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SUPERYACHT #497
Settembre 2003

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Angelo Sinisi


LA CARENA SEMIPLANANTE
E/O SEMIDISLOCANTE

Abbiamo parlato della carena "Dislocante", cioè di quel galleggiante il cui sostentamento dinamico è dato completamente dalla spinta idrostatica, e della carena "Planante", il cui sostentamento dinamico, funzione della velocità, è dato per la maggior parte dalla spinta dinamica, che si genera sul fondo per effetto dell'inclinazione dello stesso con l'acqua, e per la minima parte rimanente dalla spinta idrostatica.

Se si ottimizza la forma di una carena dislocante, ovviamente, si ottiene una carena tonda, perché è la forma che offre minore resistenza totale all'avanzamento, e si otterrà una velocità massima consentita da tutti i coefficienti idrodinamici relativi alle forme della carena. Altrettanto, ottimizzando la forma di una carena planante si ottiene una carena a spigolo.

Da ricordare che una carena è in planata quando i fianchi non sono bagnati, cioè quando la velocità dell'acqua sotto il fondo è tale da spingere il flusso dell'acqua lontano dai fianchi.

Queste due forme di carena, quindi, soddisfano due modi diversi di andare per mare, uno adatto alle velocità moderate e l'altro adatto alle velocità elevate.

Molte volte, per necessità operative, il committente chiede una velocità che, relativamente alla lunghezza e al dislocamento del mezzo, condiziona la scelta della carena che non può essere soddisfatta né da una carena tonda, né da una carena a spigolo.

A questo punto saranno l'ingombro dell'allestimento, il dislocamento e la velocità a determinare la scelta di una carena ibrida o forzata che deriverà da una tonda o da una a spigolo.

Questa carena sarà una carena semidislocante o semiplanante.

La carena semidislocante, che deriva da una carena tonda, avendo una velocità relativa elevata, avrà una formazione ondosa tale da avere un forte appoppamento. Quindi si deve modificare il gioco di pressioni e depressioni che si crea sotto la carena a scapito della resistenza.

Poiché il maggior effetto di depressione è a poppavia, sarà necessario modificare le forme di poppa in modo tale da aumentare la spinta verticale, fino a raggiungere un assetto orizzontale dello scafo alla velocità desiderata.

Ma certamente, anche le forme di prua subiranno delle modifiche, in maniera tale da affrontare in modo confortevole e sicuro le onde, stabilite dal progetto operativo, alla velocità più elevata che il mezzo può raggiungere.

Quindi le forme di una carena semidislocante saranno a prua più penetranti, mentre a poppa saranno più piatte, con il ginocchio della carena che avrà un raggio piccolo e molte volte sarà anche a spigolo, per avere una maggiore spinta verticale, tale da permettere un assetto il più possibile isocarenico in navigazione.

Lo scafo semiplanante, invece, deriva da una carena a spigolo. La velocità di queste carene, relativamente alla lunghezza, larghezza, angolo di rialzo del fondo e dislocamento, è tale da non permettere all'acqua di allontanarsi dal fianco.

Cioè, questa carena naviga in un canale d'acqua che fascerà i fianchi come in un abbraccio, più o meno forte, tale da aumentare la resistenza.

Anche questa carena come la semidislocante, poiché si trova in una condizione idrodinamica non perfetta, cioè si trova come quando una carena planante è in fase d'inizio planata, quindi appoppata, ha la necessità di avere le forme di poppa più portanti, per avere un assetto il più possibile orizzontale per la navigazione.

Per quest'ultima carena i flaps sono necessari, poiché è come se fosse una carena sottopotenziata.

Da quanto detto, sotto l'aspetto idrodinamico, queste carene potrebbero sembrare delle pessime forme.

Invece se sono frutto di una ricerca, per soddisfare delle richieste operative ben precise, queste forme di carena richiedono un maggior lavoro d'indagine per trovare quei coefficienti idrodinamici, certamente fuori o ai limiti del campo d'utilizzazione delle carene sistematiche.

Per le carene semidislocanti i principali componenti della resistenza totale, come per le carene tonde, sono la resistenza d'attrito o viscosa e quella residua o d'onda.

La resistenza viscosa è relativa alla superficie bagnata, alla lunghezza e alla velocità della nave, mentre la resistenza residua o si calcola tramite le serie sistematiche tipo NPL, serie 63 e 64 (vedi Nautica 490), oppure tramite l'approccio statistico che permette un'analisi di regressione condotta su un campione di carene non sistematiche.

La caratteristica saliente di una serie sistematica è quella di ottenere un notevole numero di carene "simili" a partire da una carena madre, di cui si è avuto un compromesso ottimale tra i parametri geometrici e resistenza al moto.

Mentre per le serie sistematiche ci si discosta dall'ottimo man mano che ci si allontana dalle carene madri, con le equazioni di regressione si può ottenere per ogni caso l'ottimo tra le carene già realizzate, purché ci si mantenga nei limiti d'applicabilità delle equazioni stesse.

La carena semiplanante, date le sue forme, può sfruttare una maggiore portanza dinamica, per cui può raggiungere velocità più elevate della carena semidislocante.

Inoltre, la carena semiplanante, data la forma della carena a spigolo, rispetto alla carena semidislocante, a parità di dimensioni caratteristiche principali di carena e in certe condizioni di mare, avrà minori angoli di beccheggio, d'imbardata e con opportune forme di prora anche minori accelerazioni.

Queste caratteristiche delle carene semiplananti hanno destato l'interesse nella ricerca di una carena per navi di grande tonnellaggio, che devono raggiungere alte velocità come le navi per il trasporto veloce di mezzi e persone.

Anche le marine militari si sono interessate a quest'ultima carena, ma la rapida evoluzione delle armi ha posto in secondo piano la velocità.

Queste forme di carena utilizzate per il grande tonnellaggio sono state chiamate "DEEP-VEE".