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PESCA IN BARCA

A cura di
Riccardo Fanelli

Pubblicato su Nautica 532 di agosto 2006


BOLENTINO: I TERMINALI

Nella pesca a bolentino i terminali rappresentano la parte fondamentale della pesca. Naturalmente, i finali da costruire possono essere molteplici e si differenziano soprattutto per il materiale di costruzione, la lunghezza e il diametro dei monofili usati, nonché in relazione alla tecnica di pesca prescelta. Una nota di attenzione va fatta sulla quantità dei terminali da utilizzare per una singola battuta. Non pensiamo di recarci a pescare a bolentino e costruire i terminali in barca; una volta sul luogo di pesca, potrebbero infatti subentrare quei problemi "atmosferici" che impediscono di preparare i finali con la dovuta calma e perizia tecnica. In barca potremo solamente apportare delle varianti alla lenza che al momento riterremo necessarie.

Prima di vedere in dettaglio la costruzione dei finali analizziamo dove riporli. Le classiche tavolette di sughero, dove una volta si avvolgevano i terminali, sono ormai passate di moda, soprattutto per il fatto che, una volta sistemati sul sughero, al momento del loro svolgimento rimanevano impresse le pieghe degli angoli, con gravi danni per le lenze più sottili. E qui entra in azione l'esperienza del garista con l'introduzione delle rondelle di sughero sintetico. Si tratta di rullini, di dimensioni varie, che permettono di avvolgere una lenza per volta ed evitano il formarsi di angoli acuti sul filo: in più, il sughero sintetico impedisce agli ami di arrugginire.

Solitamente le misure ideali di un rullo per un terminale da bolentino sono 1,5 centimetri di altezza per 5,0 di diametro. Tutti i rullini contenenti i nostri terminali possono essere così riposti in una apposita cassetta in plastica o similare, in modo da proteggerli dal sole e dall'acqua di mare. Prima di entrare nel dettaglio della costruzione dei terminali, occorre sottolineare il fatto che, a parte il terminale classico impiegato dai vecchi pescatori, tutti i finali illustrati dovranno essere costruiti con il sistema "a girare".

Terminale n. 1
È il classico terminale usato dai vecchi pescatori di bolentino con la lenza a mano. Non meravigliamoci per il generoso diametro dei fili, per gli ami sovradimensionati e per il singolare modo di costruzione; possiamo garantire che è un terminale catturante. La lenza madre è solitamente costituita da un nylon di colore bianco del diametro compreso tra lo 0,40 e lo 0,50 millimetri, per una lunghezza totale di circa 100 centimetri. I braccioli sono tre, di lunghezza di 5 centimetri (a volte anche 3), applicati alla madre per mezzo di un semplice nodo a due giri. Gli ami sono del n. 2 nichelati a gambo lungo. I tre braccioli sono distanziati tra loro di circa 10 centimetri e il più basso cade direttamente sul piombo.

Terminale n. 2
Ideale per la pesca a scarroccio su fondali massimi di 50 metri. La madre della lenza sarà costruita con un monofilo di diametro oscillante tra lo 0,25 e lo 0,30 millimetri variabile a seconda della piombatura usata, della lunghezza di 120 centimetri. I braccioli saranno tre della lunghezza di 30 centimetri, sistemati sulla madre alle seguenti distanze: uno appena sopra il cappio del piombo, quello sopra a 40 centimetri, quello sopra ancora a 40 centimetri; il diametro dei braccioli varia da uno 0,20 a uno 0,25 milimetri. Il sistema di snodo può essere effettuato con le perline a quattro fori, girelle a barilotto, oppure con gli snodi. Gli ami nelle misure dall'8 al 2 a seconda dell'esca usata e dai pesci presenti. Se la corrente è di poca intensità e lo scarroccio è minimo, i braccioli potranno raggiungere anche i 40 centimetri. In questo caso la distanza tra uno e l'altro dovrà essere aumentata in proporzione.

Terminale n. 3
Ideale per la pesca a scarroccio su fondali superiori ai 50 metri. Tenendo sempre presente che il sistema di costruzione è identico al terminale n. 2, varieranno la madre del bracciolo (che in questo caso oscillerà tra lo 0,30 e 0,35 millimetri) e la lunghezza dei braccioli (che sarà ridotta a 20 centimetri). Proporzionalmente, anche la distanza tra un bracciolo e l'altro diminuirà. Per quanto riguarda il diametro degli stessi, a seconda della dimensione delle prede presenti potrà arrivare a uno 0,30 millimetri.

Terminale n. 4
Ottimo per la pesca all'ancora. In tale situazione infatti, potremo usare due terminali diversi, a seconda della tecnica prescelta e soprattutto dall'attività dei pesci. Il terminale per la pesca non di attesa è un classico a tre ami, con braccioli di 40 centimetri (diametri e sistema di costruzione identici al n. 2). Cercando invece il pesce grosso, magari in una "stanca" di mangiate, conviene usare un terminale con due soli braccioli, o magari uno solo di lunghezza tra gli 80 e i 150 centimetri. In questo caso, potremo apportare al terminale delle varianti classiche come monofilo sottile (diametro 0,16/0,18 millimetri ad esempio), poca piombatura, esche vive. Molto importante sarà il modo di costruzione, rispettando distanze e parametri alla perfezione. Ad esempio: con due braccioli da 100 centimetri sarà opportuno pescare sempre con un amo sopra e l'altro sotto al piombo, lasciando tra i due braccioli e il moschettone di collegamento madre/terminale, almeno 150 centimetri. Ecco in questo caso la necessità di disporre di una canna più lunga. Con un terminale così fatto, che raggiunge nella sua estensione i 4 metri, occorrerà sicuramente una canna lunga 5 metri.