Rapsodia Blu
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IL MARE IN POESIA, PROSA E FOTOGRAFIA

Rapsodia Blu

Tramonto

Leggiamo i testi...

conte

CHE COS'ERA IL MARE
Che cos'era il mare? Aveva code d'acqua e zampe d'acqua tra le rocce, levigava i ciottoli, faceva sigle di luce sulla sabbia: era profondo ma insensibile, si diceva, e celibe, individuale, sterile. In onde riottose o calme maree saliva e discendeva, circondava le terre, lui lunare, lui freddo, irriducibile nel suo votarsi al movimento e all'aridità. Le navi lo solcavano in lunghe scie. Ora si è persa la memoria delle tempeste e dei fari, dei velieri e dei transatlantici, dei naufraghi, dei carichi di porpora e di carbone, di Tiro, di Londra. Era profondo ma insensibile, si diceva, dimora delle conchiglie, delle famiglie dei pesci, estinte, ora: aveva fondali viscidi, crateri e alghe, e coralli. Tagliava i promontori, reggeva le isole. Giocava, lui muto, sprezzante, inservibile, felice nei suoi movimenti

Giuseppe Conte, 1977

FEDELTÀ AL MARE
Portami la mutevolezza, mare, i tuoi canti e le correnti e le sirene la gioia issante dell'onda quando viene sulla spiaggia di gusci e di radici. Io ti sono fedele, mare, come inseguono i gabbiani i propri gridi come lungo le rotte dei suicidi talora in branco corrono i cetacei. Fa ch'io ti veda: chi sei? Da dove sei piovuto, da che varco nel firmamento e che spada di sale, scintillamento astrale, arido ti percorre? Portami i canti, mare, fa che io trovi i tuoi daini, i tuoi meli d'argento le brughiere di erica sottovento la capanna di lune del tuo dio, Manannan Mac Lir

Giuseppe Conte, 1981


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