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SUPERYACHT #509
Settembre 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Carlo Nuvolari


IL SUPERYACHT DA LAVORO

Gli exploration yacht rappresentano forse l'ultima spiaggia del vero yachting, inteso come desiderio di fuga dall'affollamento, dagli spazi angusti e dal conformismo.

In questi yacht, dall'aspetto di navi commerciali, tutto va in queste direzioni a partire dal disegno della carena che, spesso, si rifà alle linee d'acqua tipiche degli scafi da lavoro: sicuramente dislocanti, quindi, e fra l'altro di sezioni molto piene e con coefficienti di forma tra i più alti, per garantire volumi agli interni e la possibilità d'imbarcare grandi quantità di carburante.

Al contrario delle mediterranee ed "effeminate" navette, che generalmente hanno scafi allungati e abbastanza snelli, gli exploration yacht ostentano forme molto decise, poppe squadrate come pescherecci e talvolta prore verticali da rimorchiatori.

Queste caratteristiche si riflettono sul design delle sovrastrutture, anzi sul loro "non design", in quanto queste barche sono grezze e spigolose e le loro forme sono demandate più all'estro del saldatore che al pensiero del progettista.

Completamente differenti dagli "yachttini" dislocanti a poppa tonda, che spesso si vedono in zona Antibes, caratterizzati dalle sovrastrutture morbide, filanti e slanciate, a suggerire la velocità che in ogni caso non raggiungeranno mai in quanto dislocanti, gli exploration yacht sembrano mostrare invece tutta la loro forza di rimorchiatori d'altura.

Questi yacht, in un certo senso, sono di successo, vantano maggiore "appeal" presso l'utenza, proprio quando il loro look risulta essere poco aggraziato: sono infatti convinto che debbano incutere quasi una sorta di timore, essere aggressivi, devono, insomma, essere in grado di regalare all'armatore un'impressione della loro potenza già a colpo d'occhio e, quindi, meno rifiniti sono meglio è. Inoltre, oggi questa soluzione è abbastanza in voga perché consente, autorizza chi costruisce una barca simile, a farla accettare e apprezzare con una finitura di profilo inferiore e, quindi, meno costosa, che è appunto accettabile su uno scafo con il look commerciale ma sarebbe totalmente fuori luogo su uno yacht convenzionale. Costruiti con "cautela", quindi, si possono ottenere yacht notevoli con budget veramente limitati.

Fondamentalmente, quando si disegna una barca simile si hanno due strade: scegliere la forma a rimorchiatore, con tuga spostata a prora e ampio spazio verso poppa, oppure il contrario.

Nella soluzione con tuga a prora l'origine storica legata ai rimorchiatori è evidente. I rimorchiatori, infatti, hanno bisogno del ponte poppiero sgombro per manovrare i cavi di rimorchio. Spazio che sugli exploration yacht, soprattutto di grandi dimensioni, viene destinato al pozzetto, all'accesso al mare e ai tender, che sono sempre grandissimi, imbarcati in coperta e mai in garage.

Allo stesso modo, nella soluzione con tuga a poppa, concetto che discende dai pescherecci oceanici, i grandi tender vengono imbarcati sul ponte di prua. Questa soluzione è sicuramente quella giusta se si vuole veramente andare agli antipodi o all'isola di Pasqua, perché gli alloggi a poppa sono protetti dai colpi del mare e sentono infinitamente meno i movimenti di beccheggio; certo è che questa disposizione spreca spazio prezioso e non offre aree granché vivibili ai ponti di poppa, per cui, fra le due soluzioni, personalmente considero il look da rimorchiatore più adatto all'uso privato e non commerciale.

Una nota a parte nella famiglia degli exploration yacht, meritano i fratelli piccoli della serie: i mitici trawler (pescherecci appunto), che sono riusciti a imporsi nel mercato come classici e hanno quotazioni e finiture pari a qualunque altro motoryacht di pari dimensioni. A mio giudizio, probabilmente proprio con l'arridere del successo, queste barche hanno abbandonato la loro vera essenza, non essendo ormai più costruiti in metallo o di legno ma di vetroresina, tradendo un poco la loro vera vocazione.

Concludendo, il sogno di chiunque abbia un vero exploration yacht è quello di arrivare in porto la sera tardi, magari quando fuori c'è mare grosso, e di infilarsi fra due motoryacht luccicanti; non prima di aver calato i parabordi che, naturalmente, saranno copertoni da camion.