Rapsodia Blu
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IL MARE IN POESIA, PROSA E FOTOGRAFIA

Rapsodia Blu

Barche d'epoca

Leggiamo i testi...

alberto

Ma non tutte le creature abissate rimangono sul fondo. Ve ne hanno che, nelle notti illuni, inondano la superficie del mare di luce fosforescente. Da qualunque strato di acque pervengano, la loro moltitudine non appare prima della mezzanotte: massa animata e scintillante, cangiante a seconda dei reciproci urti. Stupenda per il numero delle specie, stranamente varia per la configurazione estetica degli individui, la fauna pelasgica è un'onda animata che di notte gira gli oceani, mentre nel suo grembo la lotta senza tregua e senza mercé continua. Bene a ragione i pescatori costieri distendono i loro tramagli all'albore di sera e li salpano all'albore di mattino, cioé durante le notti, proprio perché nelle ore notturne salgono verso la superficie gli abitatori degli strati profondi attratti dalla luce astrale, avidi di cibo e desiderosi di accoppiamento.

Son quelle le ore delle caccie sfrenate che gli squali delle diverse specie, i tonni, i delfini, i gadoidi e le razze danno alla fauna meno robustamente armata. Più in basso ha luogo la tenzone tra i giganteschi mammiferi marini provvisti di forte dentatura (i capidogli) e i cefalopodi dai forti tentacoli nei quali si allineano fitti i ranghi delle potenti ventose dal cui centro di ciascuna sprigionasi un'unghia retrattile, consimile a quella dei maggiori felini. La natura provvida ha conformato la mascella superiore del capidoglio in guisa che presenti un alveo in cui il dente della mascella inferiore si addentra nell'atto di mordere. Così allorquando le due mascelle premonsi reciprocamente serrando il viscido tessuto del cefalopodo, questo non può ritirarlo dalla bocca dell'avversario. Ma con i tentacoli rimanenti (sono otto in tutto) il cefalopodo contrassalta, sforzandosi di avvicinare le due mascelle del nemico collo scopo di soffocarlo. Battaglia senza un grido, senza testimoni, in cui il cefalopodo studiasi troncare al mammifero il respiro e così procurargli la morte. Talora i balenieri che hanno trafitto a morte un capidoglio riscontrano sul suo enorme grugno certe cicatrici di colore biancastro. Esse sono le stigmate ancor visibili, quantunque cicatrizzate, lasciate sulla pelle dagli unghioni e dalle ventose del cefalopodo abissale, il leggendario Kraken, la Pieuvre victorughiana, l'Octopus dei naturalisti. Sono la prova che esso non è riuscito a sottomettere l'avversario, ma che ne fu divorato.

Spunta il giorno sul mare, ad un tempo campo di battaglia e talamo nuziale. Rientra nel profondo la fauna.

Alberto di Monaco, 1921


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