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L'UOMO CHE HA VISSUTO IL MARE Nautica, quasi dieci anni fa, propose il nostro collaboratore Roberto Rinaldi come fotografo della Calypso. Da quel giorno una serie di spedizioni si sono alternate con i reportage per la rivista. Ecco come un uomo dell'equipaggio del famoso dragamine ricorda il comandante Jacques Yves Cousteau, e il messaggio che ci ha lasciato in eredità. di Roberto Rinaldi |
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L'EREDITA' DI COUSTEAU
Lo hanno chiamato scienziato, oceanografo, inventore, regista,
esploratore... Io ho conosciuto un uomo, un uomo che forse più
degli altri aveva una incredibile gioia di vivere. E che incredibilmente
riusciva a comunicarla, ad infonderla agli altri. Questo forse è
stato il suo regalo più grande, il regalo di un uomo che ha vissuto
la sua vita come voleva, che a dispetto di tutto e di tutti correva verso
il suo sogno. Un uomo che ha avuto il coraggio di essere sempre se stesso,
di fare ciò che sentiva, che un giorno ha deciso di programmare la
sua vita, che si è prefisso, con un atto apparentemente immodesto,
di inserire la sua personale esperienza e la sua evoluzione, nell'evoluzione
dell'uomo e del mondo. Se stesso come umanità, singolo come parte di
un grande unico universale.
Un uomo che racconta la sua storia guardando fissi negli occhi gli uomini del suo equipaggio, utilizzando il "noi" come soggetto, proprio come se stesse solo ricordando episodi, momenti, sensazioni, emozioni vissute insieme, nel corso di un unico cammino che tutti, equipaggio, ma anche l'intera umanità, ha percorso e sta percorrendo. Più o meno consapevolmente. E quello che lo distingue dagli altri è proprio la consapevolezza. "Eravamo giovani quando ci siamo dedicati alla scoperta, all'esplorazione. Quando quello che ci interessava era scendere più profondo e vivere sul fondo del mare, recuperare i resti di una grande galera romana, affrontare gli squali, terrificanti e misteriosi mostri marini. E la gioventù è grintosa, entusiasta, totale, egocentrica, estremista, spericolata. Eravamo giovani e pensavamo a noi stessi, alla realizzazione dei nostri sogni." Questo nella mente di Cousteau rappresentava la prima fase, la fase dell'inizio, dell'incertezza. Quella fase fanciullesca in cui il denaro sembra non aver valore, se comparato al gioco. E in quegli anni la voglia di giocare, di riempirsi lo spirito, di arricchirsi di esperienze, era la molla più importante.
"Poi siamo diventati adulti. Dunque più altruisti, più
riflessivi. Allora l'interesse maggiore è diventato quello di
raccontare le nostre esperienze, di coinvolgere gli altri nella nostra
avventura. Lo scopo della vita è divenuto quello di infiammare
gli animi, di accendere gli entusiasmi. Ci siamo resi conto che un uomo
da solo non è nulla, se non si rapporta a quelli che lo circondano."
Attraverso le immagini, attraverso i racconti, le esperienze vissute
cambiavano forma, acquistavano spessore. Solo attraverso la divulgazione,
la crescita dei singoli poteva diventare la crescita dell'intera umanità.
Solo così il patrimonio di ognuno poteva entrare a far parte della
cultura di tutti.
E' ora che Cousteau diventa il grande Cousteau, che il mondo conosce a tal punto le sue gesta da riuscire ad appropriarsene. Le sue gesta? Le sue gesta e quelle dei suoi uomini, che cambiavano col tempo senza che l'ingranaggio si inceppasse. Uomini che, benché diversi da quelli che li avevano preceduti e da quelli che li avrebbero seguiti, avevano un punto di riferimento comune. Fisso, solido, incrollabile.
Poi venne la maturità. "Oggi abbiamo percorso il mondo in lungo e
largo, ne abbiamo svelato e raccontato i segreti. Ora bisogna impegnarsi
per conservare tutto questo. Ora si deve far sì che le immagini
dei film, le storie dei libri non rimangano fine a se stesse. Bisogna
lottare perché tutti abbiano diritto ad una vita felice in un
pianeta ancora integro."
E così sono cominciati gli anni della conferenza di Rio, della
battaglia per il parco mondiale dell'Antartide, della lotta al nucleare.
Anni in cui il Comandante punta la prua della nave del suo entusiasmo
proprio dritta nel cuore dei grandi temi dell'ecologia e della conservazione
della specie umana, primi fra tutti il tema della sovrappopolazione e
quello, ad esso strettamente collegato, dei diritti delle generazioni
future. Temi importanti, difficili, pesanti da vivere e da lottare nel
corso della vita quotidiana. Temi ancora estranei a noi "giovani"
dell'equipaggio, contesi piuttosto tra la voglia di conoscere e quella
di divulgare. Temi che negli ultimi anni hanno costretto il Comandante
ad impegnarsi più che mai, a trascinare i suoi uomini e tutti
quelli che volevano ascoltarlo lungo questo nobile cammino.
Tuttavia per noi a bordo "Lui" non cambiava. Malgrado, dopo quel giorno,
dopo quel discorso nel quadrato della Calypso, avessimo una fotocopia tra
le mani che concettualizzava il suo impegno di uomo, che divideva in
momenti differenti la sua e la nostra vita, l'evoluzione di un equipaggio
e quella dell'umanità. Malgrado il peso dei grandi temi per noi
JYC (si legge GIK ed è il suo nome per tutti quelli che gli erano vicini)
era sempre lo stesso. A bordo era lo stesso uomo entusiasta di sempre,
sempre allegro e pronto alla battuta. Pronto in ogni momento ad invitarti
nella sua cabina a parlare dei tuoi problemi, capace in ogni momento di
far arrestare la macchina in mezzo all'oceano Indiano e scendere in
immersione lungo un cavo zavorrato, da solo, verso profondità
irraggiungibili. Malgrado la sua evoluzione lo avesse portato ad
affrontare questi grandi temi sociali e filosofici, JYC ha conservato
fino in fondo quello spirito di fanciullo felice e un po' combinaguai,
quell'aria sarcastica e dissacratoria, quell'ironia graffiante e
sottile che fino all'ultimo non gli è mai venuta meno. E fino
in fondo ha continuato ad entusiasmarci, è riuscito a renderci
partecipi e coscienti dell'importanza di quello a cui stavamo partecipando.
Per il mondo oggi il comandante Cousteau è un mito, una leggenda,
un personaggio amato dai più ed odiato per invidia da altri.
Per noi che lo abbiamo conosciuto JYC rimane sempre il semplice uomo
che era rimasto impietrito sulla poppa della Calypso di fronte allo
spettacolo di un branco di delfini che saltavano nel rosso di un tramonto
tropicale; rimane quello che una notte, durante una festa di compleanno
a bordo, si esibì in un piroettante tango con un cuscino al suono
di una fisarmonica. Rimane quell'uomo per il quale la realtà a
volte non esiste e che ci ha gettato nelle situazioni più
impensabili alla ricerca di qualcosa che esisteva solo nella sua fertile
fantasia; quell'uomo testardo che, pur di raccontare una storia
affascinante, arrivava fino a piegare la scienza alla sua immaginazione.
Per me il mitico comandante Cousteau resta quel vecchio che nello
scorso dicembre, incontrandomi per caso in ufficio, non ha fatto altro
che accogliermi gettandomi le braccia al collo ed invitandomi a pranzo.
Il suo insegnamento principale resta la gioia di vivere, la gioia di
vivere e l'entusiasmo, capaci di infiammare gli animi e restituire la
speranza. Questo è quello che resta di lui, mentre si allontana
dal mondo. Così come si allontanava verso il blu profondo degli
abissi quel giorno in mezzo all'oceano, quando un vecchio uomo con i
capelli candidi sciolti alla corrente si calava lungo una cima.
Si muoveva lentamente, il suo sguardo si perdeva nell'azzurro. Era felice.
E noi a poco a poco lo vedemmo scomparire, non prima però che
quella immagine carica e profonda venisse indelebilmente registrata
nella nostra mente e nel nostro animo.
Una vita avventurosa Jaques Yves Cousteau nacque l'11 giugno 1910 a Saint-Andre-de-Cubzac, nei pressi di Bordeaux. Figlio di un avvocato che viaggiava spesso per lavoro, prese fin da piccolo l'abitudine di girare per il mondo. Nel 1930 entrò nell'Accademia navale, con il preciso scopo di far parte dell'aviazione di marina. Fu un brutto incidente d'auto, all'età di 26 anni, che condizionò completamente la sua vita. Per riabilitare le braccia, infatti, fu spinto dai medici al nuoto. L'utilizzo di un paio di occhialetti di protezione gli permise di scoprire le meraviglie di quello che lui stesso battezzerà "il mondo del silenzio". Durante la guerra Cousteau partecipò alla resistenza coinvolto nello spionaggio. Ciò gli valse la Legione d'Onore attribuitagli dal generale de Gaulle. Fu proprio durante gli anni della guerra, esattamente nel 1942, che mise a punto con l'ingegner Emile Gagnan il primo erogatore per immersione subacquea. Una invenzione che avrebbe rivoluzionato il modo di scendere sott'acqua e che è rimasta ancora oggi sostanzialmente immutata. Allo stesso tempo Cousteau continuava a coltivare la sua passione per il cinema e metteva a punto una delle prime cineprese sottomarine. Alla fine degli anni '40 ci fu la svolta della sua vita: il miliardario inglese Guiness gli mise a disposizione un dragamine varato pochi anni prima. Cousteau lo battezzerà Calypso.
La prima grande spedizione avvenne proprio
nel Mediterraneo, per gli scavi archeologici sul Grand Conglue un antico
relitto al largo di Marsiglia. Poi fu la volta del mitico viaggio
attraverso l'inesplorato Mar Rosso e l'Oceano Indiano che porterà
alla realizzazione del primo grande film: "Il mondo del silenzio", con
la regia di Louis Malle. Un film premiato con Oscar e Palma d'Oro. Il
libro vendette oltre 5 milioni di copie in 20 lingue differenti.
Il "Mondo senza Sole" fu il suo secondo grande successo, mentre si
susseguivano le spedizioni e Cousteau rivolgeva sempre di più
la sua attenzione al mondo della scienza e della tecnologia dell'esplorazione
subacquea. Ciò sfociò con gli esperimenti di Precontinente,
dall'inizio degli anni '60, alla realizzazione delle prime immersioni in
"saturazione", che consentivano all'uomo di vivere per lunghi periodi di
tempo esposti ad alte pressioni. Questo concetto è la pietra miliare
nel campo dell'immersione subacquea professionale, soprattutto nel campo
della estrazione petrolifera in mare. Da qui in poi sarebbe lungo e
difficile riassumere tutti i film realizzati, i libri pubblicati, i
risultati scientifici ottenuti, le tappe percorse. Le spedizioni si
sono succedute fino allo scorso mese di marzo. Una tappa molto importante
per il Comandante fu l'onorificenza di membro dell'Académie Francaise,
ottenuta nel 1989. Cousteau è morto il 25 giugno 1997.
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