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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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MEGAYACHT IN VETRORESINA E MATERIALE COMPOSITOCento-centocinquanta piedi di barca con scafo realizzato in materiale composito. Come vengono realizzati questi megayacht e come valutarne le reali caratteristiche? Seguiamone passo passo la costruzione. Innanzi tutto bisogna realizzare il progetto: linee d'acqua, strutture interne e piani di laminazione.
È poi molto importante avere un forno efficiente, che possa mantenere una temperatura maggiore di 80°C in un volume enorme (considerando che deve contenere lo scafo di una barca di 30 o 40 metri) per almeno 8 ore. Utilizzando resina epossidica, la conseguenza di un non corretto ciclo, è una bassa Tg (temperatura di transizione vetrosa), ovvero il materiale tende ad ammorbidirsi se sottoposto ad alte temperature, quali quelle che può raggiungere uno scafo scuro sottoposto all'irraggiamento solare. Le temperature che lo scafo raggiunge in forno possono creare conseguenze molto gravi a un laminato sandwich di nido d'ape. L'aria residente nelle celle dell'anima può rimanere intrappolata; espandendosi, con l'aumentare della temperatura, causando lo scollamento del nido d'ape dalla pelle interna. Inoltre, per garantire una corretta adesione degli strati di fibra, è necessario evitare la contaminazione del preimpregnato da parte di polvere e umidità. In caso contrario è molto probabile che la struttura abbia in futuro problemi di delaminazione. Per lo stesso motivo, gli operatori che applicano il sacco a vuoto, che compatta gli strati di fibra, devono possedere la dovuta esperienza. La lavorazione della resina vinilestere richiede minori attrezzature e operatori meno specializzati. Il forno non è necessario, in quanto, una volta indurita, la resina raggiunge comunque un alto valore di Tg. Come buona norma, il locale di costruzione è climatizzato, mantenendo temperatura e umidità costanti per garantire un buon processo di catalisi della resina. I punti deboli della resina vinilestere, al confronto della resina epossidica, sono le basse proprietà meccaniche e un più rapido invecchiamento della struttura a causa dell'osmosi. Dal punto di vista estetico possono insorgere bolle sulla superficie esterna, se si ha una cattiva adesione dell'anima alla pelle esterna. Le problematiche connesse alla resina epossidica sono generalmente dovute a una non corretta procedura di lavorazione. I cantieri con esperienza decennale le hanno ormai affrontate e risolte e producono imbarcazioni che hanno la stessa affidabilità degli yacht costruiti in vinilestere. Parlando del lato economico, una rapida valutazione dei costi del solo materiale lascia intendere che uno yacht costruito in sandwich di nomex e resina epossidica, sarà molto più caro di uno yacht di pari lunghezza e disegno, ma costruito con anima in schiuma e resina vinilestere. Se entrambi sono costruiti con tecnica a impregnazione manuale si ha un rapporto di costi di 7 a 1, che aumenta ancora se si utilizza il preimpregnato. In questo computo non abbiamo considerato il contributo del maggior costo orario della manodopera e del forno. Attualmente il punto di incontro tra le due tecnologie è la costruzione in infusione con l'utilizzo di fibre di carbonio. Si media l'alta affidabilità e facilità di lavorazione della tecnica di infusione con vinilestere alle alte qualità meccaniche del carbonio. Il prodotto finale è più pesante rispetto al preimpregnato ma ad un costo minore. Concludiamo questa carrellata sulle metodologie di costruzione dei cosiddetti megayacht osservando che, mentre le grosse imbarcazioni a vela fanno un uso abbondante di nuove tecnologie e nuovi materiali, tanto che ogni scafo spesso racchiude più d'una delle innovazioni qui descritte, nella cantieristica a motore gli sforzi verso l'innovazione tecnologica nel settore materiali sono molto ridotti, tanto che possiamo affermare che molte imbarcazioni a motore di serie, tra i 24 e i 30 metri, usano tecnologie vecchie di almeno 20 anni. |