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SUPERYACHT #485
Settembre 2002

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Fabio Petrone


PROGRAMMAZIONE E CONCRETEZZA PER UN NOME STORICO

Intervista a Filippo Picchiotti e Fabrizio Santucci della Picchiotti Yachts

Ci sono molti segnali che confermano quanto il comparto della nautica da diporto, specie quello legato alla produzione delle barche più grandi, sia in crescita. Basta fare un giro in Versilia, che storicamente rappresenta uno dei maggiori poli produttivi italiani, per averne conferma. Tutti i cantieri della zona sono impegnati al massimo della loro produttività per far fronte alle innumerevoli richieste che giungono da tutto il mondo. Parliamo volutamente di Versilia e non solo di Viareggio, perché anche nella zona di Massa Carrara stanno crescendo e si stanno adeguatamente strutturando, tutta una serie di importanti realtà che mirano a divenire protagoniste del mercato internazionale, proprio nel settore dei megayacht. Emblematico in questo senso è il cantiere Picchiotti Yachts, blasonato nel nome e ambizioso nei programmi, come traspare da questa intervista, effettuata all'interno della struttura nella quale si stava ultimando un nuovo 27 metri. I nostri interlocutori sono stati Filippo Picchiotti e Fabrizio Santucci, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell'azienda toscana, accompagnati dal direttore commerciale Andrea Battaglia.

Il vostro è un nome storico per il diporto ma in realtà Picchiotti Yachts è un cantiere di recente costituzione. Vorrei sapere come siete organizzati e strutturati.

La Picchiotti Yachts nasce nel novembre dello scorso anno ma, come ha giustamente detto, la nostra militanza nel settore delle imbarcazioni da diporto è lunghissima. Sin dall'inizio abbiamo pensato di dotare il nostro cantiere di una struttura consona alla produzione di grandi barche e, per questo, abbiamo immediatamente dato il via alla costruzione di un'area produttiva, attualmente in fase di ultimazione, in una nuova zona industriale a Carrara. Il cantiere è su 7.000 mq dei quali 3.000 coperti, allestiti di tutto punto per la lavorazione e la movimentazione di scafi molto grandi e, ovviamente, completati da una zona con uffici. Invece, manterremo la nostra sede commerciale a Viareggio, per una questione di prestigio, visto che è un polo nautico di rilevanza internazionale, specie quando si parla di costruzione di superyacht.

Avrete anche una base a mare?

Stiamo entrando a far parte di un consorzio, assieme a un gruppo di altri cantieri quali Fipa e Falcon che, nell'ambito della ristrutturazione del porto di Carrara, gestirà la parte destinata al diporto nautico. Quindi, avremo posti barca e anche la possibilità di varare e alare le nostre imbarcazioni a una distanza minima rispetto al sito produttivo, semplificando la logistica e contenendo i costi di trasporto.

Quante barche pensate di produrre ogni anno?

Per i numeri, per la produttività, molto dipenderà dalle dimensioni degli scafi, comunque, a pieno regime, credo attorno alle otto unità.

Costruirete scafi in VTR oppure pensate di utilizzare altri materiali e poi che tipologia di barche costruirete?

Sicuramente inizieremo con il costruire barche in VTR ma saremo in grado di soddisfare ogni specifica richiesta dell'armatore, sia per ciò che concerne il materiale da utilizzare sia per la tipologia delle barche costruite. Attualmente stiamo lavorando su degli open di 72 e 85 piedi, poi produrremo anche dei fly, da 22, 24 e 28 metri.

Come sarete organizzati dal punto di vista commerciale?

Indubbiamente, il nostro target di clientela sarà molto elevato e ciò ci obbliga a costituire una rete commerciale ma anche di assistenza consona. Chi spende tanti soldi per una barca ha il diritto di essere assistito in tutto e per tutto, sia nel pre che nel post vendita. Sarà uno dei nostri "plus", una struttura capace realmente di seguire il cliente, che lo faccia sentire protetto, quasi una parte di noi. Le faccio l'esempio del mercato americano, indubbiamente il più importante, quello dove contiamo di vendere buona parte della nostra futura produzione. Lì abbiamo costituito già una nostra rete, basata su tre siti strategicamente posizionati: uno nella zona di New York, uno a Miami, entrambi già pienamente operativi, e uno in California. Per quel che concerne la nostra sede di Miami, l'abbiamo dotata di un grande magazzino dove avremo la possibilità di stoccare tutto il materiale necessario per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei nostri scafi. In questo modo riusciremo a garantire l'immediata disponibilità delle parti di ricambio e ciò, secondo noi, è un fattore che riveste un'importanza basilare nell'affermazione di un cantiere straniero, come il nostro, in un mercato così attento a queste problematiche, come quello del Nord America. Inoltre, avremo il supporto logistico di un dealer statunitense molto importante, la Total Marine, titolare di ben quattro marine, capannoni per il rimessaggio, maestranze superqualificate ecc. Loro ma anche altri broker presenti negli USA, hanno mostrato un grande interesse per la Picchiotti Yachts, coinvolti dal rango del nostro nome, molto conosciuto anche oltre oceano, ma indubbiamente convinti dai nostri programmi e dalla qualità delle nostre barche.

A capo della nostra divisione commerciale abbiamo scelto Andrea Battaglia che, forte dell'esperienza precedentemente accumulata nel cantiere Tecnomarine, sta contribuendo ottimamente al nostro sviluppo, realizzando, come negli States, una rete snella però organizzata al meglio, con uffici collocati nei punti nevralgici, dove realmente si sviluppa il mercato delle imbarcazioni di lusso.

Quale sarà il "leit motif" capace di caratterizzare la vostra produzione?

A caratterizzare le nostre barche saranno un insieme di linee guida, imprescindibili per ogni singolo esemplare costruito. Innanzi tutto, grazie alla collaborazione di designer di valore assoluto quali Cichero e Caliari, vogliamo fare barche non solo belle ma anche ricche di personalità, facilmente identificabili anche nei marina più affollati come, d'altronde, è sempre stato per gli scafi che portano il nome Picchiotti. Quindi, dal punto di vista tecnico, le nostre barche saranno tutte estremamente performanti, sia gli open sia i fly, dotate di carene veloci e con sistemi propulsivi che, su richiesta del cliente, potranno essere tradizionali, in linea d'asse, ma anche con eliche di superficie o con altre configurazioni più innovative. Ciò non toglie che, per imbarcazioni specifiche, più grandi, saremo in grado di realizzare anche linee d'acqua del tipo dislocante o semi. Per quel che concerne gli interni, il nostro studio tecnico, in collaborazione con aziende specializzate, sta mettendo a punto dei sistemi innovativi per la gestione di tutti gli apparati di bordo. L'impianto elettrico, ad esempio, sarà completamente gestito dal computer, non a livello di gadget tecnologico ma come elemento determinante, capace di incrementare notevolmente il benessere, la qualità della vita a bordo...

Parliamo di domotica?

Esattamente, di domotica applicata alle imbarcazioni. Alla base avremo un'impiantistica al top in termini di qualità, che comprenderà anche nuovi sistemi d'illuminazione, supervisionata dal computer ma controllabile anche manualmente, per offrire un maggior livello di sicurezza. Da un semplice apparato palmare potremo gestire il clima, le luci, le funzioni di ogni singolo elemento installato a bordo. Ma le nostre barche si caratterizzeranno anche per l'uso di materiali esclusivi per l'arredamento e le finiture, a partire dai marmi.

Come riuscirete a conciliare le prestazioni, il target velocistico prefissato per le vostre barche, con gli allestimenti molto ricchi? Il marmo, ad esempio, è un materiale pesante, usarne tanto non crede influirà negativamente sul dislocamento dello scafo, con risvolti sul piano delle velocità?

No, assolutamente, perché siamo all'avanguardia anche negli allestimenti. Parlando del marmo, siamo esclusivisti di un sistema messo a punto da un'azienda di Torino, che prevede le lastre, tagliate molto sottili, installate su pannelli in composito di carbonio dello spessore di tre millimetri. In pratica, riusciamo a realizzare superfici in marmo che pesano 8/9 chili al metro quadrato.

Non hanno problemi di flessione?

Nessun problema di flessione. Si possono montare benissimo negli ambienti marini e il loro utilizzo è stato approvato anche dal RINA.