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Intervista di Fabio Petrone al Dott. Maurizio Magri di C.B.I. Navi |
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I "LEONI" DELLA VERSILIA
Dott. Magri, è vero che il cantiere C.B.I. Navi non è più di proprietà italiana? Si. Lo scorso giugno la CBI NAVI ha cambiato l'azionista di riferimento passando di fatto da una proprietà italiana ad una estera. In tutta franchezza l'operazione appena conclusasi rappresenta una fase intermedia per il raggiungimento dell'assetto societario finale. Questo porterà a mutamenti sostanziali per ciò che concerne la filosofia produttiva del cantiere? Non credo che vi saranno mutamenti sostanziali nella filosofia produttiva bensì nella tipologia di navi da diporto che andremo ad offrire ai nostri armatori e potenziali tali. Quanto può essere personalizzato un superyacht prodotto dal vostro cantiere? Dipende dal tipo di nave che l'armatore sta acquistando. Se trattasi di un semi-custom il livello di personalizzazione dipende principalmente dallo stato d'avanzamento della costruzione al momento in cui il potenziale acquirente diventa armatore di quella specifica nave. Lo spazio di manovra che egli avrà, comunque, sarà limitato alle scelte estetiche d'arredamento (tessuti, moquette, componenti d'arredamento in generale). Nel caso in cui un armatore stia acquistando un custom yacht, la personalizzazione può spingersi sino ai dettagli tecnici. Come mai non avete mai realizzato barche in VTR? Ho una tradizione di famiglia, alla quale tengo moltissimo, ed un passato professionale maturato nelle navi da trasporto "assolutamente in acciaio" e quindi per inclinazione naturale è l'acciaio il materiale a me più vicino e che mi fa sentire "sicuro" sia quando sono io a navigare che quando un mio armatore si accinge ad affrontare lunghe navigazioni. Indipendentemente da questo doveroso capello, sono convinto che la costruzione in vetroresina sia molto impegnativa e quindi affiancare la stessa alla produzione in acciaio, ritengo significhi avere due cantieri ben distinti; ciò necessita di un impegno tecnico, economico e produttivo non indifferente che al momento non sono pronto ad affrontare. Da cosa deriva la scelta di non utilizzare carene plananti per le vostre barche? È dettata dalla volontà di costruire navi dislocanti in acciaio capaci di affrontare il mare in maniera anche ardita, ma sempre in assoluta sicurezza, se ciò serve a soddisfare un mio armatore. Di nuovo, è il mio passato marittimo che mi spinge a costruire navi e non yacht. Infine, perché non godersi appieno il piacere incommensurabile di una navigazione a 14 nodi e finalmente ritrovare una pace e un'armonia che solo il mare (esprimo il mio personale punto di vista, anche se condiviso dalla maggioranza dei miei armatori) può offrire anziché volare, saltare e spostarsi da un punto all'altro a 30 e passa nodi per arrivare a cena a Porto Cervo ed aver perso il vero significato dell'andar per mare? Se poi il mare è mosso, allora si che il gioco si fa bello veramente. Chi cura la progettazione degli yacht C.B.I. Navi, sia dal punto di vista delle carene sia per ciò che concerne il design interno ed esterno? La progettazione tecnica delle nostre navi è affidata a studi esterni di ingegneria navale di livello internazionale, i quali collaborano strettamente con il nostro studio interno. Per quanto concerne il design interno ed esterno, sono anni che l'amico Luca Dini collabora con me e, a parte alcuni casi nei quali l'armatore ha il proprio designer, è Luca a occuparsi di questa fase molto importante della costruzione. Dopo la navetta Papinou, che abbiamo ammirato all'ultimo salone di Montecarlo, quali barche avete attualmente in produzione e quali progetti avete per il futuro? Agosto è stato per me e la CBI Navi un mese di grande soddisfazione tanto da rinominarlo "Un agosto da leoni", prendendo in prestito il titolo del film che per me, come per tutti i surfisti della mia età, ha lasciato un segno indelebile: "un mercoledì da leoni". Infatti, agosto ha visto la consegna del M/Y Papinou, una nave da diporto di 34 metri, il varo del M/Y Alibi, 51 metri, e la consegna del M/Y Baloo, di 33 metri. Per un cantiere delle nostre dimensioni si è certamente trattato di un grandissimo sforzo ma anche di una incontenibile soddisfazione, velata forse un pò dalla mancata possibilità di esporle tutte e tre al salone di Monaco. Non sempre è facile convincere gli armatori a fare a meno della loro nave per almeno una settimana. Attualmente abbiamo in costruzione un 37 metri e un 39 metri del quale è stato appena firmato il contratto. Qual è il vostro mercato di riferimento: l'Italia, l'Europa oppure, visto che partecipate anche al boat show di Fort Lauderdale, il Nord America? La nicchia di prodotto nella quale agiamo ha come mercato di riferimento l'Europa anche se stiamo osservando attentamente il mercato russo e quello cinese come emergenti. Infine, stiamo definendo un accordo commerciale importante sia nel Dubai che a Beirut. In base alla sua esperienza, quali sviluppi si potranno avere a breve nel mercato dei superyacht? Credo che il lavoro sinora fatto dal Dr. Paolo Vitelli sia stato di grande spessore, garantendo notevoli risultati sia in campo promozionale ed educativo, sul come un yacht sia un divertimento, sia sotto il profilo legislativo. Ritengo che dove l'industria Italia non sia ancora a livelli accettabili è sulla disponibilità di posti barca. È infatti cronica e a mio avviso critica la mancanza di porti turistici studiati per le navi che hanno ormai raggiunto dimensioni impensabili sino a qualche anno fa. |