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IL MARE IN POESIA, PROSA E FOTOGRAFIA
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Eravamo in quattro come al solito: Annamaria Flambard, Ada, Gianpiero ed io. Erano le dieci di sera, e, una volta giunti sulla riva, davanti all'acqua nera e per nulla incoraggiante, ciascuno di noi pensò: "Ma chi me lo fa fare?"
La prima sorpresa fu che non era poi freddo del tutto: l'acqua aveva conservato il calore immagazzinato nella giornata ed era, relativamente, molto più calda dell'aria notturna; la seconda fu nel poterci perfettamente dirigere verso il fondo, nel quale penetrava molto bene la luce delle stelle, cosicché potevamo vederci l'un l'altro e distinguere i dettagli del fondale roccioso! Poi spostando la mano dinanzi a me, vidi apparire un fascio di scintille! Altrettante ne provocavano i movimenti dei miei compagni, specialmente le pinne e le mani! Si trattava di nottiluche, minuscoli animali che divengono luminosi in seguito agli urti e ai movimenti bruschi. Mantenendomi immobile, potei pure vedere spostarsi sul fondo delle luci, per poi sparire, proprio come stelle filanti: era un piccolo gamberetto.
Ogni tanto Gianpiero accendeva la nostra unica lampada subacquea; il suo raggio era giallastro, ma quando mi trovavo ad oltre dieci metri di distanza la luce diveniva di uno splendido verde smeraldo!
Dimitri Rebikoff, 1953
Contemplai il relitto pensando che anche se eravamo là con i mezzi più moderni per strappare il suo segreto al mare geloso, questo non ci avrebbe mai raccontato quale spaventoso dramma era stato vissuto sul battello romano quando la carena fu spezzata dallo scoglio allora vergine della boa che oggi lo sormonta.
Fui strappato dalla mia contemplazione subacquea dalla mancanza d'aria che sopravveniva gradualmente e che mi costrinse ad aprire la riserva e a risalire dietro ai miei compagni. Giunto al sole, potei constatare che l'immersione era stata ideale: non solo avevamo strappato al mare il suo segreto, ma un sole radioso ci scaldava in tutte le fibre e il mare era calmo...
Dimitri Rebikoff, 1953
La potente fonte di luce artificiale costituita dal flash elettronico, usato ormai da molto tempo dai giornalisti, doveva permetterci una constatazione stupefacente, che rovesciava tutte le idee fino ad ora stabilite: i grandi fondali non sono blu, ma gialli, rossi e color arancio, con una intensità di sfumature che non ha l'uguale sulla terra. Le grandi gorgonie che si credevano nere, come si vedevano, sono di un rosso vivo!
La fotografia é, dunque, il solo mezzo per far conoscere le meraviglie del fondo sottomarino: una descrizione parlata o scritta non potrà mai essere completa e precisa quanto la fotografia, tanto più che il sommozzatore e il palombaro perdono le loro facoltà di osservazione proporzionalmente alla profondità.
Dimitri Rebikoff, 1953
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