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IL MARE IN POESIA, PROSA E FOTOGRAFIA
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La terza onda era di solito la più grossa. Lasciarono passare la prima e caddero nel cavo. Metà degli altri surfisti la prese. Le loro teste spuntavano sopra la cresta, e la terra era celata dalla parete d'acqua.
Venne la seconda onda, più grossa e più potente. La maggior parte dei surfisti rimasti si lasciò portare, due o tre vacillarono sulla ripida parete, persero le tavole e furono trascinati sott'acqua quando le funicelle legate alle caviglie si tesero.
"Andiamo!" esultò Samantha.
Venne la terza onda, verde e ripida. Nella parete d'acqua trasparente nuotavano quattro delfini. Si dirigevano con le code piatte e sembrava che ridessero di felicità.
"Oh, guarda!" gridò Samantha. "Guarda, Nicholas!"
L'onda torreggiò su di loro, e remarono freneticamente con le mani. Per un attimo temettero che l'onda li abbandonasse, ma a un tratto le tavole divennero vive e cominciarono a filare, inclinate verso il basso, sibilando sull'acqua.
Entrambi si erano rizzati e ridevano al sole, bilanciandosi sulle tavole. La cresta li sollevò in alto, videro la distesa della spiaggia tre miglia più avanti, le file degli altri surfisti sulle due onde gemelle che erano passate poco prima.
Un delfino giocò con loro sulla cresta. Si tuffò sotto le tavole e si coricò sul fianco per sogghignare a Samantha. Chinatasi, lei allungò una mano per carezzarlo, perse l'equilibrio e per poco non cadde mentre il delfino le sogghignava maliziosamente e si tuffava per riemergere dall'altra parte a pancia in su.
Ora, alla loro destra, l'onda sentiva la terra e cominciava a piegarsi su se stessa. La cresta si curvò in avanti, rimase graziosamente inarcata per un lungo momento, poi crollò lentamente.
"A sinistra", gridò Nick.
Fecero girare le tavole e danzarono sulle prue tozze, flettendo le ginocchia per governare lo scafo in corsa. Fendettero obliquamente la parete verde dell'onda, inseguiti dalla cresta ricurva.
Adesso, alla loro sinistra, l'acqua formava una parete verticale. Sbirciandola, Samantha vide il delfino che le nuotava accanto, dimenando vigorosamente la grande coda. La maestosità e la forza dell'onda la sgomentarono.
"Nicholas!" strillò.
L'onda si curvò sopra la sua testa, coprendo il cielo, oscurando la luce del sole. Ora filavano in una galleria d'acqua ruggente. Le pareti erano lisce come vetro, la luce era verde e magica come in una profonda caverna sottomarina. Più avanti, alla fine della galleria c'era un'apertura perfettamente rotonda, mentre alle loro spalle la galleria crollava in uno scroscio tonante d'acqua bianca. Benché fosse atterrita, Samantha non era mai stata così felice.
Nick le gridò:
"Dobbiamo uscire prima del crollo".
La sua voce quasi si perse nel ruggito dell'acqua, ma lei si spostò docilmente sulla punta della tavola, piegando le dita dei piedi sull'orlo.
Per un lungo momento mantennero la distanza, poi, lentamente cominciarono a guadagnare. Finalmente schizzarono attraverso l'imboccatura della galleria e si ritrovarono alla luce del sole. Samantha rise pazzamente, in reazione al recente terrore.
Oltrepassarono il bassofondo e l'onda si stabilizzò, lasciandosi dietro un merletto di spuma bianca.
"A destra!" gridò lei, per restare nella parte più potente dell'onda.
Fecero girare le tavole e tornarono indietro, fendendo la parete scoscesa. Con il ventre e le cosce bagnati dagli spruzzi, Samantha si equilibrava a braccia allargate, imitando inconsapevolmente i movimenti di una danzatrice balinese. Il delfino le nuotava accanto come un cagnolino.
Finalmente l'onda sentì la spiaggia e impazzì. Ricadde su se stessa con un boato, mordendo furiosamente la sabbia. Nick e Samantha abbandonarono l'onda, scivolarono dietro la cresta e caddero presso le tavole, ridendo e ansando per l'eccitazione, la paura e la gioia.
Wilbur Smith, 1978
La foschia si stava squarciando come il sipario d'un teatro, e la scena che rivelava ben si sarebbe adattata a un melodramma. Era troppo vivamente colorata per essere davvero naturale; l'alba fumava e risplendeva come uno spettacolo pirotecnico: arancione, oro e verde scintillavano sull'oceano, mentre le colonne ascendenti di nebbia prendevano il colore del sangue e delle rose, e l'acqua brillava di fuochi ultraterreni. Il silenzio incorniciava quella magica visione, un silenzio pesante e spesso come un cristallo, un silenzio che dava agli uomini l'idea d'esser sordi, i sensi rapiti da quello scenario meraviglioso.
Poi il sole s'aprì una via attraverso la cortina di nebbia: un raggio brillante di luce quasi solida che danzava sulla superficie incendiando la corrente. L'acqua accanto alla costa si tinse del colore grigio-blu delle nuvole, e la linea di demarcazione tracciata dalle correnti abissali era netta come la lama d'un coltello. Verso il largo, l'oceano sembrava una pezza di velluto verde.
"Daar spring hy!" gridò Da Silva dal ponte, indicando l'acqua scura: "Ecco che salta!"
Un solo pesce, poco più lungo della mano d'un uomo, guizzò fuori dell'acqua, un raggio d'argento brunito dalla luce solare.
Wilbur Smith, 1986
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