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SUPERYACHT #509
Settembre 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Lino Pastorelli


TEMPEST WS REFIT

L'avventura del Tempest è nata nell'agosto 2002 con un preventivo dalle sembianze di sfida: Georges Fillon, comandante francese, aveva scoperto quasi per caso a Marsiglia questa splendida vedetta varata dai Chantier de l'Esterel nel 1963 e posta in vendita dalla Marine National per "raggiunti limiti di età" ma, come ogni mezzo militare, mantenuta fino all'ultimo in perfetto stato di efficenza; trovato e coinvolto l'armatore giusto, non mancava che il cantiere adatto a passare una spugna sui pur onorevoli trascorsi militari della barca per farne uno dei più affascinanti superyacht naviganti.

Questo mélange di creatività, hi-tech, urgenza, stato dell'arte, passione e, perché no , di rischio non poteva non toccare il cuore di Marco Massabò; crediamo comunque che il dettaglio che convinse il dinamico manager dei cantieri WS di Savona fu, dopo i primi contatti e un giro di prova nel golfo di St.Tropez, l'ingresso nel suo ufficio del francese che, brandendo un approssimativo acquarello 20x30 della barca, dichiarò lapidario:".et nous la voulons exactement comme ça!"."Oui", rispose Massabò, ed i lavori ebbero inizio.

 

SCHEDA TECNICA
Cantiere di costruzione Chantier de l'Esterel,Francia
Progettista André Mauric
Anno di costruzione 1963
Cantiere di refitting W.Service S.p.A., Savona, Italia
Lunghezza m 31,45
Larghezza m 5,80
Pescaggio m 2,00
Dislocamento t 85
Motori 2 x Baudoin 800 Hp
Velocità 22 nodi


Per ulteriori informazioni
WS service; Testata Molo Zona 7/8; Porto di Savona; 17100 Savona; tel +39 019 8485379; fax +39 019 8487527

 
WS non è certamente una piccola struttura; fondata nel 1998 da Massabò e Alessandro Novella, ospita regolarmente alcuni Wally per lavori,verniciatura e invernaggio, mentre barche del calibro di Whitefin, Taouey e Islander sono state restaurate a regola d'arte; le maestranze, quasi una trentina di uomini, hanno impiegato pochi giorni a svuotare completamente, sala macchine esclusa, tutta la barca mentre prendevano forma i connotati dell'inconsueto rifacimento. " Amo fondere il classico con il moderno, il sacro con il profano", ammette Marco Massabò, e la convergenza con il punto di vista armatoriale ha portato a questa scelta: una sovrastruttura dalle linee in armonia con lo scafo, ma completamente hi-tech, non prendendo minimamente in considerazione tanto romantiche quanto pesanti e complesse costruzioni in legno. Il risparmio sul peso non è stata cosa da poco: quattro tonnellate in meno rispetto alla vecchia tuga, peraltro già in alluminio, e ovviamente una notevole spaziosità in più: una stampata unica di sandwich epossidico per il tetto e una per le pareti . Allo staff tecnico, capitanato dall'Ing.Camporese, un altro interessante problema si è posto al momento di considerare la finitura dello scafo; il fasciame d'origine, un lamellare modellato a freddo consistente in tre strati da un centimetro e mezzo di mogano massiccio sfalsati di 45°tra di loro e fissati con una media di un centinaio di bulloni a mq, posati su chiglia e ordinate sempre in mogano, se da un lato soddisfaceva le severe specifiche militari dall'altro creava un problema di ordine estetico impedendo una adeguata lisciatura di fiancate e carena in vista delle pitturazioni finali; esclusa una tanto banale quanto precaria stuccatura che avrebbe prima o poi rivelato il movimento di un comento o la testa di un bullone, l' originale e inedita soluzione adottata ha visto l'applicazione, con un magistrale utilizzo della tecnica del vuoto, di un foglio di compensato di mogano da 4 mm su tutto lo scafo; con la colla epossidica in eccedenza espulsa da appositi forellini e il lamellare pressato a 50 bar sul fasciame la coesione dell'insieme è elevatissima e le superfici perfettamente piane; lo specchio di poppa, che ora ospita anche una plancia per i bagni, è invece rivestito in teak. La scelta armatoriale delle vernici, un contrasto di grigio argento chiaro per le sovrastrutture e marrone "Chocolat"metallizzato per lo scafo, non ha minimamente preoccupato i responsabili di WS; da anni il cantiere è all'avanguardia nelle pitture metallizzate e studi ed esperienze dello staff, oltre che di Massabò in prima persona già nel cantiere del padre ad Imperia, si concretizzano con verniciature uniformi e durature dove ogni parametro, dal grado di riflettenza delle microsfere metalliche alle laccature finali, è perfettamente controllabile nel grande forno. L'unico ambiente rimasto invariato nella conversione da guardacoste a superyacht è la sala macchine; ovviamente sono stati rifatti gli impianti elettrici ed idraulici, installati i desalinizzatori Technomar da 200 l/h, due generatori Kohler 27 Kw, i condizionatori Frigobar, l'impianto aspirapolvere centralizzato, l'impianto antincendio e quant'altro può facilitare la vita a bordo durante lunghe crociere; non sono stati sostituiti invece i motori. Quando negli anni '60 Andrè Mauric progettò questa classe di motovedette i rapporti peso/potenza dei motori non erano certamente quelli di un moderno diesel e quindi con la potenza disponibile nei limiti di peso progettuali previsti molto giocava il disegno della carena e la finezza delle linee per raggiungere le velocità richieste dal committente; ecco spiegato perché un trenta metri marcia a 22 nodi e regge tale andatura anche con mare formato spinto da soli 2 x 800 Hp: carena semiplanante molto stellata in ingresso con chiglia pronunciata e baglio massimo ridotto a 5,80 metri, quasi due metri meno di un 100'dei giorni nostri. I due Baudoin 12 V sovralimentati attuali risalgono al 1989 e date il limitato numero di ore operative sono stati conservati assieme a invertitori e linee d'asse, tutti perfettamente integri. Il progetto dei layout interni ha creato invece non pochi problemi ai designer; le linee abbastanza sfinate e la grande sala macchine (nelle Marine di tutto il mondo non è mai stato veramente prioritario il comfort degli equipaggi)sono i motivi per cui la sistemazione delle varie zone è risultata piuttosto complessa e dislocata su diversi livelli. Sul ponte principale si trova il salone, dove un arredo "minimal"esalta gli spazi e la luminosità proveniente dall'ampia finestratura. La scelta stilistica dei proprietari è caduta su contrasti tonali così interpretati dall'architetto Marta Nicolini : sicomoro chiaro per le pareti e i mobili, wengè scuro per i pavimenti, pelletteria marrone tenue e qualche dettaglio inconsueto, come il tavolo da bridge estendibile rivestito in tungsteno e cristallo che arreda la zona pranzo adiacente al living. Verso prora è posizionata la cucina, arieggiata da un osteriggio e con una dotazione completa di elettrodomestici Mièle per far fronte ad ogni esigenza culinaria ; il locale ha anche una sua uscita separata verso il ponte. La prosecuzione naturale della tuga, sempre al livello del main deck, ospita la suite padronale, luminosissima grazie alle finestre laterali e anteriori; scendendo qualche scalino, sotto il ponte di prua, si trova il raffinato bagno piastrellato con mattonelle di vetro. La plancia di comando è sul mezzo ponte sovrastante l'appartamento dell'armatore; da qui il comandante con l'ausilio della più moderna strumentazione gestisce sia la navigazione che le manovre in porto: per una maggior disinvoltura negli affollati marina moderni è stata anche installata a prua una Sidepower da 18Kw. La zona ospiti prevede tre cabine, ognuna ovviamente con proprio bagno; la scala di accesso è a fianco della timoneria, la disposizione su differenti livelli. Per due di queste cabine, precisamente la Vip e una delle gemelle, si è scelto di rivestire tutto in pelle: soluzione tanto valida esteticamente quanto difficoltosa da realizzare per l'infinito numero di cuciture di precisione necessarie ma in cui la ditta Inganni di Brescia, costruttrice di tutti gli arredi, ha dimostrato di eccellere. Anche in questi bagni le semitrasparenze del vetro, la bellezza del piano in cristallo molato in cui è semplicemente ricavato per fusione il lavabo e il design lineare di arredi e sanitari, contribuiscono a una sensazione di leggerezza architettonica comune a tutto il design di bordo. Ritornando all' esterno, sul ponte principale, troviamo una zona living con divani e tavolo nell'area riparata dall'upper deck mentre verso poppa una inconsueta dog-house dà accesso ai quartieri dell'equipaggio: cabine separate per marinai e comandante, servizi, lavanderia, crew mess. Il solarium istituzionale del Tempest è sul ponte superiore; niente chilometriquadri di cuscinerie bianche e portabicchieri da stampata, però: qui sono i tavolini in teak e le chaises- longues a parlare un linguaggio più classico; un dinghy in mogano e due jet-ski in tinta completano le dotazioni di bordo. La vedetta, il cui nome completo è in realtà The Tempest - WS, con evidenti riferimenti shakespeariani collegati da un sottile fil rouge sia alle iniziali dell'armatore che al nome del Cantiere, dopo la presentazione nel bel mondo dello yachting culminata allo scorso meeting di motoryacht classici ad Imperia, prepara ora una nuova stagione di navigazioni in Mediterraneo: sulla plancia di comando, legame inscindibile della ex-vedetta alla madre patria, un altro giovane comandante francese, Marc Maudet.