| RAPSODIA BLU | In English, please | |
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IL MARE IN POESIA, PROSA E FOTOGRAFIA di Luca Sonnino Sorisio |
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Una domenica mattina del 1936, a Le Mourillon, nei pressi di Tolone,
passeggiai nel Mediterraneo guardando attraverso gli occhiali subacquei
di Fernez. Ero un artigliere della Marina da guerra, un buon nuotatore
interessato solo a migliorare il mio stile nel crawl. Il mare non era che
un ostacolo salato che mi bruciava gli occhi. Fui stupito dallo spettacolo
che mi si offerse agli occhi nelle acque di Le Mourillon: rocce coperte di
foreste verdi, brune e argentee di alghe e pesci, mai visti prima, che
nuotavano nell'acqua cristallina. Alzando il capo per respirare, scorsi un
filobus, della gente, i pali della luce elettrica. Immersi nuovamente la
testa e la civiltà era di nuovo completamente scomparsa. Mi trovavo
in una giungla che non era mai stata vista da quelli che navigavano sul suo
tetto opaco.
Talvolta, anche se di rado, si ha la fortuna di accorgersi che nella nostra vita è subentrato un cambiamento, si abbandona la via vecchia, s'imbocca la nuova e si prosegue dritti per la nuova rotta. Mi accadde una cosa simile a Le Mourillon, quel giorno d'estate in cui i miei occhi si aprirono sul mare. Jacques Yves Cousteau, 1936![]() Chi abbia avuto occasione di nuotare sotto la pioggia conosce la strana impressione di stare all'asciutto sotto la superficie e il timore di uscire per non bagnarsi. Un sommozzatore, a guardare in sù quando piove, scorge un'infinità di mobili minuscoli spilli che traforano l'acqua. L'acqua dolce, lentamente mischiandosi all'acqua salata del mare, crea una zona di distorsione ottica nello strato superficiale, come raggi di calore dondolanti sulla terra arroventata. Nelle acque sotto costa, durante gli acquazzoni, abbiamo notato una straordinaria agitazione tra i pesci. Vanno matti per la pioggia. Quando cade, i più piccoli sfrecciano in tutte le direzioni, e dal fondo escono sarghi solitari che si arrampicano e si tuffano, descrivendo incredibili acrobazie. Muggini e branzini volteggiano freneticamente sotto l'ebollizione della pioggia. Stanno ritti sulla coda con la bocca aperta, quasi per succhiare l'acqua dolce. Le giornate di pioggia in mare sono giorni di festa. Jacques Yves Cousteau, 1954 |