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PESCA IN BARCA

Le moderne tecnologie applicate alla pesca continuano a strabiliare i vecchi pescatori attaccati alle tradizionali lenze a mano, uno degli strumenti che sta prendendo sempre più piede nel bolentino di alta profondità, è il mulinello elettrico

a cura di
Riccardo Fanelli


MULINELLI ELETTRICI E CANNE

Derivati dagli ormai noti salpabolentini, i mulinelli elettrici da abbinare a vere e proprie canne, sono l'ultimo grido in fatto di pesca di profondità. Il loro impiego, già conosciuto da anni, sta avendo negli ultimi tempi un'impennata clamorosa, grazie sia all'incredibile incremento che la pesca ad alta profondità sta avendo, sia alla versatilità di questi strumenti. La loro forma ricorda molto da vicino quella dei mulinelli a tamburo rotante tradizionali, ma le caratteristiche meccaniche sono sensibilmente differenti e possiedono un motore elettrico a 12 Volt.

Si parte da un corpo in lega leggera, in alcuni modelli misto a materiali plastici, in grado di racchiudere oltre alla meccanica propria di un mulinello tradizionale, un micro-computer o un potenziometro, in grado di regolare la velocità e la potenza del motore elettrico che agisce direttamente sulla bobina. La bobina viene realizzata in lega leggera o in materiali plastici ad alta resistenza meccanica per sopportare la pressione della lenza durante il riavvolgimento forzato con prede di grandi dimensioni. La frizione è a leva e agisce direttamente sulla bobina, con preregolazione modificabile anche durante il recupero. In genere ci sono due pulsanti: il primo, chiamato di "ferrata", dà uno spunto alla massima velocità di recupero in modo da permettere una vera e propria ferrata quando si vede il pesce mangiare; il secondo è quello di recupero e viene regolato mediante il variatore di velocità (nei modelli dotati di tale accessorio) o dalla leva della frizione.

Il primo impiego per cui questi attrezzi vedono largo utilizzo è il bolentino di alta profondità. Il problema di riempimento della bobina viene risolto con un cuscinetto di dacron e 650-700 metri di multifibra, che, a seconda dell'abilità del pescatore, può variare dalle 50 alle 100 libbre. Il multifibra è un multifilo realizzato in carboni e kevlar, che grazie alle altissime prestazioni meccaniche, presenta un diametro bassissimo e, oltre a opporre poca resistenza alla corrente e a non imporre l'utilizzo di piombi molto pesanti, occupa poco spazio, permettendo di caricare anche mulinelli non eccessivamente capienti.

Per il bolentino profondo questi attrezzi vanno abbinati a canne con carrucola da 20-30 libbre, preferibilmente con azione di punta per avere un'idea più chiara delle mangiate. Le canne devono avere il calcio curvo oppure è necessario utilizzare dei tubi piegati a 45° di quelli per l'inserimento dei divergenti nei portacanne. L'angolazione del calcio o del tubo è necessaria per poter pescare con la canna al di fuori dell'imbarcazione, in modo da non avere la lenza che urta contro la carena o la plancia di poppa. Nel bolentino di profondità tali mulinelli risultano una validissima alternativa ai classici salpabolentini in quanto, oltre ad avere potenza e velocità di recupero, permettono di essere usati come mulinelli tradizionali abbinandoli a una cintura da combattimento da stand-up e ad un giubbotto renale. In questo modo si può effettuare la pompata con le gambe e la schiena e ritornando verso il basso, il mulinello recupererà la lenza elettricamente.

Altri utilizzi per questi attrezzi possono essere il drifting e la traina, in particolar modo quella con il monel, dove spesso è necessario effettuare lunghi e faticosi recuperi di lenza senza il pesce, mentre per combattere una preda si può usufruire della manovella (nei modelli dotati di tale accessorio) oppure pompare con le braccia e lasciare il recupero al meccanismo elettrico.