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CRESCE ANCORA IL GRUPPO AZIMUT
La nuova legge sulla nautica Muratori-Perlini apre delle buone prospettive anche per il mondo dei superyacht. L'Italia, finalmente, si è resa conto che, avendo un'industria che produce e vende con successo queste grandi barche, era opportuno ed economicamente conveniente cercare di farle anche immatricolare sotto bandiera italiana, senza perdere l'Iva e le entrate fiscali indotte dalle attività di gestione. È d'accordo?
Qual è il vantaggio per l'Italia? Che vi si iscrivano non solo le unità italiane che esercitano il charter all'estero, ma anche quelle extracomunitarie, specialmente statunitensi e sudamericane, che fanno charter in maniera prolungata e perciò non proprio legittima nelle acque UE, sfuggendo in particolare al pagamento dell'Iva. Iscrivendosi sul Registro internazionale italiano, potranno navigare tranquillamente in tutte le acque comunitarie, senza essere tenute, appunto, al pagamento dell'Iva e in più beneficiando degli altri vantaggi economici previsti dalla nuova normativa. È evidente che si tratta di un'opportunità allettante per tutti, anche per gli armatori degli altri paesi comunitari. Prenderemo, quindi, un pò la testa del mondo dei superyacht in Europa? Proprio così. Per la prima volta, dopo aver raggiunto un primato nella costruzione, dovremmo avere anche un primato, tra l'altro di grande prestigio, nell'immatricolazione e nella gestione di queste barche. Si verrà a creare così un mondo italiano dei megayacht, dai quali finora eravamo esclusi, i cui protagonisti sono progettisti, surveyor, enti di classificazione e certificazione, fornitori di dotazioni di sicurezza, manutentori ma, soprattutto, i comandanti di equipaggi. Potremo finalmente beneficiare della ricchezza che proviene dall'uso dei superyacht. Ha fatto un calcolo di quanta IVA abbiamo perso in questi anni per la cecità dei nostri governi? Diciamo, con un calcolo molto approssimativo, in base al valore delle imbarcazioni prodotte, avremmo potuto avere un gettito d'Iva di 200 milioni di Euro all'anno, che invece è andato all'estero. Ora non rientreremo dell'Iva perduta, ma avremo un ritorno fiscale indiretto molto importante. Per comprendere meglio, lo scorso anno, ci sembra, siano stati costruiti in Italia circa 170 superyacht. Sono stati immatricolati tutti all'estero? Solamente uno o due sono rimasti immatricolati in Italia. Forse qualcuno di più negli ultimi 12 mesi, grazie alla legge del leasing, che permette d'immatricolarequesti superyacht con l'IVA ridotta. Ma la legge sul leasing è una cosa nettamente diversa dalla nuova legge... Infatti, riguarda sostanzialmente il privato che vuole utilizzare la barca per uso proprio. Tramite il leasing può iscriverla nel registro italiano a un tasso IVA ridotto. Invece la nuova legge riguarda lo yacht commerciale, quello che farà charter, perciò con degli obblighi ben precisi, che deve soddisfare un regolamento tecnico ben preciso e che potrà essere iscritto nel Registro internazionale in totale esenzione di IVA. Il privato che non vuole fare lavoro usa il leasing e paga una tassa ridotta, il privato che invece vuole fare lavoro ha l'esenzione completa e si attiene a norme più restrittive. Direi che il panorama è perfetto. Quindi, ora siamo in grado di dare quella sicurezza, quell'immagine di serietà che prima ci era contestata e poi abbiamo conquistato, grazie al Gruppo Azimut e ad altri costruttori molto seri... Lei l'ha detto molto bene. Per molti lustri lo yacht italiano era stato ammirato per la sua linea estetica, ma non rispettato per tecnologia e servizio che c'erano dietro. Negli ultimi 6-7 anni l'industria italiana ha capito il problema e ha colmato questo gap, offrendo contenuti tecnologici, di serietà e di servizio in linea con quelli internazionali e in certi casi anche superiore, come dimostra il successo dell'industria. Il terzo passaggio è quello che oggi abbiamo ottenuto con la legge, nel senso che anche il Governo ha capito che deve contribuire alla credibilità internazionale di questa sua industria, offrendo agli armatori la possibilità di immatricolare in Italia. Siamo in grado di offrire, in tale settore, delle agevolazioni e una serietà alla pari con tutti i nostri concorrenti? Questo passaggio deve esserci ancora garantito dal Governo, perché la legge ha indicato i principi fiscali e burocratici, però delega al Governo la stesura di un regolamento tecnico, da emanarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, al quale il superyacht dovrà essere assoggettato. Sempre sperando nel rispetto dei tempi stabiliti... La serietà e tempestività con cui questo regolamento tecnico sarà predisposto e reso norma sarà una prova di credibilità dell'Italia nel settore. Per completare quello che lei diceva, a fianco di un'industria che ha già fatto il suo dovere, dovrà esserci una legge con giusto equilibrio fra agevolazioni e imposizioni tecniche. Da far rispettare e rendere credibile in tutto il mondo. In proposito, specie tra i comandanti dei superyacht, che poi sono la strada migliore per giungere all'armatore, c'è un grande interesse. Alla credibilità conquistata sul campo col prodotto, oggi dovrà aggiungersi l'invito, lo stimolo della normativa. Ci siamo quasi. Adesso cambi cappello e come presidente del Gruppo Azimut ci parli dei programmi a breve sulle grandi barche. Il Gruppo è fortemente presente nelle grandi barche, considerato che più del 55% del suo fatturato deriva da imbarcazioni superiori ai 24 metri. Produciamo le barche veloci, con un limite massimo nei 36 metri, con marchio Azimut, e invece le barche semidislocanti o dislocanti con look tradizionale a partire dai 30 metri, con marchio Benetti. Con marchio Azimut sopra i 24 metri abbiamo il 74', un 80', un 85', il 98' Leonardo e il 100' Jumbo. Com'è andato il 98 Leonardo? Mi è piaciuta moltissimo quella barca... È un grandissimo successo, l'oggetto più trainante della nostra gamma e abbiamo un portafoglio ordini eccezionale. Ed è dovuto al fatto che rappresenta un'invenzione: il concetto del coupé del mare, cioè la barca fly sportiveggiante e brillante, interessante e appagante dal punto di vista estetico come un open, ma con l'elemento di comfort che deriva dal fly. Insomma, il punto d'incontro fra due filosofie: l'open e il fly. Al prossimo Salone di Genova, lanceremo l'ammiraglia della linea Azimut, un 116 piedi, cioè una barca molto grande, che si posiziona nel filone di eccezionale tradizione dei grossi Baglietto, Admiral, Pisa... Hanno fatto scuola, l'Italia ne è stata maestra per 50 anni, il 116' è un'interpretazione moderna di questa scuola. Tale crescita dimensionale presuppone anche degli spazi adeguati per costruire, allestire e mantenere poi queste barche. Che cosa c'è nelle voci che abbiamo letto sui giornali circa la vostra intenzione di acquistare il cantiere Orlando a Livorno? Devo ricordare che alcuni anni fa abbiamo acquistato un'area a Viareggio, l'ex area di Lusben Craft, nella quale abbiamo trasferito la produzione Azimut che non riusciva più a essere realizzata nello stabilimento di Avigliana. L'espansione di questi anni, a un ritmo di 30% all'anno, ha fatto si che anche gli spazi che abbiamo individuato in quest'area Lusben per Azimut, per Benetti e per il servizio non siano più sufficienti. Così ci vediamo costretti a cercarne di nuovi. Abbiamo chiesto alla comunità viareggina di poterci allargare nell'area della fallita Sec, ma il potere politico ci ha accontetato solo limitatamente. Pazienza. Ma poiché Azimut, con lo spazio a disposizione, non può realizzare tutti i suoi programmi di sviluppo, ci siamo guardati intorno, per spostare altrove almeno una o due di queste attività: magari conservando gli spazi di Viareggio all'Azimut, col servizio fino a 35 metri, e spostando gli scafi in acciaio Benetti in un posto di dimensioni sufficienti anche per le attività di servizio oltre i 35 metri. Tra le varie opportunità, c'è, appunto, l'area degli ex cantieri Orlando di Livorno. Superficie di 280.000 mq, molto bella, con ampiezza adatta non solo a ricevere Benetti e il relativo servizio, ma anche con una prospettiva di ampliamento e di futuro sviluppo. Il costo per Azimut? L'area è molto costosa, per la volontà politica del Comune di incassare dalla vendita una cifra sufficiente a chiudere la crisi del cantiere Orlando senza il fallimento. Nonostante l'onere, stiamo valutando se la cifra, compreso l'occorrente per la ristrutturazione, sia per noi compatibile. A parziale compensazione l'amministrazione comunale potrebbe consentirci di utilizzare una parte dell'area per attività di costruzione civile, di urbanistica. Se facciamo questo passo, più di 100.000 mq sarebbero dedicati a Benetti e al servizio. Sicuramente creeremmo, credo, il più bel centro servizi di superyacht del mondo. Là ci sono già delle gru che riescono a sollevare dei mostri. Ci sono delle gru dal cavalletto più grande che ci sia in Italia, che può portare ad altezze vertiginose 30 tonnellate, c'è un impianto di alaggio e varo per yacht e ci sono tre bacini, di cui uno potrebbe essere convertito per yacht, ovviamente con qualche modifica, per trasformare l'utilizzo commerciale in utilizzo per yacht da diporto. Quindi la struttura c'è, posizionata anche nel posto più bello che ci possa essere: centro del Tirreno, di fronte Corsica e Sardegna, di fronte l'Arcipelago Toscano. Un'ultima domanda: Varazze sta partendo o si è fermata un'altra volta? Mi piacerebbe che andasse a vederla. È partita in grande stile. C'è tutta l'area ormai recintata, una parte della diga di sopraflutto è già costruita, abbiamo concluso tutto l'iter amministrativo e trovato un accordo con i concessionari che utilizzavano il porto precedentemente. Pensiamo di trovarlo anche con le imprese di prima qualità che lo realizzano. Dopo 20 anni d'attesa, auspichiamo di poter chiudere i lavori in un tempo brevissimo e ci fa piacere pensare che questo sarà, probabilmente, il più bel porto del Mediterraneo, in termini estetici e funzionali, ma anche di integrazione col territorio. Nasce contestualmente con un bacino a mare importante, di 750 posti barca, ma tutti i servizi a terra, che includono quindi una quinta commerciale, un'altra residenziale, una per i servizi e, ultima ma non ultima, una per l'artigianato. Grazie a queste caratteristiche di piacevolezza e di qualità, dovrebbe avere vita tutto l'anno, diventando un centro turistico. |