| RAPSODIA BLU | In English, please | |
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IL MARE IN POESIA, PROSA E FOTOGRAFIA di Luca Sonnino Sorisio |
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Qualche volta scendemmo nel canotto a remare nell'oscurità, per
contemplare da fuori anche di notte il nostro galleggiante. Onde nere come il
carbone ci troneggiavano intorno, e scintillanti miriadi di stelle accendevano
un tenue brillìo di plankton nel mare. Com'era semplice il mondo! Stelle
nel buio. Era indifferente che scrivessimo nel 1947 avanti o dopo Cristo. Una
cosa sentivamo profondamente e fortemente: eravamo vivi! Avevamo la prova che
gli uomini, anche prima dell'epoca della tecnica, avevano sentito e agito alla
stessa guisa, anzi in un senso più pieno. Era come se il tempo non
esistesse più. Eravamo immersi nell'eterno flusso del divenire, e a noi
intorno non c'era che il buio sconfinato e intatto, e sopra di noi il fondo
sfavillante delle stelle. Di fronte, nella notte, la Kon-Tiki si sollevava fuori
dalle onde, per riscomparire al sopraggiungere di masse nere. Al chiarore lunare
la zattera prendeva un aspetto singolarissimo. Pesanti tronchi grezzi con ciuffi
d'erba marina, la figura quadrangolare e nera della vela vichinga, una capanna
con festoni di frange illuminata a dritta dalla luce gialla d'una lampada a
paraffina: tutto l'insieme faceva pensare all'illustrazione d'un libro
d'avventure, non a una realtà. A intervalli la zattera scompariva
interamente dietro le onde scure; poi si risollevava, disegnandosi con preciso
contorno contro il cielo stellato, mentre dai tronchi grondava la schiuma
scintillante. Quando intorno alla zattera sentivamo solitaria questa sensazione
di distacco dal tempo, ce ne vedevamo comparire innanzi quasi materialmente
intere flottiglie che si spingevano verso l'orizzonte, disposte a ventaglio,
quasi ad accrescere la probabilità di scoprir terra. Così i primi
uomini avevano traversato l'oceano.
Thor Heyerdahl, 1947 |