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SUPERYACHT #513
Gennaio 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Angelo Colombo

Foto di
Hans Westerink


ATHENA: IL MITO RITROVATO

Athena figlia di Zeus, dea della guerra ribattezzata Minerva dai Romani? No, l'Athena di cui vi stiamo per parlare pur essendo destinata a rimanere nella storia della marineria non ha nulla o quasi, a che fare con l'immagine mitologica cui siamo abituati. Il quasi è d'obbligo, perché un certo parallelismo con l'"Athena" del cantiere Royal Huisman sorge spontaneo. Perché? Perché "Athena" è la più grande goletta privata a tre alberi mai costruita sinora, perché rappresenta la realizzazione del connubio tra le fantasie oniriche di tanti marinai e le loro idee razionali sulla navigazione moderna. Un veliero che solca i mari grazie all'azione del vento sulle vele a riva che però, di antico ha solo il fascino, perché tutto a bordo di "Athena" è quanto di più moderno e all'avanguardia si possa trovare sui mari.

 

SCHEDA TECNICA
Lunghezza f.t.: m 90,00
Lunghezza al galleggiamento: m 60,52
Larghezza massima: m 12,20
Pescaggio massimo: m 5,50
Altezza massima delle strutture in coperta: m 60,00
Velocità di progetto: nodi 18,9
Dislocamento: kg 1.068.000
Zavorra: kg 221.500
Motorizzazione: 2x2.000 HP Caterpillar 3516B
Propulsione: due eliche a passo variabile automatico aventi diametro di m 1,60, a quattro pale e accoppiate a riduttori ZF 7540 NR CEW.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare Royal Huisman ShipyardBV; Flevoweg I, P.O. Box 23; 8325 ZG Vollenhove; Holland; tel. +31 527 243131; fax +31 527 243800; sito web www.royalhuisman.com; e mail yachts@royalhuisman.com.

 
Per il cantiere olandese Royal Huisman non è certo una novità la realizzazione di una nave capace di portare con sé questo piacevole contrasto, che inevitabilmente genera emozione in chi la osserva ma soprattutto in chi ha la fortuna di poterla governare, di sentirla resistere alla forza del vento trasformandolo in movimento, di sentirla aprire il mare decisa a scoprirne i confini. Di questo si tratta, non di una nave qualsiasi, ma di un mezzo voluto e realizzato per chi intende andare alla scoperta delle rotte più remote, armatore già proprietario di una nave a vela realizzata presso il cantiere olandese e che a questi ha voluto affidare la creazione di un sogno chiamato "Athena", varato e dunque reso realtà nel corso del 2004. Royal Huisman anche per questo splendido esemplare ha realizzato ogni cosa all'interno delle proprie strutture, dallo scafo al più piccolo elemento su di esso installato. La sua gestazione è durata quattro anni, che hanno visto impegnato un nutrito team di lavoro nel quale si sono combinati talenti come quello di Peter Beeldsnijder per il layout degli esterni e degli interni e quello dello studio Gerard Dijkstra & Partners per l'architettura navale. Disponendo di uno scafo di ben 90 metri Beeldsnijeder ha potuto creare ambienti capaci di offrire ospitalità nel massimo comfort anche per periodi prolungati, realizzati con essenze di mogano che enfatizza il classicismo di questa opera navale sviluppata su tre ponti. Cominciamo a scoprire il ponte inferiore, riservato agli alloggi di armatore, ospiti ed equipaggio e, nella zona maestra, all'ampio locale tecnico che ospita i due motori Caterpillar 3516B da 2.000 HP l'uno, i tre generatori principali e quello di emergenza, gli impianti per la gestione dei numerosi ausili elettromeccanici ed elettroidraulici, pannelli di controllo e sistemi di sicurezza. A proravia di quest'area si estende il quartiere equipaggio che ospita un'ampia zona pranzo e relax, locali di servizio e cabine per i marinai, il tutto realizzato in spazi ampi e vivibili nel massimo comfort, rifiniti con la medesima cura che si può riscontrare ovunque a bordo di "Athena". A poppavia della zona maestra si sviluppano gli ambienti dedicati all'armatore e ai suoi ospiti, dove al primo è riservata l'intera porzione poppiera dello scafo che comprende una suite con letto matrimoniale, living con divano a L e tavolino da caffè, angolo ufficio con scrivania e due poltrone, due locali bagno separati, box doccia, vanity e vasca in un ulteriore ambiente separato, dress room, il tutto illuminato naturalmente da sei oblò a murata per gli ambienti notte e relax, più altri due per il locale che ospita la vasca da bagno. Per quanto riguarda le cabine ospiti queste sono presenti nel numero di quattro, delle quali tre con letto matrimoniale e una con letti gemelli, tutte servite da locale wc riservato e dotate di divano per i momenti di relax. Il ponte principale, parzialmente coperto dalla sovrastruttura realizzata in perfetta armonia con l'estetica dell'insieme, com'è ovvio attendersi offre spazi generosi per godere della navigazione in assoluto comfort sia all'aperto sia al coperto. L'estremità poppiera ospita un'ampia zona dedicata alla manovra, che a proravia lascia spazio a due divani angolari con tavolo e poltrone. Procedendo verso prora si raggiunge una zona living all'aperto, riparata sul cielo dal prolungamento del ponte superiore e dotata di due angoli relax con divani e tavoli, tavolo tondo centrale e due scale che permettono l'accesso esterno al ponte superiore. La grande tuga ospita un salone al coperto sviluppato sull'intera larghezza della sovrastruttura a poppavia della zona maestra, dove si trova la zona pranzo e a proravia di questa un'area di servizio degna di un hotel. Su questo stesso ponte l'estremità prodiera della tuga è occupata da un ufficio e da una cala riservata alle attrezzature subacquee, comprendente anche una stazione di ricarica completa. L'ultimo ponte comprende una sala intrattenimento con divani, poltrone e cinema nell'area poppiera, mentre quella prodiera è occupata dalla cabina del comandante dotata di letto matrimoniale e bagno riservato, comunicante con la plancia. Sulla stazione di governo vale la pena soffermarsi, non tanto per le dimensioni che è lecito attendersi su una nave di 90 metri, quanto per l'efficace sintesi del concetto di antico e moderno che convivono armoniosamente, che questo ambiente esprime osservandolo. Dal sapore antico è sicuramente la vista che si gode dalle finestrature della sovrastruttura, anch'esse dalle tipiche forme dei velieri d'altri tempi e verticali, ma anche la ruota del timone, situata all'esterno, sull'estremità prodiera del ponte superiore e circondata da alette di plancia dalle quali è possibile osservare la quasi totalità del piano velico. Il moderno è immerso in un contesto classico che lo esalta, apparati di ultima generazione sia per la gestione a distanza della superficie al vento sia dei vari sistemi dedicati alla condotta nave, alle comunicazioni e alla pianificazione e gestione di rotta. All'esterno il ponte superiore ospita due scialuppe di salvataggio esteticamente e tecnicamente in linea con le forme e i contenuti di "Athena", quindi dagli scafi di forma e colori classici ma dalle caratteristiche conformi alle direttive internazionali che permettono ad "Athena" di essere classificata in accordo alle regole MCA, Lloyd's *100A1, SSC, Yacht (P), Mono, G6, LMC,UMS e SOLAS. Scafo e sovrastrutture sono interamente realizzate in alluminio in conformità alle regole imposte dai vari protocolli per le classificazioni sopra citate, per quanto riguarda gli alberi sono tutti e tre realizzati in alluminio e quelli di maestra e di mezzana sono dotati di avvolgitore interno per le vele sulle loro estremità. Le boma sono tutte in fibra di carbonio con sistema di raccolta delle vele al loro interno, il tutto controllato e gestito con sistemi elettromeccanici, grazie ai quali la gestione dell'imponente piano velico richiede un numero di membri di equipaggio relativamente contenuto. Il rig, per quanto mantenga forme di tipo classico, in realtà è stato oggetto di approfonditi studi per ottenere prestazioni in linea con ciò che di questa nave non si vede a una prima superficiale osservazione, ossia, la sua modernità. Bisogna considerare che lo sviluppo verticale di "Athena" in fase progettuale non doveva superare i 62 metri imposti dall'altezza massima del ponte sul canale di Panama. Seppure avessimo molto più spazio di quanto ne possa concedere un giornale come il nostro, sicuramente avremmo l'impressione di aver trascurato qualcosa, ma in fondo per un'opera d'arte le parole sempre troppe e al contempo mai abbastanza.