
DAMIANA CORRIAS Donna capitano
Damiana Corrias è una delle pochissime donne capitano di
superyacht esistenti e l'abbiamo rintracciata attraverso un
passaparola tra i suoi colleghi uomini. Attualmente, è al
comando di un Farr Southern Wind di 22 metri, "Nessun Dorma", che
è stato costruito in un cantiere di Cape Town in Sudafrica.
Guarda caso anche l'armatrice di "Nessun Dorma" è una donna
che evidentemente non ha pregiudizi sull'abilità
marinaresca del gentil sesso. Incontro Damiana a Viareggio e
chiacchieriamo tranquillamente della sua attività a bordo
dello yacht ormeggiato nella darsena Arpeca, dove passerà
l'inverno, dopo un'intensa stagione estiva fatta di magnifiche
veleggiate nel Mediterraneo.
Damiana, raccontami delle tue origini
Sono nata 36 anni fa nel Sud della Sardegna, in una casa sul mare
a Portoscuso, in provincia di Cagliari. Sono una donna capitano
che da nove anni comanda barche a vela, faccio pertanto un
mestiere che è sempre stato, per tradizione, quasi
esclusivamente maschile. Basti pensare che da sempre i marinai
pensano che le donne a bordo portino sfortuna, mentre le
considerano perfette nel ruolo di mogli di capitani.
Raccontaci, in breve, come è iniziata la tua vita sul mare
Ho coltivato sin da piccola la passione per il mare, a 14 anni,
insieme a un gruppo di amici ho fondato il Windsurf Vela Club del
mio paese, erano gli anni in cui si iniziava appena ad andare a
vela su tavola e per il mio compleanno ho ricevuto un windsurf
usato. A 18 anni ho conseguito il brevetto di istruttore federale
di vela e windsurf, nonostante frequentassi l'istituto tecnico per
ragionieri, il mio pensiero era sempre più lontano dal
grigiore dei calcoli e sempre più vicino all'azzurro del
mare. Tuttavia, allora lavoravo con mia madre nel negozio di fiori
e nel tempo libero veleggiavo con gli amici. Mai avrei pensato che
il mio amore per il mare potesse diventare un vero lavoro.
Qual è stata la tua formazione marinaresca?
Non ho frequentato l'Istituto Tecnico Nautico perché, dati
i tempi, la mia famiglia non avrebbe mai acconsentito a una tale
scelta. All'inizio la mia formazione è avvenuta
esclusivamente in barca, grazie all'insegnamento di ottimi velisti
che mi portavano in mare con loro e mi trasmettevano le loro
conoscenze sull'arte di navigare. Quando quattro anni fa il
diporto è stato equiparato al mercantile, ho dovuto
affrontare una serie di corsi per acquisire il titolo
professionale marittimo di capitano di 2°classe, che mi
permette di condurre imbarcazioni fino a 7.000 tonnellate.
Traversate atlantiche?
Si, diverse, quella con "Gael", poi nell'inverno del 1997 su "Lady
Samanta", un Ketch di 17 metri di proprietà di Ennio Nardi
del Circolo Velico d'Altura di Chioggia. Barca affondata l'anno
scorso in una tempesta al largo di New York, fortunatamente senza
causare vittime. Nel 1998 insieme ad altre persone su un
catamarano a vela di 16 metri e nel 1999 sul primo Wally, "Mister
Geco" di 25 metri.
Come donna comandante hai avuto particolari problemi?
All'inizio avvertivo una scarsa considerazione nei miei confronti,
poi, man mano che aumentava la fiducia in me stessa ho imparato a
farmi rispettare.
È stato difficile trovare lavoro nel tuo ruolo di
capitano donna?
Assolutamente sì. E se non fossi stata aiutata
affettuosamente da Battista Borea d'Olmo, che ha sempre creduto in
me, l'armatore di "Naly" non mi avrebbe mai scelta come capitano
proprio in quanto donna.
Conosci altre donne capitano?
Ci sono molte donne che portano barche, ma pochissime con una
qualifica professionale. So che ce ne sono alcune tra i capitani
inglesi. Tra le italiane ricordo Lucia Pozzo, comandante di
"Zaca", barca d'epoca di 30 metri appartenuta ad Errol Flynn.
Inoltre, Sandra Mosato che comandava il catamarano "Balindo
Balindo". La prima ormai ha smesso, la seconda è ancora
attiva e sta attualmente cercando un imbarco di sua soddisfazione.
Come mai sono così poche le donne capitano di
superyacht?
Ci vuole molta forza d'animo per sopportare i pregiudizi in questa
professione. Io mi ritengo molto fortunata perché molte
persone mi hanno aiutata e mi hanno dato fiducia. Per fare questo
mestiere le donne devono essere molto motivate, ma spesso
interrompono la carriera perché si fidanzano, si sposano o
aspettano un figlio.
Quali sono altri ruoli tipicamente femminili a bordo dei superyacht?
La cuoca e l'hostess. Fino a 10 anni fa gli armatori non volevano
hostess a bordo, oggi non c'è yacht che non le impieghi con
soddisfazione. I tempi cambiano a favore dell'utilizzo delle donne
a bordo, ma conta molto anche la formazione professionale. Se una
donna è preparata viene assunta per tutto l'anno con tutte
le garanzie del caso, altrimenti ottiene solo incarichi
stagionali, in condizione di precarietà.
Com'è formato il tuo attuale equipaggio?
Oltre a me ci sono una cuoca e un marinaio.
Secondo te una donna ha qualcosa in più in questa
professione rispetto agli uomini?
Oggi, che la forza fisica non è più così
importante a bordo, la donna può dedicarsi a organizzare la
vita sulla sua barca con una cura sicuramente pari a quella di un
uomo, forse anche maggiore.
Che effetto fa sugli estranei una donna comandante?
All'arrivo nei porti avverto in genere una certa ammirazione da
parte degli uomini, ma a volte da parte di alcuni, per la
verità pochi, anche un leggero disappunto.
Cosa diresti a una giovane donna intenzionata a fare il
capitano di superyacht?
Perché no? Se è disposta, un passo dopo l'altro, a
fare la gavetta e ad essere molto ma molto determinata, in tempi
certo non brevi arriverà di sicuro, e avrà anche un
buono stipendio, sempre comunque, un pochino inferiore a quello di
un uomo. Inoltre, se vorrà tenersi stretto questo lavoro,
dovrà trovarsi un fidanzato che abbia la pazienza di
aspettarla, e se vorrà dei figli dovrà avere accanto
un marito e delle persone amiche che l'aiutino a conciliare casa e barca.
Il comandante del "Nessun Dorma"
Nome: Damiana.
Cognome: Corrias.
Età: 37 anni
Nazionalità: italiana.
Scuola di formazione: Istituto Tecnico Commerciale.
Precedenti esperienze di comando: "Naly", per otto anni.
Imbarco attuale: capitano su "Nessun Dorma".
Bandiera: Italiana.
Caratteristiche principali della barca, (progetto,
distribuzione interna, impianti teconologici e
strutturali): Farr yacht design per le linee d'acqua e
il piano velico.
Architettura interni (colori, materiali, decorazioni, luci): Progetto dell'arch. Antonio Minniti per la
geometria del ponte e l'arredo interno.
Marina preferito: Invernaggio a Viareggio.
Rotta preferita: rotte mediterranee.
Quali innovazioni del mondo dello yachting l'hanno
maggiormente colpita e perché? Le innovazioni
relative alla sicurezza in mare (gps cartografico, radar,
epirb) perché ci permettono di godere appieno il
mare senza correre rischi inutili.
La peggiore avventura mai capitata nella sua esperienza di
capitano: L'incontro con un pescecane in Australia,
una volta che mi ero tuffata per controllare la chiglia.
Il ricordo più bello nella sua carriera di capitano:
Quando il mio primo armatore, nel 1996, mi
diede l'incarico di portare il Naly, provai una grande
gioia e sentii l'orgoglio di avercela fatta, come donna e
come capitano. Ricordo di aver pensato che si chiudeva la
fatica della gavetta, ma se ne apriva un'altra, più
grande e densa di responsabilità.
Cosa pensa del suo ruolo di capitano e del mondo dello yachting in cui si trova adoperare:
Sono molto contenta e orgogliosa del mio lavoro, perchè mi
permette di stare a contatto con il mare. È
un lavoro faticoso che tuttavia amo molto anche
perchè alterna periodi molto tranquilli con altri
veramente frenetici. Sono una romantica innamorata della
vela, ma penso che il mondo dello yachting stia cambiando
velocemente e richieda figure professionali che sappiano
adeguarsi alla nuova tecnologia. Per questo pur avendo
conseguito il titolo professionale per comandare navi sino
a 7.000 tonnellate, ho già programmato di seguire
un corso di competenze collaterali sulle norme di
sicurezza antiterrorismo e tante altre materie nuove e stimolanti.
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