bisogna quasi centrarli con il jig, ma alla luce dei fatti non sono affatto rari.
Nella fascia di mezzo fondo è possibile incontrare le più disparate specie di pesci predatori, che ovviamente, abituati a inseguimenti in acqua libera, non si lasciano scappare il jig. Palamite, lanzardi, tombarelli, alletterati e lampughe, rappresentano le classiche prede delle aree sabbiose e dei manufatti umani come piattaforme, mede e boe di segnalazione. Questi pesci sono voracissimi e rappresentano una delle alternative quando non si ha successo con i predatori classici di fondo. Non di rado il jigging a questi pesci si pratica ingannando il tempo durante la pesca a light drifting, che con la sua azione di pasturazione porta il pesce azzurro sotto la barca. In un contesto del genere è possibile avere la graditissima sorpresa di allamare un altro dei predatori classici della traina con il vivo, ma poco consono alle tecniche di fondo del vertical: la leccia. Uno dei limiti della traina di fondo con il vivo è sempre stato la profondità, con il vertical jigging tale limite è stato ampiamente infranto, andando a insidiare i predatori fino a 120 metri di profondità e oltre. Su questi fondali è possibile trovare prede che abitualmente non sono comuni con altre tecniche, oppure sono stagionali in quanto risalgono su fondali meno profondi durante la stagione dell'accoppiamento. Tra questi i pagri e i dentici corazzieri sono in pole position. Predatori potenti e aggressivi, attaccano i jig sia abboccando senza indugi che colpendolo per allontanarlo dal proprio territorio. Il pagro (pagrus pagrus) diffuso soprattutto nel centro-sud e in Sardegna, è una preda invernale e attacca i jig sul fondo durante i primi strattoni. La sua difesa è sempre molto potente, ma non veloce e, se di grandi dimensioni, risulta difficile da staccare dal fondo. Il corazziere (dentex gibosus), specie ritenuta quasi estinta, ha ricominciato a comparire nelle acque della bassa Campania, della Calabria e della Sicilia. Può raggiungere dimensioni notevoli e la sua difesa non ha niente da invidiare a predoni più blasonati. Segue anche il jig a distanza dal fondo e quando si sente allamato si difende con fughe incontrollabili e potentissime. Il fondale però, può riservare sorprese ben più insidiose tra cui il pesce sciabola. |