Condividi questa pagina
Invia ad un amico

In primo piano

BLU NAUTICA
Ormeggio, rifornimento, rimessaggio, assistenza motori Selva e Volvo Penta

NAUTILUS MARINE FUEL
Carburanti e lubrificanti marini per il diporto

COLUMBUS YACHTING RAGUSA
Barche Beneteau a vela e motore a Ragusa

SESSA MARINE
Produzione di yacht e barche a motore

LUXURY TOURISTIC SERVICES
Charter, trasferimenti barche e servizi turistici

Altri inserzionisti...


SUPERYACHT #505
Maggio 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Piero Rivolta

Piero Rivolta

RIVOLTA 90

Mi è stato chiesto molte volte quali fossero le ragioni che mi hanno spinto a costruire uno yacht a vela quale il "Rivolta 90".

È per me una risposta complessa perchè alla base di questa decisione ci sono due ragioni ben diverse. La prima è molto personale ed è legata al mio passato, la seconda è dettata dalla mia esperienza dell'uso delle varie barche che numerose e di tipi e dimensioni diversissime hanno costellato la mia vita.

Cominciamo dalla prima.

Negli anni '60 ed inizio '70, tre le varie cose costruivo le automibili "Iso-Rivolta" e praticamente facevo le vetture che desideravo, prendendomi il rischio del mercato. Anni dopo ho collaborato a fare vetture per altre aziende di grande fatturato. Ho trovato il mestiere molto noioso; la vettura infatti è diventata nella maggior parte dei casi un prodotto di comitati che devono tener conto del rischio finanziario in primo luogo. Gli investimenti iniziali sono molto alti per ottenere un prodotto di grande produzione a costi ridotti. Vetture molto innovative sono un grande rischio. Risultato: a volte bisogna leggere il nome per riconoscere il modello.

La vettura però è una necessità, la barca un piacere come erano le automobili sportive con la "A" maiuscola degli anni '60.

I grandi produttori di barche soffrono più o meno degli stessi problemi per ottenere prezzi migliori con relativi grandi numeri di produzione. Ma mentre nell'automobile dato l'automazione spinta, l'enorme numero di vendite e tutte le regolamentazioni hanno reso impossibile qualsiasi mercato di nicchia a meno che ci siano alle spalle tonnellate di milioni di Euro o Dollari ed un aiuto da una grande fabbrica, nella nautica la sopravvivenza di piccoli produttori è ancora possibile. I grandi numeri di produzione di barche non sono così alti ed il tipo di costruzione non permette una automatizzazione spinta specialmente per barche di certe dimensioni.

Quindi per provare la stessa sensazione di quando ero giovane mi sono messo a costruire barche che io e mio figlio crediamo interessanti per un gruppo di persone che hanno gusti ed esperienza simile alla nostra.

In verità ho attaccato il virus a mio figlio Renzo che è ora il maggior responsabile delle nostre idee.

Costruisco anche palazzi, case, shopping center, ma lo faccio secondo le richieste del mercato in quel particolare luogo.

Devo pur vivere.

Logicamente questo tipo di approccio alle barche mi porta ad affrontare difficili momenti perchè solitamente l'opinione pubblica necessita un certo tempo per adeguarsi. È un problema di famiglia, basta menzionare "l'Isetta", la vetturetta da città costruita da mio padre negli anni '50.

La seconda ragione è più concretamente legata al "Rivolta '90".

Mi hanno spinto alcune considerazioni:

1. Volevo uno yacht a vela molto veloce e boliniero, anche con venti leggeri.

Non so perchè, capita più spesso che si incorra in poco vento e che venga di fronte, la velocità di una barca a vela studiata per lunghi viaggi è veramente molto importante.

Un nodo in più fà una grande differenza, contrariamente ad un motoscafo che se viaggia a 35 o a 30 nodi di crociera fa poca importanza, dato le distanze solitamente più brevi, l'effetto dello sbattere sull'onda ed il bisogno di rifornirsi di carburante.

Il "Rivolta 90" è stato disegnato per raggiungere i 20 nodi con forte vento e moto ondoso favorevole.

Fino ad ora con le condizioni di mare che ho trovato, ho visto solo 16 - 17 nodi e la barca comunque raggiunge i 12 nodi quasi subito con venti leggeri.

2. Troppe volte la natura non conosce le mezze misure: dal vento dolce e stabile si arriva di colpo, magari dopo un periodo di piatta, a un vento di burrasca con mare forte.

La barca deve essere in grado di affrontare in tutta tranquillità questa condizione. Deve essere solida, ben equilibrata e dare protezione all'equipaggio. Ci vuole un buon pozzetto, riparato da qualche sovrastruttura e non aperto a poppa come si vede ultimamente in certe barche.

Per renderla più stabile con vento forte e dargli la possibilità di portare più tela e quindi più velocità (che aiuta sempre a districarsi nei momenti difficili ed eventualmente a fuggire dal brutto tempo) ci sono due serbatoi laterali che possono aspirare 4 tonnellate d'acqua di mare ciascuno. È come avere a disposizione un equipaggio di 40 persone da spostare sopravvento all'occorrenza. Purtroppo contro la mia volontà mi sono trovato a passare attraverso un uragano davanti a Capo Hatteras. Fortunatamente era di categoria 1, ma la corrente del golfo molto forte in quella zona sollevava un mare formidabile. Andavo al Nord a mostrare la barca e pensavo già a che cosa dovevo riparare sopra e sotto coperta appena arrivato. Due giorni dopo in porto notai con grande soddisfazione che non si era verificato il ben che minimo guasto.

L'ingegnerizzazione dello scafo è stata fatta da S.P. System di South Hampton in Inghilterra che ha saputo cucire insieme il carbonio, il kevlar, l' E.Glass con resina e epossidiche in modo da ricavarne una solida trave cava. Anche paratie, letti ed armadi fanno parte della struttura eliminando praticamente le maggiori deformazioni ed i soliti cigolii.

La solidità e la leggerezza sono due doti essenziali per andare per mare.

3. Uno yacht a vela di queste dimensioni e prestazioni deve avere un pescaggio intorno ai quattro metri.

Questo è un grosso problema in molti casi: limita l'accesso in alcune marine, elimina intere zone da visitare (per esempio Florida e Bahamas), toglie il piacere di addentrarsi in piccoli ed ameni ancoraggi e gustare nuovi posti. Il grande pescaggio ti rende simile ad una nave da crociera che si deve ancorare lontano.

Per superare questo problema il "Rivolta 90" è dotato di una pinna di acciaio inossidabile con bulbo in piombo ( il tutto di circa 15 tonnellate di peso) che scorre in un astuccio molto spesso di fibra di carbonio e Orkot operato da due pistoni idraulici. Ha quattro posizioni. La massima profondità raggiunge mt. 3.95 e la minima 1.79. Quando si sceglie una delle posizioni il tutto viene inchiavardato per sicurezza e diventa solidale con lo scafo. La manovra richiede pochissimi minuti ed è semplice.

Ha due timoni di carbonio in modo che il loro pescaggio sia inferiore a quello del bulbo in posizione retratta. Inoltre danno una maggior sicurezza: se un timone viene danneggiato puoi sempre manovrare con l'altro.

4. Credo sia importante anche la velocità quando si va a motore. Non c'è vento: raggiungiamo nel minor tempo possibile e in conforto l'ancoraggio. Il "Rivolta 90" fà di crociera circa 12,5 nodi senza vibrazioni ed in tranquillità. Può arrivare a circa 14 nodi. Ha due motori Yammar da 315 hp l'uno e due eliche Max Prop, ognuna posta davanti ad un timone. È molto manovriera, gira su se stessa. Non ha bisogno dell'elica di prua che aggiunge peso in una zona sbagliata. Può navigare con un motore solo a 8.5 nodi per risparmiare gasolio o entrare in sicurezza in un porto o marina se un motore o un'elica si guasta.

5. Andare in barca deve essere un piacere, quindi deve essere comoda con larghi spazi anche se viene usata, come fa il sottoscritto, con un numero ristretto di persone. I vari livelli devono essere studiati in modo da poter essere raggiunti con pochi gradini, per esempio tre, così il muoversi tra il pozzetto, la sala e le camere diventa facile ed invitante anche con mare grosso. Per me è importantissimo avere un grande salone dal quale si può vedere fuori ed eventualmente anche timonare o almeno controllare il pilota automatico.

Esiste questa strana diceria che una barca a vela veloce deve avere la coperta piatta e queste lunghe scale per scendere nella pancia della balena ed essere scomoda. Le prestazioni sono determinate dal peso, dalle linee d'acqua, dalla velatura e da altri mille fattori che non hanno niente a che fare con la scomodità. Tutto questo grazie anche ai nuovi materiali e conoscenze.

6. Forse il più grande problema dei nostri giorni è rappresentato dall'equipaggio: dove trovare gente efficiente e piacevole da condividere la vita di bordo?

Per mia esperienza trovarne uno è gia un notevole successo. Per questa ragione il Rivolta 90 è stato concepito per essere condotto da un piccolo equipaggio, sia per manovrarlo che per mantenerlo. Il tema era di avere una barca a vela di 90 piedi con velocità e dimensioni tipiche della sua dimensione, ma che possa essere usata come un 50 piedi.

Solitamente navigo io e il mio valido aiutante. Ho fatto quasi 4000 miglia con questa barca e non ho mai avuto un equipaggio superiore a tre compreso il sottoscritto.

Per ottener questo risultato oltre alla facilità dell'uso, bisogna tener presente la manutenzione.

Se uno naviga molto e specialmente in posti caldi dove si hanno forti sbalzi di umidità ed il sole è potente, la prima cosa da fare è togliere ogni particolare di legno dall'esterno.

Lo so che per uno yacht di piccola produzione, dove si lavora praticamente senza stampi ben definiti, la tentazione di coprire una coperta con un sottile strato di teak è molto forte.

Tutte le imperfezioni rimangono sotto, non più aggiustaggi, carta a vetro, mani di difficili vernici ed in fondo la coperta in teak piace e aiuta a vendere la barca più cara. Lo stesso si può dire di dettagli che sono più facili da fare in legno come campioni unici, che riprodurli in materiali più adatti per l'uso.

In verità chi naviga sa che il teak può essere bello da vedersi, ma è caldo, polveroso, difficile da tener pulito, non pratico se uno fa un pò di pesca e rovescia qualcosa di unto o gasolio. Una volta andava bene perchè è un legno che resiste bene agli sbalzi di temperatura ed umidità e sigillandolo col bitume rendeva le coperte abbastanza impermeabili per lungo tempo.

Oggi questo problema non esiste. Il ponte è già sigillato dalla resina di vetro o materiali simili, in pratica si avvita uno strato sottile di teak con false fughe di materiale sintetico nero solo per ricordarsi del passato, senza nessuna ragione costruttiva. Tutto questo è alquanto triste!

Ma il fattore più importante è che più ti allontani dalla superficie del mare, più la barca deve essere leggera, per questo il Rivolta 90 ha un ponte tutto in fibra di carbonio, molto leggero e solido. Ricoprirlo di Teak oltre che essere un errore di distribuzione di peso, sarebbe come tenere nascosto in una scatola di legno un brillante che in fondo è fatto di carbonio.

7. Per finire questa lunga chiacchierata vorrei rifarmi al mio tema iniziale, avere una barca che avesse le dimensioni e prestazioni di un 90 piedi, facile da usare e mantenere come un 50 piedi, ma soprattutto che andasse molto veloce a vela, e che potesse riportarmi a casa in caso di non vento, con la comodità e le prestazioni simili ad un decente motoryacht. Volevo rivoluzionare o meglio estirpare il concetto di motorsailor che è un concetto che non ha mai funzionato. Infatti un motorsailor non va bene a vela e ancora peggio a motore.

Inoltre una bella linea filante non guasta mai. L'occhio richiede la sua parte e una bella barca deve dare l'impressione di viaggiare anche quando è ancorata. Tocca agli altri giudicare se ci sono riuscito e se esiste un mercato per un simile concetto.

Io so solo che la gente che ho portato con me e molti giornalisti del settore sono rimasti molto colpiti dalle prestazioni di questa barca. Infatti la stampa mondiale ha riportato molte prove.

Il mio ruolo è semplice. Quando parto dal mio pontile in Florida e a motore con la chiglia alzata vado per le basse lagune o canali per uscire nel Golfo del Messico, oppure quando non c'è vento e dobbiamo rientrare a 12 nodi di velocità dico ai miei ospiti "Benvenuti sul motoryatch Rivolta 90".

Quando esco nel Golfo ed incontro anche un leggero soffio di vento, abbasso la chiglia e sciolgo le vele. La barca risponde subito con una docilità inaspettata prendendo il vento e stabilendo un'andatura molto sostenuta e allora dico ai miei ospiti "Benvenuti su un vero purosangue a vela, il Rivolta 90".

Il resto del discorso lo lascio al vino.