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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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CUSTOM FACTORY
Quando a Viareggio si parla di cantieri che costruiscono grandi navi da diporto, tra i primi nomi che vengono alla mente c'è sicuramente quello di Codecasa. È un cantiere che lavora sodo, quasi defilato nei capannoni all'estremità di levante del porto, nell'orgoglioso perpetrarsi di un'arte navale che i discendenti dei primi "mastri" oggi valorizzano con le migliori innovazioni tecnologiche. E lo fa senza grandi clamori, anzi un pò in silenzio, anche a difesa della privacy della sua prestigiosa clientela internazionale, ma con grande efficacia. Dalla tradizione di una famiglia fatta di gente schiva, costretta a diventare protagonista quasi a forza, per via del successo incontrato in questi primi 180 anni d'attività, si è distaccato Fulvio Codecasa che, impostando il rapporto con la clientela sul piano umano, ha reso il nome del cantiere fra i più ricchi di fama nel panorama nautico internazionale. La storia della casata è iniziata, infatti, nel lontano 1825, da Giovanni Battista Codecasa, maestro d'ascia viareggino, e poi si è sviluppata in un lungo arco di tempo, fino ai nostri giorni, facendone uno dei maggiori cantieri della Versilia, il primo o comunque tra i primissimi a costruire navi da diporto di oltre 30 metri di lunghezza. Per sentire le ultime novità sull'attività del cantiere, ci siamo incontrati, appena prima del varo delle nuove imbarcazioni, un 35 metri open e 52 metri dislocante, con Aurelio Giorgetti, responsabile di Codecasa 3, nella sede del Cantiere, in porto, dove abbiamo trovato lavori in corso. Questo edificio - ci spiega Giorgetti - è ormai inadeguato al prestigio conquistato dalle imbarcazioni che costruiamo e al tipo di clientela con la quale ci dobbiamo confrontare. Gente del livello del cavalier Del Vecchio, di Giorgio Armani o del principe Alberto di Monaco - che è venuto a fare da padrino al varo del "Lady Ann Magee" - non poteva essere accolta ancora qui ma in una sede più decorosa. Ha parlato di Armani e ciò c'introduce direttamente nell'argomento ultimi vari e novità. Cos'ha di particolare "Mariù" la barca dello stilista, della quale sentiamo parlare con ammirazione? Il fatto che è, appunto, la barca di Armani. Abbiamo uno scafo, una motorizzazione e un allestimento di Codecasa, con degli interni che, invece, sono stati appositamente disegnati, progettati e realizzati per Armani. C'è un copyright, un segreto che non le dico. tanto che non ha voluto neanche il servizio fotografico che tradizionalmente facciamo per ogni barca nuova. C'è un impegno contrattuale che gli riserva tutti i diritti. Chi ha disegnato gli interni? Direttamente Armani? Li ha disegnati personalmente con l'ausilio dello Studio Ortelli, composto da architetti di sua fiducia. Egli ha dato gli input e poi in accordo tra Ortelli e Dellarole, che sono i nostri architetti, sono scaturiti gli interni della barca. Come si caratterizzano? Armani è un estimatore del minimalismo, quindi ha voluto un arredamento minimalista puro. È un cultore rigoroso delle linee semplici, squadrate e la simmetria è il suo credo. L'imbarcazione, perciò, è estremamente essenziale, caratterizzata dal fatto che l'armatore ha voluto sempre e comunque in tutti gli interni un richiamo alla barca, al fatto che ci si trova su una barca. Tutti i pavimenti, pertanto, sono realizzati in doghe di teak, allo stesso modo di una coperta esterna. Poiché non ama ciò che è tondeggiante, tutto è rigorosamente a spigolo. Ha arredato tutto rigorosamente con letti, comodini, divani e complementi d'arredo della linea "Armani Casa", che l'azienda sta "lanciando" proprio di questi tempi. A bordo, noi abbiamo fatto solo le "boiserie". Non ha voluto quadri né lampadari. Al contrario della maggioranza degli armatori, non gradisce tutto ciò che luccica e, quindi, abbiamo dovuto fare tutto satinato, dagli oblò ai corrimano, alle ringhiere sia degli interni sia degli esterni. Invece di lucidare, abbiamo dovuto fare un procedimento di micropallinatura, costosissimo, per rendere tutto opacizzato. E le sovrastrutture? Ha scelto colori particolari sia per lo scafo che per le sovrastrutture. Lei vedrà, infatti, un colore grigio antracite che è stato studiato apposta per lui dalla Dupont. Le sovrastrutture, così, non sono bianche ma di un grigio tenue. Giustamente, dice, quando con il sole del Mediterraneo si sta su uno yacht, per non diventare ciechi ci vogliono gli occhiali da sole. Armani non vuole che la gente che si trova a bordo della sua barca abbia la sensazione di rimanere abbagliata dal sole. Questo è un suo credo. Com'è il layout degli interni, com'è disposta la barca? Sul ponte sottocoperta, cioè sul "lower deck", ha 4 cabine ospiti, tutte con bagno; a proravia della zona ospiti ci sono tutti gli alloggi equipaggio. Sul ponte di coperta c'è un salone con attigua sala da pranzo, che Armani usa molto poco, perché non ama pranzare a bordo. Le poche volte che lo fa, preferisce pranzare nella zona esterna, all'aria aperta. Chi accede a bordo da poppa, trova quest'immenso salone, poi la cucina, una "hall" di ingresso per gli ospiti, una cabina per gli ospiti o per lo staff di servizio, per i body guard, e poi, a proravia, l'appartamento dell'armatore, costituito da uno studio, una grandissima camera e un enorme bagno, a tutta larghezza nave. Sul ponte superiore, il "bridge deck", si trova un salone enorme, che è il vero salone della nave, poi ci sono la cabina del comandante, la sala radio e il locale timoneria. Sul "sun deck", infine, abbiamo tutta la zona prendisole, con una mini piscina Jacuzzi. All'interno dell'albero, sul "sun deck", sfocia un ascensore che serve tutti e quattro i ponti, a partire dal lower deck, con un percorso in altezza di circa 12 metri. Scendiamo più nel tecnico, mi dica qualcosa dello scafo, di costruzione, carena e motori. Lo scafo di 52 metri è costruito interamente in acciaio a elevata resistenza, mentre le sovrastrutture sono tutte in lega leggera di alluminio. È motorizzato con due Caterpillar, da 2.200 cavalli l'uno, che consentono una velocità massima di circa 18 nodi e una velocità di crociera di 16. Alla velocità di crociera, l'autonomia è di circa 6.000 miglia, per cui la barca è in grado di compiere anche traversate oceaniche senza problemi. I gruppi elettrogeni sono due, da 120 kW l'uno, completati da un gruppo d'emergenza da 60 kW. In navigazione ha un impianto di stabilizzazione attiva della "Vosper", e poi è dotata di tutti i requisiti richiesti attualmente per le più elevate certificazioni. Premesso che tutte le nostre navi, nel corso degli ultimi anni, sono costruite con la classe "Lloyd Register", ora sono idonee per ricevere il certificato di "copliance" della "MCA", che le abilità al servizio di trasporto passeggeri paganti, ovvero al servizio di charter. Hanno, quindi, dei requisiti di sicurezza, dal punto di vista degli equipaggiamenti taglia fuoco e della stabilità con falla, che gli yacht normali non hanno. Il difficile è contemperare le esigenze estetiche di uno yacht con le strutture e gli impianti di sicurezza richiesti dall'"MCA", che poi sono gli stessi delle navi commerciali, dove il problema estetico non esiste. Quali caratteristiche ha questa carena? È una carena a dislocamento pieno, perciò con caratteristiche d'estrema robustezza. Non a caso, siamo nati come cantiere per la costruzione di navi commerciali. Tali requisiti di robustezza, ormai acquisiti nel nostro DNA, li trasferiamo anche nella produzione di navi da diporto, che sono robuste e affidabili e con poca potenza riescono a ottenere delle velocità notevoli. Una barca a dislocamento pieno, come questa, riesce a fare 18 nodi con 4.000 cavalli di potenza. È già un bel risultato. Quali sono le barche varate di recente? Lo scorso anno, abbiamo consegnato quella di Armani, a maggio, e la nostra ammiraglia, il 62 metri "Apogee", a novembre. Quest'ultima è rientra da poco dai Caraibi, al termine della prima crociera, per effettuare alcuni controlli e poi iniziare la stagione del charter estivo qui in Mediterraneo. Raggiungerà Cannes per il prossimo Festival del Cinema. Anche Armani vuole il "Mariù" a Cannes in quel periodo.
Parliamo ora di "Apogee". Siamo approdati ad "Apogee" perché un armatore americano, che già possedeva un nostro 50 metri, aveva deciso di passare a una barca più grande. Gli abbiamo studiato il progetto, abbiamo sperimentato il modello alla vasca navale. I risultati sono stati talmente sorprendenti, che ne siamo veramente orgogliosi: con la stessa potenza di motori del 50 metri, riusciamo, infatti, a raggiungere quasi 19 nodi. Ma questa è più lunga di 12 metri ed è larga 11 metri e 20. Raggiungete, quindi, i 17 nodi di crociera? Con questa, sì. L'abbiamo personalizzata in una maniera tale che l'ha entusiasmato. Gli americani, specie quando vanno nei Caraibi, amano particolarmente la veranda di poppa. Noi l'abbiamo portata avanti, l'abbiamo trasferita a prua e quest'innovazione ha suscitato parecchio interesse proprio fra gli armatori che frequentano i Caraibi. L'hanno visitata in molti e ci sono già dei contatti, che però sono frenati dalla situazione contingente e, soprattutto, dal cambio sfavorevole del Dollaro rispetto all'Euro. Abbiamo parlato dei vari recenti, ora presentiamo ai lettori le costruzioni che avete in cantiere. È evidente che dipende anche dalle dimensioni degli ordini, ma innanzitutto, qual è la vostra produttività media annuale? Riusciamo a consegnare mediamente una barca da 50 o 60 metri l'anno, secondo una politica produttiva avviata una decina d'anni fa, anche in previsione dell'attuale sbocco nel mercato del charter. Fulvio Codecasa si inventò, allora, un 50 metri che potesse soddisfare le richieste di un armatore esigente, anche in funzione di un eventuale charter. Iniziammo, così, a costruire in proprio il "Charlie Coppers". Ma un cliente italiano che aveva un nostro 36 metri, visto il modello e il disegno, decise di acquistarlo. E con esso è andato in giro per molti porti. Benché non facesse charter, la barca è stata vista e apprezzata, specialmente dagli americani. Si sono fatti avanti i primi clienti e abbiamo iniziato a costruire su ordine. Ma quando arriva un cliente e si sente "sparare" 2 anni, 2 anni e mezzo per la consegna - tanti ce ne vogliono per costruire una barca di questo tipo - si sgomenta. Codecasa, allora, ha avuto l'intuizione. Visto che queste barche avevano incontrato un certo interesse, ha cominciato a costruire in proprio i gusci, per poi personalizzarli internamente, e anche un pò esternamente, in base alle richieste del cliente. Ciò ha significato accorciare i tempi necessari per la consegna di un anno abbondante. La carpenteria, quindi, produce continuamente? Si, per cui, quando un cliente arriva e ti chiede un 50 metri e tu hai già in costruzione uno scafo di quelle dimensioni, puoi fornirglielo in un anno invece che in due, come l'acquirente si aspetterebbe. E ciò lo rende particolarmente appetibile. Ma il prodotto rimane sempre assolutamente "custom"? Possiamo soddisfare ogni desiderio dell'armatore. Abbiamo ormai ottimizzato al massimo lo scafo, che non ha bisogno di ulteriori "up grade", e chiaramente lasciamo al cliente la scelta degli interni, l'eventuale modifica del layout delle cabine e tutto ciò che riguarda le decorazioni interne, come anche il cambio di qualche eventuale apparecchiatura, di maggior gradimento rispetto a quelle che offriamo. Diciamo che voi proponete un layout di massima e poi, comunque, il cliente può chiedere di adattarlo alle proprie esigenze? È successo così con il cavalier Del Vecchio, e lo stesso con Armani, che era andato suo ospite a bordo della barca. Gli era piaciuta moltissimo, a parte gli arredamenti che secondo il suo modo di vedere, di cui abbiamo già parlato, non rispondevano ai suoi gusti. Aveva però apprezzato enormemente le qualità marinare della barca, in navigazione e in porto, soprattutto la qualità del comfort. Aveva saputo che noi avevamo in costruzione uno scafo analogo e s'è fatto avanti per sentire in quanto tempo glielo avremmo potuto consegnare finito. Codecasa gli disse: "Se lei non mi chiede di stravolgere la barca, in un anno gliela consegno". E ce l'abbiamo fatta tranquillamente. Questa è stata la molla che ha fatto scattare Armani verso di noi. Gli abbiamo assicurato tempi di consegna che altri non potevano offrire. Dove producete la carpenteria? I nostri scafi li facciamo a Pisa, presso la Costruzioni Navali del Tirreno, cantiere che lavora in esclusiva per noi, su disegni nostri, sotto il controllo dei nostri ingegneri e "surveyor". Ci consegna lo scafo e le sovrastrutture nude, che portiamo a rimorchio, via mare, qui a Viareggio, dove le tiriamo in secco nella nostra struttura e le completiamo, curando particolarmente il comfort a bordo. Abbiamo fatto in proposito degli studi particolareggiati e, ad esempio, spendiamo un occhio della testa per quello che riguarda l'insonorizzazione. Vogliamo un'alta qualità di benessere per le persone che vivono a bordo. Ciò che lascia stupefatti quanti provano per la prima volta le nostre barche - anche per Armani è stato così - è il fatto che, in navigazione, nella suite dell'armatore a prora, tale è il silenzio che si ha l'impressione di andare a vela. E non lo affermo io, bensì gli armatori che vi navigano. Nella suite dell'armatore, di prora, quando si naviga a velocità di crociera, non ci si rende conto se si è su una nave a motore o su una a vela. Non si sente niente. Anche i pavimenti sono flottanti? È tutto completamente ammortizzato, i pavimenti sono flottanti, i soffitti sono flottanti, tutto è flottante. ...con il sistema della sabbia nei tubi, per non trasmettere il rumore? Chiaro, ogni puntello, ogni tubo è riempito di sabbia. La cabina armatoriale di Del Vecchio l'abbiamo completamente isolata con piombo, in modo da attutire qualsiasi tipo di rumore. Del Vecchio lo premise subito, quando venne a ordinare la barca. Disse: "Ragazzi, io dormo sì e no un'ora o due per notte, però quell'ora o due le voglio trascorrere assolutamente tranquille. Odio, quindi, tutto quello che è rumoroso e non voglio la minima infiltrazione di luce da un oblò". Dunque, abbiamo fatto la prova con il Cavaliere, a mezzogiorno, con il sole che "spaccava". Abbiamo oscurato tutta la sua cabina e ci siamo chiusi dentro con lui, per accertarci che non potesse infiltrarsi neanche un filo di luce. I nostri clienti, del resto, sono tutti un pò particolari, lo sappiamo e cerchiamo di accontentarli. D'altra parte, quando uno viene, ordina e paga quello che paga una barca del genere, ne ha anche il diritto. Tornando alle barche attualmente in costruzione? Ne abbiamo due da 51 metri, entrambe commissionate da clienti nostri. Uno ha già avuto 4 nostre barche di cui l'attuale è la più grande. L'altro 51 metri è per un cliente americano, anche questo già acquirente di due barche nostre. Una delle caratteristiche del marchio Codecasa è, infatti, la fidelizzazione dei clienti. Essi si affidano con grande fiducia a Codecasa, non solo per il soddisfacimento tecnico, ma anche per gli splendidi rapporti umani che si instaurano con Fulvio Codecasa e con tutta la sua famiglia. Questi americani possiedono, quasi tutti, aziende familiari e vengono da noi con i loro i figli, con le nuore, con i nipoti, e qui trovano Fulvio con le figlie, i generi... insomma, trovano la famiglia Codecasa ad accoglierli e tra i due nuclei si stabilisce proprio un rapporto particolarissimo, che poi dura nel tempo. Nuovi progetti? Anche per coprire un vuoto, abbiamo deciso di mettere in produzione un open, costruito completamente in alluminio, in lega leggera. Codecasa, chiaramente, ha deciso di costruirselo in proprio, per realizzarlo al meglio. L'intento è di farne un pò la barca della sua famiglia e Codecasa, che è un armatore esigente, sta chiedendo il meglio su questa barca con l'intento di godersela un pò quest'estate, per poi presentarla nei vari saloni, a partire dal Salone di Genova, al quale siamo già iscritti. È una barca veloce, quindi ha propulsioni particolari? Ha due motori MTU, con idrogetti Kamewa Rolls Royce, che gli consentono una velocità massima di 38 nodi. È un vero open, che però ha le caratteristiche di un motoryacht da 35 metri, quindi con cabine ospiti adeguate. Insomma, un open che poi è un vero motoryacht, perché sul ponte di coperta, può diventare un open, ma offre un salone vero e proprio, completamente chiuso, una piscina all'aperto, un tender di poppa, insomma gran parte di quei requisiti che si trovano su uno yacht fly di 35 metri. La carena, nuova per Codecasa che si è sempre dedicato al dislocante, l'avete studiata voi? Che tipo di difficoltà avete incontrato con la propulsione a idrogetto? La carena l'abbiamo studiata insieme al prof. Bacigalupo. Poi l'abbiamo provata alla vasca con lui e ha dato i risultati che ci aspettavamo con quella potenza e quel tipo di propulsione: 38 nodi. Quindi, è una carena studiata ad hoc, per propulsioni a idrogetto o con eliche di superficie? La prevediamo con propulsioni a idrogetto, perché riteniamo che sia quella più adatta, quella più consona a questo tipo di barca. Come mai non costruite in vetroresina? È una questione di filosofia. Non amiamo la vetroresina. Una barca costruita in metallo, alluminio o acciaio, la si può personalizzare come si vuole; una costruzione in vetroresina è uno stampo e lo stampo è sempre identico a sé stesso. La personalizzazione con i vostri materiali la si può fare sempre? In qualsiasi momento. I nostri 50 metri, quando nacquero, avevano la prora un pò più slanciata. Sa quante volte abbiamo modificato le prore e le poppe del 50 metri prima di approdare a questo tipo di prora, che è quella che poi entusiasma un pò tutti? Codecasa ha un approccio quasi maniacale a questi particolari e li cura personalmente. Si mette là ogni volta con gli architetti e con i progettisti e affina lo slancio di prora, l'arrotondamento ecc. Ogni particolare della barca deve passare al suo vaglio e non solo durante le fasi di progettazione e di studio ma anche durante la fase d'esecuzione. Egli è presente in cantiere dalle sei e mezzo del mattino, insieme a me, fino alle sette o alle otto la sera, ogni giorno che Dio manda in terra. Uno stacanovista. Esamina per filo e per segno ogni particolare e se non lo aggrada - anche se è di gradimento del "surveyor" e dell'armatore, che sono presenti in loco - lui dice a me che non va bene e quel particolare si rifà, perché prima di piacere al cliente la barca deve piacere a lui. Questa è la filosofia del signor Codecasa e anche per questo gli armatori, i nostri clienti, lo apprezzano. Torniamo a parlare del 35 open, mi dice qualcosa degli interni e di com'è organizzata la barca? Della Jacuzzi, della zona prendisole, delle moto d'acqua e del garage di poppa abbiamo già parlato. Il salone, invece, è ottenuto con la completa copertura di un'area verso proravia, con porta a vetri; il tetto è completamente apribile a scorrimento. Per cui è un ambiente climatizzato che però, all'occorrenza, posso aprire o chiudere. Ottenendo un salone-sala da pranzo e timoneria, quest'ultima fatta in modo che resti separata, attraverso una porta scorrevole, dalla zona d'intrattenimento. Si apre il tettuccio e si ha la zona open; si chiude e c'è un vero e proprio salone-sala da pranzo chiuso e climatizzato. Poi, scendendo giù, troviamo la cucina, la cabina del comandante e una cabina per le due persone dell'equipaggio. Dopo seguono la cabina matrimoniale con bagno, due cabine ospiti doppie e una cabina VIP a prora. A proravia estrema abbiamo realizzato l'alloggiamento per eventuali ulteriori due marinai, nel caso che un cliente particolare desiderasse avere un numero maggiore d'equipaggio, oltre il comandante e ai due previsti. A poppavia c'è la sala macchine e all'estrema poppa il vano garage col gommone Zodiac con propulsione a idrogetto.
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