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SUPERYACHT #513
Gennaio 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Intervista di Fabio Perone a Paolo Vitelli, presidente del Gruppo Azimut/Benetti


Partnership Azimut/Benetti Fincantieri
NON SOLO MEGAYACHT

L'annuncio dell'accordo di partnership fra il Gruppo Azimut/Benetti e Fincantieri, dato durante l'ultima edizione del Fort Lauderdale Boat Show, per la realizzazione di una nuova linea di navi da diporto oltre i 70 metri di lunghezza, per l'industria nautica nazionale rappresenta indubbiamente la notizia più eclatante di questi ultimi mesi del 2004 e per questo, secondo noi, meritevole del dovuto approfondimento.

Dunque, siamo andati a Viareggio per incontrare il presidente del gruppo torinese, il dott. Paolo Vitelli, proprio all'interno delle strutture Benetti, con l'intenzione di farci spiegare con maggiore dettaglio i contorni di questa operazione, che vedrà impegnate fianco a fianco due realtà che, ciascuna nel proprio ambito, quello delle imbarcazioni da diporto e delle grandi navi, risiedono nel ristretto gotha della cantieristica internazionale. Incontriamo il presidente a colazione, in un breve intervallo di tempo "rubato" agli innumerevoli impegni che caratterizzano la sua vita di manager, che lui ci sembra interpretare con un impeto e un dinamismo davvero fuori dal comune. Iniziamo l'intervista proprio prendendo spunto da questo aspetto.

Dott. Vitelli, mi viene un dubbio: da una parte lei, che sintetizza al meglio la figura dell'imprenditore, del privato e quindi un iperattivo, decisionista, veloce nel trasformare le idee in azioni ecc., dall'altra, una realtà come quella di Fincantieri, che è partecipata dallo Stato, che a dir la verità non conosco altrettanto bene ma che, altresì, immagino come un'entità mastodontica, burocratizzata, meno veloce nell'agire ecc.. Ebbene, se così fosse, secondo lei, come potrebbero conciliarsi realtà così diverse, modi di lavorare così lontani?

Devo dire che ho scoperto con piacere quanto la Fincantieri sia davvero poco "statale" sotto parecchi aspetti. Ci siamo incontrati per la prima volta quando decisi di acquistare un'industria che loro avevano deciso di chiudere, la LIPS Italiana, che stava all'interno del Cantiere Orlando, dentro al porto di Livorno. C'era in pratica un'isola, una zona allora occupata da questa LIPS Italiana, che si trovava proprio nel nostro cantiere. A noi interessava e per loro era un ramo secco. Visto che vogliono chiuderlo sarà facile comprarlo, pensai. E invece no, si sono difesi così bene, chiedendo e ottenendo un prezzo spropositato, che mi son detto: però, negli affari ci san fare, meglio averli amici che nemici. Questo per dirle che c'è comunque una mentalità manageriale all'interno dell'azienda, la stessa che si può trovare in un'industria privata. Forse Fincantieri potrà anche avere i suoi aspetti "pachidermici", ma le posso garantire che per noi rappresenta un partner adeguato, un cantiere diverso dal nostro, che fa scafi diversi dai nostri, con il quale collaboreremo per fare qualcosa di nuovo, di mai visto.

Dunque, l'obiettivo è quello di divenire leader anche in questa "supernicchia" di mercato, quella delle barche attorno ai 100 metri di lunghezza.

Personalmente voglio consolidare la leadership del nostro Gruppo nell'ambito dei superyacht, delle barche sopra i 24 metri, andando a operare in un settore dove l'Italia e Benetti non erano ancora presenti e dove a farla da padroni sono soprattutto i cantieri olandesi e tedeschi. È un mercato ancora abbastanza ristretto che però va ampliandosi.

Mi può dare una stima di questo settore delle navi da diporto over 70 metri?

Attualmente vengono prodotte una decina di barche l'anno e se pensiamo che ciascuna di esse costa abbondantemente oltre i 100 milioni di Euro, diciamo anche 150/180 milioni, ecco che il business complessivo, nonostante i pochi pezzi, supera di parecchio il miliardo di Euro. Cifra che attualmente è ad appannaggio di due/tre cantieri di primario livello e di altre due o tre realtà che certamente non considero al top, diciamo delle presenze secondo me temporanee.

Possiamo fare dei nomi in questa sua classifica?

Il numero uno per me è Lürssen, poi Blohm Voss, sempre tedesco. Diciamo che questi due hanno il monopolio sopra i 100 metri, quindi ci sono Feadship e Amels, che però costruiscono al di sotto di quella soglia. Poi ci sono quei cantieri o meglio quei marchi commerciali, che tentano di inserirsi nel settore ma, finora, mi sembra che nessuna realtà con tali caratteristiche sia stata capace dell'impresa. Riescono a prendere una commessa, forse due e poi scompaiono. Quello è un settore dove davvero non ci si può improvvisare, bisogna offrire molto e non tutti sono in grado, sia sotto il profilo delle strutture che dell'organizzazione.

Il business sembra molto interessante.

Indubbiamente lo è. Si fa presto a fare i conti, diciamo un miliardo e mezzo di Euro da suddividere in quattro/cinque competitor. è una bella somma. C'è quindi un mercato che indubbiamente tira e che attira e dove l'Italia non era presente, pur avendone le potenzialità ovviamente. Quando abbiamo saputo che Fincantieri sarebbe voluta entrare in questo ristretto club di costruttori, ci siamo detti: perché non farlo insieme? Loro hanno strutture enormi e tecnologia ma si trovano in un mondo più chiuso, più per addetti ai lavori, mentre noi conosciamo già molto bene questo settore dell'extra lusso, dove si sono scottati tutti coloro che l'hanno approcciato senza la dovuta preparazione. Quindi, gli abbiamo proposto un accordo e loro hanno accettato.

Quali sono i termini dell'alleanza?

La partnership si articola attorno a tre punti. Il primo è che Benetti aiuta Fincantieri a entrare al meglio nel segmento delle navi da diporto oltre i 70 metri. In cambio, Fincantieri aiuta Benetti a entrare nel settore delle costruzioni paramilitari, nei pattugliatori sotto ai 45 metri di lunghezza. Loro costruiscono fregate e corvette ma spesso gli sono richieste navi di dimensioni minori, che noi siamo senz'altro in grado di realizzare rispondendo ai loro severi standard e che loro, per come sono strutturati, non fanno. Insomma, noi gli insegniamo le regole del nostro gioco e loro le loro.

Un vero e proprio scambio.

Si, anche se a entrambe le realtà sarebbe piaciuto sancire questo accordo realizzando insieme qualcosa di concreto, di tangibile, insomma una barca. Questo è proprio il terzo punto. La partnership porterà alla costruzione di un nuovo motoryacht di oltre 50 metri, una barca da oltre 40 nodi e quindi espressione della massima tecnologia, che non si sovrapporrà alle rispettive gamme.

Sarà un open?

Grazie a Rodriguez, che sta pilotando il settore verso barche sempre più grandi, il mercato degli open è decisamente cresciuto, basta guardare quanti grandi open sono stati lanciati nell'ultimo anno. Ormai esiste una clientela matura anche per barche di tali metrature, per la quale offriremo un marchio che vuole essere la punta di diamante dell'intero mercato.

Quindi, il 50 metri sarà il primo esemplare di una gamma?

Presumibilmente si, ma è senz'altro prematuro parlarne. Per la verità non abbiamo ancora definito completamente nemmeno il disegno della prima barca ma ci stiamo studiando, fra poco sarà pronto.

Mi dice dove saranno costruite le varie barche?

Gli scafi oltre i 70 metri saranno costruiti a Muggiano, a La Spezia, un cantiere dove loro sono abituati a lavorare con standard militari, in pratica con la stessa tecnologia, la stessa precisione, la stessa cura necessaria per emergere nel rarefatto mondo di questi megayacht. Noi, con molta probabilità, costruiremo i pattugliatori sotto ai 45 metri a Livorno e per ciò che concerne la barca da realizzare in comune, la barca hi-tec di oltre 50 metri, ancora non abbiamo valutato l'aspetto riguardante il cantiere. Anche lì siamo in attesa del progetto definitivo per scegliere la sede più consona per produrre un tale scafo.

Quale sarà il primo progetto a essere realizzato?

Lei può immaginare quanto sia difficile vendere una barca lunga più di 70 metri. Eppure, ad appena un mese da quando abbiamo dato l'annuncio, a Fort Lauderdale, siamo già parecchio vicini a chiudere il primo contratto. Se tutto andrà bene, in poco tempo speriamo di partire proprio con quella. In questa fase siamo soprattutto noi a lavorare, per trovare gli accordi, per definire le specifiche. Poi a loro il compito di confermarsi una realtà della cantieristica navale fra le più efficienti al mondo, in grado di costruire bene e velocemente un certo tipo di barca.

Quanto tempo pensa ci vorrà per vederla navigare?

Loro riescono a costruire una nave da crociera da 100.000 tonnellate in appena 18 mesi. Forse per realizzare un megayacht ci vorrà qualcosa in più, soprattutto all'inizio, però saranno sicuramente più rapidi rispetto a quanto impiegano tutti gli altri cantieri.

Per quel che riguarda linee d'acqua, propulsioni ecc., sarà un progetto ex novo oppure si utilizzerà qualcosa di già prodotto?

Loro hanno in archivio una quantità impressionante di progetti di grande spessore e quindi credo che, con tutta probabilità, anche per contenere i tempi di realizzazione, si utilizzerà qualcosa di già provato, di testato.

Chi sta realizzando invece i layout, le forme della barca? Vi state affidando a un architetto esterno, pescando fra quelli abitualmente vostri partner, tipo l'accoppiata Righini/Zuretti?

Credo che soprattutto in questa fase il primo impulso, la paternità del progetto debba essere del cantiere, di Benetti, del suo ufficio tecnico. È una base importante, quella che dice che quello è un vero Benetti, che poi si potrà sviluppare anche con l'aiuto di architetti esterni, probabilmente scelti dall'armatore, ma al momento ne siamo noi gli autori. D'altronde, abbiamo comprovate capacità di far bene e non abbiamo alcuna difficoltà nel proporre barche belle anche in un segmento per noi nuovo ma nemmeno troppo.

Chi venderà le barche scaturite dai vostri accordi, vi appoggerete ad esempio alla rete di vendita della neo controllata Fraser Yacht?

Fraser Yacht è una realtà svincolata e quindi nei riguardi del nostro gruppo si presenta come un broker autonomo, che fa il suo business in maniera indipendente e non lavora in esclusiva per Azimut/Benetti ma anche con Lürssen, Feadship ecc.. Anche Camper & Nicholson vende Benetti, vendere fa parte della sua missione. Poi è anche logico che un broker si trovi a trattare più naturalmente un prodotto che ha in casa, che appartiene al proprio gruppo, mi sembra lecito e implicito. Ma il principio è quello di vendere tutte le barche. Invece, il braccio operativo espressione di questa joint venture è un ufficio fatto di quattro persone, due Benetti e due Fincantieri, in cui noi conserviamo la leadership commerciale e loro quella tecnica. Questo ufficio gestisce l'operazione creando il marketing per i nostri prodotti e portando avanti le trattative fino a siglare il contratto. Una volta giunti alla firma entrerà in gioco il projet manager, un responsabile Fincantieri che però, prima di iniziare il suo lavoro, avrà fatto degli stage nelle nostre strutture per capire il know how ma anche le aspettative del cliente, di un certo tipo di cliente. Lo stesso accadrà per alcuni dei nostri che andranno a fare stage di un paio di mesi presso la Fincantieri. Sarà un vero interscambio, a tutti i livelli anche di culture.

Indubbiamente, l'operazione è molto importante e probabilmente saprà ricompensare l'industria italiana di ulteriori successi, sia in termini di immagine sia di Euro. Il Presidente, anche questa volta, sembra aver visto giusto, aprendo due nuovi mercati al suo gruppo con una sola mossa. Due "fronti", quello dei megayacht e del naviglio militare, per ragioni diverse estremamente ricchi, da molti ambiti ma difficilmente raggiungibili. Questa alleanza può essere la chiave di lettura giusta per lo sviluppo del Gruppo Azimut/Benetti anche perché diversifica ulteriormente il suo impegno, orientato ora non più solo al diporto.

A margine di questa intervista, parlando con il dott. Vitelli della produzione Benetti, egli ci ha anticipato che a Viareggio si sta già pensando al prossimo impegno: ampliare la gamma in composito. La prossima barca sarà una navetta di soli 24 metri, il nuovo modello d'ingresso a questo famoso marchio.