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SUPERYACHT #505
Maggio 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di Carlo Nuvolari-Duodo


PASSA IL TEMPO...
CRESCONO I VOLUMI

L'architettura e il proporzionamento dei grandi yacht sono notevolmente cambiati nel corso degli anni, specie se confrontiamo un megayacht di oggi con quelli degli inizi della storia contemporanea di questo settore, cioè degli anni '50 '60.

Le esigenze di spazio e funzionali hanno generalmente causato un aumento enorme della volumetria delle sovrastrutture di molti yacht di oggi e in alcuni casi ritengo li abbiano imbruttiti notevolmente, quantomeno involgariti.

Esaminiamo per esempio il classico Christina che fu di Onassis, che possiamo considerare Yacht per eccellenza, sia perché era uno dei più grandi ai suoi tempi, sia per la sua notorietà che resiste anche oggi, dovuta alla storia e alla personalità del più famoso dei suoi armatori e delle altrettanto famose donne che lo hanno accompagnato a bordo.

Cristina è una barca bellissima, stretta, lunga, ma che offre spazi incredibilmente limitati se li confrontiamo a quelli che un megayacht moderno offre oggi ai suoi ospiti, eppure trasmette un inconfondibile sensazione di signorilità, di eleganza, che la rende inconfondibile.

Analogo paragone si può fare confrontando una nave da crociera di oggi con una di 30 o 40 anni fa: ben poco è rimasto di quel concetto del "bastimento", della sua espressione intrinseca di eleganza, potenza e marinità. Nei "liners" di oggi il paragone con le navi del passato, come per esempio gli elegantissimi Queen Elizabeth, Leonardo da Vinci o Cristoforo Colombo, è improponibile, sarebbe come cercare di avvicinare il concetto di auto sportiva a quello del camper.

L'architettura di molti yacht ha preso purtroppo questo indirizzo: le barche, a parità di dimensione, sono sempre più alte, più larghe e le loro sovrastrutture più voluminose, le sezioni dello scafo più tozze, motivate dalla costante ricerca di volumi interni, quasi che lo yachting sia diventato una mera "questione immobiliare".

D'altronde è naturale sia così perché lo yachting delle grandi barche ha oggi motivazioni molto diverse rispetto a quelle di un tempo.

Era status symbol assoluto, i suoi armatori erano animati dalla sola necessità di essere a bordo di un bell'oggetto e di godersi il mare; per emergere e farsi notare nei luoghi canonici del "jet set" era solo necessario arrivare fin là e il resto lo faceva il fatto che di grandi yacht ce n'erano pochissimi e magari il vicino di banchina era il Britannia (lo yacht Reale Inglese).

La cosa è ora ben diversa poiché il megayacht ora rappresenta la combinazione di molte esigenze: ovviamente resta il suo ruolo di status symbol ma oggi lo yacht è certamente più sentito anche come luogo di evasione e rifugio, come strumento per la ricerca di vacanze solitarie in luoghi lontani e quindi esclusive. Fin qui nulla di male, tanto più che questa necessità ha anche portato allo sviluppo di una specifica nicchia di mercato, quella degli explorer yacht, caratterizzati da una personalità molto marcata; il brutto arriva con il tentativo di combinare assieme le varie "funzioni": essere oggetto di lusso ma al contempo assolvere al compito di villa semovente per offrire spazi e comodità di una grande casa e magari di più, perché gli yacht sono il momento della realizzazione dei sogni dell'armatore, il grande giocattolo.

Ecco, quindi, che alcuni megayacht sono divenuti un condensato di accessori incredibili: vasche idromassaggio ovunque, palestra, sauna, jet-sky in quantità, barche a vela sul ponte, idrovolanti, mentre qualcuno è riuscito a imbarcare pure il sommergibile! Il non avere l'elicottero può essere anche considerato come un segno di decadenza economica quindi, meglio prevederne comunque lo spazio.

Avere tutti questi gadget significa anche imbarcare e alloggiare oltre al normale equipaggio il "personal trainer", il" dive master", i piloti, le baby sitter, magari qualche guardia del corpo ecc..

Ecco nascere, come conseguenza di ciò, la villa galleggiante, enorme, superaccessoriata e spesso sgraziata.

Oggi per progettare un megayacht si parte dalla dimensione e dal numero dei "giocattoli" imbarcati, non dalle esigenze generali quali il numero di cabine o il "range" dello scafo; in particolare, a condizionare molto il progetto oggi concorrono parecchio i tender. Questi, infatti, sempre più gradi e numerosi, devendo essere ospitati sottocoperta, in appositi garage, rubano spazio agli alloggi che vengono quindi "spinti" verso l'alto, costringendo ad aumentare i volumi delle sovrastrutture.

Il processo pare in qualche caso inarrestabile e per il quale "vengono partorite" delle barche che se vi capita di incontrarle non le dimenticate e non certo per la loro raffinatezza.