
PESCA IN BARCA
A cura di Riccardo Fanelli
Pubblicato su Nautica 556 di Agosto 2008
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COMBATTIMENTO CON IL GIGANTE ROSSO
La pesca in drifting, più di ogni altra tecnica, è
caratterizzata da un'attesa silenziosa e statica. La barca sia in
deriva che all'ancora, rolla o beccheggia placidamente. I membri
dell'equipaggio sono assorti in un'attesa che sembra precedere un
avvenimento sensazionale per la storia dell'uomo. Uno dei presenti
lascia cadere, una dopo l'altra, le sarde che lentamente scendono
verso il fondo cullate dalla corrente. Gli altri alternano lo sguardo
tra l'ecoscandaglio e i palloncini, e c'è sempre quello che
è la prima volta che partecipa, il quale ogni tanto se ne esce
con il classico: "ma siete sicuri che si fa proprio così?".
Dopo qualche ora sembra ormai impossibile che succeda qualcosa di
diverso dall'ormai statica situazione di apatia, accompagnata
dall'inevitabile odore delle sarde che hanno trasformato uno splendido
fisherman, in una specie di cloaca a cielo aperto. La superficie
dell'acqua è ferma coma un lago, niente che potrebbe far
presupporre che un pesce sta li sotto. Il silenzio ritmato dal rumore
delle barca che stanca sbuffa ogni tanto, è rotto soltanto da
qualche gridolino di gabbiano che cerca di afferrare una sarda rimasta a galla.
In genere arriva come un treno merci, inarrestabile, velocissimo.
Forse qualcuno ha visto flettersi la canna, o forse ha visto il filo
tendersi e il palloncino sparire, ma tutto questo è accaduto in
una frazione di secondo.
La canna è partita (questo è il gergo piscatorio per
indicare che il tonno ha abboccato), il mulinello ha cominciato a
stridere urlando e sbobinando filo. In pochi secondi la bobina sembra
già mezza vuota, forse si è già portato via 300 -
400 metri di lenza.
A questo punto non ci si può improvvisare, ognuno deve
categoricamente sapere cosa fare. I compiti devono essere già
stati assegnati, non importa se per scaramanzia queste cose "si vedono
al momento", dall'altra parte della lenza, c'è un treno con
tutti i vagoni che tira e non aspetta certo gli attimi di indecisione.
L'angler preposto deve levare la canna dall'alloggio, magari
allentando di pochissimo la frizione per poterla estrarre, e
lentamente si deve portare sulla sedia o tenere la canna in mano in
attesa che l'aiutante gli infili la cintura e il renale da stand-up.
Lo skipper deve andare in consolle e accendere i motori, se la barca
è in deriva sarà la trazione del tonno a indirizzare la
canna verso la direzione di fuga, se è ancorata, va
immediatamente mollata l'ancora. Gli altri devono recuperare le altre
lenze e qualcuno deve infilare il giubbotto all'angler e porsi dietro
di lui. Messe a punto queste operazioni, inizia il combattimento vero e proprio.
Per cominciare si va lentamente verso la direzione del pesce,
preferibilmente in retromarcia, per recuperare lenza, tenendo sempre
il filo in tensione. Nei momenti in cui la tensione del filo si
allenta, l'angler deve recuperare quanta più lenza possibile,
girando velocemente la manovella del mulinello. Ma improvvisamente il
tonno si blocca e inevitabilmente riparte per una seconda fuga.
Recuperato di nuovo filo, ci si troverà immancabilmente con il
tonno sotto la perpendicolare della barca. Questa è una
situazione che si verifica sempre, il pesce segue la barca a una
profondità che gli permette di riossigenarsi riprendendosi
costantemente i pochi metri di filo imbobinati dall'angler. In questa
fase il pesce va combattuto senza tregua, cercando di recuperare
quanta più lenza possibile.
L'esperienza di tutto l'equipaggio farà sì che questa
fase sia più breve possibile. Molto spesso il raddoppio entra
nella canna, ma il tonno potrebbe riprendersi filo lasciando vana la
speranza di un combattimento terminato in breve tempo.
Finalmente il pesce è vinto e sembra lasciarsi portare vicino
alla barca, il più delle volte, se l'addetto al raffio volante
sbaglia il primo aggancio, il pesce riparte e si ricomincia daccapo,
ma se riesce a mantenere la calma e inserisce il gancio in una parte
tenace del pesce, la partita sta volgendo a favore dell'uomo.
Ogni tonno si difende in modo sostanzialmente differente e sarà
soltanto l'esperienza a insegnare all'angler e allo skipper tanti
piccoli segreti.
In ogni caso la preparazione atletica e psicologica non sono mai da
sottovalutare.
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