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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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I GRANDI OPEN
Stiamo assistendo alla corsa di molti cantieri, grandi e piccoli, la maggior parte europei, per mettere in mare degli yacht tipo open di dimensioni veramente notevoli, che si spingono fino a 120-130 piedi di lunghezza. Una realtà, questa, molto diversa rispetto a qualche tempo fa, quando le produzioni erano allineate su scafi fino a un massimo di 70-80 piedi ed esisteva in pratica un solo cantiere francese che produceva una linea, progettata in Italia, di open di grandi dimensioni. C'è veramente da chiedersi da dove spuntino tali e tanti armatori che desiderano yacht simili.
La motivazione sul perché acquistare una barca di queste caratteristiche può derivare, credo, da due fattori che alla fine si combinano perfettamente: il desiderio di farsi ammirare - e non c'è dubbio che con barche simili, quando entri in porto, non passi certo inosservato - e il desiderio di avere barche più "semplici" dei classici motoryacht, ovvero da gestire con equipaggi ridotti, e che comunque rendano il rapporto con il mare più facile e vivibile.
I grandi open concentrano una buona dose di attrazione e quindi di genuino stile, peraltro non difficile da ottenere quando si disegna uno yacht lungo e basso, e coniugano tutto ciò a un lay-out che rende possibile vivere "en plein air", a contatto con il panorama. A parte alcune "tristi" improvvisazioni di open ottenuti semplicemente tagliando dei motoryacht, cioè non installando i fly e modificando parzialmente le tughe - effetto "vagone ferroviario" - i cantieri offrono barche stimolanti e progettate radicalmente da zero, proprio perché questo è un genere di scafo tendenzialmente nuovo. In realtà, si ricollega storicamente ad alcune grandi barche costruite a cavallo degli anni '30-40 negli Stati Uniti, commissionate su disegno da alcune grandi famiglie che li usavano per gite giornaliere nei porti del Nord Est degli USA, luogo, appunto, di residenza dell' "aristocrazia" americana.
Il pozzetto, come sempre, torna quindi a essere il vero fulcro della barca, sia che si parli di un 30 piedi o di un 30 metri. Il pozzetto, magari protetto dal sole, rappresenta il nodo centrale dello yacht, il naturale collegamento fra il mare e l'interno: un pò come la veranda per una bella villa sulla spiaggia. Tutti gli armatori che io e Dan Lenard abbiamo incontrato, alla fine ci hanno sempre chiesto e talvolta preteso che gli disegnassimo pozzetti grandi; mi sorprende quindi vedere che molti cantieri vadano nella direzione opposta.
Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, la velocità di questi yacht può non essere il punto focale del loro progetto, sebbene tutti offrano prestazioni ragguardevoli, dai 30 nodi in su, ottenute sia con eliche subcavitanti - normali linee d'asse - sia di superficie, sia con idrogetti, propulsione, quest'ultima, molto apprezzata per l'assenza di vibrazioni e per il ridotto pescaggio, essenziale per i clienti che usano le barche in zone ricche di bassi fondali come le Bahamas. Sono state costruite unità con turbine a gas di derivazione aeronautica, accoppiate sia ad idrogetti che a eliche di superficie, impianti abbastanza comuni nelle marine militari perché straordinariamente efficienti, ma altresì molto delicati nella progettazione e nella gestione. Alcuni di questi yacht hanno carene sorprendentemente piatte, una scelta questa che non condivido affatto. Certamente, in questo modo si raggiungono velocità superiori con meno potenza ma, viste le prestazioni e la massa in gioco su questi yacht, si sottopongono le strutture a stress spesso inaccettabili - non sono infrequenti danni agli allestimenti interni - e naturalmente si diminuisce di molto il comfort dei passeggeri.
Credo che la
preparazione tecnica degli armatori da diporto si stia elevando e la
necessità di offrire loro yacht di elevate prestazioni con potenze
accettabili - per motivi economici naturalmente - debba essere risolta
con la ricerca di soluzioni tecniche più sofisticate, con l'aumento
dell'efficienza delle propulsioni e con il contenimento dei pesi, che
in fondo è la strada giusta per progettare e realizzare bene qualunque yacht.
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