MARESUD
Posti barca e ormeggi a San Nicola l'Arena
SELMAR TECHNOLOGIES
Dissalatori e filtri per acqua
MARINA DEL NETTUNO
Marina a Messina con 160 posti barca tra 8 e 20 metri
MARINA DI PORTOROSA
Porto turistico per le Isole Eolie
NAUTICA MARE
Barche nuove e usate a San Vincenzo, Toscana
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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici,
ultime notizie e novità dal mercato
Intervista di Fabio Petrone a Ferdinando Amerio titolare del Gruppo Permare.
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PERMARE, LA NECESSITA' DI INNOVARE
La fiorente cantieristica presente in Italia nel settore del
diporto nautico, oltre che dai grandi "colossi", ormai divenuti
dei veri e propri gruppi industriali capaci di occupare centinaia
di persone e produrre fatturati da capogiro, è fatta anche
da tutta una serie di realtà "minori" che, proprio per il
loro modo di lavorare prettamente artigianale, riescono comunque
a ottenere successi eclatanti, basati sulla qualità ma
soprattutto sul livello di personalizzazione superiore che
riescono a garantire per le loro barche. Ferdinando Amerio
è il titolare di uno di questi affermati cantieri, il
Gruppo Permare, un uomo con 48 anni di esperienza maturata nella
costruzione e nell'assistenza a imbarcazioni di ogni tipo e,
quindi, un grande tecnico, capace di valutare il mercato ma
soprattutto le barche, le loro qualità intrinseche e
quello che potrà essere il loro sviluppo in materia di
scafi, motori, propulsioni e quant'altro.
Innanzi tutto, vorrei sapere qual è il vostro approccio alla costruzione di una nuova barca, se e quali indagini di mercato conducete, quali caratteristiche date alle vostre carene, quale rapporto avete con gli architetti che sviluppano gli interni ecc. La realtà del Gruppo Permare è secondo me ben sintetizzata da un nostro recente messaggio promozionale, dove equipariamo il nostro Amer 86 a un buon vestito, "cucito sul tuo corpo per le tue emozioni". Ci paragoniamo giustamente a una sorta di atelier della nautica, una "griffe" dove il cliente entra, vede il progetto di massima di una nostra barca perfettamente definito sotto l'aspetto più strettamente tecnico e, quindi, per ciò che concerne la carena, le trasmissioni, la disposizione dei pesi a bordo, la compartimentazione degli ambienti ecc., ma sul quale gli lasciamo la più ampia facoltà di scelta per tutto il resto... Quindi, il layout degli interni viene già elaborato dal cantiere...
Così avete cercato di abbassare il baricentro dello scafo per ottenere un metacentro migliore... Bacigalupo, che è il progettista della nuova carena, ha lavorato proprio in questa direzione, ed è una cosa che ad esempio con le precedenti installazioni dei motori, nella classica linea d'asse, non potevamo proprio realizzare. Anche il fatto di avere i propulsori spostati all'estrema poppa ci offre indubbiamente maggiore stabilità proprio contro il rollio, così come l'adozione di una carena dal design particolare, con la "V" abbastanza stretta a prua, tale da "aprire" bene il mare in navigazione, ma con appena 13° di inclinazione a poppa. Le carene, dunque, anche quelle considerate "buone", ogni tanto andrebbero comunque riviste... È fuori di dubbio e invece accade raramente. Ancor oggi circolano delle barche che sfruttano carene vecchissime, di 30 o 40 anni fa, mentre l'opera morta, i motori, l'accessoristica ecc., sono realizzati con materiali e tecnologie di oggi. Cercando paragoni, sarebbe come montare un modernissimo motore "common rail" sul telaio di una vecchia "Topolino". Per carità, camminare camminerebbe lo stesso ma come? Secondo me le carene dovrebbero essere riviste almeno ogni 10 anni, ciclicamente, pescando a piene mani in quanto la moderna tecnologia mette a disposizione. È un approccio dispendioso, che in pochissimi fanno, ma è indubbiamente l'unico che offra garanzie sulle qualità marine dello scafo. Parlando del futuro, quale pensa sarà l'evoluzione in termini di motori e propulsioni? Secondo me l'evoluzione più logica e attuabile in tempi relativamente brevi nel settore dei superyacht, l'erediteremo da quanto attualmente è già utilizzato nel naviglio mercantile. Parlo dell'uso di motori diesel elettrici e trasmissioni basate su un sistema integrato di 4/5 "piedi", qualcosa di esteticamente simile al "sail drive", posizionati in carena, ciascuno con la sua bella elica o, addirittura, con una sorta di "duo prop". Qual è il vantaggio? Innanzi tutto, su unità molto grandi che necessitano di elevate potenze per navigare, è dimostrato come la soluzione migliore sia quella di adottare motori diesel elettrici, decisamente più efficienti anche sotto l'aspetto delle emissioni inquinanti e dei consumi. Stesso dicasi per i citati "piedi", in grado di ruotare su sé stessi di 360°, tanto da poter essere utilizzati anche come eliche di manovra, che hanno un'efficienza non paragonabile rispetto alle linee d'asse, un sistema particolarmente "sprecone" visto che disperde ben il 75% della potenza erogata dal motore. So per certo che molti costruttori di motori credono molto in questo tipo di tecnologia e alcuni, come la Volvo Penta, stanno già sperimentando soluzioni per applicazioni a partire da 350 HP in su. E degli altri sistemi propulsivi attualmente adottati, cosa ne pensa? Progrediranno ma resteranno sempre legati a un mercato di nicchia: le eliche di superficie sono decisamente più efficienti delle linee d'asse, però peccano soprattutto in termini di manovrabilità, cosa poco gradita ai più; mentre lo sviluppo dell'idrogetto è secondo me rallentato principalmente dai costi elevati delle unità jet, che sono addirittura allineati a quelli dei motori. Parlando di consumi, secondo lei rappresentano una discriminante nell'acquisto di una grande barca oppure gli armatori di questi superyacht sono poco attenti a questo aspetto? Avere tanti soldi da poter comprare una barca del genere non vuol certo dire che si sia disposti a sprecarli. Quindi, ritengo quello dei consumi un aspetto sempre molto sentito, che può fare la differenza. Ecco, fra le cose che volevamo dalla nostra nuova carena, c'è anche questa, consumare poco. Come le ho detto, la sua efficienza in planata è ottima però la nostra opera viva offre interessanti performance anche quando procede in dislocamento. Perché, c'è chi naviga in dislocamento? Si, specie quando si devono compiere lunghi trasferimenti e magari si hanno problemi di autonomia. Almeno io lo consiglio a tutti, come per altro suggerisco di navigare tranquillamente di notte, quando il mare è generalmente molto più calmo e poco frequentato. I moderni motori diesel dotati di turbo impongono di marciare a un regime che va dai 1.500 giri in su. La nostra barca con un solo motore a 1.500 giri raggiunge velocità fra i 10 e i 15 nodi, secondo il carico, lo stato del mare ecc., ancora in pieno dislocamento e con una navigazione assolutamente dolce, priva di qualsiasi stress. Beh, a quella velocità riusciamo a consumare qualcosa come 7 litri di nafta per miglio, un risultato che a quella andatura forse non raggiungono nemmeno le classiche navette dislocanti. Ma è corretto percorrere tante miglia, tante ore di moto con un motore solo? Noi montiamo un invertitore particolare, che riesce a lubrificarsi anche se non è in moto, e una serie di accorgimenti come le tenute degli assi in carbonio, tali da consentirci anche questo tipo di utilizzo. |