Condividi questa pagina
Invia ad un amico

In primo piano

SEAFORTUNE
Barche nuove e usate Luhrs, Galeon, Mainship, Rodman, Sonic

SEAFARI ADVENTURES CLUB
Charter e crociere alle Maldive

MARIO GARAU CARBURANTI
Carburanti e lubrificanti marini per il diporto

MERIDIANA RENT
Barche nuove e usate Guernsey, Arvor, Quicksilver, Valiant, BlackFin

MARINA DI CALA DEL SOLE
Porto Turistico e posti barca a Licata, Sicilia

Altri inserzionisti...


SUPERYACHT #490
Febbraio 2003

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Lino Pastorelli


TECNOMAR, VIAREGGIO

Intervista a Roberto Zappelli e Luca Dini

Da vent'anni il nome del cantiere Tecnomar di Viareggio è abbinato all'immagine di motoscafi eleganti e molto veloci, quasi offshore sotto mentite spoglie crocieristiche; ovviamente, in questo periodo, filosofia e dimensioni sono cambiate, passando dai 12-15 metri degli esordi ai 26 e oltre attuali e coniugando al piacere delle alte prestazioni anche quello del comfort; la ricerca della velocità non è più l'unico elemento determinante nella scelta di una barca: seguendo le esigenze di clienti sempre più preparati e maturi e di un mercato internazionale che trova ora nei grossi open uno degli elementi trainanti dell' "italian style", la Tecnomar si è evoluta in direzione, oltre alle consuete doti sportiveggianti, anche di una elevata qualità dei servizi di bordo. La compagine sociale, Faliero Sarti, Amministratore Delegato, il fratello Paolo, Roberto e Maurizio Zappelli, rispettivamente responsabili della progettazione e produzione, affiancati dall'architetto Luca Dini, stylist di esterni e interni, si appresta a trasferire assieme al centro studi e ai tre attuali nuclei di produzione dislocati in area viareggina, nella nuova sede di Massa: 18.000 mq adibiti alla costruzione, ma anche al ricovero e che permetteranno di fronteggiare le sempre più pressanti richieste di queste splendide sportive. Sentiamo ora Roberto Zappelli, progettista navale, sintetizzare l'attuale situazione e i progetti futuri del Cantiere.

Come si sono evolute negli anni le esigenze della clientela e quale è attualmente la vostra strategia produttiva?

All'inizio, nel 1986, sia per richiesta di mercato che per scelta costruttiva, si producevano scafi tra i 12 e 15 metri dove era privilegiata la performance velocistica, senza troppo badare all'ergonomia e alla comodità degli interni (su un off-shore non si può stare comodi!); poi, superato indenne il momento di recessione dei primi anni '90 e un periodo di controtendenza con le navette in acciaio, si è giunti all'attuale linea di barche, belle, performanti, però anche comode e lussuose. Un legame con le radici esiste ancora, a veder bene, ed è il TB 546, una lama affilata da 16 metri che vola a 65 nodi, ma ora anche qui gli spazi interni sono vivibili: adesso si sta comodi anche su un offshore! Il trasferimento nella nuova sede di Massa permetterà, oltre a una velocizzazione delle attuali linee produttive, necessaria dato l'attuale trend positivo del mercato open, di pensare a scafi di maggiori dimensioni (uno è già in costruzione), sempre nella filosofia del Cantiere e cioè completamente custom, ma anche di provvedere al ricovero e alla manutenzione di fine stagione.

Su quali modelli di base vengono proposte le varie personalizzazioni?

Oltre al già citato TB 546, tre sono i modelli base: Silkcut, Velvet e Madras. Open quest'ultimo e coupé i primi, offrono nella fascia di lunghezze inferiori da noi costruita, i 20 metri Fast Cruiser, prestazioni mozzafiato, oltre 55 nodi di crociera, e un'eccellente abitabilità non disgiunta da un'eleganza da vero motoryacht: è determinante a tal proposito la collaborazione, iniziata già nel '95, con l'architetto Luca Dini di Firenze. Il Madras e il Velvet sono anche costruiti in maggiori dimensioni, 24 e 26 metri, ed è questo il trend attuale del cantiere; se sono scese le velocità di crociera, ora attorno ai 35 nodi, è aumentato esponenzialmente il numero di lay-out esterni-interni possibili, nell'ottica di fornire al cliente veramente la "sua" barca; tagliata su misura, si potrebbe dire. Per inciso, i nomi che riecheggiano morbidi velluti, seta e l'esotico madras, abbastanza inconsueti in un mondo nautico che tende ad assimilare quasi ogni scafo planante a entità aggressive e carnivore, sono un elegante retaggio della famiglia Sarti, importanti industriali del tessuto nella tradizione Toscana.

Cosa si intende per "completamente custom" e quali sono i limiti di intervento?

Fondamentalmente, noi sviluppiamo l'idea dell'armatore sulla base della nostra esperienza; quasi uno studio di progettazione con, incidentalmente, l'appendice di un cantiere e i suoi vent'anni di attività. Custom vuol dire affermazione dell'ego armatoriale mediato, senza perdere di vista sicurezza e marinità, con i nostri canoni estetici e con i severi criteri costruttivi previsti dalle massime certificazioni RINA e CE. I margini di intervento sono amplissimi, dai materiali di costruzione alla motorizzazione/trasmissione e, ovviamente, a tutti gli allestimenti di ponte e sottocoperta; tutti i nostri scafi sono in vetroresina, mentre per la richiesta di scafi in metallo, acciaio o lega, ci si avvale della partnership con il Cantiere Rossi di Viareggio. Ad esempio, una navetta è stata realizzata in acciaio, un Madras 26 ci è stato chiesto in alluminio, un altro invece con tre motori e un'unica grande suite sotto coperta; il numero delle cabine può variare da una a 5/6, così le dimensioni del living e, entro certi limiti, anche il posizionamento della tuga. Si ricalcolano poi performance, pesi e baricentri, e si adegua la motorizzazione con relativi rapporti di riduzione, non perdendo mai di vista i punti cardine delle costruzioni Tecnomar e cioè grande aggiornabilità di ogni parte, oltre a facilità di smontaggio e accesso ad ogni locale della barca, per agevolare sia la manutenzione/riparazione che l'eventuale "upgrade" di motori e riduttori. Particolari accorgimenti, derivati dalle competizioni offshore, sono adottati per un veloce sbarco-imbarco dei grossi motori; il Madras 26 di un noto personaggio sportivo ha grippato un motore la scorsa estate in Sardegna: quattro giorni sono stati sufficienti a riprendere il mare con il motore nuovo!

Con quale criterio si scelgono le prestazioni della barca?

Le performance possono essere di velocità o di economia, cioè quanto di massimo può dare uno scafo in assoluto oppure con un occhio di riguardo alle spese di gestione; si va infatti dall'esuberante Madras 26 trimotore al Velvet 26 motorizzato con due 1400 HP, che con 32 nodi di crociera non è veloce in assoluto, ma è molto veloce per quello scafo e con quei consumi. Anche la trasmissione fa la sua parte nell'economia di esercizio: a queste velocità ha ancora una resa accettabile la linea d'asse con eliche immerse, che richiede meno equipaggio per la manovra. Le Arneson con eliche di superficie sono preferibili in caso di vere prestazioni velocistiche, soprattutto sui Velvet e Madras 26, mentre sui 24 metri rendono anche molto bene le eliche tradizionali.

Qualche anticipazione sulla vostra ammiraglia, il nuovo 35 metri?

La veloce navetta in vetroresina, fuoriserie, recentemente varata, è l'antesignana della nuova creatura: una barca dalle linee di classicità e pulizia assolute; ponte inferiore, ponte principale e flying bridge, con carena planante monoedrica; una semplicità addirittura in controtendenza, per uno style da manuale con interni ovviamente personalizzabili al 100%. La numero uno è già in costruzione a Massa e il varo previsto per la primavera 2004.

...un progetto nel cassetto?

...direi meglio, uno studio, in cui investiamo tempo e risorse: considerando che su uno scafo parte, anzi quasi metà, delle potenze impegnate vengono dissipate nelle più svariate resistenze e attriti, cerchiamo ogni forma di recupero, dalla risorsa eolica a quella idrodinamica e solare, per un rientro quanto più elevato possibile delle energie disperse, favoriti in qualche modo da materiali e tecnologie un tempo impensabili: è il contributo che si può dare, pur con un genere di consumo di lusso come i superyacht, nell'obbligatoria direzione del risparmio energetico globale.

In cantiere troviamo anche il designer di tutti gli scafi Tecnomar, l'architetto Luca Dini; la sua firma sigla oggi barche tra le più prestigiose della produzione italiana, dagli Admiral ai C.N. Lavagna, ai megayacht della C.B.I. Navi. A lui chiediamo quale filosofia ha portato alle attuali linee guida del Madras 26 e del Velvet 26, le barche più richieste in questo momento.

Al mio esordio con Tecnomar, nel '95, la velocità era regina, anche a scapito della comodità. Poi, la richiesta del mercato ha portato a un'evoluzione della qualità di vita a bordo: interni con buone altezze ovunque, il minor numero di dislivelli possibili, molta privacy per tutti, ampi spazi esterni, nei living ma anche nelle zone ospiti, un tempo assai sacrificate, e cucine veramente funzionali; insomma l'uscita giornaliera per fare il bagno può diventare una comoda crociera di qualche giorno, senza l'assillo serale del ristorante per cenare dignitosamente. Anche la sicurezza è importante: la protezione della falchetta ovunque, come un vero motoryacht, oltre a una navigazione asciutta, permette ai figli del giovane armatore di muoversi tranquillamente e facilita le manovre. Tutto questo, coniugato all'ormai collaudatissima carena, è la filosofia dei Madras e Velvet 26. Per quanto riguarda l'estetica, invece, si è mantenuta un'impronta sportiva, differenziata nei due modelli, ma dall'eleganza sobria, che non stanchi nel tempo.

Quali le differenze tra il Madras 26 e il Velvet 26?

Le differenze sostanziali riguardano il tipo di sovrastruttura adottata: il Madras 26 è un open puro, con solo il roll bar e un tendalino a separare i passeggeri dal cielo. Quindi il salone chiuso, vivibile in caso di maltempo, freddo o notte, è sul ponte inferiore dove, inevitabilmente, la visibilità panoramica è quella concessa dagli oblò; il Velvet, invece, con la tuga rigida chiusa verso poppa da quattro porte curve in cristallo, crea un living riparato e luminoso, spostando il baricentro della vita di bordo sul ponte principale. Rimangono uguali in entrambi i modelli le linee d'acqua e le soluzioni tecniche e di lay-out, sempre nell'ottica della massima adattabilità alle singole richieste armatoriali.

...un raffronto con il mondo automobilistico?

Rifuggo sempre le esagerazioni stilistiche molto vistose, tipiche di certe auto del Sol Levante, che esprimono una mancanza di stile proprio e stancano velocemente; evito anche l'accostamento all'impressionante, sia pur magistrale, architettura super sportiva delle Ferrari; direi che quanto si avvicina di più alle mie barche sono le potenti, eleganti e sobrie convessità di un bel Porsche.

Tecnomar: via dei Comparini, int. 31; 55049 Viareggio (LU); tel. +39 0584 392901; fax +39 0584 392902; e-mail infotec@tecnomar.com; sito web www.tecnomar.com