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SUPERYACHT #501
Gennaio 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Lucio Petrone


UN 2004 DI GRANDE VALORE

Il mercato dei superyacht, cioè imbarcazioni superiori ai 24 metri, continua a espandersi a un ritmo quasi impensabile per barche di tali dimensioni. Secondo fonti americane ed europee, addirittura per il 2004 ne saranno in costruzione circa 510, con un incremento di oltre il 5%, rispetto alle 482 del 2003 (505 nel 2002, 428 nel 2001, 317 nel 2000). Se a questi ordini accertati aggiungiamo le grandi unità costruite senza clamori, qua e là da cantieri minori in tutto il mondo, il numero cresce ulteriormente. Già, perché ora i superyacht sono il traguardo quasi di ogni costruttore. Come si dice nel gioco del poker, "piatto ricco mi ci ficco" pensano in molti, ma non è poi così facile. Come ha insegnato Paolo Vitelli con Azimut-Benetti, non è facile convincere della propria affidabilità chi spende tanti quattrini, quando ci sono sul mercato cantieri con tradizione secolare e grande prestigio per qualità e lavoro, come quelli olandesi, che da sempre per questo tipo di costruzioni sono un punto di riferimento per il mercato. Ci sono voluti quasi 20 anni e con l'eredità di un nome autorevole come Benetti per vincere la battaglia e diventare il numero uno mondiale dei costruttori di superyacht. Un tale investimento non ammette rischi anche da parte del costruttore, che ha a che fare con una clientela sì danarosa ma anche molto esigente, con pretese custom che non si possono ignorare, finalizzate anche al charter. Velocità, caratteristiche costruttive, tenuta di mare...ogni dichiarazione va fedelmente mantenuta, perché chi paga è giustamente fiscale e si avvale di esperti, survoyer e legali. La messa a punto di un capitolato di vendita può durare mesi. Non basta costruire le barche, ma anche venderle e assisterle durante e dopo la vendita. È importante non improvvisare per non sbagliare e perdere il tesoro di immagine e di sostanza accumulato in questi anni. Anche il Gruppo Ferretti si è adeguato con successo alle esigenze di questo mercato e così Perini Navi e poi via via gli altri, ormai circa 25 marchi, che contribuiranno a mantenere l'Italia in testa alla classifica dei costruttori anche per il 2004, con circa 190 unità. Spicca naturalmente tra di essi Azimut- Benetti, leader mondiale con quasi 60 ordini (tra progetti e costruzioni) seguita dal Gruppo Ferretti (con Custom Line, Ferretti yachts, Pershing, Riva e CNR) con quasi 40, dal Gruppo Rodriguez (con Arno, Overmarine e I.S.A.) con poco meno di 30, dal Gruppo FIPA con una quindicina, dai Cantieri di Pisa con 7 e da Perini Navi con 6. Dopo il Gruppo Rodriguez ci sono i concorrenti della inglese Sunseeker, i tedeschi della Lürssen, i danesi della Royal Denship e poi via via tutti gli altri. Quindi dopo una riduzione degli ordini nel 2003, forse emotiva in seguito dell'attacco terroristico a New York, ma forse anche rispondente a una volontà di non esporsi in un periodo di crisi, c'è stata una ripresa non trascendentale, ma significativa di un'inversione di tendenza, che però non riguarda i superyacht a vela, ancora in diminuzione di una decina di unità rispetto all'apice di 72 barche del 2002. Quindi, anche il rapporto totale tra motore e vela si divarica nettamente a favore del primo con circa 450 unità. È vero che, sia si ragioni in dollari, sterline, euro o yen, sono unità destinate a una clientela di miliardari, ma solo in Europa di persone molto facoltose ce n'è qualche milione, e nel resto del mondo ancora di più. "È un mercato in grado di assorbire migliaia di superyacht - ci diceva recentemente il grande broker Gerard Rodriguez - Magari ne avessi disponibili da vendere".

Quel che impressiona è che le dimensioni richieste dal mercato per queste navi da diporto sono in continua crescita. Ciò ha determinato una corsa all'acquisizione di infrastrutture sul mare dimesse dalla cantieristica navale - com'è noto non in grado dei resistere alla concorrenza asiatica - ma ce ne sono poche di adatte senza costose ristrutturazioni e sempre che gli enti locali, i comuni credano nelle prospettive economiche della nautica e non preferiscano soluzioni politiche di comodo.

Al momento, la maggior parte dei cantieri, non solo in Italia, si ferma sui trenta metri perché non dispone delle infrastrutture adatte alla costruzione. Guardando ancora una graduatoria per nazioni, dopo l'Italia ci sono gli Stati Uniti, che costruiscono una settantina di unità, l'Olanda con 50, Gran Bretagna e Taiwan con circa 30, Nuova Zelanda con poco più di venti, Danimarca con una quindicina e infine Australia, Germania e Grecia con una decina ciascuno.

È molto importante in tale quadro il nuovo registro italiano per superyacht impiegati esclusivamente nel charter, al momento fiscalmente il più conveniente al mondo per gli armatori. Il merito è dell'Ucina, che ha operato con lungimiranza e ha superato anche la diffidenza di molti operatori del settore. Tra charter e refitting per queste grandi barche, se l'operazione parte il contributo della nautica all'economia del paese sarà ancora più significativo, ma deve crescere ancora la professionalità, già alta, degli addetti.