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SUPERYACHT #509
Settembre 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Piero Rivolta


LA VOGLIA DI ANDAR PER MARE

Parlando di yacht a vela di dimensioni tra i 60 e i 100 piedi, affiora sempre la domanda: qual è l'orientamento del mercato in America e in Europa?

Credo che nessuno veramente sappia la risposta. Si sta aspettando cosa farà una nuova generazione di progettisti che sta affacciandosi a questo mercato e dato che vivo negli Stati Uniti cercherò di darmi una possibile spiegazione per questa parte dell'Oceano. Per acquistare uno yacht di grandi dimensioni ci vogliono molti soldi iniziali, altri per la manutenzione (specialmente se non si sceglie la barca giusta), tempo per usarla e una grande voglia d'andare per mare.

 

 

Questo è il segreto, "la voglia di andare per mare" senza chiedersi se è veramente piacevole o faticoso, noioso o troppo rischioso. Ho scritto pochi mesi fa un libro intitolato "Alex e il colore del vento" edito da "Bietti" - lo si può trovare sul sito www.bietti.it ndr. - che si ispira ad un argomento simile.

Come mai a una persona sola, benestante, viene una simile idea? Una volta questa era basata principalmente su una tradizione di famiglia o di amicizia, che creava come una casta di iniziati. Credo che questo meccanismo, al giorno d'oggi, sia rarissimo o si sia interrotto. Spesso, chi ha avuto da giovane un facile approccio allo yacht a vela e ha "subìto" alcune vacanze con la famiglia, magari non molto eccitanti, quando diventa indipendente cerca un'altra passione più comoda, più pratica e che a lui sembra anche più moderna.

"Moderna" è la seconda parola chiave. Per avere una crescita di nuovi entusiasti degli yacht a vela di medie e grandi dimensioni, della barca bisogna proiettare un'immagine attuale, veloce, pratica, semplice, snella e, perché no, simpatica.

Bisogna progettare e costruire le barche tenendo conto di questi concetti e promuoverli. La gente non deve avvicinarsi allo yacht a vela con timore riverenziale, chiedendosi come può tenerlo in ordine o usarlo con un marinaio solo. Se si avvicinano e provano una sensazione sbagliata, non sapendo cosa veramente perdono, si allontanano.

Per questo ragionamento io spero nella generazione che ha passato noiosissime ore su grandi motoryacht o peggio, su comodi trawler di parenti o amici, andando da marina a marina, da parcheggio a parcheggio, senza provare nessuna emozione, se non di fermarsi in qualche spiaggia a fare un bagno e una mangiata con relativo sonnellino. Forse un giorno qualcuno di questa generazione, diventato ricco e desideroso di respirare la libertà di movimento che ti da solo uno yacht a vela, penserà a fare questa esperienza, venendo contagiato dal virus della grossa barca a vela, dalla sua potenza, dalla sua velocità, dalla sua agilità in mare.

Esiste anche un'altra categoria molto numerosa, quelli che oggi naviga sulle numerose barche di serie dai 30 ai 50 piedi: sono comode, sicure, terribilmente monotone, ma funzionali. I costruttori francesi la fanno da padroni.

Esiste, in quel mercato un'altra possibilità di futuri clienti per la categoria 60 - 100 piedi. Sicuramente, la prima condizione è che avvenga un fatto che incrementi considerevolmente il potere finanziario del potenziale candidato.

Questo, poi, deve superare l'impressione che una barca più grande sia più difficile da condurre (in realtà è il contrario) e richieda molta gente e grossa manutenzione, trasformando un divertimento in un lavoro. Si ritorna così al concetto di barca moderna, snella e amica dello skipper.

Io credo che il mercato americano in generale non abbia ancora digerito questi concetti.

Gli yacht a vela, negli USA, si dividono principalmente in due ben distinte categorie: quelli da regata, molto perfezionati tecnicamente e con concetti validissimi, ma che servono quasi esclusivamente allo scopo di regatare o di condurre una vita a bordo molto spartana, cosa non sempre accettata dalle mogli;

l'altra è rappresentata da barche estremamente curate, con ponti molto elaborati e generalmente in teak, grossi salpa ancore cromati, tutto superdimensionato e ricco. Gli interni hanno grandi camere da letto con grandi letti matrimoniali, bagni tipo quelli degli alberghi anni '20, ogni sorta di lavatrice, asciugatrice, ecc.. Il problema è che su questi scafi la velatura non ha molta importanza, hanno rollaranda, alberi tozzi, linee belle ma molto classiche e soprattutto pesi esagerati. Risultato: belle barche da mostrare in banchina, comode per viverci all'ancora, ma lente e poco marine, che certo non scivolano tra le onde. Quello che attira al loro acquisto è l'illusione che una volta al timone si diventi comunque un nocchiero di un veliero dell'era d'oro della vela. Purtroppo è solo un'illusione, spesso dettata dalla capacità dei progettisti di ispirarsi alle vecchie linee e usare particolari sostanzialmente tradizionali. Le barche di una volta, però, usavano tante vele, tanto equipaggio e avevano altre dimensioni. Erano veramente dei purosangue.

È strano che proprio negli Stati Uniti, dove più che in altre aree fiorirono questo tipo di barche e si formò una grande scuola di progettisti di vele da regata e crociere veloci, ancora oggi viva e validissima, si sia arrivati a cercare dei compromessi tra tradizione, comodità e fruibilità, producendo barche belle da vedersi, difficili da mantenersi e con scarse prestazioni.

Sono richieste da un tipo di clientela che ama più l'oggetto in sé che l'uso. Questo fenomeno è evidente soprattutto nella costa nord-est degli Stati Uniti, quella con più gloriosa tradizione velica, oggi direi un pò confusa.

Ho avuto una riprova di questa teoria quando, un anno fa, ho messo in vendita la mia vecchia barca, un bellissimo Sciarelli di 60 piedi, barca veloce e marina, con la quale ho fatto più di 50,000 miglia senza avere mai avuto un vero problema. Non mi ricordo neanche di avere affrontato dei mari particolarmente forti. La ragione è che la barca pensava lei a risolvere la situazione, io dovevo fare il meno possibile. In verità troppe volte gli skipper sono i nemici delle proprie barche e rappresentano il pericolo maggiore.

Ebbene, non riesco a trovare gente interessata al suo acquisto solo perché i suoi interni non sono da "Majestic". Io l'ho vissuta con tutta la mia famiglia e l'ho sempre trovata una barca praticissima. Sicuramente non avrà un letto di 2 metri di larghezza, ma la barca in compenso è filante e facile da condurre.

Per concludere, penso che per attirare nuovi entusiasti alla vela dai 60 ai 100 piedi, bisogna far capire ai nuovi arrivati che si possono costruire barche che vanno veloci a vela e motore, che sono sufficientemente comode, che il lusso non sempre serve e va sostituito con un design intelligente e con una progettazione che le renda facili da mantenere.

Chi compra questo tipo di yacht senza dubbio è un benestante, che lascia il lusso nella sua casa e si sente libero in una barca semplice ed efficiente. Non deve impressionare nessuno con i piccoli dettagli, quando è in marina. Non è quello lo scopo, bensì "dell'andar per mare" con una bella barca il cui design attiri l'attenzione ed il rispetto degli altri.