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MARE E TERRA DI TASMANIA

Un lembo di continente australiano, staccatosi per fenomeni naturali migliaia di anni fa, è stato la patria di una particolare razza di aborigeni oggi distrutta dai bianchi. Conserva ancora oggi una natura eccezionale che sotto la superficie del mare raggiunge forme impensabili.



Testo e foto di Eleonora de Sabata e Roberto Rinaldi

L'ISOLA DELL'INCREDIBILE



"24 novembre 1642.
Tempo buono, cielo sereno... Nel pomeriggio, verso le ore 4, avvistiamo terra.
25 novembre 1642.
E' la prima terra che incontriamo nei Mari del Sud ed è tutt'ora sconosciuta alle nazioni europee. Le diamo dunque il nome di Anthoony Van Diemenslandt, in onore dell'Onorevole Governatore generale, nostro supremo comandante, che ci ha inviati a compiere queste scoperte.
1 dicembre 1642.
Siamo d'accordo di sbarcare il prima possibile, tempo e vento permettendo, così da avere un quadro più preciso della situazione. Un' ora dopo il tramonto troviamo una buona insenatura in 22 braccia d'acqua con bianca sabbia sottile: un fondo buon tenitore, per il quale ringraziamo Dio Onnipotente.
3 dicembre 1642.
Nel pomeriggio sbarchiamo portando l'asta su cui è inciso lo stemma della Compagnia e la bandiera del Principe, così che sarà evidente ai posteri che noi siamo stati qui ed abbiamo preso possesso di questa terra. Non abbiamo incontrato gli abitanti di questa terra, anche se sospettiamo che alcuni di essi non fossero lontano da noi e ci abbiano osservato con attenzione. "
Firmato:
Abel Janszoon Tasman.


3 dicembre 1992. Esattamente trecentocinquanta anni dopo: Bicheno, Tasmania, a duecento chilometri dal punto dove sbarcarono gli olandesi.

Le mani si stringono intorno alla tazza di tè fumante, a catturare quel po' di calore che sprigiona. E' una serena giornata estiva, ma siamo dall'altra parte del mondo e dietro l'angolo c'è l'Antartico. Le giornate d'estate qui sono soltanto tiepide, l'aria della sera è frizzante in riva al mare. Cerchiamo un po' di relax prima di affrontare una immersione notturna: Roberto è assorbito dalle sue letture ed anche io, sprofondata tra quattro cuscini, ascolto assorta la voce di Abel Tasman che, dal giornale di bordo della Heemskerck, narra la scoperta di questa terra che avrebbe infine preso il suo nome.

Il silenzio è rotto soltanto dal fruscio delle pagine, dalle grida di un uccello, dallo scricchiolio del letto quando mi rigiro, dal ronzio della stufetta che, di là, asciuga l'attrezzatura. Abbiamo fatto già due immersioni in questo mare gelido, oggi, e siamo abbastanza stanchi: scendiamo protetti da mute semistagne ma il freddo, se non l'acqua, si insinua ugualmente nelle ossa. E stasera, appena calerà il sole ed il mare cambierà radicalmente volto, indosseremo nuovamente le mute e scivoleremo sotto la superficie a scoprire i tanti animali a noi sconosciuti che popolano queste acque stupefacenti, così totalmente diverse da qualunque altro mare che abbiamo mai visto; sono creature perfettamente adattate (loro) ai 10°C di un'acqua che a noi sembra disumana.

Qualcuno bussa alla porta. Pigramente mi libero della coperta che mi avvolge e vado ad aprire. E' Tony, il proprietario del diving center che, con l'aria serafica di chi ti invita a prendere un caffè, dice: "Venite con noi a vedere una balena?". Una ba...che?? Lo guardo negli occhi ed aspetto che confessi che è uno dei suoi soliti scherzi. Ed invece mi accorgo che è tutto vero.

Scoppia il putiferio! Afferriamo al volo le macchine fotografiche, le borse delle pellicole, saltiamo sulla barca parcheggiata in giardino sul rimorchio ed arriviamo allo scivolo: sono passati meno di cinque minuti e stiamo già planando a tutta velocità nella direzione che Ric, socio di Tony, ci indica dalla radio. Lui è rimasto a casa, appollaiato alla finestra dalla quale aveva visto la balena saltare fuori dall'acqua.

Le corriamo dietro, cerchiamo di indovinare il punto in cui riaffiorerà, ma è imprevedibile; nella luce fioca del tramonto, l'acqua scivola dalla coda enorme e potente in una cascata d'oro liquido. E' la mia prima balena! Una balena franca australe, spiega Tony, riconoscibile per l'ammasso di denti di cane che le crescono sul labbro superiore e che sono la sua carta d'identità. Si immerge lentamente, vicinissima a terra; rimane sotto a lungo, sembra un'eternità e poi ti accorgi che invece è riemersa alle tue spalle, lontanissima, del tutto incurante della nostra presenza e dei tentativi di avvicinarla.

Tasmania, il suo mare è imprevedibile. Oggi è la balena, ieri erano i delfini a giocare con noi, sott'acqua, per qualche istante; ieri l'altro una foca saltava in lontananza sull'acqua, davanti ai piccoli pinguini che, ogni sera, zampettano su per la spiaggia verso i loro nidi, di ritorno dalle battute di pesca in questo mare così ricco, così esuberante. Un mare a noi sconosciuto: ti avvolge nella sua morsa di ghiaccio, verde come uno smeraldo, gelido eppure ricchissimo di colore, contro ogni immaginazione. Le acque di Governor Island, di fronte al piccolo paesino di Bicheno, sono un concentrato del mare temperato australe. Le secche sono ricoperte di spugne, di tunicati; le pareti a pochi metri di profondità sono avvolte da uno sterminato, soffice tappeto di minuscoli anemoni arancioni.

E' difficile orientarsi tra queste forme di vita: è tutto così diverso da ciò che siamo abituati a vedere! Diverso dal Mediterraneo, diverso dai Tropici; ma a parte gli endemismi del continente australe - come i briozoi che sembrano collanine di corallo - queste acque sono oggetto di una curiosa invasione di animali tipici delle barriere coralline, che fa un certo effetto vedere vivere tranquillamente a temperature sub-polari: tra gli invertebrati, i coralli a frusta, ricoperti spesso dagli splendidi anemoni-gioiello; poi l'inconfondibile pesce balestra, e sono soltanto due esempi. Altri organismi comuni ai nostri mari, ma che si distinguono per le dimensioni: i famosi abaloni, conchiglie del genere Haliotis - come le nostre mediterranee - ma gigantesche, alla base di una industria miliardaria; o i cavallucci marini alti fino a trenta centimetri, che si aggirano nelle foreste di alghe. Ma più che le pareti delle secche, avvolte nei colori sgargianti delle spugne e delle ascidie dalle forme curiose, perennemente battute dalla risacca che la potente onda oceanica fa sentire anche a quaranta metri di profondità, più che le secche multicolori, sono proprio le foreste di alghe, nella loro apparente monotonia, a creare gli ambienti più insoliti ed affascinanti.

Sottocosta, il bull-kelp dalle foglie carnose, fra cui si aggirano seppie giganti di un metro e mezzo di lunghezza, è anche il territorio di una miriade di altri organismi: molluschi, stelle marine dalle mille braccia, crostacei giallo oro più simili ai ragni terrestri che ai propri parenti sottomarini. E ancora le immense alghe del giant-kelp, lo spettacolo più grandioso offerto dal mare australe. Immaginate di spiegare le ali e di volare in una foresta lussureggiante, sospesi nella luce intensa ma filtrata in una verde penombra brillante: potrete soffermarvi a scoprire la ricca comunità animale specializzata di questo specialissimo ambiente, cercare fra le radici granchi, stelle marine, anemoni; e poi risalire verso la superficie, ed osservare i pesci mimetici giocare a nascondino tra le lunghe foglie galleggianti.

Tasmania, paese improbabile. Scheggia di terra che pare cadere dall'Australia nell'Oceano Australe, abbandonata nei Quaranta Ruggenti e proiettata nei Cinquanta Urlanti. Oltre c'è solo l'Antartico. Un passo più in là, per noi Europei, è già un passo sulla via del ritorno: niente potrebbe essere più lontano; l'isola è attraversata dal 42° parallelo, come l'Italia, ma dalla parte "sbagliata" dell'Equatore. Siete voi dalla parte sbagliata, replicano i Tasmaniani, gente semplice ed aperta, tranquilla e disponibile ma anche orgogliosamente fiera ed indipendente, slegata dal resto della nazione. Alcuni di loro sono i lontani discendenti dei galeotti deportati dall'Australia: ossia quelli che, una volta spediti dall'altra parte del mondo per questioni di legge, si mettevano di nuovo nei guai. Cerchi di scorgere in loro qualche traccia delle antiche brutalità ma è impossibile: la Tasmania ha trasformato la razza, forgiando persone gentili, generose, sincere. Gli abitanti veri della Tasmania, invece, gli aborigeni, quelli che Abel Tasman non vide mai, quelli non esistono più: sono stati sterminati dai bianchi in poco più di cinquant'anni. Erano arrivati su questa terra migliaia di anni prima degli olandesi, spinti verso Sud dagli aborigeni più evoluti del Nord, e lì erano rimasti, completamente isolati da quando l'istmo che la collegava all'Australia continentale si era inabissato creando lo Stretto di Bass. Dopo la scoperta di Tasman gli aborigeni vissero indisturbati gli ultimi centocinquant'anni della loro esistenza; l'isola venne soltanto avvicinata da esploratori francesi ed inglesi che lasciarono in eredità alla Tasmania, insieme alle prime denominazioni olandesi, una della toponomastiche più cosmopolite del pianeta. Soltanto nel 1803 si formò il primo insediamento di Hobart, con il dichiarato intento di trasformare l'isola in una grande colonia penale. L'arrivo dei bianchi, che segnò la fine degli aborigeni, diede una brusca accelerata alla Tasmania: da allora, 188 anni di storia hanno catapultato l'isola dall'età della pietra all'era dei fax e dei computer.

Eppure ancora oggi è la natura a regnare padrona. Le città - Hobart compresa - sono solo paesotti; la campagna è fatta di campi sterminati e di un verde così intenso com'è difficile trovare persino in Irlanda; le montagne sono realmente indomite ed inviolabili. In un'isola così piccola una vasta porzione, la zona del Sud-Ovest, è ancora completamente selvaggia; i parchi nazionali e le riserve, poi, costituiscono più del 20% dello stato. Uno dei più belli è il parco delle Cradle Mountains, dove i piccoli canguri wallabies ed i feroci Diavoli della Tasmania vagano liberamente fra le foreste di eucalipti ammantate di muschio e di bellezza.

La Tasmania è, sempre, una terra imprevedibile. Il tempo cambia d'umore mille volte al giorno: può piovere di notte, splendere il sole al mattino, nevicare a mezzogiorno e subito dopo esplodere un pomeriggio meraviglioso. E' una terra concentrata: piccola ma densa di paesaggi e di incontri insoliti ed impossibili per un europeo. E così può accadere, come è successo a noi, di passare dalla tormenta di neve nelle Cradle Mountains alla rincorsa alla balena. Passando per i delfini, le foche, i pinguini... tutto in una settimana.

NOTIZIE UTILI

IL VIAGGIO - Da Roma e Milano partono i voli Qantas (tel.: 06-486.451) fino a Melbourne, quindi Australian Airlines fino a Hobart oppure Launceston. E' necessario il visto, ottenibile con facilità presso l'Ambasciata Australiana di Roma (tel: 06-85.27.21).

LA TASMANIA - Forma uno stato a sé, il più piccolo della federazione australiana. La capitale è Hobart, una splendida cittadina di sapore tipicamente inglese, nota soprattutto ai velisti per la celeberrima regata Sydney-Hobart che si corre annualmente dopo Natale.

BICHENO - E' un paesino sul mare a metà della costa orientale della Tasmania, a circa 200 km di strada sia da Hobart che da Launceston, seconda città della Tasmania.

LE IMMERSIONI - Il periodo ideale per immergersi è l'inverno australiano, da giugno a settembre, quando l'acqua è gelida ma limpidissima. D'estate la temperatura del mare sale di qualche grado e la presenza di plancton limita di molto la visibilità. Una buona muta da 7 mm (che può essere affittata al centro) o meglio ancora una muta semistagna, consentono di affrontare con tranquillità queste temperature. Veramente ottima l'organizzazione del Bicheno Dive Center (4 Tasman Highway, Bicheno, Tasmania 7215; tel: 0061-03-751.138, fax: 0061-03-751.504).

CRADLE MOUNTAINS - Il parco nazionale delle Cradle Mountains è considerato dalla World Heritage Commission uno dei luoghi più preziosi del pianeta. Annidato fra le montagne, ai confini del parco, si trova il Cradle Mountain Lodge (PO Box 153 Sheffield Tasmania 7306, fax 0061-04-921.309; oppure P&O Resorts, AGL House, 60 Edward St., Brisbane, Queensland 4000 - fax: 0061-7-210.0498). Il resort è costituito da unità indipendenti dotate di tutte le comodità ed anche di una romantica stufa a legna. Passeggiate a piedi ed a cavallo, arrampicate per i più sportivi, per i pigri escursioni in macchina: tutto con stile e comfort.

PER INFORMAZIONI - Contattare l'Australian Tourist Commission (Nick Costantini, via Don Luigi Sturzo 7 - 20056 Grezzago (MI) - tel 02-92010872) oppure Tourism Tasmania (1 Franklin Wharf, Hobart, Tasmania 7000; tel 0061-02-300163; fax 0061-02-312175)

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